L'uomo e l'organizzazione degli spazi abitativi

di Livio G. Rossetti

VANTAGGI E SVANTAGGI PER L'INSEDIAMENTO

Dopo quanto abbiamo osservato nel capitolo che si occupa dell'uomo, come è cresciuto nel tempo, come si è diversificato dal punto di vista culturale, come si è dato modi di vita così diversi tra loro negli scopi, nell'organizzazione dei rapporti sociali e nell'organizzazione della produzione, e quindi nel lavoro, ora dovremo rispondere ad altre domande: "dove vive preferibilmente l'uomo? in quali ambienti? vi sono regioni più favorevoli e ambienti difficili?".
Per rispondere a queste domande, conviene procedere con gradualità, partendo dal fatto che la maggior parte degli uomini lavora ancora nei campi e che, dalla comparsa dell'uomo, la ricerca del cibo è stata l'occupazione che ha assorbito completamente il suo tempo. Ci deve, quindi, essere un legame tra la presenza dell'uomo in un ambiente e la possibilità di procurarsi il cibo. Là dove ciò incontra forti ostacoli, la densità di popolazione sarà bassa; dove le difficoltà saranno più facilmente superabili, la densità di popolazione potrà essere maggiore.

Combinando insieme i risultati della distribuzione della popolazione sulla Terra e della ricchezza pro capite si ottiene un cartogramma che mostra le differenze generiche nei livelli di vita (Paesi ricchi, Paesi poveri; il valore medio di PIL p/c è attualmente, 2019, pari a 11.183$), come pure la diversa densità di popolazione. Se un Paese ha una forte densità ma un livello di vita materiale basso, si dice che quel Paese ha problemi di sovrappopolamento: dunque una regione sovrappopolata, non significa che ha una densità elevata, ma che il numero di abitanti non è adeguato alle risorse economiche di quel Paese, tanto che il livello di vita materiale è basso.


Densità
ab/km²
forte
quando è superiore a 200
popolazione densa
quando è superiore a 100
densità moderata
con valori di circa 50
bassa densità
meno di 40
aree quasi disabitate
meno di 5

La popolazione non è quindi distribuita in modo eguale nelle varie parti del Mondo. Una prima chiave interpretativa di ciò può essere data osservando il cartogramma che rappresenta i climi; quello della distribuzione della vegetazione; quello dei suoli; quello dei deserti; quello delle terre favorevoli alle colture ed, infine, quello riguardanto la morfologia.

Le cause, generalmente denominate in Geografia fattori, possono essere fisiche, cioè hanno a che fare con aspetti naturali del nostro Pianeta, o umane, riguardanti cioè eventi causati dall'uomo. I fattori fisici non controllano completamente la vita dell'uomo, possono agevolare o rappresentare ostacoli, superabili solo con l'aiuto di tecniche particolari e di capacità operative. Dunque l'uomo ha la possibilità di dare più risposte, di adattarsi, di trasformare. Ma anche ciò ha dei limiti, o meglio può avere delle reazioni, delle retroazioni ambientali a volte disastrose.

FATTORI FISICI

Morfologia: cioè il rilievo, la distribuzione delle terre alte e di quelle basse. Il territorio montuoso è spesso difficile, a volte inaccessibile e con pendii scoscesi per essere arati. Ma le terre alte hanno un clima più fresco e più piovoso, rispetto alle vicine terre basse; se generalmente la gente evita le aspre terre montuose, in alcuni Paesi caldi tropicali la popolazione può preferire regioni climatiche temperate degli altipiani (vedi Paesi come il Kenia, il Burundi o quelli del versante andino occidentale, come la Bolivia, con città localizzate a 2-3 mila metri di altitudine).

Idrografia: i fiumi possono attrarre gli agricoltori perchè è possibile sviluppare l'irrigazione con un sistema di canali, nello stesso tempo i terreni alluvionali risultano generalmente molto fertili e facilmente arabili. Nei Tropici i contadini non sono sempre legati a questa necessità di irrigare, perchè vi sono le piogge estive (vedi i Monsoni) e perchè l'acqua stagnante può portare alla diffusione di malattie (malaria).

Clima: questo è un fattore abbastanza importante nel decidere quali prodotti coltivare. Poche persone vivranno in una località dove l'agricoltura èò molto difficile o impossibile: nulla può crescere se le temperature si mantengono al di sotto di 6°c.; tutti i vegetali, ma anche gli animali e l'uomo, hanno bisogno di acqua per vivere, ed è per questo motivo che vi è scarsa popolazione nei deserti caldi o freddi, sulle alte vette, nelle regioni polari.

Vegetazione naturale: là dove si ha una densa foresta, l'agricoltura è difficile, ma anche i trasporti. Sia l'area delle foreste temperate di conifere, sia quella delle foreste tropicali potrebbero vedere un intenso sviluppo agricolo nel prossimo futuro, con relativo aumento della densità della popolazione, ma se ciò avvenisse, ci sarebbero tali azioni retroattive negative dell'ambiente da provocare gravi ripercussioni a tutto il Pianeta. Nonostante ciò in alcuni Paesi, governanti e speculatori senza scrupoli, stanno distruggendo, anche con il fuoco, vaste aree occupate dalle foreste umide equatoriali, in America Latina, in Africa e in Asia, per creare piantagioni (vedi la palma da olio, il caffè, ecc.) o praterie per allevare bovini da carne che saranno utilizzati per produrre gli "amati hamburger".

Risorse naturali: sotto questa voce sono comprese quelle non ottenute con l'intervento umano (come avviene con l'agricoltura, l'allevamento del bestiame o con l'acquicoltura); sono risorse naturali i minerali, le fonti energetiche minerarie, i materiali da costruzione, i legnami delle foreste, i pesci, ecc. Molti insediamenti sono legati ai giacimenti minerari, come il carbone che in passato ha attratto diverse attività industriali, e quindi gli uomini; ora, con lo sviluppo dei commerci internazionali, queste materie prime giungono, via mare, nei porti e lì si localizzano le attività di trasformazione.

FATTORI UMANI

Tutto ciò che non dipende esclusivamente dai fattori fisici, dipende dall'uomo.
Fattori economici: riguardano la produzione e gli scambi dei prodotti agricoli o industriali e delle risorse naturali. Il costo del trasporto dei prodotti o delle materie prime è un importante fattore economico: le attività economiche tendono a localizzarsi in luoghi facilmente raggiungibili, ecco perchè vi è poca popolazione nelle regioni interne e periferiche dei Continenti (specie nelle zone polari). Lo stesso motivo può spiegare perchè vengono privilegiate le regioni costiere, aperte verso i mari e i traffici marittimi, le aree con fiumi navigabili, i territori serviti da strade e ferrovie.

Fattori sociali: comprendono le usanze e le tradizioni delle popolazioni, ma anche le credenze religiose, che spesso influenzano la dimensione delle famiglie e il modo di produzione.

Fattori politici: si riferiscono alle decisioni dei governi. Il popolamento di territori quasi spopolati, come è avvenuto in Siberia, attualmente nel Brasile interno, in alcune isole spopolate dell'Indonesia, dipende da decisioni del potere centrale che possono favorire o costringere le persone a compiere questi spostamenti, dando origine a nuovi nuclei di popolamento: anche questo fatto può avere delle gravi ripercussioni future (le già ricordate distruzioni in Amazzonia).

Fattori storici: sono gli avvenimenti del passato, valga l'esempio delle migrazioni all'origine del forte popolamento della costa atlantica del Nord-America; iniziò tutto con il viaggio dei Padri Pellegrini del 1620, partiti con la nave Mayflower dal porto di Plymouth e sbarcati nell'attuale territorio del Massachusetts.

VILLAGGI, CITTÁ, SPAZI URBANI E LORO FUNZIONI

Ogni Società vive in uno spazio che considera suo e che organizza in modo tale da garantire la propria esistenza e il soddisfacimento dei propri bisogni. In questa opera di organizzazione dello spazio l'uomo individua aree, diverse tra di loro, che possono svolgere funzioni diverse: quindi vi sono spazi destinati alle produzioni agricole, aree che hanno la funzione di produrre alimenti e altre la funzione di produrre altre materie prime utili, come le fibre tessili o il caucciù.

Gli spazi abitativi, soprattutto quelli urbani, svolgono funzioni diverse: abitativa, lavorativa, ricreativa, commerciale, culturale, ecc. Generalmente una città si specializza in una particolare funzione (principale), commerciale, culturale, portuale, ma, contemporaneamente, svolge anche altre funzioni (dette ausiliarie). Questa tendenza a diversificare le funzioni origina delle città multifunzionali

Anche se non ci sono pervenute notizie dettagliate delle fasi di evoluzione degli insediamenti e quali siano le cause che hanno originato la città, si ritiene che il villaggio centrale e poi la città, siano risposte all'esigenza di incontro e di scambio tra gli abitanti di una vasta regione. Siamo ancora nella fase della caccia e raccolta dei frutti naturali e della produzione dei primitivi utensili e oggetti che pochi sapevano produrre: il villaggio centrale e le prime città divengono centri di scambio, oggi diremmo di commercio.

Per altri popoli che stavano trasformandosi in sedentari e contadini, la città devenne il centro di controllo delle complesse opere di sistemazione idraulica del territorio, generalmente costituito da grandi vallate fluviali: la valle del Nilo, del Tigri e dell'Eufrate, la valle dell'Indo, la pianura del Fiume Giallo presentano resti di città, sedi del potere centrale, reale o sacerdotale. In molti casi il centro di controllo decisionale diveniva anche centro rituale del culto e del riconoscimento del potere regale.

I primi nuclei urbani che si svilupparono lungo il Nilo e soprattutto nel delta, erano vere e proprie città commerciali racchiuse in cinte murarie e costituite da umili case ad un solo piano, per gli operai e artigiani, numerosi edifici adibiti ad uso di magazzino, vasti spazi per i mercati e cantieri navali. Dalle porte principali della cinta muraria si potevano percorrere le strade interne della città, metà della quale era destinata al palazzo del re e del governo ed ai templi mentre l'altra metà era costituita dall'insieme delle abitazioni degli operai e dai laboratori artigianali al servizio del faraone. I templi principali erano edificati a fianco del palazzo del faraone oppure venivano costruiti dei santuari come città del tutto autonome, all'interno delle quali c'erano templi e cappelle minori, le case dei sacerdoti, il centro culturale e la biblioteca dei libri sacri, gli archivi ed i magazzini del tempio.
Le città più densamente popolate dell'antico Egitto furono Menfi, Tebe, Tanis, Buto e Tell el-Amarna (Akhetaton). Le rovine di Tebe Antica sorgono nei pressi degli attuali centri di Luxor ed El Karnak. Era sede di culto del dio Ammone. Poco si sa delle epoche più antiche, ma i primi documenti archeologici testimonianti l'occupazione del sito risalgono all'epoca preistorica (selci del Paleolitico antico) e all'Antico Regno. Il suo periodo di fioritura inizia però con la XI dinastia, quando Tebe divenne la capitale del regno e Ammone il protettore dell'Egitto.

Alla fine dell'ultima era glaciale, 10.000 a.C. circa, la Mesopotamia venne abitata da diverse popolazioni che fondarono città come Ubaid ed Uruk. Uno dei siti neolitici più antichi conosciuti in Mesopotamia è Jarmo, risalente al 7000 a.C. circa. Jarmo è un sito archeologico neolitico situato ad est della città di Kirkuk nel Kurdistan iracheno, ai piedi dei monti Zagros e ad un'altitudine di circa 800 m s.l.m. Dagli scavi risulta una delle comunità agricole più antiche del mondo (risalendo fino al 7090 a.C.) e contemporanea ad altri importanti siti neolitici come Gerico e Çatalhöyük. Uruk è un'antica città dei Sumeri. Nel IV millennio a.C. il piccolo insediamento divenne una vera e propria città, la prima per cui sia possibile utilizzare questo termine; questo perché fu la prima ad avere due caratteri fondamentali per una città: la stratificazione sociale e la specializzazione del lavoro.
Nel suo momento di massimo splendore, Uruk contava una popolazione di circa 80.000 abitanti che vivevano in 6 chilometri quadrati racchiusi da una doppia cinta di mura, rappresentando, al suo tempo, la più grande e popolosa città del mondo, oltre che una delle più antiche nella storia dell'uomo. Il sito di Uruk fu occupato per almeno 5.000 anni. L'origine della città sembra derivare da due primi insediamenti, successivamente conosciuti come Kullab ed Eanna. Queste due zone della città erano caratterizzate da ampie piattaforme costruite con mattoni di fango aventi in cima i templi dedicati al culto: Kullab era l'area dedicata al dio Anu, nell'Eanna vi erano invece i templi associati al culto della dea dell'amore e della guerra Inanna.

Il Fiume Giallo, noto anche come Huang He o Hwang Ho, è il principale fiume della Cina settentrionale, culla della civiltà cinese. Con i suoi circa 5,5 mila km di lunghezza è il secondo fiume più lungo della Cina. Il fiume nasce sull'altopiano del Tibet e nel suo corso inferiore appare come un turbolento corso d'acqua, carico di limo giallo poichè attraversa importanti altipiani ricchi di löss, sabbia trasportata e accumulata, proveniente dai deserti interni dell'Asia, che spesso rompe gli argini inondando parte della pianura della Cina del Nord. Il bacino del Fiume Giallo ospita oggi una popolazione numerosissima e il fiume e i suoi affluenti attraversano alcune delle città più antiche della Cina, quali Lanzhou, Baotou, Xi'an (Sian), Taiyuan, Luoyang, Zhengzhou, Kaifeng e Jinan. Conosciuta come una delle più importanti città nella storia cinese, Xi'an è tra le quattro capitali antiche della Cina ed era la fine più orientale della Via della seta. La città ha più di 3.100 anni di storia. Era chiamata Chang'an ("Pace Perpetua"), nei tempi antichi.

