Oropa

Foto di Livio G. Rossetti e di A.M. Bojeri

Il Santuario

La gita al Santuario di Oropa si è svolta sabato 29 agosto 2015. Partiti da Novara, abbiamo percorso l'autostrada TO-MI sino al casello di Carisio, poi abbiamo seguito la strada per Biella e siamo saliti sino agli oltre 1100 metri sino alle vicinanze del Santuario.

Quello di Oropa è il più importante Santuario mariano delle Alpi. È situato in uno scenario naturale unico e incontaminato a soli 20 minuti dal centro di Biella. Secondo la tradizione l’origine del Santuario è da collocarsi nel IV secolo, ad opera di S. Eusebio, primo vescovo di Vercelli. I primi documenti scritti che parlano di Oropa, risalenti all’inizio del XIII secolo, riportano l’esistenza delle primitive Chiese di Santa Maria e di San Bartolomeo, di carattere eremitico, che costituivano un punto di riferimento per i viaggiatori che transitavano da est verso la Valle d’Aosta.

Il Santuario subì diverse trasformazioni nel tempo, fino a raggiungere le monumentali dimensioni odierne. Il grandioso complesso è frutto dei disegni dei più grandi architetti sabaudi, tra cui Juvarra, che hanno contribuito a progettare e a realizzare l’insieme degli edifici che si svilupparono tra la metà del XVII e del XVIII secolo. Dal primitivo sacello all'imponente e mai terminata Basilica Superiore, consacrata nel 1960, lo sviluppo edilizio ed architettonico è stato notevole. Il primo piazzale, su cui si affacciano ristoranti, bar e diversi negozi, è seguito dal chiostro della Basilica Antica, raggiiungibile attraverso la scalinata monumentale e la Porta Regia.

La chiesa della Madonna Nera

La Basilica Antica è stata realizzata nel Seicento, in seguito al voto fatto dalla Città di Biella in occasione dell'epidemia di peste del 1599. Nel 1620, con il completamento della Chiesa, si tenne la prima delle solenni incoronazioni che ogni cento anni hanno scandito la storia del Santuario. La facciata, progettata dall'architetto Francesco Conti, semplice nell'eleganza delle venature verdastre della pietra d'Oropa, è nobilitata dal portale, più scuro, che riporta in alto lo stemma sabaudo del duca Carlo Emanuele II, sorretto da due angeli in pietra. Sull'architrave del portale si trova scolpita l'iscrizione “O quam beatus, o Beata, quem viderint oculi tui”, che dai primi decenni del sec. XVII è il saluto augurale che il pellegrino riceve varcando la soglia della Basilica.

Innalzata sul luogo dove sorgeva l'antica chiesa di Santa Maria, conserva al suo interno il Sacello eusebiano, edificato nel IX secolo. Nella calotta e nelle pareti interne del Sacello sono visibili preziosi affreschi risalenti al Trecento, opera di un ignoto pittore, detto il Maestro di Oropa. Il ciclo di affreschi, incentrato sulla Vergine e su alcuni santi che dovevano essere particolarmente venerati nell'antico sito, costituisce una preziosa testimonianza di iconografia sacra. All'interno del Sacello è custodita la statua della Madonna Nera, realizzata in legno di cirmolo dallo scalpello di uno scultore valdostano nel XIII secolo. Il manto blu, l'abito e i capelli color oro fanno da cornice al volto dipinto di nero.

Secondo la tradizione, la statua venne portata da Sant'Eusebio dalla Palestina nel IV secolo d.C. mentre fuggiva dalla furia della persecuzione ariana; Sant'Eusebio avrebbe nascosto la statua tra le rocce dove ora sorge la Cappella del Roc, costruita nella prima metà del Settecento dagli abitanti di Fontainemore, località valdostana ancora oggi legata al Santuario dall'antica processione che si snoda ogni cinque anni tra i monti che separano le due vallate.









































































Basilica Superiore

Oltre la scalinata che si apre a monte del Piazzale Sacro, vi è la Basilica Superiore. L'esigenza di costruire una nuova chiesa venne avvertita sin dal XVII secolo, quando si iniziò a discutere del progetto di realizzazione. Sul finire dell'Ottocento, venne scelto il progetto dell'architetto Galletti, elaborato un secolo prima e, proseguendo lo sviluppo del Santuario verso Nord, venne deviato il torrente Oropa per disporre dello spazio necessario. Posata la prima pietra nel 1885, i lavori proseguirono con molta difficoltà attraverso le due guerre mondiali. La cupola, che si eleva per oltre 80 m dal pavimento, fa da corona al monumento che venne consacrato nel 1960.
Un ampio spazio ottagonale, sovrastato dalla cupola sorretta da colonne tra le quali si aprono sei cappelle dedicate alla storia della vita della Vergine, accoglie i visitatori all'interno. Nella sottostante cripta si può ammirare una collezione di presepi provenienti da tutto il mondo.

