I siti Maya dello Yucatàn

Foto di Anna Maria Bojeri

29 dicembre 1998

Mérida

Partenza per la fine anno; è il primo viaggio verso le Americhe e sarà anche l'ultimo. Viaggio da Malpensa e meta Mérida, capitale dello stato federato dello Yucatán: troppo lungo per i miei gusti. E dire che allora permettevano di fumare negli ultimi posti in coda!
Sorvolando i Caraibi, l'aereo è salito a oltre 11000 metri per evitare una forte turbolenza. Dai finestrini si vedevano i lampi continui tra le alte e minacciose nubi. All'arrivo a Mérida, già sulla scaletta dell'aereo si sudava, dal caldo e dall'umidità, pur essendo il tardo pomeriggio (naturalmente a Mérida).

In bus andiamo al nostro Hotel che fungerà da base per almeno quattro giorni: è l'Hyatt Regency Merida, un moderno e alto hotel 4,5 stelle.Usciamo subito per un breve incontro con il centro città. È stata fondata dallo spagnolo Francisco de Montejo de León il 6 gennaio del 1542. Fu costruita sulle rovine di una località maya chiamata Ichcaansihó che significa "cinque colline".
Tutto si trova attorno alla Plaza Mayor: al centro del giardino assistiamo all'ammaina bandiera, eseguito da piccoli soldati (si intende piccoli di statura) al suono di una marcetta stridente suonata da una cornetta. Entriamo poi nel palazzo del Governatore: nulla di sontuoso ma con numerosi dipinti di Fernando Castro Pacheco, il più importante pittore dello Yucatán. I suoi capolavori più famosi si trovano proprio nel Palazzo del Governo di questa città coloniale. Si tratta di “murali-mobili”, cioè di enormi dipinti su tela applicati alle pareti interne dell’edificio e che rappresentano la Storia delle popolazioni dello Yucatán dalle origini alla colonozzazione e alla loro eroica lotta di resistenza.
Sull'altro lato della Plaza c'è la Cattedrale di Merida, una chiesa senza sfarzo con due campanili. La Cattedrale è stata inaugurata nel 1598 ed è dedicata a San Ildefonso, è la più antica di tutto il continente, al cui interno viene celebrata l’unione tra la cultura maya e quella spagnola. Vicino vi è la Casa de Montejo, edificio costruito tra il 1542 e il 1549 dai conquistadores e conservatasi quasi intatta nel tempo.


Uxmal

Uxmal è un importante sito archeologico maya situato a circa 78 km da Mérida. Il sito è stato proclamato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Uxmal, che nell'antica lingua maya significa "Tre volte ricostruita", fu fondata intorno al VI secolo d.C. e raggiunse il suo massimo sviluppo nel Periodo Classico della civiltà maya, divenendo il principale centro cerimoniale della civiltà Puuc. Intorno al 900 d.C. iniziò il declino della città, che fu infine abbandonata, probabilmente a seguito di una crisi di approvvigionamento idrico, legata ad un prolungato periodo di estrema siccità. Il sito è rimasto sepolto sotto una fitta vegetazione sino alla sua riscoperta da parte degli archeologi nel XIX secolo. Il primo intervento del governo messicano per consolidare il sito e prevenire il rischio di crolli è del 1927.

Il sito di Uxmal presenta un buon stato di conservazione delle strutture e rappresenta un esempio di architettura maya eguagliato in bellezza solo dal sito di Palenque. Lo stile Puuc è predominante e colpisce soprattutto la ricchezza e l'eleganza delle decorazioni.
La "Piramide dell'Indovino" è senza dubbio l'elemento architettonico più originale del sito. Secondo la leggenda, sorse in una sola notte grazie alle magie di un nano. Si tratta di un tempio piramidale a base ellittica alto circa trenta metri, risultato di cinque diverse fasi di edificazione; il primo livello del tempio è stato edificato intorno al 569 d.C. e l'ultimo piano, la cosiddetta Casa dell'Indovino, si ritiene che sia stato completato nel X secolo. Una ripida scalinata a tre rampe conduce all'ingresso del tempio, situato sul IV livello di costruzione, rappresentato da una riproduzione della maschera di Chaac, il dio della pioggia.

Il "Quadrilatero delle Monache" è l'elemento architettonico più maestoso ed elegante del sito. Ubicato di fronte alla Piramide dell'Indovino, è formato da quattro edifici, con oltre settanta stanze, disposti a quadrilatero attorno ad un ampio spiazzo centrale. Erroneamente identificato dai conquistadores come un convento, si tratta in realtà di un complesso di edifici con funzioni di rappresentanza. Le decorazioni sono suddivise in fasce orizzontali, dove si alternano riproduzioni della maschera di Chaac, disegni geometrici ornati ed un motivo a grata che percorre tutta la facciata e che raffigura in forma stilizzata le squame di due serpenti intrecciati, rappresentazione del dio Quetzalcoatl.

