Monza

Foto di Livio G. Rossetti
16 marzo 2019

Breve gita organizzata a Monza con "Tu mi fai girar...", agenzia di Cossato. Salgo a Novara Est in un bus strapieno con l'accompagnatrice Silvana, sempre gentile e disponibile e già incontrata in altre escursioni. Verso le ore 10,00 raggiungiamo la nostra meta.

Monza è un comune italiano di 123 776 abitanti, è il terzo comune della regione per numero di abitanti, preceduto da Milano e Brescia La città sorge nell'alta pianura lombarda al margine meridionale della Brianza e dista circa 20 chilometri da Milano. Il suo territorio è attraversato da nord a sud dal fiume Lambro. All'ingresso a nord nel centro storico, una biforcazione del fiume creata artificialmente a scopo difensivo nei primi decenni del XIV secolo dà luogo al Lambretto, che si ricongiunge al corso principale del Lambro alla sua uscita a sud dall'antica cerchia delle mura oggi interamente demolite. Monza si trovava sulla Via Aurea o Via Spluga, strada consolare romana diretta a Como e al passo dello Spluga. Monza diviene centro importante durante il regno ostrogoto: Paolo Diacono ne sottolinea la salubrità del clima, ragione che induce Teodorico a costruirvi il suo Palatium magnum.

Successivamente conosce nuova importanza quando viene scelta come residenza estiva dalla regina Teodolinda, principessa bavarese, vedova di Autari e sposa di Agilulfo, re dei Longobardi. La regina fa edificare un palazzo magnificamente decorato con le imprese dei Longobardi e accanto al palazzo fonda una basilica che dedica a san Giovanni Battista come cappella palatina. Alla sua morte, avvenuta nel 627, Teodolinda è sepolta all'interno della Basilica. Il luogo della sepoltura è subito fatto segno di devozione, sino al 1308, quando i resti della sovrana vengono traslati in un sarcofago, oggi collocato all'interno della cappella della Regina. In seguito la città entrò nei domini del Sacro Romano Impero, pur con ampi margini di autonomia, e infine, dall'XI secolo, entrò nell'orbita di Milano.

Monza passò in seguito sotto il dominio spagnolo, poi asburgico quando Maria Teresa d'Austria portò a Monza la corte asburgica, edificandovi la villa arciducale per il figlio. Monza rimase sotto il dominio austriaco fino a diventare parte, nel 1859, del Regno di Sardegna poi Regno d'Italia dal 1861. Il 29 luglio 1900 viene assassinato a Monza, per mano dell'anarchico Gaetano Bresci il re d'Italia Umberto I.

Attraversiamo la piazza centrale dove si trova il municipio e giungiamo nei pressi del primo punto di richiamo della città, l'antico Arengario. L'Arengario si trova nel centro storico, in piazza Roma, punto da cui partono le vie principali dell'area pedonale. È l'antico Palazzo Comunale, costruito nel XIII secolo. Inizialmente era privo della torre e della Parlera, il balcone da cui si affacciavano i governanti per parlare alla popolazione. Ormai non svolge più le sue antiche funzioni e vi si accede al piano superiore attraverso una scala esterna di recente costruzione. Proseguendo, e a breve distanza, ci imbattiamo nel Ponte dei Leoni, che fu edificato sul fiume Lambro nel 1842, vicino ai resti del Ponte d'Arena risalente al I secolo, in occasione dell'apertura della via Ferdinandea. Il ponte è costituito da tre arcate ribassate con spallette in granito. Ai lati i quattro leoni di marmo, su basamento.































Con una breve deviazione rispetto al ponte, entriamo in un vicolo di sapore medioevale e arriviamo davanti ad una antica costruzione denominata "Torre di Teodolinda", una torre medievale situata ad arco della strada lungo la via Lambro. Si tratta di un edificio che risale al XIII secolo. La torre appartenne alla Famiglia Pessina che qui riscuoteva il dazio sulle merci che entravano in città. La torre è tuttora utilizzata come abitazione privata. All'inizio la torre faceva parte dell'apparato difensivo di Monza, poi divenne uno dei punti di accesso della città e fu chiamata Porta Lambro, proprio perché serviva di transito delle merci dal fiume Lambro alle piazze della città. A pianta quadrata, è alta tre piani; il pianterreno ha una volta a botte ed è attraversato dalla stessa strada. Le finestre del primo piano sono bifore simili a quelle dell'Arengario mentre quelle del secondo piano sono monofore ad arco a sesto acuto; al terzo piano infine sono trifore con colonnine. Al terzo piano sono murati due medaglioni che raffigurano lo stemma medievale di Monza. La torre è stata rimaneggiata verso il 1880.












