Eventi

Trattative
per la resa
dei tedeschi
a Veveri
26 aprile 1945



Immagini di Umberto Bonzanini e testi tratti da: La città e la guerra - Novara 1940-45 , sito a cura dell'Istituto della Resistenza e della società contemporanea nel Novarese e nel Verbano-Cusio-Ossola "Piero Fornara".
Le immagini 9, 10 e 11 sono tratte dal volume "La liberazione di Novara" edito a cura del Comune di Novara e dell'Istituto storico della Resistenza in provincia di Novara e in Valsesia, aprile 1975, tipografia Grafica Novarese.
Nella mattinata del 25 aprile Cino Moscatelli (nato a Novara, nel rione Sant'Andrea nel 1908) fece la sua prima apparizione nella piazza di Veveri che ben conosceva. Scese nel cortile "dei Pescio" e visitò la zia "Cicchina", mamma di Livio, per porgere le condoglianze poi, risalito in piazza, chiese ad un ragazzo di andare a casa del "Calin" a prendere una scodella di latte. Poco alla volta la gente uscì per le strade e in piazza e famigliarizzò con i partigiani già presenti in paese. Nel primo pomeriggio si diffuse la voce che stava arrivando, lungo l'autostrada, una colonna di tedeschi e la notizia provocò un fuggi fuggi lungo la vecchia strada del Forno fino al canale Cavour. Dimostratasi non vera tale minaccia, partigiani e la gente di Veveri ritornò in paese.
"Nella notte fra il 25 e il 26 aprile, si disposero quindi in semicerchio intorno a Novara, da ovest a est, le formazioni garibaldine della Valsesia: la "Pizio Greta", l'"Osella", la "Musati", la "Nello" e la "Curiel".
Alle 5.30 del 26 aprile, Piero Fornara, dopo aver perlustrato la città, raggiunse la casa dello zio di Sergio Scarpa, "Geo", in corso Cavour 11, dove si era installata la sede del CLN.
Qui trovò già riuniti lo stesso Scarpa, Alberto Jacometti e la nota partigiana Gisella Floreanini Della Porta, "Amelia Valli", che era stata la prima "ministra" donna della storia d'Italia, durante il breve periodo della Repubblica dell'Ossola. Dopo l'arrivo di Zorzoli e del maestro Cappa, il CLN al completo decise di contattare il comandante Grassi e Moscatelli per dare avvio al piano di liberazione della città".
I comandanti partigiani e tedeschi si recano in Prefettura per la definizione delle condizioni di resa
"La trattativa per la resa dei nazifascisti, lunga e difficile, fu condotta da Eraldo Gastone, dal maggiore Grassi, con l'importante intermediazione del Vescovo di Novara, monsignor Leone Ossola, che consegnò ai comandi fascisti l'ultimatum del movimento di liberazione.
Il Vescovo riuscì in un primo tempo a convocare, nella mattinata del 26 aprile, un vertice nella sede della prefettura, tra le maggiori autorità civili e militari fasciste: il colonnello Mariotti, comandante della Guardia Nazionale Repubblicana, il podestà Laboranti, il questore Minervini e il viceprefetto Corbia. I fascisti, al colmo della confusione, erano divisi e timorosi di prendere una qualsiasi posizione senza conoscere le intenzioni dei tedeschi. Dopo una telefonata alla Prefettura di Milano, ormai occupata dal locale Comitato di liberazione Nazionale (CLN), i fascisti si decisero alla resa e, accompagnati dal Vescovo, si recarono a Palazzo Rossini, sede del Militärkommandatur. Frattanto un altro prete, don Gerolamo Giacomini, aveva consegnato al comando militare tedesco l'intimazione di resa proveniente dal CLN".

26 aprile 1945: l'immagine più conosciuta della trattativa per la resa dei tedeschi nella piazza di Veveri.

