Tunisia

Tunisi, Cartagine, Sidi Bou Said, Museo del Bardo, Dougga, Kairouan, Oasi di montagna, Tozeur, Chott el-Jerid, Douz, Matmata, El-Jem, Monastir e Sousse

Foto di Anna Maria Bojeri
27 dicembre 2001

Per la fine anno abbiamo prenotato un viaggio in Tunisia; era previsto un pullman turistico moderno e una guida tunisina parlnte italiano. All'arrivo a tunisi veniamo accolti invece da una guida facente la funzione anche di autista di un gippone. Il gruppo era formato da sei componenti, compreso naturalmente la guida. A parte lo stupore per non essere stati avvertiti prima della partenza (un conto è viaggiare comodamente in un bus, con vestiti appropriati, un conto viaggiare con un gippone che non era predisposto per sei. I bagagli sul portapacchi esterno: poco dopo l'arrivo la nuvoletta del turista è arrivata e quindi si sono dovuti coprire i bagagli con un telo! Pazienza.

Tunisi, Cartagine, Sidi Bou Said, Museo del Bardo

La visita veloce della città di Tunisi, del paesino di Sidi Bou Said, del Parco archeologico di Cartagine e del Museo del Bardo è una delle escursioni che i tour operator propongono a chi giunge in Tunisia per un breve viaggio. La moderna Tunisi è arrivata ad inglobare le antiche rovine della città fenicia che contrastò lo sviluppo di Roma nel Mediterraneo. Lo sviluppo della città avvenne solo dopo la conquista mussulmana, tanto che oggi Tunisi rimane una città araba con quasi nessuna traccia del periodo romano e bizantino. È con la costruzione della Grande Moschea di Zitouna del 732 d.C. che si ha l'inizio del vero e proprio sviluppo della città. La moschea è il cuore dell'antico souq e della medina. Dopo l’arrivo in hotel, lacena e il pernottamento, all’indomani si va a visitare il Museo del Bardo, al cui interno è ospitata una delle più importanti collezioni al mondo di mosaici romani realizzati tra il II e IV secolo, opere rinvenute durante gli scavi archeologici condotti in vari siti. Il museo è poco lontano dal centro ed è situato nel Palazzo del Bardo residenza ufficiale dei bey husseniti.

Dougga

Dopo la visita al Bardo, si parte per l'avventura. La prima tappa, dopo diversi chilometri, con paesaggi di tipo mediterraneo via, via sempre più desertici, è un sito archeologico di epoca romana: Thugga oggi Dougga. Il sito si trova a circa 6 Km dalla cittadina di Tebersouk e a 106 da Tunisi. Storicamente il luogo era già abitato fin dall'inizio del II millennio a.C., grazie alla presenza di sorgenti d’acqua ed alla posizione strategica che lo vede dominare da una collina la vasta pianura sottostante, con lato nord delimitato da un ripido pendio.
Nel 46 d.C. i romani conquistano questo territorio che diventerà parte integrante della provincia romana d'Africa, mutando il nome in Dougga. Con la dominazione romana, tra il II e IV sec. d.C., la città vive il suo periodo più florido, ma il declino arriverà in coincidenza con l'invasione dei vandali che la portò ad una lenta decadenza e nel tempo ad un quasi completo abbandono.
Subito dopo l'ingresso del sito archeologico si trova l’Anfiteatro, eretto nel 188 d.C. Superato l'anfiteatro, si prosegue lungo la strada che porta al Campidoglio. Il Capitolium, o tempio capitolino, eretto al tempo dell'imperatore romano Marco Aurelio nel 166-167 d.C., è un monumento imponente. Il tempio, dedicato alla Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva), è particolarmente ben conservato ed è, anche per la qualità della sua esecuzione, uno dei più pregevoli monumenti romani dell'intera Africa settentrionale.
Proseguendo verso sud si incontra il Foro, luogo di incontro e di commercio con ancora ben visibili gli spazi riservati alle varie botteghe, e poco distante il Tempio della Concordia e le Terme di Licinio. Di fronte si trovano le Terme dei Ciclopi ormai in rovina, ma in cui si sono conservate praticamente intatte le latrine dalla caratteristica forma a ferro di cavallo.

