GEOGRAFIA, scienza dell'organizzazione dello spazio

di Livio G. Rossetti

SCHEDE DI APPROFONDIMENTO

Gli strumenti del geografo
Breve storia della Cartografia

Nel secondo dopoguerra, il nostro Paese diviene teatro di intense trasformazioni: in pochi decenni, abbandonato il modo di produzione tradizionale, il gruppo sociale ha attuato un cambiamento di rotta, adottando un nuovo modello di sviluppo precedentemente sperimentato nel resto dell'Europa centrale e settentrionale oltre che negli USA, il modo di produzione capitalistico. I mutamenti sono stati radicali in ogni campo, sociale, politico, produttivo, culturale; si modificano i rapporti sociali, il patto sociale si dota di nuovi ordinamenti, si abbandonano i vecchi schemi, sorgono nuovi problemi, si evidenziano incertezze, vengono adottati aggiustamenti, sempre nuove risposte alle richieste. Anche in campo scolastico si sarebbe dovuto sentire il bisogno di mutamenti: ad un nuovo gruppo sociale corrisponde una nuova cultura e deve far riscontro un rinnovato modo di "fare scuola", che stenta ad avvenire, sia nei contenuti, sia nei metodi di insegnamento.
La Scienza Geografica ha compiuto, soprattutto all'estero, questo ripensamento sui suoi fini, sul suo modo di organizzarsi, sui paradigmi che devono guidare la ricerca geografica e l'insegnamento della Geografia ai vari livelli.

Secondo la recente epistemologia, vale a dire la riflessione intorno ai principi e al metodo della conoscenza scientifica della Geografia, siamo di fronte ad una vera scienza in quanto le sue affermazioni, le sue dimostrazioni, le sue ipotesi sono controllabili; non ha leggi proprie ma utilizza quelle di altre scienze in base ai propri bisogni e ai vari problemi che essa affronta; diviene una scienza che spiega avvenimenti accaduti e quindi diviene un sapere storico, ma anche indica in anticipo fatti, evoluzioni, prospettive future, e quindi diviene anche una Scienza tecnologica. Per questi motivi la Geografia diventa una Scienza non autonoma, dipendente dalle altre scienze delle quali usa le leggi, ma diviene una Scienza specifica in quanto si pone dei problemi, e la loro soluzione, che attengono all'organizzazione dello spazio ad opera dell'azione umana, uno spazio naturale, terrestre, trasformato in geografico dall'intervento dell'uomo.
La Geografia, partendo dallo studio della sistemazione dello spazio, arriva a comprendere il tipo di gruppo sociale che l'ha pensato, progettato, realizzato, secondo un disegno sociale, politico, culturale, quindi secondo una particolare ideologia.
Essendo molti i problemi che derivano dall'azione dell'uomo sull'ambiente e numerosi quelli creati dalla stessa azione sociale molto diversificata nelle varie parti del Mondo, ne risulta che la Geografia diviene un sapere composto da diverse Scienze (Geologia, Chimica, Fisica, Economia, Sociologia, Climatologia, Demografia, ecc.), ognuna delle quali affronta e risolve alcuni particolari problemi sempre attinenti all'Uomo, attore delle trasformazioni e organizzazioni dello spazio geografico.
Quindi quello che unisce numerose Scienze assai diverse tra loro risulta essere lo scopo che si prefiggono, un fine identico: studiare, indagare e conoscere meglio questa nostra Terra, con i suoi spazi naturali ormai ridotti a porzioni sempre maggiormente piccole, con le continue trasformazioni ad opera dell'Uomo, trasformazioni sempre maggiormente marcate man mano che i vari gruppi umani si dotano di tecnologie sofisticate e complesse, tanto che oggi l'Uomo viene considerato il maggior agente trasformatore della superficie terrestre e dell'atmosfera.
Questo fine comune, quindi lo studio dello spazio geografico, della superficie della Terra organizzata dall'uomo, unifica la Scienza Geografica il cui compito diviene quello di interpretare l'assetto dato dai vari gruppi umani succedutisi su di un dato spazio, di spiegare i continui mutamenti, le successive trasformazioni, di prevedere le ulteriori modifiche o le possibili soluzioni dei problemi attuali.
In questo consiste la caratteristica specifica della Geografia e il suo valore educativo e formativo, in quanto utilizza diversi strumenti per valutare una situazione reale complessa e mutevole; offre diverse risposte ai vari problemi e permette di valutare in anticipo le conseguenze delle nostre azioni, quindi le reazioni, dette anche retroazioni o, con una espressione inglese, feed-back del nostro agire. In questa maniera, potendo in anticipo prevedere le conseguenze delle nostre azioni, dovremmo poter fare le scelte giuste.
Siamo ormai convinti che gli obbiettivi non siano i soli contenuti classici della Geografia, ma che questi ultimi divengano dei mezzi, degli strumenti per pervenire alla formazione di cittadini responsabili, liberi, capaci di convivere con il proprio anbiente, consapevoli che le risorse che oggi si utilizzano (o si sprecano) non sono, se non in minima parte, rinnovabili nel breve periodo, per cui ogni nostra azione deve essere vista proiettata nel futuro, quando avremo le reazioni al nostro agire presente.
Vedremo anche che non si deve distinguere la Geografia fisica da quella umana e da quella economica, in quanto, quello che noi osserviamo, il territorio, risulta essere un insieme formato da vari elementi, tutti legati strettamente e tutti influenzabili vicendevolmente. Quindi siamo di fronte ad un sistema complesso dove le spiegazioni possono essere individuate solo analizzando tutte le componenti e le reciproche interdipendenze, in quanto, se almeno in parte l'ambiente naturale influenza le azioni umane, queste sicuramente e proporzionalmente intervengono sull'ambiente modificandolo temporaneamente o sensibilmente e irreversibilmente.
Approfondendo tale analisi, giungeremo alla consapevolezza che ogni nostra azione, anche solo su di un elemento componente del sistema, innesca un processo di modifica del sistema stesso. Questo innesca un nuovo assetto che al momento ci sfugge, ma di cui dovremo tenerne conto se non vorremo scontrarci con problemi sempre maggiormente gravi e irrisolvibili.

