Dal Novecento ai giorni nostri

Dopo Vittorio Emanuele II furono sovrani italiani Re Umberto I (1878-1900), Vittorio Emanuele III (1900-1946) e Umberto II, luogotenente del regno dal 5 giugno 1944 al 9 maggio 1946 e re d'Italia dal 9 maggio al 2 giugno 1946.

Nel 1908 il beneficio di S. Maiolo e S. Silvestro vennero assegnati a don Pietro Fortina (1908-1954). Durante quei primi anni di reggenza, don Pietro lavorò intensamente per migliorare le condizioni della chiesa ed ottenere nuove autonomie rispetto alla parrocchia di S. Andrea.
Nel 1913 riuscì a far eseguire nuovi lavori in chiesa, a spese dei terrieri, dotandola di fonte battesimale, migliorando gli arredi e sistemando l'abitazione del cappellano ma, soprattutto, ottenne di poter celebrare i battesimi e i matrimoni a Veveri.
Il 29 ottobre 1914 don Pietro presenta al vescovo mons. Giuseppe Gamba la domanda di creazione della parrocchia di S. Maiolo per ben 1.400 anime, staccata da quella di S. Andrea.

Due anni dopo, il 26 gennaio 1910, poco a nord di Cameri, nella brughiera, su di un campo appena spianato, tra terra ed erbe basse, iniziavano le prime lezioni di volo presso quello che sarebbe divenuto l'aeroporto militare di Cameri. Dopo la seconda guerra mondiale Veveri vedrà legare parte del proprio territorio a questo aeroporto con la costruzione della caserma dove risiede una parte del personale militare impiegato nella struttura militare.

Il 6 ottobre 1915 finalmente il vescovo Gamba concede la divisione tra le due chiese e S. Maiolo diviene parrocchia, con il consenso del Capitolo della Cattedrale, del Fisco vescovile, del sindaco di Novara e dopo aver affisso sulle porte delle due chiese e della cattedrale i relativi avvisi, senza che nessuno si opponesse. Il 12 agosto del 1916 arriva anche il "regio placet" di Vittorio Emanuele III e così il 14 settembre 1916 viene redatto il verbale con il quale il cappellano don Pietro Fortina diviene parroco di Veveri e i benefici di S. Silvestro e di S. Maiolo divengono parrocchiali.

Nel frattempo Novara e l'Italia erano entrate in guerra e anche giovani veveresi furono chiamati alle armi e diversi morirono in quei duri anni. Al termine della guerra nel 1918 anche il nostro territorio fu interessato da una minacciosa pandemia di influenza denominata "spagnola": nel nostro Paese morirono tra il 1918 e il 1919 circa 600 mila persone.
Dopo la prima guerra mondiale, il paese attraversò un periodo di crisi assai marcato: alcuni uomini erano deceduti in guerra, altri erano rimasti feriti, l'economia languiva, aumentavano la disoccupazione, l'inflazione, i conflitti sociali e le violenze, da una parte e dall'altra, salariati opposti ai padroni, un periodo che culminò con la conquista del potere del fascismo dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922.

Osservando la foto della piazza di Veveri di quegli anni venti si nota il ponte sulla roggia Mora con numerosi bambini e, a sinistra, dopo il ponte, l'osteria; sulla destra, il negozio di alimentari più importante di Veveri con annesso il forno, che rimarrà tale per un'altra cinquantina di anni. Il campanile è ancora quello vecchio, più basso di quello che ancora oggi svetta accanto alla vecchia chiesa. Nell'appezzamento di terreno, tra la via Verbano e la strada della Malvirà, don Pietro creò una piccola vigna e un campo coltivato a mais, e iniziò a costruire un edificio per tenere riunioni ed assistere a rappresentazioni teatrali, dando origine all'oratorio. Al di là di queste strutture non vi è nulla se non alberi, non è ancora stato costruito il ristorante che verrà denominato "Vecchio Sempione".

Nel 1923 don Pietro è nuovamente all'opera e risitema la chiesa operando un parziale ampliamento della cappella laterale, sul lato nord, dietro al campanile. Poi, tra il 1928 e il 1930, la fece affrescare dal prof. A. Navaretti che fu in quella occasione aiutato da un veverese, Piero Ballarè, detto Pierino, marito di Lucia Rossetti e padre di Rosangela. Tutto il lavoro di affrescatura della chiesa ammontò a 26.000 lire di allora. I quattro maggiori benestanti, il sig. Romanzani, il sig. Francesco Buslacchi, per tutti al sciur Cichin, il sig. Gaudenzio Tacchini, grande allevatore di maiali, e il sig. Invernizzi, versarono un'offerta di 2.000 lire ciascuno. La restante parte venne coperta dalle offerte dei fedeli raccolte nei tre anni di lavoro del Navaretti. Questa chiesa fu utilizzata, nonostante una popolazione in continua crescita, sino al 1968.

Giovanni Agnelli, fondatore e presidente della FIAT, avendo intuito la necessità di avere una via di trasporto speciale per i veicoli a motore, anche come fattore di promozione commerciale dell’automobile, alla fine degli anni Venti favorì e finanziò la costruzione dell'autostrada Torino-Milano, una delle più vecchie autostrade italiane e la più lunga delle autostrade fasciste. L'iniziativa del comitato promotore fondato da personalità della finanza e dell'industria italiana partì nel 1926, ma i lavori ebbero inizio solo alla fine del 1929, ebbero la durata di meno di 3 anni e terminarono con l'inaugurazione il 25 ottobre 1932.
Il territorio veverese fu interessato, verso sud, da quest'opera per allora grandiosa e, proprio a Veveri, fu posto il casello principale di Novara. Questa opera, negli anni successivi, diventerà il confine meridionale di Veveri e della parrocchia. Nel 1930 Novara aveva raggiunto una popolazione di 64.000 abitanti.