Il Giardino botanico

Dietro la Basilica superiore si trova la stazione della funivia e l'accesso al giardino botanico. Il Giardino Botanico di Oropa è gestito dal 1998 dal WWF Italia Onlus. Nel Giardino vengono coltivate circa 500 specie e varietà di piante in un’area verde di 20.000 metri quadri. Nel complesso sono presenti, oltre ad una faggeta naturale, gli ambienti tipici delle montagne biellesi, come le torbiere d'alta quota ed alcune roccere in cui sono coltivate piante provenienti dalle catene montuose di tutto il mondo.





























































La funivia di Oropa è stata costruita nel 1926 e l'impianto, primo in Italia e all'epoca il più alto d'Europa, fu sostituito nel 1961. La Oropa-Lago del Mucrone porta in 7 minuti a 1900 m di altitudine, dove si trovano il rifugio Rosazza e l’Albergo Savoia; da qui si raggiunge il lago del Mucrone, un bacino di origine glaciale posto in una conca tra il monte Mucrone e il monte Rosso.

Il Cimitero Monumentale

Alla sinistra del Santuario di Oropa vi è un cimitero monumentale dalle caratteristiche peculiari: è situato in montagna, oltre i mille metri d’altezza e, nella sua parte superiore, le edicole funerarie sono sparse entro un bosco di grandi faggi in forte pendenza. L’insieme è costituito da un campo aperto delimitato da un porticato e dal soprastante bosco. Inaugurato nel 1877 su progetto di Ernesto Camusso e ampliato nel 1888, 1934 e 1967, il camposanto presenta motivi di interesse sia per i personaggi ivi sepolti, sia per le opere di scultura, pittura e architettura che contiene. Qui riposano lo statista Quintino Sella, tre vescovi nonché innumerevoli imprenditori, lanieri e non, uomini politici, combattenti, scienziati e nobili biellesi.





















Ferrovia elettrica Biella Oropa

Il collegamento ferroviario a scartamento ridotto conosciuto come tranvia Biella-Oropa (14 km. di lunghezza) fu inaugurato il 4 luglio 1911 e l'ultima corsa si ebbe il 29 marzo 1958. La stazione di partenza era situata di fronte alla vecchia stazione per Santhià e quella di arrivo era posta all'interno del santuario, sotto il porticato. La tramvia ha costituito per diversi decenni un fiore all'occhiello del turismo biellese, con un tortuoso e affascinante percorso che si snodava fra i boschi delle prealpi biellesi. E non a caso la linea ferroviaria del trenino Biella-Oropa era giunta a guadagnarsi l'appellativo di linea ferroviaria più ardita d'Italia.

Quella vettura ancora visibile presso il Santuario non appartiene alla vecchia tramvia biellese, ma è un mezzo svizzero. Si tratta di una vettura realizzata nel 1904 da MAN e Oerlikon per le tranvie svizzere della Valle del Reno, poi acquistata e usata nel 1946 per ammodernare il parco delle tranvie di Locarno. Quando nel 1960 la rete tranviaria di Locarno vene soppressa, le vetture vennero reimpiegate come veicoli di servizio sulla tratta svizzera della Domodossola-Locarno, gestita dalla FART. Tra il 1962 e il 1965 la FART cedette le due motrici ex renane alla SSIF che ne fece un uso sporadico fino all'accantonamento.

Qualche anno fa, l'Associazione Ferrovia Biella-Oropa pensò di ricostruire un breve tratto della Biella-Oropa, presso il capolinea del Santuario su cui far viaggiare una elettromotrice che fosse il più simile possibile alle originarie vetture a carrelli di questa linea soppressa nel 1958. La scelta cadde sulla n°5 accantonata presso la stazione di Domodossola Vigezzina in condizioni ancora accettabili. La 5 venne quindi acquistata, restaurata esteticamente e portata ad Oropa, su un tronco di binario ricostruito presso il vecchio capolinea tranviario. Questa vettura non ha mai circolato sulla vecchia Biella-Oropa, ma é stata scelta perché vagamente rassomigliante con le originarie vetture a carrelli. La gemella n°4 é monumentata a Santa Maria Maggiore, davanti alla stazione della ferrovia Vigezzina.