Per molti secoli, e ancora oggi, per una notevole parte dell'umanità, accanto alle poche città, l'insediamento più caratteristico è rappresentato dalla casa isolata e dal villaggio, di forma e dimensione varia, costruiti con i materiali locali (pietre, rocce, fango, legno, paglia, mattoni,ecc.), mentre il palazzo del capo, poi del re, il tempio dedicato ad una divinità erano edificati con materiali pregiati, reperiti anche in regioni lontane, erano abbelliti con statue, dipinti, stuoie e tappeti, tutti simboli di un potere superiore. Non solo: anche la scelta del sito, cioè del luogo più adatto alla costruzione del villaggio, era legata ad un'ambiente particolare, quasi simbolico, scelto a volte con particolari cerimonie, con l'aiuto di "sacerdoti" che invocavano l'intervento divino (basterebbe ricordare il racconto della creazione di Roma). Si preferiva un meandro fluviale, le isole del fiume, alture isolate di tufo o arenaria, un guado, una collina, un terrazzo, una baia naturale: tutti luoghi più facilmente difendibili e in posizione dominante. Già allora il villaggio, e poi la città, si localizzeranno in un luogo geografico dal quale sarà possibile dirigere e tenere sotto controllo tutto il territorio di pertinenza.

Se il sito era in passato determinato principalmente dall'ambiente, i materiali dalle risorse proprie del territorio vicino, la forma del tetto e delle finestre dal clima, la struttura e l'ampiezza della casa, cioè la pianta, sono influenzate dal tipo di economia, dalla proprietà fondiaria, dalle funzioni economiche esercitate: queste le motivazioni di un villaggio compatto o delle fattorie sparse e distanziate tra loro. A volte divengono più importanti le motivazioni culturali, le abitudini sociali, la ritualità, la superstizione e le convinzioni religiose, tanto che la forma dei villaggi è, a volte, legata ad un popolo: il villaggio circolare o di strada, è tipico dei popoli Slavi, quello compatto con le case raccolte, è di origine germanica, le case isolate sono tipiche dei Celti.

Il fenomeno urbano ebbe probabilmente inizio in quattro vallate con la costruzione di centri di coltrollo idraulico. Sono nuclei primari la Mesopotamia e tutto il Vicino Oriente (la Mezzaluna fertile) e la valle del Nilo fin dal 3.000 a.C., la valle dell'Indo (cioè l'India occidentale), dal 2.500 a.C., la valle dello Huang He in Cina dal 1.300 a.C., con centri cerimoniali e di controllo. Sono nuclei urbani secondari, cioè derivati, l'Egeo, dal 2.000 a.C., e la penisola italica dal 5/400 a.C., anche se alcuni ipotizzano una fase precedente, nel Sud e nei territori etruschi e sardi, attorno al 1.000/700 a.C.
Quasi certamente lo sviluppo urbano in America Centrale è successivo, ma manca una diffusa indagine in vasti territori. Fuori da queste regioni, prevalendo per lungo tempo la cultura dei popoli raccoglitori, cacciatori e pastori nomadi, il fenomeno urbano è assente o sporadico, rappresentato da centri militari di difesa o da città commerciali di scambio.

Il nucleo mediterraneo, specie quello rappresentato dall'Impero Romano, sarà nei secoli successivi il più attivo, imponendo a gran parte dell'Impero il proprio modello di società e, quindi, la propria concezione urbana. Dirigerà la costruzione delle città portuali nelle colonie, le città con funzione amministrativa nei territori occupati, i centri minerari e i grandi empori che svolgono la funzione di scambio tra materie prime e prodotti lavorati. Le classi dirigenti non solo prendono le decisioni nell'opera di organizzazione degli spazi insediativi, ma pongono in evidenza i segni, i simboli del loro potere, la loro concezione del mondo. Alcuni centri divengono monumenti ad una classe sociale dominante.

Nelle città più antiche che si sono evolute fino ai giorni nostri, vi è una stratificazione dell'organizzazione spaziale: ogni società ha attuato il proprio progetto, ha in parte distrutto le opere realizzate secondo il progetto precedente, oppure le ha mantenute o le ha solo modificate e, dopo di lei, un'altra generazione partirà dai risultati precedenti e tenterà di attuare un nuovo progetto, e così per secoli. Quando camminiamo per le vie della nostra città, ad ogni angolo possiamo osservare i segni di culture e progetti diversi, di epoche diverse, ciò che rimane dei loro progetti, delle loro concezioni: qui una chiesa del Trecento, là una Porta della città di epoche antiche, lì vicino un palazzo del Cinquecento, la piazza progettata agli inizi del secolo scorso, Una "alberata" Ottocentesca.

A volte un centro abitato, organizzato in una certa epoca, non subisce trasformazioni, non vede cambiare la propria funzione per diversi secoli, non vede alternarsi una classe dirigente diversa da quella che ha progettato il centro "storico", e questo centro abitato ci perviene quasi intatto, dal Medioevo al XXI secolo; tutelato come patrimonio storico vedrà cambiare gli abitanti, muteranno le funzioni primarie, si attueranno risanamenti e ristrutturazioni interne, ma esteriormente il centro rimarrà quasi fermo nel tempo, con le sue abitazioni, le mura, le torri, le piazze, sorte per una società contadina che si muoveva solo a piedi e che viveva molto di più all'aperto, nelle strade e piazzette, mentre ora esse vengono percorse da mezzi motorizzati, da schiere di turisti, più attratti dai negozi che dalle costruzioni di sei-settecento anni fa, da abitanti che vivono proiettati nel Duemila negli spazi del Medioevo.

In un piccolo villaggio, indicato ora come "quartiere", in passato citato in vari documenti, a partire dall'840, come villa di Vepra, o Veura, o vico Vebra, ma anche Veuere e Vavero, attraverso la cartografia e le immagini, prima sottoforma di cartoline, poi di fotografie, è possibile osservare le vicende di una comunità di contadini, governati e dominati da pochi personaggi, laici ma anche religiosi, che lentamente si trasforma in una piccola società composita, con artigiani e commercianti che divengono alla fine dell'Ottocento anche i maggiori proprietari delle terre date in affitto alle poche famiglie che hanno continuato ad occuparsi della coltivazione del riso e dell'allevamento di bovini da latte. Nello stesso tempo il piccolo villaggio ha visto crescere le costruzioni, molte delle quali raggruppate in ampi cortili, ha visto scavare, tra il 1487 e il 1488, una roggia che prese il nome di Ludovico Sforza detto il Moro, che tagliava in due il sito veverese; ha subito il dominio spagnolo, tanto che uno dei cortili viene ancora indicato come curt di Spagnö; nel 1658 viene citato in una relazione ecclesiastica il Monastero delle Domenicane di S. Caterina, poi divenuto una cascina agricola; dalla fine del XVII secolo viene coltivato il riso, grazie alla presenza di numerosi fontanili (fontane Sciocca, Bini e quella al centro del villaggio) e rogge scavate per distribuire l'acqua, lungo le rive era presente il gelso per l'allevamento dei bachi da seta; alcune cascine vengono trasformate, racchiudendo i cortili interni, sui quattro lati, da edifici con varie funzioni o da muretti.

A fine secolo si contano già 300 abitanti. Nella mappa Tettoni del 1822 sono riportate, nel territorio propriamente veverese, con i nomi dei proprietari del tempo, oltre venti cassine. Ciò che nel tempo è cambiata è il titolo di proprietà delle cascine: all'inizio del Settecento, il 38% era di proprietà nobiliare e il 23% era di proprietà della Chiesa; agli inizi dell'Ottocento la nobiltà era scesa al 23% e la Chiesa al 8% ed emergevano come proprietari nomi di cittadini veveresi. Nel 1895 erano censite 68 proprietà immobiliari diverse, poche in mano a nobiltà e clero. Nel 1866 i veveresi erano almeno 600 e l'anno successivo il Vescovo di Novara concedeva la trasformazione della cappella di S. Maiolo in chiesa sacramentale indipendente. In quell'anno, poco a nord del paese, a meno di tre anni dall'avvio dei lavori, il canale "Cavour" arrivò a portare le acque del Po nelle risaie che lo circondavano; da questo canale venne costruita la presa del Diramatore Quintino Sella tra il 1870 e il 1874, canale che scorre lungo tutto il territorio veverese, sul lato orientale, puntando poi su Novara e, più a sud, sul territorio della Lomellina.

Tra il 1929 e il 1932, venne costruita l'autostrada Torino-Milano, inaugurata il 25 ottobre, e il territorio veverese venne interessato, verso sud, da quest'opera perchè proprio a Veveri, venne posto il casello principale di Novara. Nel 1937 vengono inaugurate le nuove scuole elementari di Veveri e, poco dopo, costruito anche l'asilo. Era il tempo del Ventennio fascista che ebbe per noi fine quando, il 26 aprile 1945, nella piazza di Veveri, con la mediazione del Vescovo di Novara, monsignor Ossola, il comandante tedesco trattò con i capi partigiani Moscatelli, Grassi e Gastone, la resa della guarnizione novarese. Nel 1947, dopo la fine della guerra e all'inizio della ricostruzione, Mario Pavesi costruì un punto di ristoro presso il casello autostradale di Veveri, il primo di numerosi autogrill lungo tutte le autostrade che vennero successivamente costruite nel nostro Paese, mentre il 29 ottobre 1950, domenica, giunse a Veveri il bus di linea Bicocca-Veveri n°1 con il sindaco Pasquali e la Giunta. Per agevolare le manovre del bus, venne coperta la testa della fontana che sgorgava in piazza, e la stessa sorte toccò a tutta la fontana che transitava tra le case.

Tra il 1964, in quattro anni, viene costruito il nuovo oratorio e viene edificata la nuova chiesa e sabato 4 maggio 1968 il vescovo di Novara, Placido Maria Cambiaghi consacra l'edificio religioso a lungo atteso. Veveri cambia volto. Sparisce dalla vista la Roggia Mora ricoperta tra i due ponti costruiti in paese dall'epoca di Ludovico il Moro.
Nel 2001, viene messa in cantiere un'altra grande opera, terminata nel 2006, la TAV che affiancherà l'autostrada, a sua volta rifatta con l'allargamento e il rifacimento dei nuovi ponti a partire dal 2013, mentre nel 2015 viene realizzata la seconda isola ecologica della città, viene aperta la farmacia e iniziano i lavori per il grande parco commerciale che sarà ultimato nel 2017.

Leggendo la città o il piccolo centro, attraverso le costruzioni e le continue sistemazioni, non solo si può entrare in contatto con le diverse funzioni, ma si possono osservare i simboli dei vari poteri che si sono succeduti e, da essi, risalire ai loro progetti, al tipo di società che ha pensato e realizzato quell'opera.
Nelle Società occidentali, e nelle città del Sud del Mondo, da alcuni secoli è il capitalismo che controlla e organizza la pianificazione degli spazi per ottenere il massimo profitto. Negli spazi di maggior interesse si creano infrastrutture produttive, attività diversificate, servizi diffusi, maggiori redditi, quindi tenori di vita elevati e alti consumi.
Le altre regioni, come molti quartieri periferici delle nostre città, rimangono ai margini, quasi ignorate, con prodotti, attività, risorse deprezzate: sono spazi degradati, ai margini del sistema e rimarranno tali sino al momento in cui la speculazione finanziaria capitalistica, operatori immobiliari, i grandi costruttori edili non troveranno conveniente investire capitali per valorizzarli. È dalle aree volutamente degradate che partono le correnti migratorie con meta le aree ricche.

Con la sua azione, il capitalismo liberista (come il socialismo dirigista), genera gli squilibri, uno sviluppo ineguale, crea le disparità tra borghesia ricca e le classi sociali, a basso reddito o povere, e tra gli spazi. La città, come tutte le grandi opere di sistemazione dello spazio, crea una forte competizione tra gruppi di potere, si attuano scontri violenti e forti investimenti per realizzare speculazioni fondiarie. Si assiste ad un intricato ed oscuro intreccio di progetti, appalti, mediazioni con il potere politico, compensazioni, profitti elevati, inganni. Il consumo e l'uso dello spazio giungono molte volte allo spreco, alle distruzioni, a territori compromessi per l'attuale e le future generazioni.

Nel suo processo di espansione e organizzazione, la città sottrae spazio alla natura e all'agricoltura, nella regione di contatto o lungo gli assi di comunicazione. I terreni agricoli, generalmente di scarso valore, vengono sfruttati per altri scopi: quartieri residenziali, aree industriali, centri commerciali, infrastrutture, centri di svago, stadi e parchi tematici, posteggi, aerodromi, ecc. Anche lungo le coste, nelle più belle vallate montane, sulle rive dei laghi, gli spazi agricoli, i boschi, le paludi, i terreni incolti vengono aggrediti da una speculazione edilizia che non ha nessuna coscienza ambientale ma il solo scopo del profitto e del facile guadagno, naturalmente con la connivenza, voluta o imposta, di chi ha il potere di governare il territorio (molti assessorati comunali, provinciali, regionali sono denominati "Governo del Territorio"), approvare il Piano Regolatore e le relative Varianti. Cementificazione degli spazi, seconde case, vuote per la maggior parte dell'anno, strade e parcheggi, distruzione del verde, discariche di rifiuti, abusivismo edilizio, corruzione, provocano i numerosi e crescenti disordini ambientali.
La speculazione privata, sia in città che negli spazi del tempo libero, non solo ha l'approvazione dei pubblici amministratori, sempre più corruttibili, ma a volte viene da essi sollecitata, favorita con delibere reclamizzate come progresso, con il consenso delle forze sociali, imprenditoriali e sindacali: ogni nuova attività crea occupazione, maggiori redditi e benessere, quindi deve essere ben vista e benedetta.