Nella immagine del 1933, dopo la chiesa, compare per la prima volta il Vecchio Sempione (detto al Sempion o più semplicemente la biunda), osteria con camere che in piccole dimensioni (ustaria dal ciòd), prima era ubicata sull'altro lato della strada nel punto in cui si entrava nella curt granda. Il titolare era Cesare Fizzotti (il secondo da sinistra), detto César d'la biunda, che aveva investito una notevole somma di danaro di non meglio precisata origine, per costruire quello che allora era considerato il locale più moderno e grande del paese. A destra, dopo il ponte sulla roggia Mora era stato aperto dalla nipote di don Pietro Fortina un piccolo negozio di alimentari chiamato al butighin.





Nel 1935 l'osteria presso il ponte della roggia Mora era in vendita e un ex sarto della provincia di Asti la comprò e la denominò "Trattoria del Giardino". In breve divenne uno dei principali punti di ritrovo per i veveresi. Il titolare si chiamava Teresio Stara, ma da quel momento i veveresi lo chiamarono semplicemente al Teresio. In cucina vi era l'inseparabile moglie Faostina che naturalmente aiutava anche a servire gli avventori che numerosi erano presenti, soprattutto la sera, nell'osteria. Ad ovest dell'osteria un orto e i campi di bocce.



Due anni dopo, nel 1937, vennero inaugurate le nuove scuole elementari di Veveri. Eravamo nel periodo storico del ventennio fascista: le maestre sono in divisa, così pure gli studenti e i rappresentanti locali del partito, come il signor Romanzani. Benedice la scuola don Pietro.
La foto scattata in via Vignale, fissa uno dei momenti della processione di san Maiolo con don Pietro, durante la fermata tra il culumbaron e la cascina Buslacchi. Fermarsi davanti alle aziende agricole per una preghiera e una benedizione rappresentava per i proprietari un segno di riguardo che era ricompensato con una offerta generosa. Don Pietro aveva iniziato un'altra tradizione che è rimasta sino agli anni sessanta: il giorno successivo alla Pasqua, con il sacrestano e i chierichetti armati di secchiello dell'acqua benedetta e di un cestino di vimini, passava nei cortili e nelle cascine per la tradizionale benedizione delle case. Tutti donavano prodotti commestibili, soprattutto uova e in oratorio si festeggiava poi con una grande frittata.

La carta catastale del 1936 mostra un paese che permane nella sua principale struttura ma che cresce attorno al vecchio nucleo: i cortili vedono nuove case ma, soprattutto, Veveri cresce a nord, dopo la strà da drè di cass e lungo la via Malvirà, ma anche nel Brolo e lungo la roggia Mora. Sono trascorsi cinquanta anni dalla mappa Rabbini. Compaiono l'asilo e la nuova scuola elementare e compare un nuovo tratto di quella che si chiamava via per Vignale: non si passa più all'interno della grande cascina Gorla, la curtis medioevale, ma si aggira l'ostacolo a sinistra, verso le scuole (si chiamerà strada vicinale santa Caterina) e a destra verso la Mora. Compare il nome della via Verbano mentre l'attuale via Buslacchi si chiamava strada vicinale della Cascinetta e l'attuale via santa Caterina era la via vicinale della Vela. Nella zona del Cantone, sono ben visibili le varie cascine, la Campana lungo la strada vicinale santa Caterina, le altre attorno alla fontana Sciocca e lungo la strada vicinale delle Rosette, come la cascina Cantone.



Dopo la lunga dittatura fascista venne il tempo della Resistenza. Anche Veveri ebbe i suoi morti durante gli eventi bellici, nella lotta con gli alleati contro i nazi-fascisti, nei campi di prigionia e sulle montagne della Valsesia e dell'Ossola. Il monumento ai caduti di Veveri riporta i loro nomi. Tre veveresi morirono da partigiani: Giovanni Andoardi, ucciso a Novara, Stefano Buslacchi e Livio Rossetti, uccisi a Quarna il 25 marzo 1945.


Giovanni Andoardi

Stefano Buslacchi

Livio Rossetti

Resa dei tedeschi
con mons. Ossola,
don Pietro
Moscatelli

le formazioni partigiane
partono da Veveri

I funerali di Livio
e Stefano
officiati da don Pietro
dopo la Liberazione

Un mese dopo la loro morte, Veveri balzò alla ribalta: il paese divenne sede del comando partigiano. Nella mattinata del 25 aprile 1945 Cino Moscatelli (nato nel rione sant'Andrea) fece la sua prima apparizione nella piazza di Veveri che ben conosceva. Scese nel cortile dei Pescio e visitò la Cichina, mamma di Livio, per porgere le condoglianze poi, risalito in piazza, chiese ad un ragazzo di andare a casa del Calin a prendere una scodella di latte.
Il 26 aprile, Veveri visse poi una giornata memorabile: nella piazza del paese avvennero le lunghe trattative tra il comandante tedesco, i capi partigiani Moscatelli, Grassi e Gastone, con la mediazione del vescovo Ossola che aveva accanto don Brugo e don Pietro. Il colonnello Hahn accettò, dietro le insistenze del Vescovo, di avere un colloquio con i comandanti partigiani. Monsignor Ossola era partito per Veveri proprio per prelevare i delegati dei partigiani e scortarli in città. Prima di ripartire per Novara i comandanti partigiani, il colonnello tedesco, garante il vescovo, si recarono nel locale del centralino pubblico di Veveri, posto a fianco della panetteria "Manica", per mettere su carta l'accordo. Le trattative andarono a buon fine e i partigiani nel pomeriggio del 26 aprile 1945 partirono dalla piazza ed entrarono in città senza sparare un colpo. Nella sera Moscatelli era nominato sindaco di Novara e il dot. Fornara prefetto. Moscatelli resterà 1° sindaco di Novara fino a novembre, sostituito sino al marzo 1946 dal dr. Ermanno Lazzarino.

per un approfondimento vedi 26 aprile 1945: la resa dei tedeschi a Veveri.

