Rogge e canali

Foto e testo di Livio G. Rossetti
Per il tipo di coltivazione predominante nella zona, da secoli il riso e poi anche il mais, ma in passato anche il gelso per l'allevamento del baco da seta, l'apporto dei fiumi e dei torrenti non sarebbe stato sufficiente se non fosse stato integrato da un complesso e, a volte, caotico sistema di canali e di rogge che hanno convogliato nella nostra zona le acque del Po, della Dora Baltea, della Sesia, del Ticino e, quindi, del Lago Maggiore che, in caso contrario, non avrebbe portato beneficio all'agricoltura del territorio novarese.
La costruzione di questi corsi d'acqua artificiali ha modificato l’assetto del territorio, trasformando l’ambiente naturale originario, ricco di zone paludose, dossi sabbiosi ed estese boscaglie, nell’attuale paesaggio agricolo caratterizzato dalla presenza di numerosi canali, di rogge che attrraversano da nord a sud, da nord-ovest a sud-est la pianura novarese, di fontanili, molti dei quali oggi purtroppo abbandonati. Questo paesaggio, anche se dovuto all’Uomo, appare a molti come naturale avendo perso la memoria di un lungo e faticoso lavoro svolto nei secoli con strumenti semplici quali la pala, l'aratro e la carriola per cambiare l'ambiente naturale e sfruttarlo per produrre cibo.
Le prime opere idrauliche risalgono all’Epoca Comunale quando la gente del contado riprese a rimettere a coltura le terre già coltivate nelle epoche precedenti, espandendole con l’abbattimento di numerosi boschi e colmando i terreni paludosi, allora ancora presenti in vaste zone. L’accresciuta disponibilità economica dei Comuni permise la costruzione di nuove opere idrauliche che portarono al cambiamento del paesaggio.
Nel Quattrocento due fatti rilevanti trasformarono le nostre campagne, l'allevamento del baco da seta e la coltivazione del riso, proprio grazie all'accresciuta disponibilità di acqua. Gli Sforza già nel 1475 coltivavano riso e allevavano bachi da seta nelle tenute lomelline e tali pratiche ben presto si estesero a tutto il nostro territorio.
L'agricoltura divenuta più intensiva portò al frantumarsi dei grandi latifondi, alla crescita dell'insediamento sparso nelle campagne e alla costruzione delle tipiche "cascine" a corte, costituite da vasti cortili racchiusi sui quattro lati da edifici con varie funzioni.

La Roggia Mora

L'origine di questo canale risale ad un periodo antecededente a Ludovico Sforza detto il Moro, perché secondo un testamento del settembre 1374, che si conserva nell'archivio capitolare di Vigevano, è già nominato con il titolo di "rugiam mora".
La Roggia Mora, denominata anche Rugia Maura, venne realizzata nel suo tratto attuale a seguito del diploma del giovane duca Gian Galeazzo Sforza del 15 novembre 1481, che autorizzava lo zio Ludovico il Moro a prelevare dalla Sesia l’acqua che serviva ad irrigare la Villa Sforzesca e le altre tenute ducali nel Vigevanasco.
Per questo scopo Ludovico utilizzò la Roggia Nuova, denominata Rugia Nova, già esistente dal XII secolo tra la Sesia e l'Agogna, che portava le acque del fiume a Novara, realizzando tra il 1481 ed il 1488 i lavori di ampliamento e di prolungamento di tale corso d'acqua con un nuovo canale dall'Agogna alla tenuta Sforzesca di Vigevano attraverso il Terdoppio, riutilizzando tra Agogna e Terdoppio la roggia già fatta scavare da Guglielmo Barbavara, dopo aver firmato precisi accordi con le autorità cittadine per garantire il necessario idrico alla città.
La Roggia Mora, con una portata media di circa 12 m³/s e un percorso di quasi 60 Km, costituisce uno dei più antichi esempi di “interconnessione” di corsi d'acqua diversi: è alimentata dalla Sesia e intercetta le acque dei torrenti Strona, Agogna e Terdoppio e, da ultimo, le sue acque vanno ad integrarsi con quelle del Ticino.