"Il colonnello Hahn accettò, dietro le insistenze del Vescovo, di avere un colloquio con i comandanti partigiani e con il CLN. Monsignor Ossola partì quindi per Veveri, dove si era attestato il comando militare con il maggiore Grassi, per prelevare i delegati dei partigiani e scortarli in città. L'incontro fra Vescovo e partigiani - di cui ci rimane testimonianza in più di una foto - fu cordiale e festoso".
Prima di ripartire per Novara i comandanti partigiani, il colonnello tedesco, garante il vescovo, si recarono nel locale del centralino pubblico di Veveri, posto a fianco della panetteria "Manica", per mettere su carta l'accordo sottoscivendolo.
"A bordo della macchina del Vescovo presero posto Eraldo Gastone e il maggiore Gino Grassi. Lungo la strada, specialmente nel quartiere di Sant'Andrea, la città era già tutta imbandierata e, al passaggio dell'autovettura, scrosciavano applausi frenetici dalla folla assiepata sui marciapiedi. Stabilita una tregua, le trattative si svolsero in tre successive riunioni, due al mattino, alle ore 10 e 12.30, presso il Vescovado, e una al pomeriggio, alle 16.30, presso Palazzo Rossini. Fungeva da interprete il capitano austriaco Leo Lohr.
Il patto fu sottoscritto dal colonnello Hahn, dal maggiore Grassi, dal comandante Gastone, dai membri del CLN e da Leone Ossola".
L'incontro del Vescovo di Novara con i comandanti partigiani. Nella foto di destra, partendo da sinistra si riconoscono: don Pietro Fortina parroco di Veveri, il colonnello tedesco, monsignor Leone Ossola, Eraldo Gastone e Cino Moscatelli, comandante e commissario della zona Valsesia, Arrigo Gruppi comandante della divisione Pajetta, don Carlo Brugo segretario del vescovo.
Trattative per la resa tra il comandante tedesco e Monsignor Ossola, Vescovo di Novara, accompagnato dal segretario, don Brugo, nella piazza di Veveri.
Le truppe partigiane lungo la statale che dall'autostrada porta a Veveri il 26 aprile del 1945.
"Nel frattempo, alcuni operai della "Rotondi" di Novara - l'azienda novarese in cui era distaccato un reparto dell'Ansaldo che montava veicoli militari - sottrassero cinque autoblindo".
Una delle autoblinde schierate a Veveri.
"Questi mezzi furono poi impiegati dalle formazioni garibaldine a Veveri, contro un tentativo di forzare il blocco da parte di un reparto di tedeschi ribelli al comando del colonnello Boeck delle SS. Famoso per aver diretto, nell'ottobre del 1944, l'attacco contro la zona libera dell'Ossola, il colonnello Boeck si suicidò pur di non arrendersi".
Veveri, 26 aprile. Gino Grassi (al centro) ed Eraldo Gastone (a destra), con soldati ed ufficiali tedeschi, si avviano alle trattative del pomeriggio.

Le truppe partigiane in attesa di marciare su Novara stazionano in piazza a Veveri.
"La colonna partigiana, alle 17 del 26 aprile 1945, parte da Veveri e, attraverso corso Cavour, entrarono in città; s'inquadrarono in piazza Crispi. Piovigginava e, lungo tutto il percorso, sventolavano le bandiere italiane - alcune già senza lo stemma dei Savoia - e la gente si ammassava esultante sui marciapiedi.




Moscatelli dal balcone del Teatro Coccia.
Dal balcone del teatro "Coccia", Vincenzo Moscatelli tenne il suo primo comizio alla folla riunitasi in piazza.
La stessa sera del 26 aprile, il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) diffuse un manifesto con il quale comunicava la fine delle ostilità e annunciava l'assunzione di ogni potere politico e militare. Le principali cariche pubbliche furono così distribuite: il socialista Piero Fornara fu nominato prefetto; il comunista Vincenzo Moscatelli sindaco; l'avvocato Agostino Repetto, del Partito d'Azione, questore; il democristiano Enrico Camaschella presidente della amministrazione provinciale. Alle 16.30, il nuovo prefetto designato dal CLN, professor Fornara, s'insediò alla prefettura e, alle 18.00, dal balcone di Palazzo Natta, parlò alla folla riunita nella piazza sottostante, insieme ad Alberto Jacometti per il CLN, a Vincenzo Moscatelli e a Eraldo Gastone, comandante del Corpo volontari della libertà".



Il prefetto Fornara e il comandante Gastone (Ciro).
La "Stella Alpina" del 27 Aprile 1945, accanto al titolo "Vittoria" riporta la notizia della resa dei tedeschi e dei fascisti nel riquadro intitolato "Novara è libera".
"La Stella Alpina con un numero speciale datato 25 aprile 1946, in occasione del primo anniversario della Liberazione, accanto a numerosi articoli di ricostruzione delle vicende della fine della guerra riporta numerose fotografie del momento della liberazione con le sfilate delle truppe partigiane.
Altre immagini della liberazione: tra queste si scorge anche quella della resa dei tedeschi a Veveri.