Pochi giorni dopo tutto il paese partecipò ai funerali dei due veveresi uccisi a Quarna: officiava don Pietro con i frati di S. Andrea e della città; erano presenti il Sindaco e il Prefetto di Novara.

Per un approfondimento vedi Onori ai caduti nella lotta partigiana .

Nel giugno 1946, un referendum sancì la nascita della Repubblica Italiana e in quella occasione votarono per la prima volta anche le donne.

Nel 1947, dopo la fine della guerra e all'inizio della ricostruzione, Mario Pavesi ebbe l'idea di costruire un punto di ristoro presso il casello autostradale di Veveri, il primo di numerosi autogrill lungo tutte le autostrade che vennero successivamente costruite nel nostro Paese.

Il 29 ottobre 1950, domenica, da piazza Martiri, davanti al castello, alla presenza delle maggiori autorità cittadine e del sindaco, avv. Camillo Pasquali (3° sindaco di Novara dal marzo 1946 alla fine del 1947 e dal settembre 1949 al 1951), furono benedette le prime tre vetture dai colori bianco-verde della SUN S.p.A. destinate a servire la linea n°1, la Bicocca-Veveri. Dopo il rinfresco al Caffè ristorante Coccia, gli autobus partirono, uno diretto alla Bicocca, l'altro diretto alla piazza di Veveri. Giunto in piazza, poche parole di circostanza, una bicchierata delle autorità, tra cui il sindaco Camillo Pasquali, poi finalmente il primo servizio di autobus di Novara poteva iniziare con veri passeggeri a pagamento. Fu scelta quella data anche per permettere a molti cittadini di raggiungere il cimitero nel giorno della commemorazione dei morti. Per agevolare le manovre del bus, venne coperta la testa della fontana che sgorgava in piazza, una grande cavità circondata da maestosi gelsi: eliminati gli alberi, la pozza d'acqua fu inserita in una struttura di cemento e la stessa sorte toccò a tutta la fontana che transitava tra le case.

Gli autobus in servizio e quelli successivi erano in parte del tipo urbano FIAT 640 e A. R. 430 della capienza di 60 passeggeri con 14 posti a sedere, e parte del tipo urbano grande FIAT 680 e A. R. 800 della capienza di 80 passeggeri e con 24 posti a sedere: negli anni Sessanta viaggiavano ancora sulle nostre strade con bigliettaio a bordo.

Dalla fine del 1947 al settembre 1949 fu 4° sindaco di Novara l'avv.Porzio Giovanola; governò da vecchio socialista la città per soli trenta mesi prima di morire per tumore.

Negozi, aziende agricole e luoghi di ritrovo dagli anni trenta al dopoguerra

La maggior parte degli esercizi commerciali era ubicata lungo via Verbano; altri locali si trovavano stabilmente in piazza e nella prima parte di via Vignale. Cesare Fizzotti gestirà il Vecchio Sempione ancora per alcuni anni dopo la guerra; poi subentreranno le gestioni Savoini, Bergo-Galli, dal 1965-78 Amos De Marchi, infine i Montella che modificheranno il nome in "Nuovo Sempione".





La "Trattoria del Giardino" della famiglia Stara si trasferirà all'inizio degli anni Sessanta all'incrocio con la via per Cameri con il nome di "Trattoria da Teresio", nei locali dove prima lavorava un ombrellaio. Dopo il ritiro della famiglia Stara, agli inizi degli anni settanta, il locale rimase aperto come trattoria per poco ed era gestita da un certo Marco Ramella e, dopo altri due gestori che trasformarono il locale in una spaghetteria, divenne nel 1994 una pizzeria denominata "La conchiglia".
Il Circolo Operaio Agricolo ritornò ad essere un circolo di impronta social-comunista. Di fronte al Circolo, vi era il bar-trattoria di Pierino Re, che precedentemente era denominato dai veveresi la scavion, dal soprannome della monferrina Angela che lo gestiva col marito Pietro; anche questo locale avrà, dopo Pierino Re, diversi gestori, dal 1963 Giacomo Tacchini, proveniente dalla trattoria "La Camerese", che aprirà poi il "Bar Passeggeri" accanto al tabaccaio, lasciando il vecchio locale come bar a Gabriella Galli e poi alla famiglia Galoppini. Successivamente lo stesso fu risistemato per ospitare la rosticceria Bargnolo trasformata poi in un negozio di alimentari.





In piazza c'erano i due storici negozi di alimentari. Il più antico, presso il ponte della Mora, era gestito dalla famiglia di Attilio Miranda, poi passò agli inizi degli anni quaranta alle cognate Pinuccia Burlone (moglie di Aldo Manica) e Piera (moglie di Eugenio Manica); nel forno operava Aldo ma, a volte, anche Eugenio e impastava la farina e preparava le pagnotte Giuseppe Zecca, detto Pinìn. Questo negozio nei primi anni sessanta sarà rilevato dalla famiglia Pegorini che nel frattempo stava costruendo sul sedime del vecchio oratorio un piccolo supermercato chiamato "Vegè" che sarà aperto nel 1964. Poco distante vi era il negozio da tutti conosciuto con il nome dialettale della madre dei fratelli Pescio, Angiulö; la famiglia cuoceva il pane nel forno di Buslacchi Ercole (detto Butàsc) e dei figli Stefano, Nino, Carlo e Teodoro (detto Doru). I fratelli Pescio poi rivendevano il pane in piazza, e vi era una rivendita diretta di pane in via Vignale presso l'abitazione dei Buslacchi. Quando chiuse il forno dei Manica, il Pinin andò a lavorare nel nuovo forno, dietro il negozio dei Pescio, costruito dopo la chiusura di quello dei Buslacchi. Anche in questo negozio, dal 1967 al '75, è cambiata la gestione subentrando la famiglia di Renzo Zecca, figlio del Pinin. Alla sua chiusura il negozio si trasformerà prima in uno studio fotografico con Oreste Lesca( che successivamente si trasferirà nei locali dell'ex panetteria in piazza), quindi in uno per sementi e fiori con Lina Giorgi (che successivamente rileverà la ferramenta di Armando Tornotti), poi in un negozio per il noleggio di prodotti home video e per pochi anni in una rivendita di pane.
C'era un negozio di macelleria, tra la chiesa e l'entrata della cascina Fizzotti: era gestito da Angelo, figlio di Maria detta la biunda, moglie di Cesare Fizzotti, negozio che si trasferirà in piazza dove subentrerà un macellaio astigiano, prima di diventare un negozio di frutta e verdura gestito da Luigi Zen e poi da Enzo Bonafè e Antonella, figlia di Amos.