L'antico guado
della R. Mora

Tratto della Mora
tra la zona del Cantone
e il ponte di via R.Mora



Una garzetta

che spicca il volo



Tratto della Roggia Mora
prima del ponte della
via R. Mora e del tratto
ricoperto

La Mora scavalca il
canale Quintino Sella

Lo scavalcamento è conosciuto
come "la tumba"

Mora e Quintino
visti dalla zona ripale

La mora dopo aver
superato via G. Rossa

La Mora nel tratto centrale

La Mora prima di confluire
nel Terdoppio
Vedi altre foto della Roggia Mora in Due passi ...tra rogge..

Il Canale Cavour

Alla fine del Seicento e della amministrazione spagnola, riprese lo sviluppo agricolo, favorito dagli investimenti di capitali in beni fondiari per ricavarne una rendita, spesso in prodotti, attraverso l’istituzione della mezzadria e poi dell’affittanza.
Le coltivazioni si estesero, riducendo i boschi alle sole fasce di rispetto lungo i fiumi e i torrenti e alle alture più elevate.
Si diffusero le colture foraggere per alimentare gli allevamenti di bovini, il mais, il riso, il lino, la canapa, il gelso con un forte impulso all'allevamento del baco da seta e alle filande che sfruttavano le acque dei fiumi e delle rogge. La vite, che si era precedentemente diffusa anche in pianura, cominciò a trasferirsi sugli apparati collinari morenici più a nord.
Nonostante le molte iniziative prese nei secoli precedenti, a metà dell’Ottocento la pianura novarese si trovava ancora scarsamente irrigata. In particolare dopo i danni subiti a seguito delle guerre contro l'Austria, i coltivatori novaresi chiesero al Governo la costruzione di un canale di irrigazione capace di portare sufficienti acque nel novarese prelevandole dal Po, secondo l'ipotesi del domenicano Bertone da Cavaglià, resa pubblica nel 1633 ma mai verificata.
Un primo progetto venne elaborato da Francesco Rossi e nel 1852 il Conte di Cavour, divenuto Presidente del Consiglio, diede incarico all'ing. Carlo Noè di preparare il progetto definitivo del canale. Il progetto di Carlo Noè fu approvato dal Parlamento Italiano nel 1862, ma già nel 1859 gli studi del Noè furono utilizzati per fermare l'avanzata delle truppe austriache, allagando strategicamente la pianura vercellese e novarese.
Gli eventi politici degli anni successivi e soprattutto la morte di Cavour (6 giugno 1861) bloccarono i lavori per alcuni anni fino al 1863 quando, per impulso del ministro Quintino Sella, già presidente della Provincia di Novara, si giunse il l° giugno alla posa della "pietra fondamentale" all'imbocco del costruendo canale; i lavori furono affidati ad una società di capitali inglese ed eseguiti da manovalanza contadina usando pale e carriole. Il 12 aprile 1866, a meno di tre anni dall'avvio dei lavori, considerati i limitati mezzi tecnici ed economici a disposizione, il canale era realizzato.