La Geografia, Scienza che si occupa dell'Uomo e dell'organizzazione dello spazio, nell'esaminare il risultato dinamico del lavoro organizzativo dei vari gruppi sociali, nell'approfondire l'indagine sui sistemi di organizzazione degli spazi, applica le risultanze delle altre Scienze, i modelli comportamentali teorici, le leggi fisiche ed economiche, le teorie, alla ricerca delle motivazioni, della comprensione dell'azione umana.
Il centro di interesse di queste pagine diviene quindi l'Uomo. L'ambiente naturale, con le sue leggi e i suoi processi di trasformazione, viene visto nella prospettiva dell'azione umana, un intervento che ha uno scopo preciso, per raggiungere il quale l'Uomo entra in competizione con la Natura, si inserisce nelle relazioni che legano gli elementi del sistema ecologico, le modifica, ne riceve delle risposte che, a volte, lo costringono a cambiamenti di rotta, a ripensamenti, ad aggiustamenti dei paradigmi operativi.
Per tutte queste ragioni mi propongo di esaminare gli strumenti a disposizione del geografo nelle sue indagini (la carta geografica e la storia della cartografia, i grafici, il linguaggio simbolico, ecc.). Passo poi all'organizzazione del sistema ecologico focalizzando l'attenzione sul clima ma anche sulla morfologia e sulla geologia, quali componenti dell'Ecosistema, per giungere all'osservazione delle relazioni e delle retroazioni che legano il clima alla biosfera e alle trasformazioni della superficie terrestre.
Successivamente esamino il Sistema Popolazione, le differenze demografiche, culturali, sociali, occupazionali, i pericoli della natura, l'uomo nel suo continuo spostarsi nei vari territori per trovare un modo migliore per vivere, maggiormente sicuro e ospitale.
Poi passo ad esaminare, con L'Uomo e l'organizzazione degli spazi agricoli, i processi organizzativi attuati dai vari gruppi sociali per rispondere ai problemi fondamentali, ai bisogni primari dell'uomo, cibarsi per sopravvivere, con le risposte diverse date ai vari tipi di cibo, i diversi tipi di organizzazione secondo i vari modi di produzione, secondo i paradigmi culturali e una precisa scala di valori. Vedremo poi L'Uomo e l'organizzazione degli spazi abitativi, l'evoluzione dai primi villaggi al fenomeno urbano sino alla creazione di immense Megalopoli. In fine esamino la Rivoluzione Industriale, il modo di produzione capitalistico, la gerarchia spaziale originata dall'economia industrializzata e specializzata nei vari servizi, il rapporto tra Centro e Periferia, con L'Uomo e l'organizzazione degli spazi industriali e dei sevizi.