Davanti al Vecchio Sempione vi era una latteria aperta da una donna, poi da un certo Ambrogio, in fine venne presa in gestione, dal 1960 e fino al 1982, da Rosina Bergo e Carlo Rossetti con il padre Pietro: le bottiglie di vetro, sigillate con un sottile disco di alluminio pressato, erano portate di casa in casa con un piccolo triciclo, e si ritiravano le bottiglie vuote. Chiusa la latteria, il locale divenne un bar, prima gestito da un certo Guidi, poi, con il nome di "Topolino", dalla famiglia Mainardi.
In via Vignale, di fronte al forno Buslacchi, da molti anni vi era la cooperativa "Cairoli" che a metà del 1960 veniva chiusa quando erano commesse Anna Tencaioli ed Elvira Fagnoni. Contemporaneamente, sul sito del vecchio forno, era stata costruita la sua nuova sede che sarà inaugurata il 20 luglio 1960 con la gestione di Giuliana Pisoni che qualche anno dopo la rileverà in proprio; nello stesso tempo Elvira Fagnoni aprirà una drogheria, salumeria con rivendita di pane, nella parte nord di via Verbano. Più avanti, sempre sul lato della Cairoli, vi era un'altra bottega di alimentari e, dal nome di chi la gestiva, veniva chiamata Maria la buteghina.





Tra la piazza e l'inizio di via Vignale c'era il negozio del tabaccaio Carletto Comoli che sarà poi spostato in via Verbano. A quei tempi si vendevano soprattutto i sigari "Toscani" e le sigarette, generalmente sciolte, in piccole bustine di carta. Nella vecchia tabaccheria di via Vignale, Pierina Buslacchi aprì una merceria e cartoleria che nel 1986, con il nome "La piazza", divenne l'emporio di Giorgio Baiocchi sino al 2008.
Davanti alla cappella laterale della chiesa, c'era una edicola di giornali, un locale gestito allora da Giovanni Burlone, detto Giuàn pustìn, perchè era anche il postino di Veveri; a lui subentrarono Giulio e Natalina Saleri che sposteranno l'edicola, prima in un prefabbricato metallico in piazza, poi al piano terra della loro nuova abitazione in via Verbano. Nel negozietto davanti alla chiesa vecchia a lungo subentrerà un ciabattino, poi il locale diverrà l'Atelier Bertolini.
In un grande cortile, posto sul lato opposto del Sempione, si trovava, nei locali di proprietà di Angelo Clementi, il deposito e la rivendita di legna e carbone gestiti dal papà della Mariuccia Dones e, tra questo e la latteria, era situato il negozio del barbiere Francesco Moro, detto Cichìn al barbè. Alla fine degli anni sessanta, dopo alcuni anni nel vecchio negozio, Mario Paulato aprirà in piazza una nuova barbieria. Più in là per molto tempo sarà operativa la ferramenta di Armando e Luigina Tornotti: in quel negozio si andava a comprare di tutto dalle lampadine ai vasi da fiore, dai piatti alle stoviglie per la casa, le bombole del gas o le mollette per stendere i panni. Negli ultimi anni di vita del negozio subentrerà Lina Giorgi sino al 2000. Sempre in via Verbano, per un periodo non lungo, fu aperta da Rita Brustia in Giorgi una fiaschetteria.





Nei primi decenni del dopoguerra visitavano il nostro borgo anche diversi commercianti "itineranti": uno si chiamava Natale, trainava a mano un carretto, una piccola merceria ambulante, e passava nei cortili attirando con i suoi richiami la curiosità delle donne; un altro, Mario Moffetta, veniva da Mezzomerico, vendeva in estate il ghiaccio per la ghiacciaia, al giasciarö, e uva "americana" in autunno. Ogni tanto passava da Veveri con il suo carretto trainato da un cavallo, il signor Banfi, venditore di patate (pùm da tèra) e Martino, un anciuàt (venditore ambulante di acciughe). Un altro personaggio operava anche prima della guerra, era al bumbunàt; abitava dietro la latteria e la domenica con due grosse ceste di vimini, davanti alla chiesa, nelle osterie e per il paese vendeva caramelle, biscotti, liquerizia e paste secche.
Pur non avendo un vero e proprio negozio, ma semplicemente un loro laboratorio, operavano a Veveri anche un fabbro, un orologiaio (per breve tempo) e ben tre falegnami, Aredi, Gaudenzio Clementi e Nino Laudani, giunto da Catania negli anni quaranta e falegname in Veveri dal 1964 fino al 1985.
Stessa considerazione per le parrucchiere per signore: la più conosciuta era Maria Gualla che operava a casa propria; fece eccezione nel 1953 Piera Barale che aprì un negozio di pettinatrice a pochi metri dalla vecchia chiesa. Operavano allora alcune sarte, come Ernesta Garavaglia, un ciabattino, il signor Balzarini, nel cortile "Pescio" e un altro barbiere, detto al barbèrin, che aveva un negozietto presso l'essiccatoio di Angelo Tacchini ubicato vicino alle vecchie scuole.
Proprio nei locali delle vecchie scuole, dal 1938 al 1944, Mario Monferini, papà di Anna e Angelina, aprì un negozio dove riparava le biciclette e, nello stesso tempo, lavorava il ferro producendo inferriate e cancellate. A lui subentrò per un certo periodo il signor Roberto Chiesa.