Termini chiave nello studio delle città

Prima di esaminare alcune caratteristiche delle città e alcuni termini che noi utilizziamo per descrivere gli elementi più importanti di una città, dobbiamo fare alcune premesse. Da dove arriva il termine "città" e quando possiamo usare questo termine in contrapposizione a quello di villaggio, ad esempio. Una città è un insediamento umano, esteso e stabile, che si differenzia da un paese o da un villaggio per dimensione, densità di popolazione, importanza o status legale, frutto di un processo più o meno lungo di urbanizzazione. Il termine italiano città deriva dal latino civitatem, a sua volta da civis, cittadino. In senso amministrativo il titolo di città spetta ai comuni ai quali sia stato formalmente concesso in virtù della propria importanza, e varia secondo gli ordinamenti giuridici dei vari Stati.
Il concetto statistico di centro urbano, e quindi di città, cambia in ogni Paese: se per la Danimarca si inizia dai centri di 250-300 abitanti, in altri Stati si comincia a parlare di città solo dopo il valore di 10.000 abitanti (come nel caso dell'Italia), e per altri solo dopo 25.000.
Il termine città può essere usato per una località urbana la cui popolazione è superiore a un dato limite o per una località urbana dominante su altre nella stessa area in termini economici, politici o culturali. Non esiste una definizione generale di città nel mondo; per esempio in Italia lo status di città viene conferito dal Capo dello Stato con un decreto, mentre quando l'America venne colonizzata, i nuovi abitanti diedero entusiasticamente il nome di "città" ai loro nuovi insediamenti, poco più di villaggi, ritenendo che questi sarebbero un giorno diventati molto grandi.
Nel Regno Unito una city è un comune che è noto come città da molto tempo, o che ha ricevuto lo status di città tramite statuto reale; un sistema simile esisteva nei Paesi Bassi in epoca medioevale, dove un signore concedeva a degli insediamenti certi diritti che altri invece non possedevano. Questi comprendevano il diritto di innalzare fortificazioni, tenere mercati o darsi una corte di giustizia.

C.B.D.: è il quartiere centrale degli affari, detto anche commerciale, dove è alta la densità dei servizi superiori, con banche, uffici, negozi di lusso, direzioni di Società, amministrazione, ecc.
Località centrale: è un'area urbana che fornisce beni e servizi a una determinata zona abitata circostante, la cui sfera di influenza dipende dal numero e dalle qualità dei servizi offerti, cioè dal tipo di funzioni svolte
Nodo: è un centro urbano posto generalmente in un punto di incontro tra i lati di una rete
Conurbazione: è un'area urbana estesa e continua formatasi dalla fusione di due o più centri urbani che prima erano distanziati.
Cintura verde: è una zona ad anello intorno alla periferia di una città, protetta a verde mediante restrizioni normative o legislative che limitano l'abitabilità per conservare spazi aperti.
New Town: è un nuovo centro urbano, una città nuova, programmato, per risolvere il problema della congestione di un'area metropolitana e sviluppare, con insediamenti industriali e terziari, aree rurali povere.
Sviluppo a nastro: è un'area urbana stretta e allungata lungo la direttrice di traffico rappresentata da una strada principale.
Città dormitorio: centro abitativo, oltre la cintura verde, in cui gli abitanti risiedono senza svolgere un'attività lavorativa, per cui, ogni giorno, devono spostarsi per raggiungere il luogo di lavoro, dando origine al fenomeno pendolare.
Slum e Bidonville,baraccopoli, barrio, favelas: il primo termine indica un quartiere povero con case squallide; i secondi indicano un'area urbana, con case squallide, sorta attorno ad una città senza alcuna pianificazione, specie nel Sud del Mondo. Le abitazioni sono fitte, formate di materiali vari reperiti a caso come lamiere e tavole di legno, senza servizi di base come l'acqua potabile e una rete fognaria: sono un riparo instabile di fortuna
Circonvallazione: è una strada o una superstrada costruita su di uno o più lati di una città per evitare che il traffico transiti dal centro e che sia più facile passare da un quartiere all'altro.
Ring road: è una strada o superstrada e, a volte, un'autostrada a forma di anello, una tangenziale o una circonvallazione che passa attorno alla città, quasi circondandola completamente
Curva dell'offerta di rendita: espressione grafica teorica per indicare la rendita che l'uso del suolo comporta in proporzione alla diversa distanza e funzione rispetto al centro della città. I valori medi diminuiscono con l'aumentare della distanza dal centro. Nella pratica si realizza una variante al modello in presenza di zone periferiche attrezzate nelle vicinanze di uscite dalle tangenziali o all'incrocio tra strade importanti di penetrazione verso il centro.


Modello di Burgess: è un modello teorico che si riferisce allo sviluppo di una città secondo un modello ad anelli concentrici (espansione radiale) Il modello prevede 5 zone funzionali, il C.B.D., la zona di transizione con abitazioni e insediamenti industriali leggeri, case operaie, zona residenziale, e zona dei pendolari
Industria pesante: è l'industria che provvede alla fusione dei minerali, come la siderurgia, quella che produce composti chimici, la raffinazione del petrolio, cioè le raffinerie, ecc.
Industria leggera: è la produzione industriale manifatturiera di prodotti destinati al consumo.
Desità di popolazione: valore che si trova dividendo il valore della popolazione per il valore della superficie del Paese.
Percentuale di popolazione urbana: valore che si trova dividendo il numero di popolazione che vive in città per il valore della popolazione totale di quel Paese.

Nell'interno della città, il centro, i vari quartieri, la periferia, svolgono funzioni diverse. Il progetto, deciso e controllato dal potere economico e finanziario, fissa al centro il compito di dirigere le operazioni: in esso si localizzano le attività terziarie, soprattutto quelle decisionali. Il centro che, nei Paesi di antica urbanizzazione, conserva l'impronta storica e si raggruppa attorno al castello, alla cattedrale, al Municipio o alla piazza del mercato, ha uno spazio ridotto, perciò è intensamente utilizzato e ha valore e costo, elevati. È caratterizzato da vecchi ma ricchi palazzi monumentali, adibiti ora a sedi amministrative, musei, Università, sedi di Enti e Società privati e pubblici; da teatri e caffè; da negozi e grandi magazzini di lusso; da uffici di liberi professionisti; da Banche. Riassumendo, la presenza di così tanti servizi, volutamente concentrati, determina l'alto costo del terreno e degli edifici. In genere i vecchi abitanti, specie quelli a basso reddito, vengono espulsi o si sono ridotti fortemente: mentre di giorno il centro pulsa di vita, di notte è quasi deserto.
Nel centro si svolgono, dunque, le funzioni superiori e le più specializzate. Nelle città più recenti, o dove gli eventi bellici o naturali hanno distrutto gran parte delle costruzioni nei quartieri centrali, la monumentalità è oggi rappresentata dai grattacieli, concentrati in un'area denominata Distretto commerciale (affari) centrale (C.B.D. in inglese= Central Business District).

Vi sono poi quartieri che svolgono contemporaneamente la funzione residenziale e commerciale. Generalmente sono le parti più recenti della città per le classi medio-alte; per quelle a basso reddito, non solo cambia il tipo di abitazione, ma diminuisce lo spazio verde, l'intensità dei servizi, il livello commerciale ela densità degli abitanti, vivendo in case molto vecchie.
Verso l'esterno si localizzano i grandi complessi industriali e, in particolari quartieri, i nuovi centri direzionali, i grandi centri commerciali self-service, sia all'ingrosso che al dettaglio, i moderni alberghi più vicini agli aeroporti o ai terminali delle autostrade, i vasti parcheggi, i nuovi complessi residenziali superiori, tutti collegati ad assi viari attrezzati.

Poi la periferia con i parchi, i giardini, gli stadi e gli altri impianti sportivi; separati, i vasti scali ferroviari e i depositi di merci; in altri settori gli sterminati quartieri residenziali popolari e operai, monotoni, con scarsi servizi, vere città dormitorio, senza punti di socialità, dove coesistono modelli culturali tradizionali regionali in lenta ma inesorabile via di acculturazione e trasformazione, condizionati dalle nuove attività produttive e dai modelli di consumo imposti attraverso gli strumenti della comunicazione di massa. Le differenti condizioni socio-economiche, le differenti funzioni, i diversi tipi di società, si traducono in differenti quartieri urbani, borghesi, operai, poveri, detti anche quartieri alti e quartieri bassi, che hanno architetture diverse, impiegano materiali diversi, hanno strade differenti, spazi verdi curati e non, servizi, a volte odori e rumori diversi: ci abita gente diversa, i benestanti e gli sfruttati.

Esempi:

Chicago è la più grande metropoli dell'entroterra statunitense e la terza per popolazione degli Stati Uniti, con i suoi 2,7 milioni abitanti, dieci Università di primordine e il secondo Aeroporto degli Stati Uniti e uno dei più trafficati del mondo. La sua area metropolitana conta 9,6 milioni di abitanti distribuiti in un'ampia area pianeggiante situata lungo le rive del lago Michigan. La città si estende per 50 km sul lago Michigan da nord a sud. Soprannominata "Windy City", il centro della città (the Loop, l'Anello) è dominato da imponenti grattacieli. Questa tipologia architettonica è nata proprio a Chicago che vanta ancora oggi il secondo grattacielo più alto statunitense e tre grattacieli nella classifica dei primi 15 al mondo. Trasformatasi da cittadina in un'importante metropoli, Chicago è una delle 10 città più influenti al mondo. Oggi è un importante centro finanziario e industriale ed uno dei maggiori centri fieristico/espositivi mondiali.

A metà del XVII secolo era abitata dalla tribù Potawatomi, che aveva preso il posto di due precedenti nazioni native. Il nome Chicago deriva da una parola Shikaakwa francesizzata poi in Checagou, e significa porro selvatico. La zona fu chiamata così a causa dell'odore portato dai porri selvatici, frequenti attorno agli acquitrini che ricoprivano l'odierna area urbana. La città contava nel 1840 4.470 abitanti, nel 1890 superava di poco il milione, nel 1910 2,2 milioni e raggiungeva il massimo nel 1950 con 3,6 milioni; oggi ne conta 2,7 milioni, con una composizione etnica diversificata: neri 32,9%, bianchi 31,7%, ispanici 13,3%, siatici 5,5%, nativi americani 0,5%, altre etnie 13,4%, mix di due o più etnie 2,7%, e tra i bianchi, gli irlandesi 6,6%, i tedeschi 6,5%, i polacchi 5,8%, gli italiani 3,5% e gli inglesi con il 2,0%.

Situata sui Grandi Laghi, Chicago divenne ideale per la logistica ed il trattamento delle merci in transito. Vennero così costruite numerose linee ferroviarie che la collegarono con il resto del Paese. Inoltre l'apertura dell'Illinois and Michigan Canal agevolò i traffici verso sud, lungo il corso del Mississippi. Negli anni quaranta dell'Ottocento, Chicago divenne il principale porto del mondo per il commercio dei cereali, che dal bacino granario del Mississippi, venivano esportati via mare attraverso i Grandi Laghi. Nel 1848 Chicago costruì il primo elevatore per cereali. Lo sviluppo dell'industria ferroviaria fu una delle maggiori cause che portò alla nascita nel 1857 dell'industria dell'acciaio, che determinò uno dei primi grandi afflussi migratori. Tra il 1850 ed il 1870 l'industria del trattamento carni bovine e suine fece divenire Chicago la città più importante al mondo nella filiera della carne. Nei dieci anni dopo il 1860 alcuni fattori aiutarono questo sviluppo, tra cui l'imponente rete di trasporti ferroviaria ed idrica che partiva da Chicago e il nascente utilizzo del ghiaccio nei mattatoi. Nel decennio successivo l'inscatolamento della carne avrebbe ulteriormente accresciuto l'importanza dei mattatoi di Chicago.

New York City, per distinguerla dall'omonimo Stato federato, è conosciuta nel mondo anche come "grande mela" (un paragone le cui origini risalgono al libro The Wayfarer in New York scritto da Edward S. Martin nel 1909), è situata nello Stato omonimo e sorge su un'area di circa 785 km² alla foce del fiume Hudson, sull'oceano Atlantico, mentre l'area metropolitana comprende anche località situate nei due adiacenti stati del New Jersey e del Connecticut. È la città più popolosa degli Stati Uniti con una popolazione di 8,5 milioni di abitanti, mentre nell'area metropolitana conta oltre 23 milioni abitanti. New York è una delle città più cosmopolite e multietniche nel mondo. Situata sulla omonima baia, New York è in parte sul continente e in parte su isole, ed è amministrativamente divisa in cinque distretti: Manhattan, The Bronx, Queens, Brooklyn e Staten Island.

L'area dove sorge la città era popolata dalla tribù Lenape, una popolazione algonchina, che viveva di agricoltura, caccia e pesca. Il primo europeo che si spinse nella zona fu, nel 1524, l'italiano Giovanni da Verrazzano. La prima esplorazione accurata della zona è del 1609, quando Henry Hudson scoprì l'isola di Manhattan proseguendo poi lungo il corso del fiume a cui diede il nome. Il primo insediamento europeo sorse nel 1613, quando i colonizzatori olandesi fondarono un insediamento per il commercio delle pellicce nella zona meridionale dell'isola di Manhattan che venne acquistata per 24 dollari e, nel 1626, venne battezzato Nieuw Amsterdam. La città passò nel 1664 sotto il dominio inglese e venne ribattezzata New York. Fra il 1775 e il 1783 New York attraversò le vicende della guerra di indipendenza americana, conclusasi con il Trattato di Parigi. Nel settembre 1788 la città divenne la prima capitale degli Stati Uniti d'America; l'anno seguente George Washington vi giurò come primo presidente, e la città contava 30.000 abitanti. L'importanza economica, finanziaria, culturale di New York, considerata grande capitale mondiale in tutti i settori, è evidenziata anche dal fatto di avere ben due C.B.D., denominati Midtown, Città di Mezzo e Downtown, Città Bassa, le due zone dove si concentrano i grattacieli.