Kairouan

al-Qayrawan o all'inglese, Kairouan, fu fondata nel 670 dagli arabi musulmani. La città è considerata particolarmente venerabile dai musulmani per la presenza della più antica moschea del Maghreb, la Grande moschea, eretta nel VII secolo dal conquistatore arabo 'Uqba ibn Nafi', ma ricostruita nella sua forma attuale nell'836. Come tale è la quarta città santa dopo La Mecca, Medina e Gerusalemme. Secondo una leggenda, il luogo prescelto per la costruzione della moschea fu identificato dal miracoloso ritrovamento di una coppa d'oro, sepolta sotto la sabbia, sparita dalla Mecca alcuni anni prima.

La moschea presenta un imponente minareto costituito da tre parti sovrapposte; per la costruzione furono utilizati anche manufatti di epoca romana. Altrettanto imponente è il colonnato che circonda l'ampio cortile con oltre 600 colonne, una diversa dall'altra, materiale sicuramente originario di numerosi siti romani e bizantini, con svariati colori e capitelli, portati tutti alla medesima altezza con tavole di legno o manufatti in mattoni: in una regione così assolata il colonnato e un luogo ombreggiato adatto anche alla sosta. Anche la sala della preghiera presenta numerose colonne romaneprelevate da siti ormai abbandonati. Al centro del cortile si trova un minuzioso sistema di raccolta dell'acqua piovana che viene convogliata in cisterne sotterranee, in un angolo, poi, vi è anche un orologio solare usato per scandire le ore delle rituali preghiere giornaliere.
Altri monumenti importanti sono la Moschea delle Tre Porte, o Moschea del barbiere e i Bacini degli Aghlabiti.

Oasi di montagna

Diversa si è rivelata la successiva tappa del viaggio con la visita delle Oasi di montagna. Macchie di verde in un mare di ocra sui contrafforti della catena dello Jebel en-Negeb, al confine con l'Ageria e a soli 60 km da Tozeur. Le Oasi di montagna sono formate dai villaggi Berberi di Tamerza, Midès e Chebika, già esistenti in epoca numida i tre villaggi facevano parte della linea difensiva chiamata Limes Tripolitanium costituita dai Romani a difesa dalle scorrerie delle tribù nomadi del deserto.
Dei tre villaggi solo Tamerza è raggiungibile in auto e come gli altri venne abbandonato nel 1969 in seguito ad un'alluvione disastrosa che spazzo via in un attimo le case fatte con i mattoni di terra. Poco sopra la città abbandonata si trova la sorgente d'acqua che da sempre alimenta la vita dell'oasi e che consente alle palme di dare i loro frutti, considerati dalla gente di qui i migliori di tutta la Tunisia.

Tozeur

Tozeur sorge in un'oasi ai margini del Sahara, a sud-ovest di Tunisi da cui dista circa 450 chilometri, e a nord-ovest del Chott el-Jerid, un grande lago salato (lungo 250 chilometri e largo più di 20) situato proprio al confine con il Sahara. È circondata da una parte da oltre mille ettari di palmeti con oltre 400.000 alberi, e dall'altra dal deserto. E sembra essere questo lago, la grande oasi e il deserto ad aver reso questa cittadina una meta prediletta per i viaggiatori di tutto il mondo. Tozeur appare agli occhi di chi la raggiunge per la prima volta una specie di miraggio. Mentre fuori dai suoi confini il deserto domina nella sua aridità, solitudine e ripetitività paesaggistica, questa località è invece immersa nel verde delle sue palme.
Abitata fin dall'antichità, Tozeur è probabilmente di origine berbera. Assunse rilevanza come centro di commercio carovaniero trans-sahariano, frequentato dai Cartaginesi. Nel 33 a.C., colonizzata dai Romani, prese il nome di Thusuros. La città divenne uno snodo commerciale importante, sia per il commercio dei datteri, sia per quello degli schiavi attraverso la strada romana da Gabès a Biskra.
Nel XIII secolo la città divenne musulmana e furono allora costruite due moschee. La crescita dell'abitato fu legata alla scoperta di un matematico locale, Ibn Chabbat, che verso la fine del 1200 elaborò un sistema di ripartizione delle acque dell'oasi che garantì per secoli un'ottima coltivazione delle palme. Tozeur continuò ad ingrandirsi insieme ai suoi palmeti, conoscendo una crescita economica che raggiunse il suo apice nel XIV secolo. Tozeur rimase una città di passaggio per le grandi carovane fino al XIX secolo, epoca in cui divenne predominante la produzione dei datteri. Attualmente, a tale produzione si affianca lo sviluppo del turismo sahariano anche grazie alla costruzione dell'aeroporto internazionale di Tozeur-Nefta, aperto nel 1980.
Le abitazioni e gli altri edifici della città sono costruiti in mattoni gialli e marroni, con disegni geometrici semplici e ricchi che formano le facciate della maggior parte degli edifici sia della città vecchia sia della nuova zona turistica.
Alla cittadina ed ai movimenti carovanieri lungo le sponde del suo lago salato, presso cui d'estate si verifica anche il fenomeno ottico della fata Morgana, si è ispirata la canzone "I treni di Tozeur", scritta nel 1984 da Franco Battiato.

