Il Cenacolo di Leonardo

Foto di Livio G. Rossetti

14 aprile 2014, nel salone dell'Arengo, complesso del Broletto, avviene la proiezione in alta definizione Hal9000 del Cenacolo di Leonardo da Vinci. L'Ultima Cena è un dipinto su parete a tempera grassa databile al 1494-1498 e conservato nell'ex-refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano. Il convento si articolava attorno a tre chiostri. Il Chiostro dell’Infermeria, il Chiostro Grande e il Chiostro dei Morti attiguo alla chiesa e ricostruito interamente in quanto distrutto dai bombardamenti del 1943. Sul portico si affacciano l’antica Cappella delle Grazie, le sale del Capitolo e del Locutorio e a nord la biblioteca. Il lato sud è invece interamente occupato dal refettorio, contenente il celeberrimo Cenacolo Vinciano.

La sala rettangolare ha una copertura costituita da una volta a botte “unghiata”, che si conclude nelle testate con volte “a ombrello”. All'interno era interamente decorata ad affresco sulle pareti e sulla volta. A seguito del crollo della volta e delle pareti principali, restano le due pareti terminali con l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci a destra e a sinistra la Crocefissione di Donato Montorfano. L'opera di Leonardo si presenta complessivamente in buone condizioni. Si tratta della più famosa rappresentazione dell'Ultima Cena. A causa della singolare tecnica utilizzata da Leonardo e dell'umidità dell'ambiente, versa da secoli in un cattivo stato di conservazione, che è stato fissato nel corso di uno dei più lunghi e capillari restauri della storia, durato dal 1978 al 1999.

Leonardo ricevette l'importante commissione da Ludovico il Moro. Il duca di Milano aveva eletto la chiesa domenicana di Santa Maria delle Grazie a luogo di celebrazione della casata Sforza, finanziando importanti lavori di ristrutturazione e abbellimento di tutto il complesso; il Bramante aveva appena finito di lavorarvi quando si decise di procedere con la decorazione del refettorio. Su di una parete corta del refettorio Leonardo avviò l'Ultima Cena (o Cenacolo), nella quale riversò tutte le conoscenze assimilate nel corso di quegli anni. Appena terminato il dipinto, Leonardo si accorse che la tecnica che aveva utilizzato mostrava subito i suoi difetti: già una ventina di anni dopo la sua realizzazione, il Cenacolo presentava danni molto gravi.

Le cause che provocarono quel degrado erano legate all'incompatibilità della tecnica utilizzata con l'umidità della parete retrostante, esposta a nord e confinante con le cucine del convento. L'opera subì numerosi tentativi di restauro nel tempo, che cercarono di porre rimedio ai danni, stabilizzando le cadute. Si tentò di evidenziare i contorni offuscati, per recuperare la leggibilità generale, e di tamponare i fenomeni di degrado. All'inizio del XIX secolo le truppe napoleoniche trasformarono il refettorio in bivacco e stalla. Danni ancora più gravi vennero causati durante la seconda guerra mondiale, quando il convento venne bombardato nell'agosto del 1943.

La figura di Cristo
prima del restauro
La stessa dopo il restauro
Giovanni
Filippo apostolo
una ghirlanda
nelle lunette

Nel 1977 prese il via un delicato progetto di restauro. Un'operazione destinata a durare più di un ventennio e a mobilitare scienziati, critici d'arte e restauratori di tutto il mondo. La superficie del Cenacolo era ormai ovunque scrostata e lesionata; in milioni di interstizi microscopici si era infilata la polvere, trattenendo l'umidità delle pareti e creando le condizioni per la graduale e inesorabile scomparsa del dipinto. L'impiastro di colle, resine, polvere, solventi e vernici, sovrapposte nei secoli in maniera disomogenea, avevano peggiorato notevolmente le condizioni della pellicola pittorica. Solo una meticolosa e rigorosa opera di restauro, sostenuta da rilievi ed esami tecnologici approfonditi, ha permesso di restituire uno dei capolavori della storia dell'arte più travagliati.

Una volta eliminate le ridipinture, e ritrovata l'opera originale di Leonardo, i restauratori si erano posti il problema di come riempire le parti mancanti. In un primo tempo le zone mancanti erano state riempite semplicemente con un colore neutro; poi si è deciso di dar loro dei colori leonardeschi, basati sui frammenti ritrovati, e anche sulle copie d'epoca del Cenacolo. Tra le tante scoperte insperate, si è trovato il buco di un chiodo piantato nella testa del Cristo: qui Leonardo aveva appeso i fili per disegnare l'andamento di tutta la prospettiva (punto di fuga). Si sono riscoperti anche i piedi degli apostoli sotto il tavolo, ma non quelli di Cristo: questa parte fu infatti distrutta nel XVII secolo dall'apertura di una porta che serviva ai frati per collegare il refettorio con la cucina.

L'opera è stata dichiarata nel 1980 patrimonio dell'umanità dall'Unesco, e insieme ad essa vengono protetti anche la chiesa e il limitrofo convento domenicano. Attorno a Cristo gli apostoli sono disposti in quattro gruppi di tre, diversi, ma equilibrati simmetricamente. Pietro (quarto da sinistra) con la mano destra impugna il coltello, come in moltissime altre raffigurazioni rinascimentali dell'ultima cena, e, chinandosi impetuosamente in avanti, con la sinistra scuote Giovanni chiedendogli "Dì, chi è colui a cui si riferisce?". Giuda, davanti a lui, stringe la borsa con i soldi, indietreggia con aria colpevole e nell'agitazione rovescia la saliera. All'estrema destra del tavolo, da sinistra a destra, Matteo, Giuda Taddeo e Simone esprimono con gesti concitati il loro smarrimento e la loro incredulità. Giacomo il Maggiore (quinto da destra) spalanca le braccia attonito; vicino a lui Filippo porta le mani al petto, protestando la sua devozione e la sua innocenza.