Con questi pochi esempi, si può dire che osservando i simboli delle classi sociali che nel tempo hanno governato la città, simboli palesati nei palazzi, nelle piazze, nei monumenti, nelle vie, noi possiamo leggere i progetti realizzati, notare le diversità dei quartieri, la diversa gente che ci vive, i diversi lavori, le diverse culture, i valori materiali e spirituali, potremmo dire che si comprende chi lì comanda. La città è come la carta geografica: per leggerla bisogna prima imparare il significato dei simboli usati, solo allora capiremo che cosa rappresenta la carta, solo allora comprendiamo l'oggetto che abbiamo davanti. La diffusione del sistema capitalista in tutto il Mondo lo si può proprio osservare nelle città: tutte oggi usano gli stessi materiali (cemento armato, acciaio, vetro, alluminio, plastica, pannelli prefabbricati, ecc.); le stesse tecniche costruttive; gli stessi modelli architettonici (il grattacielo); le stesse infrastrutture; e per finire, hanno tutte gli stessi negozi alla moda e di lusso con le stesse merci.

Se una differenza esiste, nell'interno dei Paesi Industrializzati, soprattutto Europei, tra quelli capitalisti e quelli ex-socialisti, è nella varietà. Nei Paesi europei orientali, che sino al 1989 facevano parte del Blocco Socialista Sovietico, i moduli edilizi urbani sono molto simili, ripetitivi, monotoni; le strade ampie, a più corsie, ma con scarso traffico privato; i palazzi, e i monumenti, grandiosi ma evidenziano scarsa fantasia; i negozi non sono sempre attraenti e non hanno (meglio sarebbe dire, non avevano...) una grande scelta di articoli, sono meno belli; insomma, più cose essenziali e meno consumismo.

Quando nella città giungono gruppi di immigrati, generalmente occupano i quartieri più degradati, abbandonati dai ceti medio-alti che si sono spostati nel centro ristrutturato o nel verde della periferia. Vengono a contatto con uno spazio nuovo, che loro non hanno pensato nè realizzato, che loro molte volte non sono in grado di cambiare, che è privo di servizi, che ha case vecchie e malsane: si trovano nel luogo dell'emarginazione, dove si disgrega la cultura tradizionale, dove avviene l'acculturazione attraverso i simboli materiali del benessere (i soldi, l'auto, il televisore, i vestiti, gli elettrodomestici). È in queste condizioni che molte volte nasce la violenza, la prostituzione, la rissa tra bande, la rapina, lo spaccio di droga. Ma ci sono anche le eccezioni, come quella della comunità cinese a Milano.

Riporto brevemente l'introduzione di un interessante scritto dal titolo "Viaggio attraverso i quartieri d’immigrazione a Milano" di Christian Novak. Milano negli ultimi venti anni è cambiata, non tanto nella sua forma fisica quanto nei suoi abitanti, divenendo a seguito dei nuovi flussi migratori dal sud del Mondo, oggetto di una trasformazione epocale, forse più rilevante in termini di potenziale di mutamento rispetto alle migrazioni del boom economico. La città registra sulla sua pelle questa presenza, ma si trasforma opponendo resistenza. È un eterno ritardo, un adattamento che costa denaro, fatica, tempo e conflitto. Solo venti anni fa Milano si scopriva terra di una nuova immigrazione, dieci anni fa si riconosceva già una chiara geografia delle trasformazioni dei quartieri e dei luoghi simbolici, oggi l’inserimento dei gruppi immigrati è caratterizzato da forme comunitarie multiple, processi di auto organizzazione, articolazioni sociali, diverse forme di integrazione, meticciato, metamorfosi culturali, l’affermarsi delle seconde generazioni. Elementi che nel loro complesso stanno costruendo le basi per un suo sviluppo su modelli inediti, in parte distanti dalle realtà consolidate d’immigrazione d’oltralpe o d’oltre oceano, ma in parte simili per alcune dinamiche.
Non esistono grandi quartieri etnici che vagamente ricordino quelli nord americani, né “ghetti urbani” chiusi e autonomi rispetto al contesto cittadino come le banlieu parigine, non esistono le chinatown statunitensi o del sud est asiatico. Eppure anche per il caso milanese si può parlare di città multietnica. Le popolazioni immigrate provenienti soprattutto dalle Filippine, dall’Egitto, dal Perù, dalla Cina, dall’Ecuador, da Sri Lanka, dal Marocco, dall’Est Europeo e in misura minore dall’Africa nera, sono responsabili di diffuse microtrasformazioni del tessuto edilizio della città, di un differente utilizzo dei suoi luoghi pubblici, degli spazi costruiti e di quelli aperti, dell’attribuzione di significati nuovi a quartieri e parti della città. Oggi si può scrivere una storia delle migrazioni recenti dai Paesi in via di sviluppo, e viaggiare nella città fra diversi ambienti, profumi, colori, suoni e scritte che rimandano a mondi diversi e compresenti, come accade se si attraversa il quartiere cinese di via Sarpi o il quartiere multietnico del Lazzaretto, o il piccolo quartiere “bangla” di via Petrella, o ancora il quartiere multietnico di via Padova.
Altre volte la trasformazione risulta puntuale, costituita da tessere che si inseriscono nel tessuto urbano, come molti quartieri pubblici di edilizia popolare (dove la percentuale di stranieri si attesta attorno al 30%), come i caseggiati abitati prevalentemente da immigrati, o ancora come i nuovi luoghi di culto, moschee e piccoli templi buddisti, centri culturali e di aggregazione o, più semplicemente, pezzi di spazio pubblico. Attraversando alcuni quartieri si ha la netta sensazione di essere altrove, di faticare a riconoscere gli elementi di milanesità, in particolare se si guarda il piano terreno, i negozi, la gente che si muove nello spazio pubblico. Si vive un senso di disorientamento, i codici (consci o inconsci) con cui si interpreta e si vive la città sono messi in crisi dalla sovrapposizione di caratteri altri (scritte, ambienti, tipi e modalità di commercio, modalità relazionali)
...

Lo spazio urbano è un organismo complesso anche perchè, accanto alla funzione abitativa, svolge la funzione produttiva (specie nel settore industriale: a volte gli spazi urbani e quelli industriali sono coincidenti) e la funzione terziaria.
Gran parte delle reti di trasporto e di comunicazione, dei sistemi commerciali, bancari, finanziari, l'attività editoriale e culturale, la quasi totalità degli impianti sportivi e del tempo libero, le sedi amministrative e politiche, le direzioni delle Società, fanno capo alle città, soprattutto quelle più importanti di prima grandezza.
La localizzazione delle città, le loro articolazioni, i rapporti tra i vari spazi, regionali, nazionali e internazionali, devono facilitare i rapporti di produzione, di consumo, di informazione tra i vari gruppi sociali; in caso di disfunzioni, vi è il pericolo di disordine, di blocco del sistema, di decadenza di un'area urbana, di abbandono e di degrado sociale ed economico.

Quando le azioni speculative, gli scontri sociali, le competizioni, i giochi di potere prendono il sopravvento, l'espansione incontrollata della città può portare al disordine paralizzante, all'intasamento delle reti di trasporto e comunicazione, alla crescita impressionante dei rifiuti non riciclati, a livelli preoccupanti di inquinamento delle acque, dell'aria e dei terreni, determinando un deterioramento delle condizioni di vita: comportamenti asociali, rumori, mancanza di verde sono i segnali di questo livello negativo, delle disfunzioni, della distruzione dello spazio geografico che è alla base dell'abbandono della città verso i piccoli centri e il verde della campagna e della collina.
Ci sono naturalmente molte eccezioni: diverse aree urbane sono cresciute in modo esponenziale fino a raggiungere, nell'area metropolitana (che nella crescita del centro principale ha visto assorbire molti centri vicini anche loro in forte crescita) valori impressionanti come quello cinese di Chongqing che con 36 milioni di abitanti risulta essere la più importante concentrazione di popolazione a livello mondiale. In questi casi è la posizione geografica di questa area geografica che fa la differenza. La municipalità di Chongqing si trova lungo la nuova Via della Seta presso Chengdu, altra metropoli di 14 milioni di abitanti nel cuore del Sichuan, al centro della Cina, e nodo ferroviario di prima grandezza.
Non solo, Chongqing è attraversata dal fiume Jialing e dal tratto superiore del fiume Yangtze, (nei pressi della Diga delle Tre Gole, la più grande al Mondo), e presso il delta del Fiume Azzurro si trova Shanghai con i suoi 28 milioni di abitanti. Come in molte altre metropoli industriali cinesi, l'inquinamento dell'aria è un serio problema ed è dovuto all'impiego massiccio del carbone per la produzione di energia elettrica per usi domestici e industriali. Posta a monte del progetto della diga delle Tre Gole, Chongqing è la testa di ponte per lo sviluppo economico delle regioni occidentali della Cina.
Per questo motivo sono stati stanziati ingenti investimenti per lo sviluppo delle infrastrutture pubbliche. In città crescono anche gli investimenti esteri grazie alla possibilità di godere dei vantaggi di una futura crescita delle regioni occidentali del paese.
A Chengdu arriva una nuova linea ferroviaria, costruita per collegare questa regione alla lontana Europa, un viaggio di 11 mila chilometri da compiere in 18 giorni bruciando la concorrenza delle navi cargo che, per la stessa tratta, impiegano due mesi. Durante il viaggio dalla Cina si toccano Kazakistan, Russia, Bielorussia, fino alla Polonia, che sarà uno degli hub della nuova linea no-stop, quindi da Varsavia, discendendo l'Europa, si arriverà, per l'Italia, fino al centro intermodale di Mortara, dove la merce verrà passata sui Tir.

Lo spazio urbano concentra la potenza decisionale politica, quella informativa, quella culturale, quella economica, quella organizzativa, concentra la ricerca scientifica e tecnologica, e concentra soprattutto lo sviluppo demografico (in Europa, Nord-America, Giappone, Australia e Nuova Zelanda, in molti Paesi del Sud-America, la popolazione urbana è tra il 70 e il 90%). È questo potenziale che permette alla città di dominare gli spazi rurali, di svolgere un'azione centralizzatrice delle decisioni e organizzatrice dello spazio, un'azione dominante e dinamica che crea le reti di trasporto e, soprattutto di comunicazione indispensabili per trasmettere gli ordini e ricevere le informazioni.

In molte regioni dell'Africa, dell'America Latina e dell'Asia vi sono alte densità di popolazione, ma vi si registrano percentuali basse di popolazione urbana; vi sono eccezioni, soprattutto a causa dei cambiamenti in agricoltura, della costruzione di impianti industriali (specie con capitali stranieri nelle maggiori città e presso i porti), della conseguente crescita del terziario, dell'adozione di modelli di sviluppo occidentali e perchè la città attrae in quanto può offrire servizi migliori, più intrattenimenti e posti di lavoro.

In primo luogo, nel Sud del Mondo, le popolazioni sono in forte crescita, trovandosi nel 2° e 3° stadio della transizione demografica: diminuiscono, di conseguenza, le disponibilità di terra coltivabile e ciò significa meno posti di lavoro in agricoltura. Lo stesso fenomeno si ha quando si inizia la meccanizzazione nelle lavorazioni agricole. Questo esubero di manodopera determina l'emigrazione, specie dei giovani (uomini in maggioranza), una vera fuga dal villaggio che provoca lo sradicamento di intere generazioni dal modo di vita tradizionale verso le città del loro Paese che hanno scarse offerte di posti di lavoro perchè il processo di industrializzazione è solo agli inizi.
Questo fatto determina il sovraffollamento delle città, la comparsa di bidonvilles (queste baraccopoli prendono, nei vari Paesi, nomi diversi: favela, barrio, rancho, kampong, busteehantytowns), veri ghetti di emarginati dove si trova solamente povertà, malattie, morte e forti tensioni sociali.
Negli ultimi decenni, soprattutto a causa di scontri armati, insurrezioni o vere e proprie guerre nel Vicino Oriente, in Asia, come in Afghanistan, o il Africa Centrale e Mediterranea, sono divenute sempre più imponenti le migrazioni verso soprattutto l'Europa Mediterranea ma anche verso Paesi del Vicino Oriente, come il Libano o la Giordania o alcuni Emirati Arabi, ricchi di petrolio e di turismo, qui sfruttati come "moderni schiavi" nei lavori più umili o faticosi.

In secondo luogo il Sud del Mondo, con rare eccezioni, non ha una tradizione urbana. È stato il colonialismo a costruire città come centri di controllo, specie lungo la costa o nelle regioni dove venivano impiantate redditizie piantagioni: ecco perchè molte città sono porti.
In Africa, per esempio, vi erano città, in precedenza, in Nigeria e nel Ghana, mentre oggi tutte le regioni presentano una esplosione del fenomeno urbano, come è avvenuto in tutta l'America Latina dove, comunque, il fenomeno urbano ha una storia antica legata alle grandi civiltà Maya, Azteca e Inca (la città inca più famosa, Machu-Picchu, fu edificata solo nel 1440, ed è rimasta abitata fino alla conquista spagnola del 1532).

Confrontiamo ora la pianta di due città africane, Ibadan (città del Sud della Nigeria), con il tipico sviluppo secondo il modello africano, Dakar (in Senegal) con i quartieri ben individuati, progettati per le varie funzioni dai coloni europei: si può notare che il loro aspetto è differente.
Ibadan è una città fondata dalla stirpe Yoruba nel 1821; il centro storico della città vecchia è sulla sommità di due colline e domina tutta l'area, ha una notevole densità di abitazioni, tutte di piccole dimensioni, costruite con materiali poveri e abitate dai piccoli commercianti e contadini delle piantagioni di cacao, con viuzze strette e irregolari; la città nuova è già un settore pianificato dai coloni con insediamenti ora occupati da lavoratori immigrati dalle altre regioni; i quartieri europei, costruiti dopo il 1952 hanno l'aspetto della città giardino perchè le abitazioni, isolate e dove abitano uomini d'affari europei, tecnici e funzionari governativi, sono immerse in giardini.