Il treno, denominato ora Lezard Rouge, fu costruito ai primi del Novecento in Francia nelle fabbriche di Dyle e di Bacalone e fu donato al Bey di Tunisi per recarsi da Tunisi nella residenza estiva di Hammam Lif. La vettura usata dal Bey fu trasformata e abbellita nel 1922 in Tunisia adattandola allo scartameto metrico. Il treno è stato usato dagli ultimi tre sovrani Husseiniti e dalle numerose personalità straniere che viaggiavano in Tunisia. Il treno reale ha ripreso servizio, dopo una lunga inattività, nel 1974 sul tragitto Tunisi-Tozeur, trasformato in convoglio turistico. Oggi, perfettamente restaurato, dispone di sei carrozze, rivestite in legno, tappeti e velluti rossi, unico mezzo di trasporto che permette di ammirare le gole di Thelja. Sono sei le carrozze originali, rosso reale (da cui il nome) con una fascia dorata, con i loro divani di pelle, poltrone, i bagni in marmo, il bancone del bar di legno lavorato; proprio un antico treno di lusso, restaurato nel 1994. Alle due estremità due bagagliai con seggiolone per frenatore. Il treno è gestito dalle Sncft e viaggia tutte le mattine, tranne il sabato.

Chott el-Jerid e Douz

Dopo aver festeggiato l'ultimo dell'anno 2001 con una cena tradizionale e un po' di musica, all'ndomane ripartiamo con il nostro gippone per andare a Douz, paese dove vive la nostra guida.
Lo Chott el Jerid è un lago salato localizzato in una depressione tra le oasi di Tozeur e di Nefta da un lato e tra Kebili e Douz ai confini del Sahara dall'altro, copre una superficie di oltre 5.000 km². La sua superficie è composta da un agglomerato di cristalli di sale poggianti su un fondo sabbioso ed argilloso. Le precipitazioni superano raramente i 100 mm annui e la temperatura raggiunge spesso i 50 °C, per cui in estate il lago è completamente secco. Periodicamente le scarse piogge ne sciolgono la crosta facendo salire in superficie il sale, che l'intensa evaporazione fa cristallizzare rapidamente; poi, il vento ricopre di sabbia i cristalli di sale. In tal modo, la superficie cambia continuamente di colore. Questo sito è classificato come zona umida di importanza internazionale.
Il lago è attraversato da una strada asfaltata, sopraelevata su un terrapieno.Da qui si può raggiungere Douz, definita la capitale del Sahara, un villaggio tipico dove storia, cultura e tradizioni delle popolazioni nomade si sposano. Anticamente era l'oasi più importante della zona. In essa vive un numeroso gruppo di appartenenti alla etnia M'razig. Fino ad epoche recenti è stata un'importante sosta per le carovane negli spostamenti tra il Sahara e la Tunisia settentrionale, attualmente è la meta preferita da molti turisti che intendono visitare le dune sabbiose dell'Erg Sahariano, da qui infatti partono gran parte delle spedizioni turistiche. Ospita uno dei mercati più caratteristici del paese dove quotidianamente si vendono spezie e prodotti artigianali. Il terreno è fertile in questa ristretta zona, e la coltivazione delle palme da dattero è una grossa fonte di entrate per la popolazione,

Matmata

Matmata è un villaggio di origine berbera. Situato alle porte del Sahara è caratterizzato da una singolare architettura troglodita, divenuto meta di numerosi turisti dopo un episodio della serie "Guerre stellari" di George Lucas, di cui questo villaggio è stato in parte il set. Le abitazioni sono scavate nel terreno, all'interno delle colline e sono formate da un cortile a cielo aperto dal quale si accede attraverso una galleria dal fianco della collina. Dal cortile, che ha anche la funzione di raccogliere la rara acqua piovana, si accede ai vari ambienti scavati come degli angusti cunicoli sui fianchi del "cratere". Questo tipo di architettura troglodita ha la funzione di mantenere la temperatura dell'abitazione costante nelle varie stagioni.

