Lago d'Orta

Il Cusio, Omegna, Madonna del Sasso, isola di San Giulio, Madonna di Luzzara

Foto di Livio G. Rossetti e di Anna Maria Bojeri
24 aprile 2016

Il lago d'Orta, o Cusio, è un lago prealpino collocato tra le province di Novara e del VCO; ad est, il monte Mottarone separa il lago d'Orta dal Lago Maggiore, mentre a ovest, alti monti separano lo specchio acqueo dalla Valsesia. È il più occidentale fra i grandi laghi prealpini, originato dal fronte meridionale del ghiacciaio del Sempione. Contrariamente a quanto accade con molti laghi alpini, le acque del lago d'Orta escono dal lago a nord e attraversano la città di Omegna, dando origine al torrente Nigoglia che confluisce nello Strona che, a sua volta, sfocia nel Toce e quindi nel Lago Maggiore. La presenza umana sul lago d'Orta è antica e risale al neolitico. Nel corso dell'età del ferro il lago era abitato da genti celtiche della Cultura di Golasecca. Nei secoli successivi il territorio seguì il processo di romanizzazione.

Alla fine del IV secolo i due fratelli greci Giulio e Giuliano arrivano sulle rive del lago e si dedicano all'abbattimento dei luoghi di culto pagani e alla costruzione di chiese. La leggenda vuole che san Giulio abbia lasciato al fratello il compito di edificare a Gozzano la 99° chiesa, cercando da solo il luogo dove sarebbe sorta la centesima. Scelse la piccola isola ma, non trovando nessuno disposto a traghettarlo, Giulio avrebbe steso il suo mantello sulle acque navigando su di esso. Sull'isola Giulio sconfisse i draghi e i serpenti che popolavano quel luogo, simbolo della superstizione pagana, gettando le fondamenta della chiesa nello stesso punto in cui oggi si trova la basilica di San Giulio.


























Il santuario della Madonna del Sasso sorge su uno sperone granitico dominante il lago d'Orta a 638 m s.l.m. di altitudine, nel comune omonimo in frazione Boleto. Dal piazzale antistante la chiesa, detto "il balcone del Cusio", si gode una vista su quasi tutto il lago, il Mottarone, le Alpi e la pianura verso Novara (si intravede la Cupola nonostante la foto sia stata scattata di pomeriggio avanzato) e Milano. Da questo balcone naturale si ha una buona vista sull'isola di San Giulio e su Orta, sulla chiesa del Sacro Monte, su Miasino e sul santuario della Bocciola, sulla torre di Buccione e sul convento francescano del Monte Mesma
Il complesso è costituito dalla chiesa, dalla torre campanaria e dalla casa parrocchiale. Nell'attuale spiazzo, denominato "il prato della tela", durante le giornate calde e soleggiate, era in uso che le donne del paese vi si recassero a candeggiare la tela fatta in casa.

L'attuale santuario fu voluto nel 1706 dal boletese Pietro Minola, che, in seguito ad una grazia ricevuta dalla Madonna, decise di far costruire a sue spese un tempio in sostituzione del precedente. I lavori iniziarono verso il 1725, grazie anche al contributo degli abitanti di Boleto. Nel 1748 fu completata la chiesa, mentre il campanile e la casa a lato furono terminati nel 1760. Il santuario fu consacrato ufficialmente nel 1771 dal vescovo di Novara. La chiesa è a croce greca in stile barocco con due altari laterali; le architetture e gli affreschi sono opera del valsesiano Lorenzo Peracino. La pala d'altare, appartenente al vecchio santuario, è una tavola del pittore cinquecentesco Fermo Stella da Caravaggio e rappresenta la Pietà.





















































Il piccolo Oratorio dedicato a Santa Maria di Luzzara è ubicato tra l'abitato di Gozzano e di San Maurizio d'Opaglio. Si trova in località di Luzzara che è citata in antichi documenti risalenti al 1114 come Luciara, vicina al Lago d'Orta, quasi di fronte al colle in cui si innalza la Torre del Buccione. L'Oratorio ha una facciata a capanna ed è costituito da una navata che termina in tre absidi: le absidi sono orientate ad est e la facciata ad ovest. Il campanile a vela sormonta la facciata e la copertura del tetto è in piode.