Mentre Ibadan è cresciuta, nella prima fase, a macchia d'olio, in anelli concentrici con centro nella città vecchia, Dakar, fondata dai coloni, ha nettamente separati i quartieri industriali e portuali, a Est presso le banchine e i depositi, da quelli residenziali, più moderni e con le case migliori, localizzati presso l'Università, a Ovest, e vicino al quartiere centrale degli affari (C.B.D.). I quartieri poveri (gli slums) sono spesso ubicati vicino al quartiere commerciale: questo fenomeno lo si osserva a Dakar, ma è la caratteristica di tutte le città del Sud del Mondo. È negli slums che vivono i giovani e le persone in generale che sono fuggiti dalle campagne, ormai incapaci di offrire posti di lavoro ad una popolazione in forte crescita denografica; quando lo sviluppo industriale e dei servizi non è rapido e programmato, allora schiere crescenti di giovani non trovano lavoro o svolgono un'attività solo per brevi periodi dell'anno. Facilmente, quando le condizioni di vita divengono insopportabili, il malcontento sfocia in rivolte e disordini, a volte manovrati da fazioni politiche o religiose.

AREE FUNZIONALI E FUNZIONI URBANE

città preindustriale e specializzata:
funzione militare
funzione religiosa
funzione culturale
funzione mercantile
funzione di transito e di frontiera
città moderna e contemporanea:
funzione industriale
funzione commerciale
funzione portuale
funzione ricettiva
funzione turistica
funzione amministrativa
funzione universitaria
funzione terziaria
funzione curativa
funzione direzionale
funzione ricreativa
funzione finanziaria
pianta della città:
geometrica a scacchiera: è la struttura più comune, quasi una regola in parti degli Stati Uniti, e utilizzata per centinaia di anni in Cina.

radiale concentrica: le strade convergono in un punto centrale, con tracce concentriche di mura cittadine o cittadelle; molte città olandesi sono strutturate in questo modo: una piazza centrale circondata da canali concentrici, dove ogni espansione della città implica una nuova cerchia (canali e mura cittadine).

raggruppata tipo medievale

agglomerata irregolare

assiale (o lineare): quando la città si sviluppa lungo una strada e assume una forma stretta e lunga.
costruzioni:
palazzi monumentali: di uso pubblico o privato

costruzioni sviluppate verticalmente: grattacelo, C.B.D., sedi di Società, uffici

case basse: area residenziale ricca, villette

case di media altezza: abitazioni collettive, area residenziale operaia, residenze media borghesia

case degradate: immigrati, emarginati, poveri e anziani


Funzioni e caratteristiche urbane:

la città accumula attività terziarie e superiori nel C.B.D., quindi dirige le attività economico-finanziarie, industriali, culturali, amministrative

la città è il centro della direzione politica

la città, piazza finanziaria, controlla i capitali, la ricchezza e la circolazione monetaria

la città è un centro direzionale degli affari e controlla il commercio

la città, concentrando le attività industriali, produce la maggior parte dei beni

la città è il luogo privilegiato degli scambi

la città concentra le Scuole Superiori, le Università, le Biblioteche, i Musei, i Teatri

la città concentra la maggior parte dei servizi pubblici (raccolta e smaltimento rifiuti, trasporti, distribuzione gas ed elettricità, ecc.)

la città consuma grandi quantità di prodotti, di acqua, di energia, di materie prime; produce una grande quantità di rifiuti solidi e liquidi

la città utilizza grandi quantità di ferro, cemento, bitume, vetro e altri prodotti dell'edilizia, di tubi e tubazioni per l'acqua, il gas e i liquami domestici, di linee elettriche


la città è un nodo di prima grandezza delle reti di trasporto, di comunicazione e di circolazione delle informazioni, delle persone, dei prodotti, dei servizi; ha le punte massime della circolazione automobilistica

la città concentra cliniche, ospedali e laboratori sanitari di analisi

la città ha la maggior concentrazione di locali pubblici (bar, ristoranti, cinema, sale da ballo), di impianti sportivi e per il tempo libero



centro:

polo di attrazione specializzata del settore terziario (C.B.D.).

alto valore del terreno e degli immobili



  • Palazzi monumentali
  • negozi di lusso
  • Uffici amministrativi
  • Banche e Società finanziarie
  • Servizi pubblici diffusi
  • Musei, Teatri, Biblioteche
  • Palazzo di Giustizia
  • Cattedrale e Sede Comunale
  • studi di liberi professionisti
  • Ospedale
  • Scuole superiori, Università
  • ristoranti e alberghi
  • vie commerciali pedonali
  • strade e costruzioni fitte
  • vie intensamente frequentate
  • Piazze con monumenti e locali pubblici
quartieri:
  • differenti costruzioni
  • specializzazione funzionale
  • elementi caratterizzanti (strade, case, attività, colori)
  • differenti ceti sociali
  • scuole primarie-medie
  • parchi e aree giochi


quartieri specializzati:
  • centro direzionale
  • centro commerciale
  • centro sportivo
  • cittadella militare
  • città studi o collegio universitario
  • zona industriale
  • città ospedaliera
  • zona portuale
  • periferia residenziale
  • (città dormitorio)




ORGANIZZAZIONE DEI SISTEMI URBANI

Il processo di urbanizzazione è abbastanza recente se si pensa che agli inizi dell'Ottocento solo il 2-2,5% della popolazione mondiale viveva in città con almeno 20.000 abitanti. Secondo i calcoli della Divisione popolazione dell'ONU, nel 1930 solo il 30% della popolazione viveva in aree urbane, mentre nel 1990 questa quota era salita al 45% e la popolazione urbana era più che triplicata, giungendo a 2,4 miliardi. Nel 2009 la popolazione urbana mondiale ha superato quella rurale. Oggi, secondo il rapporto, circa il 55% della popolazione mondiale vive nelle aree urbane. Una percentuale che è destinata ad aumentare, con una moltiplicazione delle megalopoli (città con una popolazione di almeno 10 milioni di abitanti).
Anche il gigantismo urbano è un fenomeno recente. Agli inizi del secolo scorso si contavano solo 14 città milionarie, capeggiate da Londra (4,5 M), New York (3,4 M), Parigi (2,5 M) e Berlino (2,5 M). Oggi le città che superano il milione di abitanti sono circa 190, così distribuite: 53 in Africa, 50 in Asia, 33 in Europa, compresa la Russia, 30 in Sud America, 18 in America del Nord e Centrale e 6 in Oceania.
"World Urbanization Prospects", definisce la popolazione di una vera e propria città come "la popolazione che vive entro i confini amministrativi di una città. Un'altra cinquantina di città nel Mondo sono appena sotto il Milione. Contando la popolazione dell'agglomerato urbano raggiungiamo il numero di 220 aree che superano il milione di abitanti: 50 in Nord e Centro America, 40 in Sud-America, 66 in Africa, 58 in Europa e Russia, 50 in Asia e 6 in Oceania. Nell'interno di molte di queste realtà si raggiungono le densità di popolazione più elevate, attorno ai 50.000 ab/km²: questo dato significa che con questa densità basterebbe 1/3 del territorio italiano per contenere gran parte dell'Umanità.

Secondo il “World Urbanization Prospects 2018” dell'ONU, nel 2050 quasi il 70% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane, una tendenza trainata principalmente da tre Paesi (India, Cina e Nigeria), con Delhi che a partire dal 2028 diventerà la metropoli più abitata al mondo. Oggi il primato spetta a Tokyo che ha 37 milioni di abitanti ed è seguita da Chongqing con 36 milioni. Seguono Delhi con 29 milioni, Shanghai con 26 milioni e Città del Messico e São Paulo, ciascuna con circa 22 milioni di abitanti. Secondo le stime, Delhi supererà Tokyo crescendo di almeno 8 milioni di abitanti. Sempre nello stesso periodo l'India dovrebbe conquistare il titolo di Paese più popoloso al Mondo, superando la Cina.
Attualmente la regione più urbanizzata è il Nord America (82% della popolazione vive in aree urbane), seguita da America latina (81%), Europa (74%) e Oceania (68%). In generale, quasi la metà della popolazione mondiale vive in città con meno di mezzo milione di abitanti, mentre circa una persone su otto vive in una delle megalopoli. Secondo le proiezioni, entro il 2030 si aggiungeranno altre 10 megalopoli (e saranno 43 in tutto), la maggior parte delle quali nei Paesi in via di sviluppo. In particolare in Africa e Asia, dove risiedono le aree con il più alto tasso di crescita urbana al mondo.

Nel primo diagramma osserviamo l'evoluzione tendenziale del fenomeno di urbanizzazione della popolazione: i Paesi europei e, poi, quelli che nell'Ottocento hanno iniziato il processo di sviluppo dell'industrializzazione, hanno visto crescere le loro città che già, agli inizi del Novecento ospitavano tra il 50 e il 60% della popolazione, con una crescita rapida di tipo esponenziale. Negli ultimi decenni il fenomeno si è abbastanza stabilizzato in quanto molte Nazioni hanno ormai raggiunto valori tra l'80 e il 90% di popolazione urbana.
I Paesi detti prima del Terzo Mondo, poi denominati Paesi in Via di Sviluppo (P.V.S.) o Nazioni di recente industrializzazione (N.I.C.), cioè Paesi in una fase di transizione tra P.V.S. e Nazioni sviluppate, come ad esempio Brasile, Russia, Cina e India (B.R.I.C.) insieme ad una ventina di altri Paesi denominati R.G.M.(Rapid-Growth Markets Forecast), cioè Paesi con un P.I.L. in forte crescita, salvo rare eccezioni, specie in Cina, vedevano predominare la popolazione rurale, raggruppata in villaggi e in poche città con funzione di controllo, direzione e mercato. Negli ultimi cinquant'anni sono invece le aree ad avere la più forte crescita urbana, vedi ad esempio Città del Messico, São Paulo, Lagos, Karachi, Jakarta, Mumbai, Delhi, ecc.

Nella fase precedente all'attuale, la popolazione viveva per lo più nelle zone rurali; era stabile numericamente perchè era alto il tasso di natalità, ma era simile a quello di mortalità (1° stadio), la terra dava cibo sufficiente per tutti, salvo le annate sfavorevoli o quando la siccità originava un periodo di carestia. Quando si ebbero notevoli miglioramenti in campo alimentare e sanitario (per l'Europa tra il Settecento e l'Ottocento e per il Sud del Mondo nel Novecento), allora nelle campagne si ebbe un forte aumento della popolazione, poichè era diminuito il tasso di mortalità ma non quello di natalità: il modello culturale demografico tradizionale mutò dopo molto tempo (le famiglie vedevano morire in giovane età i propri figli, quindi era un dovere mettere al mondo molti figli nella speranza che alcuni sopravvivessero). Pur aumentando la produzione alimentare, le razioni giornaliere di cibo diminuirono e venne a mancare la terra da lavorare.

Contemporaneamente erano introdotti mezzi meccanici in agricoltura e ciò determinò una forte esuberanza di mano d'opera. Buona parte della popolazione rurale cercò lavoro in settori diversi e si spostò verso le città e verso le regioni dove si andava sviluppando l'attività industriale ed estrattiva. Dopo lo sviluppo mercantilistico legato alle scoperte e conquiste coloniali del XVI secolo, la crescita della ricchezza nelle mani di nuovi strati sociali, diversi dalla vecchia nobiltà terriera, andava modificando il modo di produzione in Europa, con una sensibile accumulazione di capitali. Le scoperte scientifiche e la loro pratica utilizzazione nel settore artigianale, la rivoluzione industriale, con l'adozione di una diversa fonte energetica, il carbone, e l'uso della macchina a vapore, portano al consolidamento del nuovo modo di produzione, detto capitalistico o ad economia di mercato.
Nel Sud del Mondo il processo è recente e molto più drammatico di quanto non sia avvenuto in Europa. Nel momento di maggior crescita della popolazione europea vi furono due valvole di sfogo per gli eccessi: la nascente industria e le colonie. Il Mondo povero presenta invece settori non agricoli molto ridotti e insufficienti a dare lavoro ad una popolazione in forte crescita (le medicine e le cure mediche occidentali portate nel Sud del Mondo, soprattutto da religiosi e Organizzazioni umanitarie, ha ridotto notevolmente la mortalità infantile), ed è perciò che rimangono due alternative: ammassamento nelle città in condizioni di miseria, oppure l'emigrazione verso le regioni del Nord ricco, in primo luogo USA ed Europa.

Quando prevalgono le spinte di fuga dai campi si creano città estese e sovrappopolate con interi quartieri occupati dalle bidonvilles. Se prevalgono i fattori di attrazione delle città, allora si creano le condizioni favorevoli allo sviluppo delle attività economiche, sia industriali che terziarie, attività queste di servizi che stanno divenendo predominanti in molti Paesi ricchi, occupando ormai più addetti della stessa industria tanto che si parla di fase post-industriale.
Se produzione di beni e servizi e consumo si trovano concentrati in uno spazio ridotto, allora si ottengono notevoli risparmi nei trasporti e nella distribuzione; ma se il mercato è vasto, allora cresce il consumo e la richiesta di nuovi beni e servizi; se aumenta la domanda, vengono stimolate la produzione e le innovazioni.
Tale processo di crescita e di sviluppo economico, una più razionale organizzazione della produzione e della distribuzione, i costi della ricerca scientifica e tecnologica distribuiti su di una maggiore quantità di produzione, creano i presupposti favorevoli alla crescita urbana (i minori costi e i risparmi ottenuti vengono denominati economie di agglomerazione e di scala). Se la città aumenta il volume dei beni prodotti ed esportati verso le zone rurali, o verso altre città, ne ottiene un crescente reddito che, opportunamente investito, darà luogo a nuovi posti di lavoro e perciò determinerà la ulteriore crescita della popolazione: nuovi abitanti significa aumento della richiesta di beni e servizi, in primo luogo di abitazioni. Lo sviluppo riprende da capo, determinando un tipo di crescita urbana chiamata esplosiva.