ECOSISTEMA e GEOSISTEMA

Un ambiente naturale risulta essere un sistema complesso, formato da diverse componenti fisiche abiotiche (rocce, suolo, morfologia, idrografia, climi, ecc.) e da numerosi gruppi di esseri viventi biotici (vegetazione, animali, nei quali rientra l'uomo come specie biologica), legati da relazioni di interdipendenza tra i molti elementi costitutivi.
L'ambiente naturale viene indicato anche con il termine di spazio naturale o di ecosistema, dal greco oikos che significa casa.
Ogni spazio naturale si auto-organizza spontaneamente e tende alla sua conservazione, a raggiungere, un equilibrio stabile, adattandosi dinamicamente con regolazioni retroattive ai mutamenti provenienti dall'esterno dell'ecosistema.
Le varie componenti di questo complesso ecosistema terrestre, sono legate tra loro da flussi di materia e di energia. Questa circolazione di materia, in gran parte di provenienza interna, e di energia, in gran parte di provenienza esterna (radiazione solare), avviene attraverso imponenti cicli: delle rocce, dell'acqua, del carbonio, dell'azoto, dell'ossigeno, ecc.
L'ecosistema terrestre, che si comporta come un sistema aperto, si suddivide in sottosistemi regionali di diverso livello territoriale che comprendono sottoinsiemi minori fino a giungere alle nicchie ecologiche.



Lo spazio geografico diviene invece il risultato dell'operato dei gruppi sociali in un ambiente naturale. Lo spazio geografico risulta essere quindi un prodotto sociale che parte dai dati dell'ambiente, modificati, organizzati, sfruttati secondo un piano pensato e provato sul campo, un progetto di vita del gruppo sociale.
Nell'organizzazione degli spazi occupati, un gruppo sociale realizza un'opera che diviene testimone dei suoi scopi, della sua cultura, del suo livello tecnologico, della sua ideologia, delle sue credenze, del suo sistema di potere, dell'organizzazione sociale, quindi del suo modello di sviluppo.
Ogni gruppo sociale crea il proprio spazio, o meglio, organizza e realizza diversi modelli spaziali a seconda che si prefigga diversi scopi da raggiungere.
Il gruppo sociale, operando nell'ambiente naturale, diviene un componente del sistema che chiameremo Geosistema. Lo spazio geografico visualizza i vari orientamenti di un determinato gruppo sociale nel corso della storia e assicura l'esistenza e l'evoluzione del gruppo stesso, che non esiste senza il proprio spazio o, ben presto, scompare se viene sottratto il proprio spazio. In ultima analisi possiamo dire che lo spazio geografico diviene la proiezione dinamica dei rapporti sociali sul territorio, quindi diviene l'immagine mentale del territorio.


Il geosistema si articola in quattro sottosistemi:
la Biosfera, costituita dal sistema di relazioni fra i viventi e gli ambienti favorevoli alla vita;
la Geosfera, costituita dall'insieme dei processi naturali che si svolgono all'interno della Terra e sulla superficie terrestre (erosione, deposito, eruzioni vulcaniche, orogenesi, ecc.;
la Tecnosfera, come sistema scientifico-tecnologico prodotto dall'uomo;
la Sociosfera, come sistema delle relazioni sociali e culturali prodotte dai vari gruppi umani

GEOGRAFIA: NUCLEI FONDANTI

La caratteristica specifica della Scienza Geografica si fonda su alcuni nuclei che ne costituiscono la struttura epistemologica, determinando il suo particolare approccio ed il suo apporto formativo per l'acquisizione di conoscenze e competenze.
La Geografia, con riferimento ad un qualsiasi fenomeno sociale, economico e ambientale preso in esame, si pone le seguenti domande-chiave (simili a quelle di un buon giornalista che deve descrivere un avvenimento):