Naturalmente in quegli anni l'economia di Veveri era ancora dominata dall'agricoltura e dall'allevamento di bovini e di suini. Il nostro soprannome di cinìn da Vèvar è dovuto ad un grosso allevamento di maiali, quello di Gaudenzio Tacchini nella curt dal bröl; ebbe origine nel 1915 circa e fu dimesso nel 1939; venivano allevati dai trecento ai quattrocento maiali, divisi per la loro età all'interno della porcilaia. A quei tempi il Tacchini ritirava tutto il latte prodotto in Veveri e il casaro Marchioni, in un locale apposito, lo lavorava e produceva gorgonzola; i residui della lavorazione, in particolare il siero, erano usati per ingrassare i piccoli maiali. Quando, a causa della sua morte, fu chiuso questo allevamento, gli eredi affittarono la porcilaia sino alla fine degli anni Cinquanta ai fratelli Bossi, mentre se ne ingrandiva un altro già presente e gestito dal padre dei quattro fratelli Invernizzi, Pino, Giovanni, Antonietta, detta Netta, e Alda, a destra della prima curva di via Roggia Mora. Anche loro lavoravano il latte veverese con l'aiuto del casaro Merlo. Quasi contemporaneamente anche Oreste Romanzani iniziò ad allevare maiali alla fine della guerra, ma non lavorava il latte.











Erano operative l'azienda agricola dei Ramella accanto a quella di Gaudenzio Tacchini e di Emilio Callini detto Calin; di Giovanni Fizzotti e di Roberto Chiesa, poi vi era, più in là, l'azienda del dottor Agostino Roggia con i suoi salariati a cui subentrerà prima un certo Gambaro, tra il 1951 e il 1957, poi la famiglia Pagani. Lungo la roggia Mora c'era l'azienda di Giuseppe Tacchini, detto Pucìn, dove poi subentrerà Antonio Ugliotti detto Togn, mentre lungo la via Vignale si incontravano le aziende, e le relative stalle, di Burlone Serafino e del fratello Carlo, della famiglia Del Signore, fittabile dei Gorla, di Angelo Tacchini, fittabile di Francesco Buslacchi (al sciur Cichìn), di Emilio Buslacchi, padre di Sandro, al Culumbaron, quella della famiglia di Nino, Carlo e Teodoro Buslacchi con il vecchio Ercole Butàsc, di Efisio Buslacchi, detto Fisiu, figlio di Eugenio, che aveva l'azienda dopo le vecchie scuole, mentre in via Malvirà vi era l'azienda di Pietro Fizzotti e nel cortile del prete quella di Serafino Fizzotti che, con i carriaggi, usciva in via Malvirà.

Il Cavetto di Veveri ha l'attuale presa d'acqua nella parte terminale del Canale Regina Elena, presso l'ultima centrale idroelettrica del medesimo, poco a nord di Veveri. Pur essendo esistente dal periodo anteguerra, il Cavetto fu allargato e risistemato nel 1952 per le aumentate richieste soprattutto della zona industriale di S. Agabio, area nella quale termina in due rami. Durante quei lavori, all'intersezione con la fontana Bini, fu ritrovata una tomba e resti di altre risalenti al I-II secolo d.C., reperti che hanno dato inizio alla nostra storia.

Quinto sindaco di Novara fu l'avv. Giuliano Allegra che rimase in carica dal 1952 al giugno 1956 (precisazioni di Lorenzo Grassi).

Nel 1953, l'autostrada costruita nel 1932 risultò insufficiente per il traffico in aumento dopo la guerra. All'inizio si pensò ad un semplice allargamento del piano viabile, dagli 8 metri originali ai 10 metri. Ma anche questi lavori non furono sufficienti e tra il 1956 e il 1962 si passò al raddoppio della stessa autostrada. Il vecchio chiosco Pavesi dovette essere smantellato perchè sul suo sedime sarebbe stata costruita la seconda corsia allargata.

Domenica 3 gennaio 1954 molti veveresi si ritrovarono nella saletta dell'osteria del "Teresio" poichè la RAI, Radiotelevisioneitaliana, iniziava le sue trasmissioni televisive, e il Teresio era tra i pochi a possedere un televisore.

Don Pietro Fortina, ormai decano dei parroci diocesani, il 10 maggio 1954 rinuncia alla parrocchia, chiedendo però di rimanere a Veveri, sino alla morte, nella vecchia casa parrocchiale dove era arrivato nel novembre 1908. Ai primi di settembre di quell'anno moriva, e i funerali furono celebrati dal don Alberto Boschi di Villadossola che gli subentrerà come parroco il 26 settembre, rimanendo a Veveri fino al 1964.




Il 1954 fu anche uno degli ultimi anni durante il quale si videro ancora le mondariso nelle risaie che attorniavano ancora il paese. Per molti anni le donne di Veveri avevano svolto questo pesante lavoro per diverse settimane, ogni anno, con le gambe immerse nell'acqua dal mattino alla sera, con moscerini e zanzare e le fastisiose sanguisughe. Poi vennero giovani ragazze e donne dal Veneto, dalla Emilia e Romagna e, da ultimo, dal Meridione. Finita la monda un sacco di riso, un chilo per ogni giorno di lavoro, e pochi soldi poi, portate con i carri agricoli alla stazione, un lento ritorno a casa in treno. Il Corriere di Novara del 22 luglio 1954 riporta la foto delle mondariso in stazione. Sabato 17 luglio erano partite da Novara ben 7 tradotte, alcune provenienti da Vercelli, appositamente approntate per le centinaia di giovani donne. Molte di quelle ragazze rimasero a Veveri, altre giunsero in quegli anni, come pure molti muratori, carpentieri, uomini da fatica per realizzare gli edifici della caserma e dello sviluppo edilizio di quegli anni, dando vita al primo vero incontro di culture diverse che prosegue anche ai giorni nostri.