Il Cavour riceve
le acque del Regina Elena

La presa del Diramatore
Quintino Sella

Il Cavour sovrapassato
dal Cavetto di Veveri

Le tubazioni del Cavetto

Il Cavour e il ponte
della statale

Il Cavour dopo la centrale
di Veveri

Il Cavour prima del sifone
del Terdoppio

Le porte del sifone
del Terdoppio
Il Canale Cavour ha una lunghezza di 86 chilometri, di cui 26 tra Sesia e Ticino, una portata massima all’imbocco di 110 m³/s e, ad est della Sesia di 85 m³/s ed è considerato il più grande canale d’irrigazione in Italia. A Saluggia il canale sovrapassa la Dora Baltea mediante un imponente ponte canale ad arcate in mattoni e poco dopo viene integrato con le acque della Dora Baltea, trasportate dal Canale Farini scavato nel 1868. Quindi attraversa tutta la pianura vercellese con andamento da sud-ovest verso nord-est. In Comune di Greggio il Canale Cavour sottopassa il fiume Sesia mediante una ingegneristica tombatura ed entra nel territorio novarese, dove riceve ulteriori acque captate dal Ticino, mediante il Canale Regina Elena, costruito nel 1954. Il Canale termina il suo corso dopo 85 chilometri con uno scaricatore nel fiume Ticino in comune di Galliate.
Il Canale Cavour è un'opera che da sempre ha destato meraviglia, per la rapidità di costruzione, per la perfezione costruttiva ottenuta impiegando solo mattoni e pietre, per la costruzione di 101 ponti, 210 sifoni e 62 ponti-canale utili a superare ed attraversare strade e corsi d'acqua. Si può dire che il canale Cavour fu a lungo il fiore all'occhiello dell'ingegneria idraulica europea e rimane ancora oggi la più grande opera di ingegneria idraulica mai compiuta in Italia.
La zona della centrale di Veveri è un nodo di canali unico in Italia dove arriva imponente il canale Cavour che ricevere le acque del Verbano attraverso il versatore del canale Regina Elena e, dopo l'incrocio con la statale del Sempione, origina il Diramatore Quintino Sella che, a breve distanza, vede correre parallelamente il Cavetto di Veveri e poco dopo il Torrente Terdoppio. Dopo un chilometro, a sud, i tre corsi d'acqua, Sella, Cavetto e Terdoppio, incrociano, e l'ultimo intercetta, la Roggia Mora.

Il Diramatore Quintino Sella

Il Diramatore Quintino Sella, costruito tra il 1870 e il 1874, ha la sua presa dal Canale Cavour accanto ad una centrale idroelettrica, alimentata dalle stesse acque, a nord di Veveri, in un'area dove si incontrano acque provenienti dal Po, dalla Dora Baltea e dal Lago Maggiore attraverso il Ticino. Raggiunge una portata max 32 m³/s nei mesi primaverili ed estivi quando le risaie richiedono grandi quantitativi di acqua.
Ha una direzione nord-sud ed è utilizzato fin dalla sua costruzione, nel 1872, oltre che per scopi irrigui anche per la produzione di energia idroelettrica mediante diverse centraline, alcune delle quali risalgono a diversi decenni fa altre sono di più recente concezione.
Prosegue verso la città correndo parallelamente al Corso della Vittoria, passa dietro la stazione dividendosi in due rami, presso il ponte di via Domenico Maria da Novara,che poi si riuniscono poco dopo il ponte di via Giovanni Visconti per continuare assieme verso la Lomellina dove, a Civalegna, il canale Quintino Sella si divide definitivamente formando i subdiramatori Mortara e Pavia.


La presa del diramatore
vista dal ponte della statale

La vecchia presa
del diramatore

La grande buca
formata dalla corrente
d'acqua in uscita
dal canale Cavour

Lato sud della centrale

nella stagione estiva
aumenta la portata

uscita dalla centrale
del diramatore

e il Sella parte
gonfio d'acqua

il lato sud della centrale
è il regno dei pescatori

Il Quintino tra il ponte
della strada per Cameri
e il sovrapasso della Mora


Il sovrappasso della
Roggia Mora

Il canale dopo "la tumba"
Il Diramatore Quintino Sella a Novara è largo oltre 10 metri e profondo più di 3 con corrente veloce in tanti punti ma comunque variabile a seconda del periodo; passa da momenti di quasi asciutta ad inizio dell'autunno a periodi in cui è pieno all’inverosimile in primavera. Tra l'autunno 2008 e la primavera del 2009 una parte del Diramatore Quintino Sella, nel tratto tra l'abitato di Veveri e il rione San Rocco è interessato da un vasto programma di ristrutturazione.