La Geografia si occupa in particolar modo di rispondere al Dove, quindi si ispira ai seguenti concetti:
1. Localizzazione (luogo, posizione)
2. Distribuzione spaziale, associazione e specializzazione spaziale
3. Distanza (il vicino vissuto, il lontano osservato mediante vari documenti e media, disperso, accentrato, distanza/tempo, distanza/costo, distanza geografica, distanza socio-economica)
4. Scala (locale a grande scala, regionale, globale a piccola scala, in quanto a ciascuna scala di grandezza corrispondono diverse interazioni spaziali, diverse gerarchie)
5. Spazio geografico (assoluto, naturale, relativo, come spazio fisico, spazio umano rappresentativo, spazio culturale, spazio economico progettato e creato dall'uomo secondo particolari paradigmi culturali, diversi per ogni popolo, utilizzazione dello spazio, forma e dimensione spaziale)
6. Gerarchia spaziale
7. Rappresentazione cartografica dello spazio (spazio codificato)
8. Interazione (causa/effetto, interdipendenza, per spiegare le relazioni complesse e i legami tra uomo e componenti ambientali).
La geografia diviene in questo modo la disciplina destinata a fornire una rappresentazione del Mondo nelle sue varie articolazioni regionali.

Per esempio, la Geografia turistica rappresenta, in particolare, i fenomeni connessi con le problematiche che attengono allo sviluppo economico e alle sue dinamiche evolutive del fenomeno turismo, affronta lo studio di grandi problemi (i mutamenti degli interessi culturali, sociali, economici, geopolitici, l'aumento dei flussi turistici, la convivenza multiculturale e pluriculturale, gli squilibri tra i vari Paesi) nella loro dinamica, nel quadro sistemico degli scambi d'informazioni, di merci, di persone, che si realizzano nella fitta rete di viaggi e di comunicazioni. Si occupa dell'organizzazione dello spazio turistico (in base alle funzioni esplicate), che muta nel tempo e nello spazio (in base ai livelli di sviluppo dei gruppi sociali), si interessa dell'aspetto spaziale e territoriale dei fenomeni turistici, della loro distribuzione nello spazio fisico, ambientale, relazionale che viene studiato attraverso l'analisi territoriale, si occupa delle complesse relazioni (orizzontali e verticali) che si stabilizzano tra strutture ambientali e azioni umane, che legano tra di loro oggetti, spazi, soggetti economici.
La Geografia diviene quindi rappresentazione, non enumerazione del Mondo. Diviene capace di fornire una visione sintetica delle complesse interrelazioni esistenti sulla superficie terrestre fra fenomeni del mondo fisico e del mondo umano, attraverso l'analisi dei sistemi di reti e flussi, della dinamica dei fatti antropici ed economici nei loro nessi con l'organizzazione socio-politica del territorio. La rappresentazione diviene quindi una interpretazione, un punto di vista, su un fenomeno, su un oggetto, quindi non immediatamente "oggettiva", ma lo diventa nella misura in cui viene condivisa.

Per rappresentare, e non enumerare, risulta indispensabile riferirsi, non tanto agli oggetti, quanto alle relazioni spaziali che connotano questi oggetti. Le relazioni spaziali sono le connessioni, le interazioni che si stabiliscono tra oggetti e aspetti riconoscibili, che quindi si localizzano in certi luoghi o regioni. Le relazioni tra gli oggetti e i fenomeni possono essere visti come relazioni tra luoghi e regioni.
Per rappresentare le regioni, o la "regionalizzazione", attraverso le relazioni che si stabiliscono tra oggetti e aspetti, la Geografia ha degli strumenti (o una "cassetta di attrezzi") che sono costituiti da:
patrimoni conoscitivi accumulati
strumenti linguistici
strumenti matematico-statistici
strumenti grafici o cartografici
strumenti logici costituiti da modelli e teorie.