A breve distanza è ubicata la "Casa della Luna". L'edificio si trova in vicolo Lambro, la strada più antica della città. Il nome dell'edificio deriva dalla presenza in testa alla trave che sporge sul lato dell'edificio di un manufatto che rappresenta una luna, cioè l'antico stemma monzese in epoca comunale che era appunto una luna rossa in campo bianco; tuttavia si ritiene che il bassorilievo sia dell'Ottocento. La casa è comunque considerato l'edificio civile più antico della città anche se le modifiche che si sono susseguite nel tempo hanno modificato l'aspetto originale.

A due passi da questa antica costruzione si giunge alla Piazza del Duomo. La tradizione vuole che sia stata la Regina Teodolinda ad ordinare la prima costruzione del duomo. La riedificazione nella forma odierna, risale al 1300. La chiesa diventa una grande basilica degna per le incoronazioni imperiali, secondo la tradizione germanica che imponeva all'imperatore di assumere tre corone: quella d'argento ad Aquisgrana, quella d'oro a Roma e quella "di ferro" appunto a Monza. La corona Ferrea , secondo la tradizione, contiene uno dei chiodi usati per la crocefissione di Cristo. La Chiesa riconosce il carattere di reliquia alla corona, e proprio per questo è conservata in chiesa e portata una volta all'anno in processione. Dal transetto sinistro, attraverso il chiostro del settecentesco cimiterino, si accede al Museo Serpero, che conserva il tesoro del duomo. La torre campanaria ha un’altezza di circa 79 metri, e la sua costruzione iniziò nel 1592. Nel 1606 il campanile era completato, ma soltanto nel 1628 il cardinale Federico Borromeo benedisse le campane.

La facciata si compone di cinque scomparti, separati da quattro lesene e chiusi alle estremità da contrafforti. Il prospetto è decorato da piccole edicole che ospitano statue di santi. Nella parte superiore si trova un grande rosone. Il protiro è in stile rinascimentale: i due medaglioni dell'arcata contengono i busti di Teodolinda e del suo sposo Agilulfo, degli inizi del XVIsecolo; sopra è situata la copia in bronzo della statua del Battista, mentre l'originale trecentesco in rame sbalzato è conservato nel museo. Alle spalle del Battista, si individuano alcuni oggetti del Tesoro: la Chioccia con sette pulcini, la Croce del Regno e la piccola Tazza di zaffiro.

L'interno è a croce latina, con tre navate. I pilastri che separano le navate sono a sezione ottagonale, con capitelli figurati che appresentano fiere, aquile, telamoni, grifi, sirene e centauri, mentre i semicapitelli dell'arcone trasverso rappresentano Cristo e gli Evangelisti. Le pareti sono decorate con i ritratti di re longobardi e imperatori ritenuti incoronati con la Corona Ferrea. Da segnalare sulla parete di fondo del transetto destro l'Albero della vita, affresco del 1556. L'altare maggiore, realizzato fra il 1793 e il 1798 è in marmo e bronzo dorato con inserti di ametista e lapislazzuli. Il paliotto della mensa è un capolavoro dell'oreficeria gotica lombarda: la decorazione racconta la Vita di S. Giovanni Battista e al centro è raffigurato il Battesimo di Cristo. Anche sulle pareti del coro sono riportare le Storie di S. Giovanni Battista. A sinistra del presbiterio si trova la cappella di Teodolinda. Sull'arco di ingresso è raffigurato S.Giovanni Battista mentre benedice Teodolinda, Autari, Agilulfo e Adaloaldo. Vicino alla regina è raffigurata una colomba con la scritta "Modo", mentre Teodolinda risponde "Etiam": le due parole che, secondo una leggenda medievale , danno origine all'antico nome di Monza, "Modoetia". I resti della regina Teodolinda riposano in un sarcofago posto dietro l'altare.




































La cappella di Teodolinda si trova a sinistra dell'abside. Vi si conserva, in un'apposita teca nell'altare, la corona ferrea, ed è decorata da un ciclo di affreschi degli Zavattari, famiglia di pittori con bottega a Milano, che è il maggior esempio di ciclo pittorico dell'epoca tardo gotica lombarda. La cappella venne eretta, alla fine del XIV secolo. Come ha chiarito un documento notarile rinvenuto alcuni anni fa, la decorazione fu realizzata dalla famiglia Zavattari tra il 1441 circa e il 1446. Nel 2008 è incominciato un programma di restauro dei dipinti che si è concluso nel gennaio 2015. L'ambiente, chiuso da una cancellata è coperto da una volta costolonata nelle cui vele sono dipinti gli Evangelisti. Si tratta del primo intervento decorativo della cappella del 1433.