Sia all'esterno che all'interno dell'Oratorio vi sono numerosi affreschi, restaurati in tempi recenti, che risalgono al XV e al XVI secolo. All'esterno, da sinistra a destra, si vede un grande san Cristoforo, un san Giulio con sant’Antonio abate e san Rocco, e un Ecce homo; entro la lunetta sopra al portale una Annunciazione; poi un riquadro che rappresenta probabilmente santa Caterina e santa Chiara, quindi una Madonna in trono con Gesù bambino tra i santi Giulio e Rocco, ed infine, nell’ultimo riquadro in basso, san Francesco con la Maddalena stretti attorno a una bimba col capo insanguinato; quest’ultimo affresco potrebbe rappresentare un ex voto, mentre alcuni vorrebbero riconoscere nella giovinetta l’immagine della beata Panacea da Quarona. L’incoronazione della Vergine, rappresentata nell’abside di sinistra è un affresco risalente alla seconda metà del XV secolo, che presenta però gravi deterioramenti e successivi rifacimenti grossolani. Nell’abside di destra, sovrapposto agli affreschi più antichi, un dipinto settecentesco rappresenta una Madonna col Bambino attorniata dai dottori della Chiesa, san Gregorio, san Girolamo, sant’Ambrogio e sant’Agostino. Sopra le absidi, ad occupare tutta la superficie dell’arco trionfale, traspare da sotto la calce una grande crocefissione realizzata da Francesco Cagnola.































Orta, Isola di San Giulio e Sacro Monte

26 maggio 2016

Dopo circa un mese, completiamo la visita alla regione del Cusio con una passeggiata che ci porta, dall'incrocio in entrata al territorio di Orta, sino alla piazzetta del piccolo centro per imbarcarci su di uno dei motoscafi che traghettano sino all'isola di San Giulio. La meta è l'antica basilica dedicata al Santo con i suoi splendidi affreschi e con il capolavoro della scultura romanica del XII secolo, l'ambone scolpito in marmo serpentino verde d'Oira e sorretto da quattro colonne più antiche. Orta San Giulio è un comune di poco più di mille abitanti e fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia; è ubicata all'estremità di un promontorio collinare che digrada verso la riva del lago ed è sempre stato il centro principale della Comunità della Riviera, un autonomo consorzio di comuni esistito dal medioevo fino a metà Settecento. Il centro, completamente pedonalizzato, è caratterizzato da poche vie strette. La principale corre parallela alla riva del lago e si interseca con quelle ripide che si allontanano da esso. Al centro del paese si trova Piazza Motta dalla quale partono le imbarcazioni dirette all'Isola di San Giulio. Sul lato nord si erge il broletto o Palazzo della Comunità della Riviera di San Giulio, risalente al 1582, costituito da un portico al piano terra e una sala per riunioni sopra; qui si esercitava il potere legislativo oltre che esecutivo per mezzo del Consiglio Generale. Di fronte al broletto inizia una strada in salita denominata "Motta", interamente pavimentata in sassi, alla cui sommità è posta la parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel 1485 e ricostruita nella seconda metà del XVIII secolo.
















































Fa parte del comune di Orta l'unica isola del lago, l'Isola di San Giulio, che dista circa 400 metri dalla riva. L'isola è dominata dall'edificio dell'ex seminario, costruito nel 1844 sulle rovine del castello. Il seminario ospita oggi il convento di suore benedettine di clausura. Sull'isola si trova la Basilica di San Giulio, il più importante monumento romanico del novarese. Secondo la leggenda, intorno al 390 il santo raggiunse l'isola navigando sul proprio mantello e la liberò dai draghi (immagine simbolica della sconfitta del paganesimo) edificando una piccola chiesa, dedicata ai dodici apostoli. Nell'Alto Medioevo la posizione strategica rese l'isola un importante centro difensivo, sede dapprima di un duca longobardo, in seguito munita di un castello appartenente al re d'Italia Berengario II. Il castello pervenne infine al vescovo di Novara Onorato nel V-VI secolo.