Oggi la rappresentazione geografica torna ad essere importante in quanto il Mondo in cui viviamo e operiamo come attori sociali ed economici risulta in rapido cambiamento. Da un lato il cambiamento sta ridefinendo le macro-regioni istituzionali ed economiche, le gerarchie dei poteri, gli assetti e gli apparati produttivi e dei servizi, i fenomeni di disuguaglianza sociale, gli squilibri ambientali. Stanno perdendo rilevanza strategica gli Stati nazionali, mentre assumono importanza, legittimazione le Organizzazioni transnazionali, quali l'Unione Europea, l'OPEC, la NATO, i BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), perdono rilevanza le singole migrazioni nazionali e comunitarie, mentre si affermano quelle extracomunitarie e internazionali; perdono rilevanza le imprese che hanno un raggio di azione nazionale, mentre si affermano quelle multinazionali. Le stesse imprese, geograficamente circoscritte, diventano organizzazioni reticolari. Da questo punto di vista siamo di fronte ad un cambiamento di scala dei fenomeni economici e sociali che molti studiosi definiscono con termini come globalizzazione, internazionalizzazione, mondializzazione.
Dall'altro, il cambiamento porta alla ribalta l'importanza della dimensione regionale, del radicamento in un contesto, degli spazi del vissuto, della rilevanza strategica delle risorse e delle organizzazioni endogene o locali, delle conoscenze contestualizzate, delle economie e delle etiche di vicinanza, delle differenze, ecc.
Siamo contemporaneamente di fronte ad un secondo cambiamento di scala dei fenomeni economici e sociali che molti studiosi definiscono con i termini di locale, di localismo, di endogeno, di sistemi territoriali locali per designare spazi che non necessariamente corrispondo a quelli definiti dalle ripartizioni istituzionali. Dunque i cambiamenti in atto invalidano molto del patrimonio conoscitivo di natura geografica accumulato; pretendono nuove e aggiornate rappresentazioni del Mondo, nuove e aggiornate conoscenze, nuovi e aggiornati punti di vista per allestire nuovi progetti e nuove strategie.
Il cambiamento e la rappresentazione del cambiamento si rincorrono. Per rappresentare il cambiamento bisogna quindi conoscere il cambiamento o alcune delle sue dimensioni maggiormente macroscopiche.

SCHEDE DI APPROFONDIMENTO

Gli strumenti del geografo
Breve storia della Cartografia






GLI STRUMENTI DEL GEOGRAFO

ANALISI TERRITORIALE

Una corretta analisi necessita di conoscenze teoriche (teorie generali, modelli, ecc.); dati statistici (a vari livelli e di diversi anni); di lettura ed interpretazione dei dati (attraverso metodi statistici e strumenti informatici); linguaggi (descrittivi, statistici, cartografici, ecc.).

CONOSCENZE TEORICHE

generali (teoria dei sistemi)
specifiche della Geografia economica, storiche ed economiche (liberismo, socialismo), concetti fondamentali (di gerarchia spaziale, di spazio geografico), modelli e paradigmi (modello delle località centrali di Christaller, modello di transizione della popolazione, modello di localizzazione).

DATI STATISTICI

Banche dati ufficiali: es.Censimenti decennali della popolazione, aggiornabili ogni anno (es. censimenti annuali delle Camere di Commercio I.A., Associazioni Industriali,ecc.(dati sui settori economici e relativi addetti, sul benessere, sulle dotazioni), Annuari dell'UE, dell'ONU, ecc.

LETTURA /INTERPRETAZIONE DATI

La matrice geografica permette di effettuare una rapida elaborazione dei dati e quindi di ottenere velocemente degli indicatori statistici (tassi occupazione, indici vecchiaia, ecc.) mediante l'analisi statistica e l'utilizzo di strumenti informatici (fogli elettronici).

LINGUAGGI

Dopo aver elaborato i dati diviene utile farne un descrizione; l'economista in genere raccoglie ed elabora dati, usando il linguaggio dei numeri, costruisce tabelle, usa il linguaggio dei grafici. Il geografo rappresenta spazialmente i fenomeni studiati usando il linguaggio cartografico, il linguaggio iconografico (schizzi, immagini visuali fisse e in movimento e di rilevazione da satellite), il linguaggio dei modelli (che semplificano e aiutano a interpretare fenomeni complessi e diversificati).
Una volta elaborati i dati, si possono illustrare i risultati usando i registri linguistici:
descrittivi: se mi limito a descrivere, pur con riferimenti teorici, i fenomeni studiati
scientifico-statistici: se utilizzo tabelle e grafici
cartografici: se utilizzo carte, cartogrammi, metacarte.

I GRAFICI

DIAGRAMMI LINEARI
Diagramma a coordinate cartesiane ortogonali detto cartesiano: si usa nel caso di una variabile discreta che si rappresenta per punti; un diagramma lineare costruito su due assi orientati, disposti ortogonalmente.
Diagramma lineare polare a coordinate non ortogonali detto radar: usa le coordinate polari ed ogni punto viene identificato da due coordinate, il raggio polare che rappresenta la distanza del punto P dall'origine (misura lineare) e l'angolo compreso tra l'asse polare e il raggio polare (misura angolare). Si usa per rappresentare fenomeni ciclici.