Il "Palazzo del Governatore" è una delle strutture più importanti della architettura Puuc, mantenutasi in ottimo stato di conservazione. Poggia su una ampia piattaforma piramidale alta diciotto metri ed è composto da tre edifici: uno centrale e due laterali collegati fra loro da due grandi archi, probabilmente eretti in epoca successiva. La facciata principale è riccamente decorata con disegni geometrici e con raffigurazioni della nascita del pianeta Venere. L'ingresso centrale è sormontato dalla effigie di un regnante seduto sul trono. La fascia superiore della facciata è composta una lunga fila di maschere del dio Chaac.
In fine la "Gran Piramide" che si erige sul fianco sud-orientale della piattaforma del Palazzo del Governatore. Consta di una grande scalinata articolata su nove livelli, alla sommità della quale si trova un tempio decorato la immancabile maschera del dio Chaac, elementi geometrici e numerose raffigurazioni di pappagalli, animali associati al dio Sole. La edificazione dell'ultimo livello risale al IX secolo d.C.

Merida 1999

Il 31 dicembre abbiamo festeggiato (si fa per dire) il nuovo anno in un locale dove si è mangiato poco e male, brindando al nuovo anno con la cocacola (non avevano vino o spumante). Siamo ritornati in hotel con una carrozzella trainata da un cavallino un po' stanco. Il primo dell'anno 1999, mentre tutti dormivano ancora, con Anna siamo usciti, abbiamo preso un bus locale, un po' scassato, pagando il regolare biglietto tra lo stupore dei presenti, e siamo andati al mercato, vicino alla Cattedrale, seguiti a vista per tutto il tempo da un polizziotto vestito di bianco (sono quelli detti turistici) che al termine del nostro giro si è offerto di riportarci in hotel con l'auto di servizio. Abbiamo preferito il bus locale.

Chichén Itzá

Altro sito maya di notevole importanza. Chichén Itzá è un importante complesso archeologico, sito nel nord della penisola dello Yucatan. Le rovine, che si estendono su un'area di 3 km², appartenevano a una grande città che fu uno dei più importanti centri della regione intorno al periodo epiclassico della civiltà maya, fra il VI e l'XI secolo. Il sito comprende numerosi edifici; fra i più celebri si possono indicare la piramide di Kukulkan (nota come El Castillo), l'osservatorio astronomico (il Caracol) e il Tempio dei guerrieri.
Il nome Chichén Itzá deriva dalle parole chi ("bocca") e ch'en ("pozzo"), e significa "Alla bocca del pozzo degli Itza" che erano un gruppo etnico che aveva una posizione politica ed economica predominante nella parte settentrionale dello Yucatan. A sua volta, il nome "Itza" viene in genere ricondotto a itz ("magia") e (h)á ("acqua"), e tradotto in "maghi dell'acqua". In una terra arida, la presenza di due larghi e profondi pozzi naturali, chiamati cenotes, che forniscono acqua in abbondanza, ha reso il sito particolarmente attraente per l'insediamento. Secondo le fonti post-conquista, i Maya precolombiani compivano sacrifici al dio della pioggia Chaac, gettando nel cenote sia manufatti che esseri umani. Furono trovati manufatti d'oro, di giada e di ceramica, così come resti umani con ferite compatibili con l'ipotesi dei sacrifici.