Questo progresso economico, realizzato nelle città e nelle aree industriali, è alla base della trasformazione nell'occupazione degli attivi: diminuisce la percentuale nel settore primario a mano a mano che si attua lo spopolamento delle campagne, aumentano gli occupati nel settore secondario (industrie) e nel terziario (servizi), fino alla trasformazione ultima, realizzata solo in pochi Paesi, che prevede una forte crescita del terziario superiore, denominato anche quaternario (settore della ricerca ad alto livello, della dirigenza, e della sfera di comando, sia politico che economico e finanziario). Questa fase postindustriale è propria dei Paesi più avanzati nel sistema capitalista e dominanti nell'intero Pianeta; gli altri Paesi si trovano ancora nella fase preindustriale o in quella industriale.

LE CITTA’ DEL MONDO: alcuni concetti
METROPOLI:
Secondo i concetti urbanistici è la città sviluppatasi “naturalmente” a partire da un centro principale per anelli concentrici (espansione radiocentrica). Il centro principale, caratterizzato da una forte concentrazione di popolazione, tende ad assorbire i nuclei abitati vicini, cui è legato da rapporti sociali ed economici, formando un unico tessuto urbano. Comunemente il temine metropoli è utilizzato per indicare ogni grande città.





AREA METROPOLITANA:
È un'ampia zona su cui la città esercita la sua influenza.
A seconda della struttura che possiede e del grado di sviluppo che assume, l'area metropolitana può essere definita:
  • agglomerato urbano: la città principale con sobborghi si unisce con le città di cintura gravitanti su di essa (es. Los Angeles, Londra, Parigi, Tokio, Roma)
  • conurbazione: è una concentrazione su larga scala di popolazione e attività; si tratta di un'area urbana estesa, formatasi dalla saldatura di due o più centri urbani in origine separati (es. conurbazione della Ruhr in Germania e bacini carboniferi delle Midlands in Inghilterra)
  • regione urbana: è costituita da una città principale dominante e da un'area urbanizzata circostante, funzionalmente legate e vicendevolmente dipendenti (es. regione urbana di Milano)
MEGALOPOLI: il termine Megalopolis è stato introdotto da J.Gottman ed è nato come toponimo per designare il gruppo di aree metropolitane situate lungo la costa atlantica degli USA; oggi questa espressione indica vaste aree urbanizzate “nelle quali la grande maggioranza degli abitanti ha adottato generi di vita urbani” (J.Gottman), facendo riferimento alle dimensioni demografiche, morfologiche, culturali, sociali ed infrastrutturali.
Abitanti: sopra i 25 milioni

In Europa si utilizza maggiormente il termine di conurbazione.
Tuttavia, considerando le aree comprese nella cosiddetta BANANA BLU, è possibile parlare di megalopoli renana e la LOTARINGIA è il suo cuore. Taluni asseriscono che in Italia sia possibile considerare la zona padana come una megalopoli.



CITTÁ GLOBALI: le principali caratteristiche funzionali delle città globali sono:
  • la presenza della sede direzionale di un numero elevato di società multinazionali e di una più generale "capacità direzionale" su scala globale
  • la presenza di un mercato finanziario di livello internazionale
  • la dotazione di infrastrutture di livello elevato
  • la presenza di strutture scientifiche e culturali altamente innovative e di un ambiente in grado di recepirle eriprodurle
  • la presenza o possibilità di contatto diretto con organi politici di livello internazionale

Le città globali non sono molte e, oggi, si sostiene che vere città globali siano solo New York, Tokyo e Londra, anche se altre come Parigi, Berlino, Chicago, Los Angeles, San Francisco, Toronto, Hong Cong, Singapore e Shangai svolgono un ruolo mondiale rilevante.

TECNOPOLI:
una categoria particolare di città è rappresentata dalle tecnópoli o poli tecnologici. Si tratta di città dove interagiscono la ricerca scientifica, i capitali finanziari e l'industria con lo scopo di sviluppare l'innovazione tecnologica e applicarla all'industria, cioè sono luoghi caratterizzati dallo sviluppo produttivo e tecnologico delle imprese, grazie al supporto della attività di ricerca scientifica nel lavoro industriale e del terziario avanzato. In genere sono localizzate nelle immediate vicinanze di grandi metropoli oppure in posizioni più periferiche, dove esistono già Università, Ospedali, Istituti di ricerca.
Caratteristiche comuni alle tecnopoli sono:
  • presenza di un elevato potenziale scientifico
  • la sinergia ricerca-industria
  • una forte disponibilità di capitale di rischio da investire in attività innovative
  • un'organizzazione d'impresa flessibile e antiburocratica
  • un clima culturale favorevole all’innovazione
  • un'efficiente rete infrastrutturale
  • la presenza di una qualità della vita di alto livello
Esempi di tecnopoli sono la Silicon Valley in California, Tsukuba in Giappone nella prefettura di Ibaraki, Villeneuve d'Ascq in Francia.











L'attuale distribuzione delle aree urbane milionarie mostra due particolari agglomerazioni urbane di tipo lineare: quella giapponese (TOKAIDO) e quella orientale americana (BOSTWASH). La prima ad essere indicata con la sigla BosWash, termine coniato da Herman Kahn e Anthony Wiener nel 1967, è la vasta zona urbana nel nord-est degli Stati Uniti, estesa per 800 km tra le aree metropolitane di Boston e Washington. Tali città sono collegate tra di loro tanto per la capacità dei mezzi di trasporto, quanto per stretti legami dal punto di visto economico; questa caratteristica fece sì che Jean Gottmann, nel 1961, definisse quest'area come la prima vera Megalopoli del Mondo. Kahn e Wiener hanno creato nella stessa pubblicazione i termini CIPITTS e SANSAN, per riferirsi a vaste zone metropolitane in fase di crescita rispettivamente nel Midwest e sulla costa del Pacifico. ChiPitts è la megalopoli dei Grandi Laghi. Si estende dal corridoio tra Milwaukee e Chicago passando per il territorio tra Detroit e Toronto, includendo Indianapolis, Cincinnati, Cleveland, Buffalo e raggiungendo Pittsburgh. La regione ha una popolazione stimata in quasi 60 milioni di abitanti. SanSan è la megalopoli in formazione tra San Diego e San Francisco e che comprende Los Angeles, San Jose e Sacramento.

La maggiore conurbazione nord-americana, la prima vera Megalopoli tra Boston e Washington, concentra circa 44 milioni di abitanti, ai quali si aggiungono, durante la giornata, milioni di pendolari, turisti e occasionali visitatori, clienti dei negozi cittadini o utenti di servizi pubblici amministrativi. Altre future Megalopoli si stanno formando nella zona meridionale dei Grandi Laghi (Chipitts) e, tra questa e la "vera Megalopoli costiera: questa fascia intensamente urbanizzata sarà incardinata e dominata da Chicago (9,7 M.), Detoit (5,4 M.), Cleveland (2,9 M.) e Pittsburgh (2,5 M.) per un totale di oltre 20 milioni di abitanti. Lungo la sponda dell'Ontario e il percorso del San Lorenzo è già formata una lunga serie di territori fortemente urbanizzati, un agglomerato canadese, da Quebec a Windsor, sull'Erie, per un totale di oltre 13 milioni di abitanti; i due punti nodali sono Toronto e Montreal.

Queste vaste conurbazioni (estese aree intensamente urbanizzate e formate dall'unione di più città in continua espansione) si sono originate in presenza di due fenomeni, il primo di tipo esplosivo, il secondo di tipo implosivo. All'origine dell'esplosione dei centri urbani maggiori vi sono quelle economie di agglomerazione già accennate; alla base del processo di avvicinamento delle maggiori città vi è lo sviluppo dei sistemi di comunicazione, la rapidità raggiunta dai mezzi di trasporto aerei, stradali e ferroviari.

Se due città sono collegate da un intenso fascio di comunicazioni e si riducono i tempi dei trasferimenti, allora si potrà dire che le due aree urbane si sono avvicinate. In questo caso perde importanza la distanza-chilometro, perchè diviene interessante la distanza-tempo (ad es. due città sono separate da soli 20 minuti) o la distanza-costo (per andare in treno da una città all'altra si spendono pochi euro o dollari): a volte risultano più vicine due città lontane centinaia di chilometri ma collegate da una linea aerea, rispetto a due centri molto più vicini (nello spazio) ma collegati da una scadente rete stradale (per es. 4 ore per 100 km).

Se diverse città, sia pure con intensità differente, crescono in modo esplosivo, tanto che si colmano gli spazi che prima le separavano, e si intensificano i rapporti e gli scambi reciproci (fenomeno di implosione) grazie ai miglioramenti nel campo dei trasporti e delle comunicazioni, allora si possono formare delle conurbazioni tra due o più città. Se nell'interno di una conurbazione un centro predomina (sul piano della popolazione, delle attività economiche o delle funzioni politico-amministrative), questo fenomeno prende il nome di metropoli o di area metropolitana. Nel caso della conurbazione giapponese questa funzione spetta a Tokyo, mentre è New York la maggiore metropoli della costa orientale americana, come è Lille per la conurbazione francese di Nord-Est e come è Milano per la vasta regione urbanizzata lombarda.

I fattori che spiegano queste forti concentrazioni di mpopolazione possono essere di ordine fisico oppure umano: nella prima fase di localizzazione quasi certamente hanno avuto notevole peso i fattori fisici, soprattutto il sistema idrografico dei Grandi Laghi e del fiume San Lorenzo, e la zona costiera affacciata all'Oceano Atlantico e, per il Giappone, l'Oceano Pacifico.
Nei pressi del sistema idrografico interno, Laghi-San Lorenzo, si trovano importanti materie prime sfruttate per la produzione siderurgica: carbone, minerali ferrosi, calcare. Vicino vi sono le grandi regioni agricole delle praterie canadesi e le cinture del grano e del mais delle pianure americane. La presenza di così tanti fattori positivi ha incentivato forti investimenti e opere grandiose per collegare tra loro più facilmente i cinque Laghi, separati da rapide o cascate, e il fiume San Lorenzo, lungo il quale sono ubicate quattro delle sette maggiori città canadesi, con l'Oceano. Questa opera di sistemazione del tracciato è durata oltre 130 anni e si è concretizzata soprattutto con la costruzione dei canali navigabili Welland, Erie, Lachine, Sault St. Marie, superando gli ostacoli di natura economica (specie durante la depressione degli anni Trenta) e la forte opposizione delle Compagnie ferroviarie che vedevano nel trasporto navale un temibile concorrente. La via d'acqua è più lenta, meno costosa, più adatta ai carichi voluminosi, pesanti, di scarso valore (come carbone, minerali, cereali, legname), della ferrovia.

I laghi e il fiume, inoltre, svolgono altre funzioni importanti: sono un buon rifornimento d'acqua per vari scopi: l'acqua è una materia prima importante per numerose industrie, serve nel raffreddamento degli impianti industriali e nelle centrali elettriche termiche, serve per i nostri usi domestici. In molti casi è possibile sfruttare la forza dell'acqua per produrre energia (centrali idroelettriche).
La regione dei Laghi è poi divenuta anche una importante zona turistica, innescando altre attività economiche collaterali (costruzione alberghi e seconde case, negozi, bar, via di comunicazione, servizi in genere). Inoltre tutti i centri sono collegati da tempo con le ferrovie. Queste divengono competitive rispetto ad altri sistemi di trasporto solo per lunghe distanze (almeno oltre 400 km.): ecco perchè per i brevi spostamenti hanno subito la concorrenza del trasporto stradale (più costoso), di quello fluviale e sui Laghi (più lento), di quello aereo (a volte più costoso, ma più rapido), almeno per i passeggeri. Per attutire la concorrenza nel trasporto merci è stato adottato il sistema dei containers e dei treni navetta.

Un altro esempio di conurbazione è offerto, in Europa, da Randstad Holland, un anello urbanizzato quasi continuo che da Utrecht, attraverso Amsterdam (dam in olandese è la diga) e Den Haag (L'Aia), giunge al grande porto di Rotterdam. Lo spopolamento rurale dovuto alla modernizzazione delle tecniche agricole e degli strumenti, in presenza di una forte crescita della popolazione; lo sviluppo delle industrie di trasformazione dei prodotti importati via mare presso i porti; la crescita della petrolchimica e raffinazione del petrolio a Rotterdam (primo porto europeo e tra i maggiori del Mondo); lo sviluppo delle industrie secondarie che producono oggetti di largo consumo; l'aumento del terziario. e ora del quaternario; il favorevole sistema tributario, sono tutti fattori della formazione e crescita di Randstad Holland. Al centro e negli spazi agricoli attorno ad Haarlem sono sviluppati la coltura dei fiori (specialmente tulipani), l'agricoltura e i pascoli per i bovini.

Anche la città anello olandese presenta gli stessi problemi delle altre conurbazioni: aree urbane degradate, vecchi impianti industriali superati e abbandonati, traffico a volte congestionato, inquinamento industriale delle acque e dell'aria, piogge acide dovute alle emissioni di fumi di combustione (riscaldamento, traffico), pochi spazi verdi aperti. Questo è il motivo della tenace resistenza affinchè venga mantenuta e protetta la zona verde agricola centrale e le poche zone boscose rimaste e perchè si chiede anche alla Germania Federale di ridurre e controllare gli scarichi industriali nel Reno. Per ovviare ai problemi del traffico è stato potenziato il sistema di collegamento ferroviario e la rete autostradale, ma per incentivare gli spostamenti interni alle maggiori città con l'uso sempre maggiore delle biciclette e dei mezzi di trasporto pubblici, sono state elevate le tariffe per il posteggio delle auto in tutto il centro storico, specie di Amsterdam.