DIAGRAMMI AREALI
Diagramma areale a colonne detto ortogramma: si usano colonne rettangolari con base uguale, distanziate tra di loro regolarmente e disposte sull'asse delle ascisse la cui altezza varia in funzione dei dati espressi sull'asse delle ordinate.
Istogramma o diagramma areale detto a canne d'organo: si usano rettangoli a basi uguali e adiacenti, disposti sull'asse delle ascisse la cui altezza varia in funzione dei dati. Un caso particolare viene chiamato piramide d'età

Diagramma areale circolare a settori (detto anche diagramma a torta se tridimensionale): i diversi settori sono proporzionali alla frequenza delle variabili.

DIAGRAMMI VOLUMETRICI
Sono diagrammi a tre dimensioni e sfruttano la prospettiva per dare l'impressione della compattezza delle figure. Esempio la torta precedente.

IDEOGRAMMI
Sono diagrammi con figurine stilizzate e il disegno richiama subito alla mente quello che rappresenta. Viene costruito ripetendo diverse volte lo stesso simbolo oppure ingrandendo il simbolo proporzionalmente al valore da rappresentare come nell'esempio.

CARTOGRAMMI o CARTE TEMATICHE
I cartogrammi sono dei grafici particolari molto utilizzati dai geografi per illustrare la distribuzione spaziale di un determinato fenomeno. Il compito del geografo consiste nel fornire due tipi di informazioni fondamentali:
la posizione, quindi l'esatta ubicazione degli eventi
le caratteristiche di determinate aree, quindi l'informazione ambientale.
A differenza delle carte geografiche, i cartogrammi si costruiscono, quindi sono una riproduzione soggettiva (arbitraria), derivante dalla manipolazione di dati secondo il punto di vista del realizzatore (in una distribuzione di frequenza, ad es., la determinazione del numero di classi o della loro ampiezza, la scelta della scala piuttosto che della simbologia, permettono di ottenere risultati molto diversi pur partendo dalla stessa matrice di dati). Il carattere soggettivo di tali strumenti non ne sminuisce la valenza se spazializziamo i fenomeni, dopo aver fatto le nostre elaborazioni statistiche; possiamo infatti cogliere facilmente, proprio costruendo dei cartogrammi (o carte tematiche, come vengono in genere definiti), le informazioni (distribuzione spaziale del fenomeno), e le relazioni (alcune relazioni tra i singoli indicatori).
Raccolti i dati in una matrice, questi si possono rappresentare graficamente, partendo da una carta, definita carta di base (una carta con la sola divisione territoriale, a livello comunale, regionale, nazionale o altro, che serve da supporto).

Sulla carta di base si posso inserire i dati in tre modi diversi, a seconda del bisogno, ottenendo tre tipi di carte tematiche:
per rappresentare valori assoluti, es.totale popolazione per Stati o veicoli circolanti, avremo cartogrammi di localizzazione per mezzo di figure piane o solide proporzionali ai valori stessi, generalmente circonferenze o sfere, quadrati o cubi, rettangoli o parallelepipedi.
per rapporti, es.distribuzione equantitativi di popolazione, avremo cartogrammi a mosaico o con tinte isometriche
per flussi, es.passaggi di auto su strade o di navi sulle varie rotte, avremo cartogrammi a nastro o di flusso. Si usano per restituire legami che si instaurano tra ambiti territoriali diversi e valore dei trasferimenti di numero o peso dei beni, oppure numero di passeggeri o di mezzi; sono flussi che vengono rappresentati mediante segmenti di larghezza proporzionale al valore o dimensione del flusso.

METACARTE

Elaborazione di dati statistici su base metacartografica: le aree geometriche degli Stati sono proporzionate alla valore del fenomeno rappresentato (es. Produzione industriale)