Il Canale Regina Elena

Nel 1923 si costituisce un connsorzio tra le province di Milano, Novara e Pavia con il compito di studiare la possibilità di regolare e sfruttare le acque del Lago Maggiore e nel 1924 questo consorzio adotta il progetto del prof. G. Fantoli. Nel 1928 si costituisce il Consorzio del Ticino per attuare il progetto e l'8 novembre del 1938 viene posta la prima pietra dello sbarramento che sarà ultimato nei primi mesi del 1943, 3 Km a sud di Sesto Calende: è la Traversa della Miorina, lunga 200 metri (foto a sinistra).
Contemporaneamente inizia la costruzione del Canale Regina Elena che sarà sospesa durante la guerra. Nel frattempo si mette allo studio la costruzione di una seconda diga in località Porto della Torre. Dopo la guerra i lavori riprendono: nel gennaio 1952 iniziano i lavori per costruire la Diga di Porto della Torre, larga 204 metri.
I lavori verranno ultimati nel 1954 così che, nel luglio dello stesso anno, ultimato il Canale, in parte in galleria e in parte a cielo aperto, può essere immessa l'acqua del Ticino. Alla fine degli anni cinquanta sulla diga verrà costruita una strada di collegamento tra le due sponde.
Il Canale Elena è stato ideato e costruito per far fronte alle sempre più gravi carenze d’acqua dal canale Cavour e per estendere l’irrigazione alla pianura novarese posta a nord del canale Cavour: ha una portata di 70 m³/s ed un percorso di 25 chilometri.


Diga di Porto della Torre

Schema delle prese
d'acqua dal Ticino

Tratto del Canale
nella sezione iniziale

Lavori di manutenzione

Incontro tra il Canale
Regina Elena e il
Canale Cavour

L'acqua del
Regina Elena
entra nel Cavour
presso Veveri

Il Regina Elena
poco prima
dell'entrata
nel Cavour

Il Diramatore Alto Novarese

Nel 1980 viene ultimato un nuovo Diramatore, quello dell'Alto Novarese, con una portata di 25 m³/s e un percorso di 21 Km che consente una integrazione del canale Cavour ad est della Sesia con le acque del Canale Regina Elena che, così, perde 25 dei 70m³/s iniziali.
Il Diramatore Alto Novarese, derivato dal canale Regina Elena nei pressi del centro di Cavagliano, si immette nel Canale Cavour presso Recetto, poco a valle del sottopasso di quest’ultimo al fiume Sesia; l’opera ha richiesto tra l’altro la costruzione di una nuova galleria della lunghezza di 781 metri sotto la collina argillosa di Cavagliano.
Il Diramatore Alto Novarese, realizzato nella parte iniziale contemporaneamente al canale Regina Elena, è stato ampliato e prolungato, entrando completamente in funzione nel 1981. Oltre ad integrare la portata del canale Cavour, impoverito dai prelievi vercellesi, ha consentito anche di estendere l’irrigazione nell’alta pianura asciutta novarese.

Il Cavetto di Veveri

Il Cavetto, o Cavo, di Veveri ha l'attuale presa d'acqua nella parte terminale del Canale Regina Elena presso l'ultima centrale idroelettrica del medesimo, poco a nord di Veveri. Pur essendo esistente dal periodo anteguerra, il Cavetto fu allargato e risistemato nel 1952 per le aumentate richieste soprattutto della zona industriale di S. Agabio, area nella quale termina, in due rami, il Cavetto di Veveri.


Il Cavetto, subito dopo
la presa, scavalca il Cavour


Il Cavetto riprende il suo
percorso all'aperto

Il Cavetto scavalca
la Roggia Mora
dopo la zona
industriale

Il Cavetto in direzione
della zona "Autostrada"


Dalle pubblicazioni dell'Associazione Est Sesia di Novara
Le antiche rogge della città di Novara,
Franzoni-Piccolini, Le acque della città di Novara dal periodo romano ai giorni nostri, Est Sesia, Novara 2003