Bacino della Ruhr: un esempio di riqualificazione territoriale. Da un punto di vista economico e ambientale, la Germania è più avanti di noi, tanto da aver già affrontato la trasformazione di vecchie zone industriali degradate e inquinate, come il bacino della Ruhr, una zona che ha subito una rivalutazione ambientale e culturale. La sua condizione, negli anni '70 e '80, era simile a quella che oggi vivono i territori intorno a Taranto, a causa di una errata politica industriale che non ha mai pensato alla salvaguardia dell'ambiente e del territorio urbano. Il bacino della Ruhr versava in condizioni pessime, con il fiume Emscher divenuto una discarica a cielo aperto. A partire dagli anni '90, l'amministrazione regionale del Nordrhein-Westfalen si è impegnata nel tentativo di trasformare l'area nel Parco Paesaggistico dell'Emscher, che occupa un'area complessiva di circa 320 Kmq, cioè oltre un terzo della Ruhr.

Adesso la zona è un'area ricca, dove prospera il lavoro e il paesaggio è stato recuperato, tanto da permettere una buona vivibilità. Il periodo di rivalutazione è durato 10 anni, dal 1989 al 1999 ed è passato attraverso sei punti: la creazione del Parco Paesaggistico, la riabilitazione, da un punto di vista idrologico, del fiume Emscher, il recupero di vecchi capannoni industriali come monumenti storici, la creazione di posti di lavoro nel parco, lo sviluppo di un progetto urbanistico moderno ed innovativo e la nascita di attività sociali e culturali. Qui era il cuore dell'industria tedesca: il rumore delle acciaierie, il fumo degli altiforni e le gigantesche miniere di carbone hanno lasciato il segno nel bacino della Ruhr e nei suoi abitanti. Una volta cessate le attività produttive, sul territorio sono rimasti enormi monumenti industriali che ora sembrano voler vivere di cultura. Le miniere di carbone di Essen sono uno dei simboli chiave della cultura industriale di questa regione. Oggi l'ex stabilimento con la cokeria è un centro culturale e creativo dedicato ad architettura e design e allo stesso tempo rappresenta una tappa chiave dell'itinerario europeo della cultura industriale.

Quella che in passato era la miniera di carbone in grado di rifornire tutta la Germania, oggi si presenta come uno degli agglomerati urbani più grandi d'Europa, con una densità di popolazione di 2.800/km² e una popolazione di oltre 5 milioni (ma ben 15 nell'area allargata), è la più grande area urbana in Germania, e uno dei panorami culturali più ricchi dell'intero continente. La spiegazione di questo agglomerato stà nella via d'acqua adatta al trasporto delle merci, alla presenza delle materie prime come il carbone. Le metropoli Bochum, Dortmund, Duisburg, Essen e Oberhausen e molti altri centri del bacino della Ruhr danno vita a uno spazio urbano senza pari. Tutte le 50 città, grandi o piccole che siano, hanno qualcosa in comune: sono riuscite a trasformarsi con successo da centri industriali in prestigiose mete culturali. Gli spazi espositivi della Ruhr danno vita alla concentrazione di musei dedicati all'arte moderna più elevata del mondo: 20 centri e circa 200 musei in 15 città. Sono ancora in piedi gli altoforni, i gasometri e le torri d'estrazione. Sono simboli ben visibili dell'eredità industriale della regione. Lungo il percorso del patrimonio industriale è ancora possibile vedere i tratti tipici di un'era ormai tramontata.

Le conurbazioni inglesi si sono formate nella zona londinese (la Greater London con 9,7 M.) e nelle aree di antica industrializzazione tessile di Liverpool-Manchester (con 3,6 M.), Sheffield (0,7 M.), Leeds-Bradford-Halifax (cioè l'West Yorkshire con 2,3 M.) e siderurgica (Birmingham che con l'West Midlands conta 2,9 M.), e Newcastle (Tyneside 0,8 M.), oppure nelle aree portuali, Liverpool, Cardiff (0,4 M.), Bristol 0,6 M.), la stessa Londra. Anche in questo caso la presenza dell'acqua e delle materie prime sono i fattori dominanti della localizzazione delle industrie e quindi delle grandi città.

Per ovviare ai molti problemi creati dalla disordinata ed esplosiva crescita urbana, gli urbanisti hanno ideato delle città satellite o delle Nuove città pianificate e realizzate con criteri urbanistici moderni, decentrando uffici, servizi e impianti industriali, nel verde, affinchè non fossero delle semplici città dormitorio per pendolari. Ciò che ha spinto i programmatori verso nuove soluzioni urbanistiche è stata la constatazione che, a fronte del fenomeno di inurbamento della popolazione, mancavano abitazioni e appartamenti, oppure questi erano in pessime condizioni; le aree urbane erano troppo inquinate e mancavano spazi verdi aperti.
Le soluzioni individuate furono due: il rinnovo urbano, con l'abbattimento e la ricostruzione di interi quartieri, o la creazione di nuove città, varate con la legge del 1946. Le due cose vennero portate avanti insieme. In virtù del New Towns Act, sono state iniziate diciotto nuove città, di cui tre o quattro pressoché ultimate e dieci completate per oltre la metà. Otto sorgono nella regione della Grande Londra: Harlow, partendo dai resti di un antico villaggio, e Basildon (Essex); Stevenage, Hemel Hampstead, Welwyn Garden City e Hatfield (Hertfordshire); Crawley (Sussex) e Bracknell (Berkshire). Due si trovano nel nord-est dell’Inghilterra, Newton Aycliffe e Peterlee (Durham). Quattro in Scozia: East Killbride (Glasgow), Glenrothes (Fife), Cumbernauld (Lanarkshire) e Livingstone (Midlothian). Una è nelle Midlands: Corby (Northamptonshire); una nel Galles del sud: Cwmbran (Glamorgan) e due nel nord-ovest dell’Inghilterra, Dawley (Shropshire) e Skelmersdale (Lancashire).

Programmate generalmente lontano dalle conurbazioni, con più razionali sistemi di collegamento e spazi verdi, ben presto le New Town, sono sorte in Inghilterra a partire dal 1947 per controllare la crescita di Londra. Le New Town inglesi sono collegate con la capitale tramite servizi ferroviari e autostradali, e provviste di tutti i servizi, dai negozi alle università. Ci vivono attualmente circa due milioni e mezzo di persone. Le New Town, come Harlow, seguono generalmente lo stesso schema urbanistico: al centro si trova un'area amministrativa-commerciale, circondata da quartieri residenziali, separati da parchi e piccole aree agricole. Le New Town hanno conosciuto un successo internazionale e il loro modello è stato esportato in tutto il Mondo (vedi esempio di Mölndal in Svezia).

Programmate generalmente lontano dalle conurbazioni, con più razionali sistemi di collegamento e spazi verdi, ben presto le New Towns presentarono diversi fattori di attrazione per la popolazione e soprattutto per le industrie nuove e tecnologicamente avanzate. Nei pressi degli svincoli autostradali, presso la ferrovia o l'aeroporto, in quartieri separati da quelli residenziali, si sono localizzate vaste aree industriali e di logistica e Istituti di ricerca. Programmare e costruire una Nuova Città ha però dei costi elevati e genera a volte forti speculazioni fondiarie ed edilizie, perciò in alcuni casi si preferì espandere dei centri abitati già esistenti: queste realtà vengono denominate Expanding Towns: una di queste è Ashford. La città originale, come molti altri insediamenti, ha superato le sue dimensioni e si è combinata con i villaggi più piccoli in una conurbazione. Questi villaggi includono Bockhanger, Kennington, Sevington, Singleton e Willesborough. Inoltre, sono stati costruiti complessi residenziali negli spazi aperti tra Bybrook, Godinton, Kingsnorth, Park Farm e Stanhope. Il censimento del 2011 ha rivelato che il distretto di Ashford ha visto la più grande crescita della popolazione nel Kent, con record che mostrano un aumento del 14,6% a 118.000 abitanti.
Nel 2001, Ashford è stata identificata come una delle quattro aree chiave per l'espansione nel sud est dell'Inghilterra. Il produttore di zuppe Batchelors divenne un importante datore di lavoro ad Ashford quando aprì una fabbrica a Willesborough, a est del centro città, nel 1957. Una parte consistente del personale di Batchelors si trasferì da Sheffield ad Ashford. Una divisione di Unilever ha aperto una fabbrica di fragranze e aromi e un laboratorio di ricerca accanto alla fabbrica di Batchelors nel 1962. La ditta di prodotti alimentari surgelati all'ingrosso Brake Brothers, inizialmente con sede nella vicina Lenham, in seguito si trasferì ad Ashford e si espanse. L'attuale sede europea si trova nel Parco Eureka, a nord della città. La prima tangenziale di Ashford fu aperta nel 1957.
La strada principale che attraversa Ashford è ora la M20, che è stata aperta a tappe tra il 1981 e il 1991. La Ashford Ring Road fu completata nel novembre 1974 intorno al centro della città nel tentativo di alleviare la congestione, sebbene parte di essa comportasse la demolizione di proprietà esistenti e parte del vecchio mercato. Nel 2004, la Guida alla pianificazione regionale ha definito i piani per investire ad Ashford con l'obiettivo di edificare 31.000 nuove case e creare 28.000 nuovi posti di lavoro nell'area. Nel 2017, la Curious Brewing con sede nel Kent ha costruito un birrificio in un sito dismesso vicino alla stazione di Ashford.
L'Operation Stack è un sistema di gestione del traffico sull'M20 attraverso e vicino ad Ashford, che consente agli automezzi pesanti di fare la fila per il tunnel sotto la Manica (inaugurato ìl 6 maggio 1994) e il porto di Dover. Un recente sondaggio ha classificato Ashford come il quarto miglior posto in cui vivere nel Regno Unito.
L'esempio italiano è invece deludente perchè i quartieri nuovi edificati vicino alle conurbazioni di Roma, Milano e Torino, molte volte prive di servizi e opportunità, sono rimasti solo dei quartieri dormitorio, molti dei quali, senza manutenzione, sono divenuti aree degradate.

I francesi hanno ideato un sistema di decentramento simile a quello inglese, creando le Villes nouvelles e le Metropoli di equilibrio. Per decongestionare l'area parigina e rallentare l'espansione della città, nel periodo 1963-1973 venne varata la "Politica delle villes nouvelles" e furono create attorno alla metropoli le Villes Nouvelles, come Evry, Cergy-Pontoise, Melun-Senart, Saint-Quentin en Yvelinesecc, per accogliere il futuro incremento di popolazione. Purtroppo contemporaneamente è cresciuta anche Parigi (l'area metropolitana conta ormai quasi 13 milioni di abitanti) che poco alla volta ha raggiunto e inglobato le nuove realtà, divenute perciò dei quartieri esterni della metropoli. Il progetto prevedeva anche la costruzione di altre città nuove, una presso Lione e una presso la conurbazione di Lille, mentre sono state individuate 8 aree metropolitane di equilibrio per controbilanciare lo strapotere di attrazione di Parigi. Decentrando nelle metropoli di equilibrio alcune funzioni e attività produttive si dovrebbe raggiungere lo scopo di trattenere la popolazione giovane che tendenzialmente sarebbe attirata dalle migliori possibilità offerte dalla capitale. Esse sono: Lille-Roubaix-Tourcoing; Metz-Nancy-Thionville; Lione-Saint Étienne-Grenoble; Marsiglia; Bordeaux; Nantes-Saint Nazaire; Strasburgo; Tolosa.

Molti problemi sorgono dalla tendenza dimostrata da molte aree urbane verso il gigantismo, soprattutto diviene difficile il governo di così vaste conurbazioni che escono abbondantemente dai limiti amministrativi, coinvolgendo le amministrazioni confinanti. Non tutti gli Stati hanno previsto l'unità amministrativa metropolitana e pochi prevedono che ci sia un'autorità superiore per tutta la conurbazione. In sintesi non vi è coincidenza tra città legale e città reale: si veda il caso italiano di Milano che ha un'area urbanizzata in espansione, quasi a macchia d'olio che si dilata in quasi ogni direttrice, specie verso Nord, in direzione di Varese, Como, Lecco e Bergamo. Purtroppo il caso dell'area metropolitana di Milano comprende la sola Provincia di Milano, che però ha un settore meridionale ancora agricolo in prevalenza, mentre non comprende tutta l'area fortemente urbanizzata e industrializzata posta a Nord della Provincia milanese: una scelta politica che non tiene conto della città reale che si estende oltre i confini amministrativi. I piccoli centri e le città non sede di Provincia dell'area npord-milanese si espandono fino a toccarsi, specie lungo i maggiori sistemi viari che sembrano guidare il fenomeno e l'integrazione di spazi prima rurali, nella vasta conurbazione, fenomeno simile all'area dominata da Napoli.

MODELLI TEORICI: MODELLO RANGO-DIMENSIONI E MODELLO DELLE LOCALITÁ CENTRALI

Il fenomeno di crescita delle aree urbane non è omogeneo: vi sono aree metropolitane che superano abbondantemente il milione di abitanti, città di media grandezza e città piccole, con meno di 100.000 abitanti. Non vi è una vera classificazione urbana, perchè molte volte, il numero degli abitanti non è l'elemento più importante: valgono di più le funzioni che una città ricopre, il livello amministrativo, la presenza di una particolare funzione rara, la composizione della popolazione per tipo di attività, insomma la qualità conta di più della quantità nel fenomeno urbano.

È possibile realizzare un grafico che presenti la gerarchia urbana di un Paese: viene indicato anche come Modello rango-dimensioni ed esprime l'armatura urbana di un Paese, classificando le città in base esclusivamente alla quantità della loro popolazione, sia in ambito amministrativo, sia, in alcuni casi, in un ambito più vasto come quello metropolitano. I geografi hanno ripetuto questo confronto con aree grandi e piccole; in ogni caso, hanno cercato un modello ripetitivo nelle serie delle dimensioni. È stata scoperta qualche regola? È possibile che tali regole spieghino i legami che collegano le gerarchie urbane? Nonostante la ricerca di tali modelli risalga ad alcuni studiosi dell'Ottocento, uno dei primi scopritori di un modello significativo è stato il geografo tedesco F. Auberbach, nel 1913. Egli aveva notato che se disponiamo le città in ordine di grandezza, risulta possibile stabilire una correlazione tra questi dati e le dimensioni della popolazione di alcune regioni.