Gli scavi condotti all'interno dell'edificio hanno rilevato le tracce di una primitiva basilica (V - VI secolo) in forma di semplice cappella con unica abside orientata verso nord. Circa un secolo dopo venne costruita una nuova chiesa. Si è ipotizzato che gli eventi bellici dell'anno 962, quando la fortezza, occupata dalla regina Willa, moglie del re Berengario, fu assediata dall'esercito imperiale di Ottone I, abbiano danneggiato questa chiesa altomedievale. La chiesa attuale a tre navate, d'impianto romanico ma con rimaneggiamenti dei secoli successivi, fu edificata nel XII secolo, sul modello dell'antica cattedrale di Novara. Al suo interno è custodito un prezioso ambone scolpito e sorretto da quattro colonne più antiche. L'ambone è decorato con i quattro simboli degli Evangelisti e scene di lotta del bene contro il male e una figura maschile che, secondo alcuni, potrebbe raffigurare l'abate riformatore Guglielmo da Volpiano nato proprio sull'isola nell'anno 962.

La basilica è a tre navate con volte a crociera e con la presenza di due matronei che percorrono sino al transetto le navate laterali. Nel 1697 fu realizzata la cripta a tre navatelle con volte a vela e colonnine di marmo che ospita la teca con le spoglie di san Giulio. Alla cripta si accede da due scale ai lati del presbiterio che si presenta, come tutto il transetto, in posizione sopraelevata rispetto alle navate. L'aspetto barocco è costituito dall'apparato decorativo del catino absidale e delle volte della navata centrale, con affreschi raffiguranti la Trinità e l'Ascesa di san Giulio e dei santi Filiberto e Audenzio sepolti in basilica insieme al santo patrono. Le testimonianze più antiche, oltre all'ambone, sono date dagli affreschi posti sulle pareti delle navate laterali e sui pilastri che coprono un arco temporale che va dalla seconda metà del XIV ai primi decenni del XVI secolo e, nel loro insieme, offrono una panoramica sui santi maggiormente venerati nella zona. Il dipinto più antico è probabilmente quello del Martirio di san Lorenzo. Importanti sono anche la Trinità e Scene della vita di san Giulio, i Dottori della Chiesa e la Natività di Tommaso Cagnola e altri attribuiti a Gaudenzio Ferrari.

























































































































Ritornati ad Orta, dopo un gustoso pranzo in una piazzetta posta a nord, e una breve visita lungo la via principale, abbiamo fatto ritorno, a piedi, seguendo la lasseggiata lungo le sponde del lago che avevamo percorso nella prima mattinata, poi, partendo dal posteggio, siamo saliti al Sacro Monte di Orta, soprattutto per vedere il lago e l'isola dall'alto e al termine della giornata. Il complesso consiste di 20 cappelle, l'antico Ospizio di San Francesco, una porta monumentale ed una fontana. Il Sacro Monte sorge sulla collina che si eleva al centro della penisola di Orta. Fu realizzato su emulazione del Sacro Monte di Varallo. A differenza degli altri Sacri Monti, quello di Orta è l'unico dedicato ad un santo, le cappelle che lo compongono raffigurano infatti episodi della vita e dei miracoli di San Francesco d'Assisi. Fu edificato in tre distinti periodi, tra il 1590 e il 1788. Nella chiesa dei Santi Nicolao e Francesco, totalmente rimaneggiata nel 1600, l'elemento di maggior valore artistico è una Pietà, venerata con il titolo di Madre del Redentore. Si tratta di una scultura in legno, di fattura tedesca, che gli studiosi datano tra i secoli X e XI.