El-Jem

Strana cittadina, El-Jem (Thysdrus in latino), un ben conservato anfiteatro romano, e attorno una medina con le viuzze e le tipiche basse case e nulla più. Il grande accumulo di sabbia protegge la città mercato romana e le ville che un tempo la circondavano. Solo l'anfiteatro accentra l'interesse degli archeologi, altro non interessa e non è necessario procedere ad altri scavi. Alcuni pavimenti a mosaici sono stati trovati e resi pubblici, ma i siti archeologici sono quasi sconosciuti.
L'anfiteatro si sviluppa su tre ordini di gradinate fino a toccare i 30 mt. in altezza e si ritiene che potesse arrivare a contenere fino a 35.000 persone. Costruito tra il 230 e il 280 d.C. su incarico del console Giordano è stato più volte utilizzato nel corso della sua storia, oltre che per i giochi, anche per scopi difensivi, come l'episodio che vide protagonista la principessa berbera Al-Kabina rifugiatasi qui intorno al 700 d.C. nell'ultimo disperato tentativo di resistere alla conquista araba.
La città fu costruita dai romani al posto del vecchio centro punico. Grazie ad un clima meno arido di quello attuale, la romana Thysdrus prosperò nel secondo secolo quando divenne un importante centro per la coltivazione degli ulivi e l'esportazione di olio.
In seguito alla rivolta scoppiata nel 238, e del suicidio di Gordiano I nella sua villa romana nei pressi di Cartagine, le truppe romane leali all'imperatore Massimino Trace distrussero la città, che non venne mai ricostruita.

Monastir

Monastir si trova sulla estremità meridionale del Golfo di Hammamet, a circa 160 km a sud di Tunisi ed è uno dei principali centri del Sahel tunisino. Monastir si trova sulla punta di una piccola penisola che separa il golfo di Hammamet dal golfo di Monastir. Sulla punta del promontorio si trova il porto turistico ricavato fra la punta stessa e le due isolette prospicienti il promontorio. Alle spalle del porticciolo si trova il cimitero di Sidi El Mazeri, con ad ovest il Mausoleo di Bourguiba e ad est il ribat e la Grande Moschea. La città ha un famoso ribat (monastero-fortezza), fondato nel 180 d.C., a cui si deve il suo nome. A Monastir è nato il primo Presidente della Tunisia, Habib Bourguiba, cui è dedicata una moderna moschea, completata nel 1968.
Nel luogo ove sorge oggi Monastir, nel I millennio a.C., i Fenici fondarono il porto di Rous Penna. Nel 146 a.C. con la sconfitta di Cartagine, i Romani presero il controllo della città che fu rinominata Ruspina. Nel periodo della dominazione romana furono edificate le mura di cinta e le terme di cui restano ancora le tracce.
Dopo la conquista araba, Monastir è stata una delle città costiere sviluppate dagli Aghlabidi durante il IX secolo. La città contiene i resti di tre ribat, di cui il più importante è il grande ribat di Harthema costruito nel 796 d.C. con funzioni militari e religiose.

Sousse

Susa,in francese Sousse, è la terza città della Tunisia per popolazione, nonché uno dei suoi poli turistici più importanti. Nel 1988 la sua medina è stata inserita tra i Patrimoni dell'umanità dall'UNESCO. Fondata dai Fenici di Tiro nel IX secolo a.C. col nome di Hadrumete, rimase indipendente per vari secoli. Cadde nella sfera di influenza cartaginese probabilmente nel VI secolo a.C., rimanendo coinvolta nei conflitti della città punica. Fu saccheggiata dal siracusano Agatocle nel 310 a.C. e durante la terza guerra punica fu conquistata dai romani, che la chiamarono Hadrumetum e la ridussero a colonia, capoluogo della provincia africana.
Rasa al suolo dai Vandali nel V secolo, la città rinacque con gli Aghlabidi con il nome di Susa nel VII secolo, riscoprendo la sua importanza di centro strategico e nevralgico di scambi. Dal suo porto partì nell'827 la spedizione arabo-berbera, guidata da Asad ibn al-Furat, che approdò in Sicilia, strappata dopo alcuni decenni di duri combattimenti ai Bizantini per diventare per poco meno di due secoli e mezzo un dominio musulmano.
Sousse è considerata come un esempio tipico delle città dei primi secoli del dominio islamico nel Maghreb, conserva la struttura della Medina con mura che la circondano per oltre 2 chilometri, la kasbah, cioè la fortezza sul colle, e la Grande Moschea costruita a metà del IX° secolo, e il suo ribat.

Con la visita di Sousse termina anche il nostro viaggio nei primi giorni del 2002. Si ritorna a Tunisi per il volo diretto a Malpensa e poi a casa.