CARTOGRAFIA

La Cartografia risulta essere la Scienza che ha per oggetto la rappresentazione in piccolo della superficie terrestre; mentre la Geodesia, scienza a monte, si occupa dell'analisi matematica della superficie terrestre, la Cartografia si limita ad una semplice approssimazione. Il problema generale delle Cartografia risulta essere il come si possa rappresentare una sfera su un piano (es. foglio di carta) riducendo errori di posizione, o di dimensione, di forma.
La curvatura di una data porzione della superficie terrestre dipende naturalmente dalle dimensioni di questa: con l'aumentare delle dimensioni aumenta anche il margine di errore. Per ridurre al minimo tale errore il sistema delle coordinate cartesiane viene adattato, costruendo il reticolo geografico dei meridiani e dei paralleli (linee immaginarie). I meridiani indicano la longitudine (distanza angolare) a Est o a Ovest rispetto al meridiano fondamentale (Greenwich, scelto nel 1884-85 dalla conferenza internazionale di Washington per dare ordine alla cartografia mondiale e unificare orari e misure geografiche) sono semicerchi che terminano ai poli; i paralleli indicano la latitudine (distanza angolare) a Nord o a Sud rispetto all'Equatore, sono cerchi paralleli all'Equatore. In passato le Nazioni importanti scelsero il loro meridiano fondamentale, generalmente quello passante dalla loro capitale o il meridiano passante dalla regione terrestre limite del mondo conosciuto.
Per risolvere il problema delle distorsioni dovute alla riproduzione della superficie terrestre (curva) su un foglio (piano) si sono sviluppate le proiezioni cartografiche che possono essere fatte con diversi metodi: proiezioni prospettiche, proiezioni coniche, ecc. Sono una soluzione parziale del problema dato che risulta possibile riportare esattamente le forme (proiezioni conformi) o le superfici (proiezioni equivalenti) ma non entrambe assieme.

Per determinare la posizione di un punto sulla superficie terrestre sono stati ideati due diversi metodi: il metodo delle coordinate relative, che fa riferimento alla posizione dell'osservatore sulla superficie terrestre, e il metodo delle coordinate assolute, che fa riferimento al reticolato geografico e non dipende dalla posizione di chi osserva. Le coordinate relative o polari consentono di stabilire la posizione di un punto rispetto a un osservatore posto in un luogo qualsiasi sulla superficie terrestre. Il piano di riferimento diviene il piano dell'orizzonte che dipende dal luogo in cui si trova l'osservatore. Sul piano si stabiliscono come punti di riferimento i punti cardinali: l'Est, quindi il punto in cui sorge il sole nei giorni di Equinozio; l'Ovest, quindi il punto in cui tramonta il sole nei giorni di Equinozio; il Nord e il Sud, posti rispettivamente di fronte e alle spalle di un osservatore che rivolga la mano destra verso l'Est.
Le coordinate polari sono due: la distanza, che coincide con il punto in cui si trova l'osservatore, viene data dalla lunghezza del segmento che congiunge l'osservatore "O" con il punto "P" da individuare; l'Azimut, che diviene l'angolo compreso tra il segmento "O - P" e il segmento che congiunge l'osservatore con il Nord. L'Azimut viene misurato a partire da Nord in senso orario.
Le coordinate polari consentono di localizzare un punto, ma hanno una applicazione limitata e non possono servire da riferimento universale; infatti, basta un piccolo spostamento della posizione dell'osservatore per avere valori differenti. Inoltre, possono essere calcolate solo per i punti che si trovano sopra l'orizzonte visivo che, come abbiamo detto, risulta diverso da luogo a luogo.
Le coordinate assolute o geografiche di un punto consentono di stabilire la sua posizione sul reticolato geografico: sono la Latitudine, la Longitudine e l'Altitudine. La Latitudine di un punto "P" risulta la distanza angolare tra il parallelo passante per "P" e l'Equatore, uguale all'angolo al centro, sotteso dall'arco di meridiano compreso tra il punto e l'Equatore. La Latitudine si misura in gradi e frazioni di grado e varia da 0 gradi (Equatore) a 90 gradi N (Polo Nord) nell'emisfero boreale, e da 0 gradi a 90 gradi S (Polo Sud) nell'emisfero australe. Tutti i punti che si trovano sul medesimo parallelo hanno la stessa Latitudine.