L'8 marzo 1956 arrivò, inattesa, la tragica notizia della morte di Emilio Stara, tenente pilota tra i primi ad utilizzare aerei a reazione, precipitato con un piccolo aereo a Cavalon, in provincia di Verona. I solenni funerali videro la partecipazione di tutto il paese che accompagnò il feretro a piedi da Veveri al cimitero di Novara.

Don Pietro già da tempo pensava ad una nuova chiesa, più consona alla popolazione di Veveri che in quegli anni, anche grazie all'immigrazione veneta e meridionale, stava aumentando. Appena giunto a Veveri don Alberto ideò un sistema semplice per raccogliere i fondi destinati alla nuova chiesa. Aveva preparato dei cartelloni con disegnati dei mattoni: quando i fedeli, per ricordare i propri defunti o per altre occasioni offrivano dei soldi, don Alberto colorava i mattoncini, scrivendo il nome del donatore. Poi, secondo l'ammontare dell'offerta, si usò lo stesso sistema per i banchi e per le altre necessità. Uno dopo l'altro i tabelloni si riempivano e dopo dieci anni fu predisposto il progetto della nuova chiesa e dell'oratorio.

Nel gennaio 1952 erano iniziati i lavori per costruire la Diga di Porto della Torre, larga 204 metri tra le due sponde del Ticino, lavori che termineranno nel 1954 così che, nel luglio dello stesso anno, ultimato anche il Canale Regina Elena, in parte in galleria e in parte a cielo aperto, l'acqua del Ticino fu immessa nella nuova struttura idraulica e, a nord di Veveri, nei pressi del ponte della statale del Sempione, gli abitanti del paese videro arrivare, con una zampillante cascata, l'acqua del Lago Maggiore nel lento fluire delle acque del Canale Cavour.

Nel giugno 1956 divenne 6° sindaco di Novara l'avv. Alessandro Bermani che rimarrà in carica sino all'ottobre 1962 con una parentesi tra il 1961 e il maggio 1962 quando governò la città il commissario prefettizio Luigi Farrace (in questa occasione il mo. Serafino Alessandri fu scelto come referente per Veveri). Bermani fu tra i sindaci di Novara il più amato e il più popolare; andava in giro con la sua "Celestina", una mitica e scassata bicicletta, più volte vista anche al Circolo di Veveri dove Bermani veniva a giocare a bocce e a carte.

Iniziati i lavori di raddoppio dell'autostrada con i cambiamenti che tale opera stava producendo nella zona, convinsero don Alberto e padre Pio Pontiroli, parroco di S. Andrea, che era opportuno rivolgersi a mons. Gilla Vincenzo Gremigni, vescovo di Novara, per ridefinire i confini delle due parrocchie. Si decise di usare come demarcazione proprio il tracciato autostradale e tale decisione fu ratificata l'8 dicembre 1956. In quegli anni prima fu acquisita l'area della vecchia osteria del Teresio che venne utilizzata come oratorio, poi, nel 1959, iniziarono finalmente i lavori per costruire il nuovo oratorio.

Dall'ottobre 1962 al settembre 1967 il 7° sindaco di Novara, dopo Bermani, fu Cornelio Masciadri con la prima giunta di centro-sinistra. Nel 1964, senza poter vedere la fine dei lavori, don Alberto lasciò la parrocchia di Veveri per andare in quella di Borgosesia.
Mentre una parte del paese portava ancora le tracce del passato con le vecchie cascine, a nord, lungo la sia Verbano e ad est del Quintino Sella, lungo via per Cameri, nascevano le prime industrie del nostro territorio, prima tra tutte la EGO.


1962

Estate del 1964
don Alberto parte

Don Giovanni
Angelo Clementi
e Amelia Fontana

Don Giovanni riceve
il vescovo Placido
Maria Cambiaghi

5 maggio 1968
è inaugurata
la nuova chiesa

Don Franco
Ghirardi

In quello stesso anno, poco dopo, giunse a Veveri un giovane prete, don Giovanni Zolla di Forno in Valstrona. Anche lui rimarrà a Veveri solo dieci anni, fino al 1974. In quattro anni, terminato l'oratorio, verrà edificata la nuova chiesa e sabato 4 maggio 1968 il vescovo di Novara, Placido Maria Cambiaghi consacrerà l'edificio religioso così a lungo atteso. La mattina di domenica 5 maggio, alla presenza delle autorità cittadine, tra cui il sindaco Rinaldo Canna (1967-1970) e il futuro sindaco Ezio Leonardi (1971 e 1973-agosto 1978), viene celebrata la prima messa solenne nella nuova chiesa.




La vecchia e onorata chiesetta di S. Maiolo sarà sconsacrata e venduta, ma sparirà dalla vista anche la roggia Mora ricoperta tra il ponte nei pressi del cortile Romanzani e il ponte della via Verbano. L'11 marzo 1973 venne inaugurata la nuova statua di s.Maiolo, realizzata in legno dallo scultore V. Giacomo Mussner. Il 22 settembre 1974 don Giovanni fu nominato parroco di Omegna e passò le consegne al nuovo parroco don Franco Ghirardi che da allora ha guidato la comunità di Veveri.