Auberbach scoprì che la relazione più semplice affermava che la popolazione della città ennesima, equivaleva a 1/n delle dimensioni della popolazione della città maggiore. In questo modo si scoprì che la città classificata quarta aveva una popolazione equivalente a circa un quarto della popolazione della città maggiore. Questa relazione inversa tra la popolazione di una città e il suo posto all'interno di un insieme di città venne denominata regola rango-dimensioni (rank-size rule).

Certo non tutti i Paesi, o non tutte le realtà amministrative seguono fedelmente il modello teorico. Nel tempo sono cambiate molte cose, Paesi che per effetto anche di guerre hanno modificato confini e dimensioni territoriali (vedi Austria e soprattutto la grandezza di Vienna prima capitale di un vasto impero poi capitale di un piccolo Stato), Paesi che hanno subito il colonialismo e la decisione presa da Paesi europei di fondare nuove città in regioni dove dominavano i villaggi tribali. Ma molti altri Stati, soprattutto di vecchia urbanizzazione, hanno catene di rango-dimensioni abbastanza regolari e anche una distribuzione sul territorio abbastanza equilibrata. Il modello viene seguito in gran parte quando visualizziamo per esempio la sequenza delle maggiori città del mondo, ma con la popolazione del solo centro principale entro i suoi limiti amministrativi, se, invece, usiamo la popolazione entro l'area metropolitana, alla sommità vedremmo poche differenze nella parte alta, poichè in alcuni Paesi, vedi Giappone, Cina, India, Indonesia, USA, America Latina e pochi esempi in Europa e Africa sono una ventina le aree metropolitane tra i 30 e i 20 milioni di abitanti, cioè tra la prima e la seconda o terza città non si rispetta la regola "pop1/rango". Nel caso italiano la regola non è rispettata nella parte centrale del modello anche perchè l'Italia è stata divisa in tanti staterelli, ognuno con la propria capitale e quindi città maggiore, per diversi secoli e arriva ad avere Roma capitale solo dal 1871. Se poi prendiamo una provincia, come quella di Novara, per decenni comprendente il Novarese, quello che ora si chiama V.C.O., il Vercellese, compreso Biellese e Canavese settentrionale, quindi un capoluogo che avrebbe avuto al suo interno una struttura urbana adeguata, una volta decurtata di buona parte del suo vecchio territorio, oggi ha dal 2 al 6 posto (rango) cittadine con popolazione di molto inferiore a quella che dovrebbe avere secondo il modello teorico, mentre se aggiungiamo le maggiori città di un tempo, la struttura appare più adeguata. Le città della Lombardia, al contrario, dimostrano lo strapotere di Milano rispetto alle seguenti città, molte delle quali, da Busto Arsizio in giù fino a Lecco con poco più di 48.000 ab., non raggiungono il limite di 100 mila abitanti pur essendo, alcune, capoluoghi di Provincia.

Nei Paesi del Terzo Mondo, generalmente, la capitale assomma tutte le funzioni principali, sia amministrative che commerciali, finanziarie e industriali: in questo caso l'armatura urbana del Paese, detta anche rete urbana, è squilibrata, incompleta, a volte inesistente perchè, oltre alla capitale, vi sono solo villaggi, più o meno grandi, ma che svolgono funzioni elementari, molte volte con un solo mercato all'aperto, sia pure vasto. Si tratta in molti casi di una forma di urbanizzazione che è espressione del sottosviluppo e della dipendenza ed eredita gran parte del suo assetto dal periodo coloniale e dalle politiche statali seguite alla decolonizzazione. L'Africa rappresenta il Continente di più recente urbanizzazione, caratterizzata da un massiccio esodo dalle zone rurali di grandi masse di popolazione affamata e senza lavoro verso le città centrali, quasi sempre la sola Capitale.

Le economie di agglomerazione ci indicano una tendenza verso la grande dimensione urbana, tuttavia non spiegano come mai in realtà, entro sistemi urbani apparentemente in equilibrio, coesistono città di diversa dimensione. La realtà mostra che coesistono dimensioni urbane diverse a cui corrispondono anche funzioni economiche differenti. In genere si rileva che i centri più piccoli accolgono funzioni che trovano sbocco nella domanda locale e che i centri maggiori accolgono anche funzioni più rare e specializzate in cui compaiono più rilevanti economie di scala. Il problema che ci si pone è quello di ricercare i principi sui quali vengono regolati ad un tempo la gerarchia dei centri; la dimensione e frequenza dei centri di ciascun livello gerarchico e, quindi, l'area di mercato di ciascuno; la distanza media fra centri di uguale o diverso livello gerarchico e, perciò, la distribuzione geografica di tutti i centri.

Un altro geografo tedesco, Walter Christaller, nel 1933 pubblicando la sua tesi di dottorato con il titolo "Località centrali della Germania meridionale", studiò la distribuzione delle città secondo il rango e le funzioni; aveva come obiettivo la costruire di una teoria dell'organizzazione spaziale che massimizzi l'efficienza del sistema economico quale fusione tra le teorie della localizzazione di Von Thunen e di Weber, e le teorie dell'equilibrio economico generale, applicando le stesse ipotesi di partenza di Von Thunen (nel campo agricolo) e di Weber (nel settore industriale) ai servizi terziari: era la teoria delle località centrali che, grazie ai servizi offerti, sempre più specializzati, e una buona rete di comunicazioni e trasporti che fa capo proprio ad esse, divengono dei centri dominanti in una Regione, oppure in una zona, o nell'intero Paese. Considerando un modello semplificato della realtà precisò:

Sulle basi di questo modello semplificato ideò il Modello delle Località centrali.
Una Località centrale può essere definita come un luogo la cui funzione fondamentale è quella di fornire una vasta gamma di beni e servizi ad una popolazione dispersa intorno ad essa. In altre parole è un centro che serve un territorio circostante (Regione complementare). Poi introdusse alcuni concetti:


Christaller affermò che le localizzazioni sono sistemate in ordine gerarchico, ma per capire la natura di questa gerarchia è necessario considerare un presupposto fondamentale da lui enunciato: una località di un dato livello gerarchico fornisce non solo i beni ed i servizi propri del suo rango, ma anche tutti gli altri beni e servizi di rango inferiore. Date queste definizioni si avrà che la condizione necessaria perché un produttore decida di produrre una quantità di beni superiore rispetto al suo fabbisogno è che il suo introito copra i costi di produzione e gli assicuri un profitto. Il livello minimo di domanda necessario per assicurare tale introito sarà il valore di Soglia. La quantità di beni che il consumatore sarà disposto ad acquistare dipenderà dal Prezzo (che nel modello semplificato dipende solamente dalla Distanza). In realtà il prezzo che il consumatore dovrà pagare è rappresentato dal prezzo stabilito dal mercato più i costi del viaggio che egli deve sostenere per recarsi al mercato, cioè il Prezzo effettivo.

Ponendo in relazione il prezzo effettivo e distanza dal mercato; prezzo effettivo e quantità domandata; quantità domandata e distanza dal mercato, si ottengono i grafici seguenti:

Dato un territorio uniforme, con un unico sistema di trasporto, con una distribuzione uniforme della popolazione e data la stessa capacità di acquisto per tutti i consumatori si avrà che:

Il modello teorico di Christaller implica una relazione fissa tra ogni livello gerarchico. Tale relazione è nota come valore K ed indica che ogni centro domina un determinato numero di centri e di aree di mercato di ordine inferiore. L'esempio proposto mostra un sistema K=3 in cui la successione gerarchica varia in progressione geometrica di ragione 3: questo significa che ogni nuovo centro si colloca al centro tra tre centri di ordine superiore. Il modello di Christaller segue il Principio di mercato, legato alle esigenze minime dell'area di mercato di un qualsiasi bene; altri principi possono incidere sulla definizione della localizzazione dei centri quali il Principio del traffico con K=4 e il Principio amministrativo, caratterizzato da K=7. Il principio di mercato di Christaller (K=3) si basa su due assunti fondamentali:

Modificando uno e entrambe questi principi si possono verificare sistemazioni gerarchiche diverse; queste modifiche sono state proposte da Lösch che ha fornito un'analisi alternativa al sistema delle località centrali di Christaller. August Lösch (1906 – 1945), economista tedesco, è noto per i suoi contributi all'economia spaziale, soprattutto con il libro Die räumliche Ordnung der Wirtschaft, pubblicato nel 1940. Benché ostile al regime nazista, decise di rimanere in Germania, ma il suo atteggiamento non gradito al regime gli procurò problemi e difficoltà anche materiali, coinvolgendo aspetti scientifici e politici nel confronto con l'altro economista spaziale tedesco Christaller, aderente quest'ultimo alle teorie naziste. Lösch, assumendo una maglia triangolare degli insediamenti agricoli sul territorio, costruisce la sequenza di organizzazione spaziale del singolo settore sulla base del modello di concorrenza monopolistica. Le aree di mercato hanno la consueta struttura esagonale ed i centri di produzione hanno una distribuzione spaziale omogenea. Definendo con K il numero delle aree di mercato inscritte in un'area superiore, Lösch descrive modi di strutturazione e gerarchizzazione delle aree di mercato, corrispondenti ad una crescente dimensione minima di produzione. Lösch ritiene troppo restrittive le ipotesi assunte da Christaller di mantenere K costante, ossia il fatto che non muti il fattore di proporzionalità fra il numero dei centri di ogni livello successivo, ed il fatto che ogni centro svolga oltre alla funzione che caratterizza il suo rango, anche tutte le altre funzioni inferiori.

Egli ritenne infatti che le aree di mercato comprendenti 3, 4 e 7 centri sono solo le più piccole di una serie infinita. Date queste nuove ipotesi il modello di Lösch consente di evidenziare due fattispecie empiricamente rilevanti: la possibilità di una diversa composizione della struttura produttiva di centri dello stesso livello gerarchico; la possibilità di specializzazioni produttive dei centri, cioè che ogni centro può ospitare anche solo la funzione propria del suo livello gerarchico. Ipotesi che non sempre sono riscontrabili nella realtà come il fatto che oggi i costi di trasporto sono divenuti irrilevanti. Ciò fa cadere di conseguenza l'ipotesi di aree di mercato non sovrapposte.

Il risultato del modello di Lösch è una organizzazione del territorio strutturata attorno ad una serie di settori circolari alternati, ad alta e bassa densità di insediamenti, che si estendono radialmente a partire da una grande città. Questo modello sembra meglio adatto a descrivere un paesaggio urbano in cui anche il settore industriale gioca un ruolo rilevante: dalla sua presenza nascono infatti processi di specializzazione. Comunque le ipotesi fatte negli anni'30 e '40 del secolo scorso non sempre sono riscontrabili nella realtà come il fatto che oggi i costi di trasporto sono divenuti irrilevanti. Ciò fa cadere l'ipotesi di aree di mercato non sovrapposte. I modelli, pur indagando il problema dell'equilibrio spaziale generale, non appaiono adeguati a rispondere all'obiettivo posto, infatti manca una analisi dal lato della domanda del consumatore; la funzione dei costi è indipendente dalla localizzazione e quindi non considera la variabilità spaziale del prezzo e della produttività dei fattori produttivi e neppure prende in considerazione il costo del suolo urbano.

A volte è la struttura delle reti di comunicazione a mettere in evidenza il ruolo di località centrale di una città rispetto ad una regione: le strade convergono da ogni direzione dirigendo persone e prodotti verso il nodo centrale rappresentato dal centro-città. Questo avviene nei Paesi industrializzati tanto quanto nei Paesi di regioni non industrializzate. La polarizzazione di vie di comunicazione nei Paesi del Terzo Mondo interessa quasi sempre solo la città Capitale, mentre nel resto del Paese le reti viarie e ferroviarie sono scadenti, antiquate, a volte rappresentate da semplici assi di penetrazione dell'epoca coloniale tra un porto e le aree di sfuttamento delle risorse minerarie o dove, nelle piantagioni, vengono prodotti soprattutto specie tropicali, quali il caffè, il tè, il cacao o la frutta tropicale.

L'intensità del traffico e la qualità dello stesso, determinano la qualità e la complessità delle reti di comunicazione di ogni tipo: strade, autostrade, ferrovie e ferrovie ad alta velocità (L.A.V. in Italia, L.G.V. in Francia, L. Shinkansen in Giappone, in Cina C.R.H.-China Railway High-Speed, ecc.), aeroporti, porti, reti telefoniche, sistemi di banche-dati, reti per il trasporto dell'energia elettrica, metanodotti e oleodotti, impianti per la distribuzione del gas e dell'acqua, reti per telecomunicazione, reti satellitari, ecc. Lo stesso discorso può essere fatto a proposito delle reti di distribuzione commerciale, dai punti di vendita all'ingrosso e dalle centrali del commercio elettronico (e-commerce = electronic commerce), ai centri commerciali con ipermercati o supermercati, fino alla bancarella del mercato, attraverso una gerarchia distributiva ben ripartita sul territorio nazionale. La gerarchia delle località centrali vale ad ogni livello, da quello politico, con al vertice la città Capitale, a quello scolastico: all'apice le città con le più rinomate Università (Massachusetts Institute of Technology "MIT" di Boston, Stanford University di Santa Clara, Harvard University di Cambridge nel Massachusetts, University of Oxford , California Institute of Technology "Caltech" di Pasadena-Los Angeles, Zurich–Swiss Federal Institute of Technology, University of Cambridge, University College London "UCL", Imperial College London, University of Chicago, Princeton University, Yale University nel Connecticut), poi le città con Scuole Superiori importanti, per terminare con le città con le Scuole Medie inferiori e i centri con le sole Scuole Elementari.

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