La serie delle Storie di Teodolinda si compone di 45 scene disposte su cinque registri sovrapposti che rivestono interamente le pareti. La decorazione è introdotta dal grande arcone nel quale giganteggia la figura di san Giovanni Battista, cui è dedicato il tempio, adorato dalla regina e dal marito Agilulfo. La scena 32 è firmata collettivamente "de Zavatarijs" e datata 1444. La numerazione delle scene parte dall'alto a sinistra ossia da nord a sud. Le scene da 1 a 23 descrivono i preliminari e le nozze tra Teodolinda e Autari, fino alla morte del re; da 24 a 30 sono raffigurati i preliminari e le nozze tra la regina e il secondo marito Agilulfo; da 31 a 41 si narra la nascita e sviluppo del duomo, la morte di Agilulfo e quella di Teodolinda; dalla 41 alla 45 infine si narra dell'approdo sfortunato dell'imperatore Costante e del suo ritorno a Bisanzio. In particolare si contano ben 28 scene nuziali o di preparazione al matrimonio. Molti sono gli episodi di vita cortese, come i balli, i banchetti, le feste, le battute di caccia, con una preziosa descrizione di abiti, acconciature, armi ed armature, che forniscono uno straordinario spaccato della vita di corte a Milano nel XV secolo. La tecnica pittorica è molto complessa e preziosa, con affresco, tempera a secco, decorazioni a rilievo, dorature in foglia e in pastiglia, come in una grande miniatura monumentale.









































Il Museo e tesoro del duomo di Monza è stato istituito nel 1963 e si sviluppa come struttura ipogea sotto il Chiostrino del Duomo. L'originaria struttura è stata ampliata e riaperta al pubblico nel 2007. Il museo conserva opere dell'antichità e dell'alto medioevo, a partire dalle suppellettili liturgiche donate dalla regina Teodolinda. Il tesoro è stato successivamente arricchito da Berengario I re d'Italia e dai Visconti. Tra il 1797 e il 1815, a seguito delle spoliazioni napoleoniche, il tesoro è stato requisito e trasferito a Parigi da cui ha fatto ritorno a Monza solo dopo il Congresso di Vienna. Alcuni oggetti, come la Corona di Agilulfo e l'Evangelario di Ariberto, non fecero più ritorno da Parigi, rubati e fusi per ricavarne l'oro nel 1804.

La Chioccia con i pulcini è l'opera di oreficeria longobarda risalente al V o al VI secolo tra le più famose del Museo. L'opera, raffigurante una gallina e sette pulcini intenti a beccare, è in argento dorato, rubini e zaffiri. La chioccia fu lavorata a sbalzo mentre i pulcini, più recenti, furono ottenuti per fusione. L'occhio sinistro della chioccia è costituito da una gemma romana del I secolo a.C. con la figura di un guerriero. La tradizione vuole che questo lavoro appartenesse alla regina Teodolinda, che fosse stato rinvenuto nella sua primitiva sepoltura e che presso la popolazione dei Bavari, da cui Teodolinda proveniva, questo soggetto fosse considerato il simbolo del rinascere della vita. La corona detta di Teodolinda è una corona votiva esempio di oreficeria altomedievale, databile al VI-VII secolo. Si tratta di un diadema in oro, gemme e madreperla, di gusto bizantineggiante. Le gemme che la rivestono, di forma circolare o quadrata, sono racchiuse da sottili lamine d'oro e sono disposte in cinque ordini paralleli. Importante anche la croce di Agilulfo e l'Evangeliario di Teodolinda di cui ne resta solo la legatura, e che secondo la tradizione venne donato a Teodolinda da papa Gregorio I nel 603, in ringraziamento per l'avvenuta conversione della popolazione longobarda dall'Arianesimo al Cattolicesimo.

Nel pomeriggio abbiamo visitato brevemente la Villa Reale, conosciuta anche come Reggia di Monza, un grande palazzo in stile neoclassico. La villa fu costruita durante il periodo della dominazione austriaca sul Ducato di Milano, voluta dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria. I lavori ebbero inizio nel 1777, ed è composta da un corpo centrale e due ali che si dipartono ad angolo retto. Diventato residenza del viceré con il Regno d'Italia Napoleonico, perse tale funzione durante il Regno d'Italia dei Savoia, ultimi Reali ad utilizzarlo. Attualmente ospita mostre ed esposizioni. Il complesso della Villa e dei suoi Giardini venne esteso in dimensioni tramite la realizzazione del vasto parco recintato oggi noto come Parco di Monza. Noi abbiamo visitato una piccola porzione del complesso comprendente le stanze reali in gran parte prive di arredi e suppellettili.