Tra il 1976 e il 1978 due gravi incidenti avvennero nella zona centrale di Veveri: erano gli ultimi di un numero impressionante di eventi luttuosi e, nonostante le richieste della popolazione dopo le due vittime del 1976, non un amministratore comunale, non un dirigente, non un tecnico si era mosso per evitare tali tragedie. Ci vorrà un'altra vittima, otto mesi dopo, per far insorgere tutto il paese e obbligare gli amministratori pubblici a porre rimedio ad una vera strage di oltre dieci cittadini, in gran parte bambini, morti per incidenti stradali in un breve tratto di strada.
Nel pomeriggio del 7 giugno 1978 gli abitanti si riunirono in un'assemblea convocata da Orlandi, presidente del consiglio di quartiere, e poi decisero di ricorrere alle maniere forti. Scesero in strada, occupandola, bloccando il traffico per un paio d'ore. Dettero così vita ad una delle manifestazioni più spontanee, sincere ed estemporanee che la città abbia mai conosciuto. Il venerdì successivo, il 9 giugno, nuova manifestazione popolare: avrà una durata di due ore e otterrà il semaforo in piazza e, successivamente, la costruzione di via G. Rossa; le altre promesse non furono mai mantenute per oltre trent’anni.
Era sindaco di Novara in quegli anni Maurizio Pagani (1978-giugno 1981)



Nel giugno 1978 un cittadino veverese d'adozione, Guglielmo Agradi, presidente e amministratore della Ego, uno dei primi insediamenti industriali veveresi di una certa dimensione (300 dipendenti), all'età di 58 anni è eletto presidente dell'Associazione Industriali di Novara. Da poco scomparso (24 ottobre 2006 all'età di 86 anni), Agradi è sempre rimasto molto legato alla comunità veverese e alla parrocchia tanto che la famiglia ha offerto il nuovo organo sostituendo quello offerto dalla famiglia Zorloni in ricordo dei figli scomparsi in età giovanile: ora i due nomi, Zorloni e Agradi, sono accumunati nella nostra chiesa come benefattori.

Nel maggio 1994 è stato celebrato solennemente il millenario della morte S. Maiolo e per l'occasione sono stati costituiti i quattro cantoni, una sorta di richiamo ai vecchi cortili veveresi del passato, e si è svolto un articolato palio con numerose manifestazioni durate una settimana, compresa la corsa dei cinin.









A partire dall'inizio degli anni novanta il territorio posto ai confini di Veveri, sul lato sud, nei quartieri Nord e Nord-Est, si è realizzato, in uno spazio da secoli dedicato alle attività agricole, lo sconvolgimento più consistente dell'ambiente, prima con la costruzione del Centro Interportuale Merci, entrato in funzione nel 1995.


Novara alla fine degli
anni Ottanta

I cinque ponti
tra Novara e Veveri
la nostra Muraglia Cinese

Novara da 7.000 metri
alla fine del 2007

A 7.000 metri la
Grande Muraglia quasi
non si nota più

Poi, nel 2001, è stata messa in cantiere un'altra opera terminata nel 2006, il TAV: questa costruzione in particolare per Veveri è stata la più disastrosa. Per due anni, giorno e notte, centinaia di autocarri carichi di ghiaia, sono transitati attraverso le nostre strade, creando non pochi guai alla popolazione. Sono stati aggiunti ai due grandi ponti autostradali preesistenti altri tre ponti, ancor più imponenti, costituendo un complesso che ha isolato il nostro paese dalla città, più imponente della grande muraglia cinese, visibile dallo spazio anche a notevole altezza.

Nella primavera del 2007 si diffonde la notizia che la soc. TERNA interverrà sulla linea AT 132 KV “Momo-Novara Nord”, che da molti anni transita ai limiti occidentali del paese, interrandola attraverso le principali vie di Veveri. Viene presentata una interrogazione in Quartiere ma non viene fornita nessuna risposta. In piena estate si forma un piccolo comitato di cittadini informati della vicenda e, attraverso numerosi articoli di giornale, lettere inviate ai medesimi, interviste alle televisioni locali, sollevano il problema. Ai primi di settembre il comitato informa la cittadinanza mediante un volantino e la sera del 10 settembre numerosi veveresi si presentano in Quartiere per saperne di più. Sabato 22 settembre e domenica 23 sul piazzale della chiesa vengono raccolte 450 firme sotto una petizione che chiede di modificare il percorso. Il 2 novembre giunge la risposta del Comune: i cavi dell'alta tensione non passeranno più all'interno di Veveri. Ancora una volta la mobilitazione del paese ha ottenuto una maggior considerazione dalle autorità comunali.

Nel 2009, chiude la EGO (agosto), fabbrica simbolo di Veveri, la prima ad essersi insediata nel nostro territorio dove molti veveresi hanno lungamente lavorato: Dopo molte richieste fatte dal quartiere fu ristrutturata la facciata esterna della scuola materna e, sempre al consiglio di quartiere, fu presentato il progetto per un centro polifunzionale assistenziale dalla “Cooperativa Nuova Assistenza” che andrà ad occupare il sedime della scomparsa cascina Cantone.

Sia pure parzialmente sistemata la viabilità di Veveri con la costruzione della Via Guido Rossa alla fine degli anni Settanta, il continuo aumento del traffico, soprattutto di quello pesante, ha creato negli ultimi anni numerosi problemi: molti gli incidenti stradali lungo Via Verbano, nell'area della Piazza Martiri, all'incrocio tra Via Verbano, Via Cameri e Via Tricotti, numerosi i mezzi, anche di grandi dimensioni, che entrano in Veveri contromano, numerosi veicoli che sfrecciano in centro a velocità troppo elevata.

Nei giorni 19 e 20 settembre 2009, quasi esattamente due anni dopo la petizione precedente, sul piazzale della chiesa, gli amici dell’Associazione Vèvar, raccolgono le firme in calce ad una petizione che chiede alla Giunta comunale di occuparsi della sicurezza degli abitanti del piccolo rione lungo le due vie più trafficate. A novembre i rappresentanti della petizione ottengono l’attenzione dell’amministrazione comunale che porterà alla presentazione a fine 2010 di un progetto di riqualificazione del centro abitato di Veveri, che ha dei limiti, ma che ha affrontato i problemi di sicurezza. La riqualificazione di via Verbano, di via Vignale e della piazza Martiri è iniziata nell'autunno del 2012 ed è terminata nel maggio 2013.