Il centro di Chichén Itzá è dominato dal tempio di Kukulkan (nome Maya di Quetzalcoatl), chiamato dagli spagnoli El Castillo. Fu costruito in un periodo compreso tra l'XI ed il XIII secolo; si tratta di una delle più famose piramidi a gradoni precolombiane del Messico, con scalinate che corrono lungo i quattro lati fino alla sommità. Agli equinozi di primavera e d'autunno, al calare e al sorgere del sole, gli angoli della piramide proiettano un'ombra a forma di serpente piumato, Kukulkan appunto, lungo la scalinata nord.
Caso non unico nelle culture mesoamericane, il castillo venne costruito al di sopra di un tempio preesistente. Nel 1930 fu scoperta una scala sotto il lato nord della piramide. Proseguendo lo scavo si scoprì un altro tempio sepolto all'interno di quello attuale nel quale c'era una statua Chac Mool (una statua raffigurante una figura umana in posizione reclinata con la testa alzata e rivolta verso il lato destro, con un vassoio appoggiato sul ventre) e un trono a forma di giaguaro, dipinto di rosso con le macchie costituite da inserti di giada.
Il complesso del Tempio dei Guerrieri consiste in una larga piramide a gradoni, con file di colonne intagliate raffiguranti guerrieri nella parte antistante e sui lati. Alla sommità della scala in cima alla piramide, indicante l'entrata al tempio, è posta una statua Chac Mool utilizzata in passato come altare per i sacrifici. Adiacente il tempio c'è una larga piazza circondata da pilastri, chiamata Il grande mercato.
Gli archeologi hanno identificato a Chichén Itzá sette campi per il gioco della palla, il maggiore dei quali è situato a nord-ovest del Castillo. Si tratta del più grande campo per il gioco della palla di tutta la mesoamerica, lungo 166 metri e largo 68. Le mura che chiudono i lati lunghi sono alte 12 metri e sorreggono al centro anelli di pietra intagliata con figure di serpenti intrecciati.

A nord del complesso de Las Monjas si trova un edificio rotondo posto sopra una larga piattaforma quadrata, soprannominato El Caracol (la chiocciola) dalla scala di pietra a spirale presente al suo interno. Questa struttura era un osservatorio astronomico, con le porte allineate con la posizione del sole all'equinozio di primavera, con i punti delle massime declinazioni nord e sud della luna e altri eventi astronomici sacri a Kukulkan. I Maya determinavano il momento dei solstizi per mezzo delle ombre proiettate dal sole all'interno della struttura. Ai margini di El Caracol sono poste delle ampie coppe di pietra che venivano riempite d'acqua. L'osservazione delle stelle che vi si riflettevano aiutava gli astronomi Maya a determinare il loro calendario.

Tulum

Tulum è un importante complesso archeologico Maya situato nella penisola dello Yucatan, in Messico. La sua particolare posizione, sulla costa a picco sul mare, ha fatto sì che fosse la prima città Maya ad essere avvistata dagli spagnoli il 3 marzo 1517. La sua favorevole posizione geografica ne aveva in precedenza decretato la fortuna facendola diventare un importante scalo commerciale di prodotti quali pesce, miele, sale, ossidiana e piume di quetzal. Il fascino turistico di Tulum è dato dalle sue spiagge di sabbia finissima, tipiche della costa caraibica.
La città aveva nell’antichità il nome maya di Zamá, che significa alba. Il nome attuale, Tulum, significa “recinto o muraglia”, e fu utilizzato solo in epoche recenti, quando già si trovava in rovine. Il nome antico si riferiva alla sua situazione nella costa ovest e all’allineazione ponente-levante dei suoi edifici. La maggior parte degli edifici furono costruiti attorno all’anno 1200, momento in cui Tulum raggiunse il suo splendore. Trovandosi sull’altura più alta della regione e per il suo efficiente sistema difensivo, questo sito era un insediamento ineludibile per qualsiasi rotta commerciale.
Tulum fu uno dei pochi insediamenti maya che ancora era abitato quando arrivarono gli spagnoli nel 1518 sotto il comando di Juan de Grijalva, però fu un breve periodo, visto che alla fine del XVI sec. non c’erano più residenti. Il Recinto Cerimoniale è circondato da un muro perimetrale di cinque metri di spessore e ha cinque strette porte che chiudono i tre fianchi di accesso terrestre. All’interno, il un Tempio che fu utilizzato come osservatorio per seguire il movimento del sole. Le pareti sono adornate con pitture nelle quali abbondanti serpenti mitologici. Una piattaforma cerimoniale introduce all’edificio più conosciuto del recinto, chiamato “El Castillo” che aveva funzioni cerimoniali e serviva anche da faro, permettendo ai naviganti maya di evitare i pericoli della barriera corallina.

Royal Maeva Deluxe Playacar

Al termine dei quattro giorni di visite dei siti maya, tre giorni al mare, in un villaggio tutto compreso dove potevi bere e mangiare frutta tropicale fresca o altre cose meno locali ad ogni ora del giorno e prenotare una serata nel ristorante tipico. Peccato solo il tempo: umidità alle stelle e cielo raramente sereno. Nonostante ciò, in quei pochi giorni, che per noi sarebbero stati di un freddo inverno, ci siamo presi la tintarella. Terminata la vacanza, siamo ripartiti dall'enorme aeroporto di Cancun, viaggiando tutta notte e arrivando la mattinata dell'Epifania a Malpenza, tutti stralunati e infreddoliti.