Nella primavera del 2010 inizia la costruzione al Cantone del centro polifunzionale assistenziale e nell’autunno 2014 questa grande realizzazione, una delle più moderne della città, è ultimata. "Nuova Assistenza-Parco del Welfare" potrà ospitare 88 degenti nella sezione RSA per anziani non autosufficienti, avrà 20 posti letto nell'area per degenti Alzheimer, un reparto diurno con 20 posti per la stessa patologia, una comunità mamma-bambino con 10 posti letto, una comunità educativa per minori con 10 posti letto con un corpo centrale che ospita gli uffici, una sala conferenze e un centro servizi per le associazioni della realtà novarese.

Dall’agosto 2013 si lavora all'allargamento del sedime autostradale con la demolizione dei vecchi ponti che scavalcano via Verbano e il canale Quintino Sella e la costruzione dei nuovi ma anche l’allargamento del sottopasso di via delle Rosette.

21 marzo 2014, l'ing.Sergio Foglia mi comunica una notizia molto bella per il nostro piccolo paese: l'International Astronomical Union (IAU), nell'International Catalogue of Minor Planets, al n° 4800, all'asteroide con la denominazione preliminare "1989 TG17" ha dato il nome di "VEVERI". È un asteroide con un diametro di circa 10 km e un periodo di rotazione intorno al Sole di 5,21 anni. L'asteroide era stato scoperto il 9 ottobre 1989 da H. Debehogne presso l'European Southern Observatory. Il nome alla “Commissione per la Attribuzione dei Nomi dei Corpi Minori del Sistema Solare” della “Comunità Astronomica Internazionale”(IAU) è stato proposto da Sergio Foglia e da me che avevo chiesto questo onore per Veveri da quando lo conobbi alcuni anni fa. Sergio, da oltre venti anni è Responsabile della Sezione di Ricerca degli Asteroidi della Unione Astrofili Italiani e con altri astrofili, veveresi e non, trascorre molte ore presso l'Osservatorio di Suno e ha una vera passione per questi pianetini che si trovano nella fascia degli asteroidi tra Marte e Giove che contiene milioni di piccoli corpi rocciosi.

Nel 2016 sono iniziati i lavori per la circonvallazione a doppio senso sulla Via Rossa con la costruzione di tre rotonde ai rispettivi incroci con Via Verbano e Via Cameri.

18 gennaio 2015: Google earth ha modificato, aggiornandole ai primi mesi del 2014, le immagini satellitari di Veveri; in particolare per la Via Verbano e la piazza appare la nuova viabilità, mostrano le diverse nuove costruzioni in Via Vignale, dopo l'Acquario, lungo la Via delle Rosette e presso l'autostrada. Completano il quadro le immagini dei quattro storici cortili veveresi.

Lo sviluppo edilizio iniziato ad ovest e in via Vignale comporterà nei prossimi anni l’aumento della popolazione, ma anche del traffico veicolare con evidenti problemi di viabilità tra la regione del Cantone e il centro di Veveri.
Crescendo la popolazione, ma anche le nuove necessità come conseguenza del mutato tenore di vita, a Veveri i negozi e i luoghi di ritrovo si diversificano ma si riducono le offerte merceologiche anche a causa della concorrenza delle grandi strutture commerciali sorte in città e nei dintorni. Nel settore alimentare rimane La Vecchia Bottega, la torrefazione Caffè Noalito, una fiaschetteria e un nuovo negozio di prodotti alimentari regionali (era operativa fino al 2014 una macelleria).

Sono operativi il vecchio Circolo, il bar Passeggeri il Verbano, il bar gelateria ricevitoria Topolino, il ristorante pizzeria Nuovo Sempione, il ristorante pizzeria La Conchiglia e una nuova gelateria, La Nocciola. Tra gli altri esercizi pubblici vi sono la tabaccheria e ricevitoria del lotto, la rivendita di giornali, il calzificio Gatti, (erano operativi fino al 2014 due negozi di divani) il gruppo mobili Giorgi poco fuori Veveri, alcune vetrine di rappresentanza, l’agenzia immobiliare Alfa, due parrucchiere, due centri estetici, uno sportello bancario della Banca Popolare di Intra e l’ufficio postale. Rimangono solo due aziende agricole, quella di Gian Carlo Tacchini e quella di Antonio Ramella, più nessuna stalla!

Per impulso del quartiere, dagli anni settanta sono stati realizzati alcuni parchi pubblici in via santa Caterina, dove sono stati collocati alcuni spazi e giochi per i bambini e dove è presente anche il campo di calcio del Veveri, in via Buslacchi, in via Lampugnani e un parchetto alla fine della via santa Caterina.

Tra i ponti dell'autostrada e della TAV e Via delle Americhe, dal febbraio 2015, è in costruzione l'isola ecologica voluta dall'allora Consiglio del Quartiere Nord, su impulso del sottoscritto, oltre cinque anni fa. La ditta incaricata prepara la piastra d'appoggio dei vari cassoni che raccoglieranno la porzione riciclabile non raccolta porta a porta ma che doveva essere smaltita in Via Sforzesca, alla Bicocca. Il 7 ottobre l'isola ecologica di via delle Rosette è stata inaugurata.

L’ultimo progetto denominato “Parco commerciale e urbano attrezzato di Veveri” ha fatto il suo iter in Consiglio Comunale e dovrebbe essere attuato nei prossimi anni: interesserà l’area dove sorgeva un supermercato, a sud della linea ferroviaria del TAV; qui verranno realizzati tre complessi commerciali, sarà rilocalizzato il distributore di gas e saranno posti altri servizi. A nord dell’autostrada vedrà la luce un vasto parco pubblico in gran parte alberato e dotato di servizi, e sarà costruito in mezzo al verde un asilo nido, tra il Quintino Sella, ad ovest e la vecchia strada sterrata “Colubrina”, ad est.
I lavori sono effettivamente iniziati nell'autummo 2015 e, alla fine del 2016, risulta quasi ultimato l'edificio maggiore che ospiterà il nuovo supermercato, mentre è iniziata la ristrutturazione del vecchio Carrefour.