La Longitudine di un punto "P" risulta essere la distanza angolare tra il meridiano passante per "P" e il meridiano fondamentale; quindi l'angolo al centro sotteso dall'arco di parallelo compreso tra il punto e il meridiano di Greenwich (meridiano 0). La Longitudine varia da 0 gradi a 180 gradi E (antimeridiano di Greenwich) per i punti posti ad Est del meridiano di Greenwich, e da 0 gradi a 180 gradi O per i punti che si trovano ad Ovest. Tutti i punti che si trovano lungo lo stesso meridiano hanno la stessa Longitudine.
Gli antichi fissarono come meridiano fondamentale quello passante dall'isola di Ferro nelle Canarie (situato a 20 gradi a ovest di Parigi). Nel 1885 una commissione riunitasi a Washington convenne di adottare il meridiano passante dall'Osservatorio di Greenwich (situato a 2 gradi 20' 14" da Parigi). In Italia era spesso usato il meridiano passante dall'Osservatorio astronomico di Monte Mario (Roma), situato a 12 gradi 27' 10",93 E da Greenwich. Dal meridiano fondamentale deriva anche l'UTC, o tempo coordinato universale. Il tempo coordinato universale o tempo civile, abbreviato con la sigla UTC, risulta essere il fuso orario scelto come riferimento globale, a partire dal quale sono calcolati tutti i fusi orari del Mondo e venne stabilito dall'Unione internazionale delle telecomunicazioni. Ogni 15 gradi di longitudine il tempo cambia di 1 ora (360 gradi/24 ore= 15), in meno se viaggio verso Ovest, in piu se vado verso Est; la lunghezza di un arco di 1 grado di Latitudine aumenta spostandosi dall'Equatore (110,75 km) verso i Poli (111,699); 1 grado di longitudine corrisponde a un arco di lunghezza variabile; il valore massimo risulta all'Equatore (111,3 km), il minimo (0) corrisponde ai Poli.
I punti che hanno la stessa Latitudine si trovano sullo stesso parallelo. Considerando la distanza tra ciascun Polo e l'Equatore, pari a 10.002 km, la distanza tra un grado e il successivo di Latitudine corrisponde a circa 111 km (110,75 km). Tutti i meridiani hanno uguale lunghezza, essendo mezzo cerchio massimo sulla superficie terrestre. La lunghezza risulta pari a 20.004,5 km.
Sul mare, latitudine e longitudine sono sufficienti a definire la posizione di un punto rispetto al reticolato geografico, ma sulle terre emerse, la presenza di rilievi e depressioni richiede la determinazione di una terza coordinata, che indica la distanza verticale del punto considerato dal livello del mare: l'altitudine. L'altitudine, o quota di un punto, si determina con appositi strumenti, gli altimetri e con particolari tecniche di triangolazione. Risulta essere positiva (sopra il livello del mare) o negativa (sotto il livello del mare).

CARTE GEOGRAFICHE

La cartografia permette di realizzare per lo studio particolareggiato della superficie terrestre, le carte geografiche che sono una rappresentazione oggettiva (sono costruite su una trama geometrica) ridotta (grande scala es. 1:25.000 e piccola scala es. 1:5.000.000), simbolica (gli oggetti geografici vengono rappresentati con segni convenzionali) e approssimata (in quanto non si possono contemporaneamente mantenere la proporzione su distanze, superfici e angoli) della superficie terrestre su di una superficie piana.
In base alla scala, e di conseguenza a seconda della superficie rappresentata, le carte geografiche hanno nomi diversi:

  • carte a piccolissima scala sono i planisferi e i mappamondi che vanno da un minimo di 1:50.000.000 fino a 1:100.000.000 e riproducono tutta la superficie terrestre in un solo disegno. Servono soprattutto a dare un quadro sommario di certi caratteri geografici di tutta la superficie terrestre (distribuzione dei climi, delle grandi formazioni vegetali, ecc.).
  • carte a piccola scala sono carte generali o geografiche, hanno una scala che va da 1:2.000.000 a 1:45.000.000 e servono a rappresentare grandi Stati o continenti e, di conseguenza, comportano forti riduzioni;
  • carte a media scala sono dette corografiche e vanno da 1:150.000 a 1:1.000.000 e rappresentano regioni (khora) o piccoli Stati. Riportano un discreto numero di particolari, soprattutto per quanto riguarda il rilievo e le vie di comunicazione;
  • carte a grande scala dette anche carte topografiche che vanno da un minimo di 1:10.000 a 1:25.000 (tavoletta) a 1:50.000 (quadrante) fino a 1:100.000 (foglio): in esse risulta possibile riportare, se non tutti, molti dei particolari della zona rappresentata. In Italia le carte topografiche sono edite dall'Istituto Geografico Militare e rappresentano tutto il territorio italiano.
  • carte a grandissima scala (con denominatore sempre inferiore a 10.000) rappresentate da planimetrie, piante e mappe come le catastali, e vanno da 1:1.000 fino a 1:9.000 e riportano tutti i particolari della zona rappresentata, naturalmente con simboli. Le piante rappresentano la planimetria di centri urbani, le mappe rappresentano i terreni e le appartenenze rurali.


carta geografica

carta topografica

mappa catastale

pianta urbana

Quindi ogni carta geografica rappresenta in modo ridotto la reale superficie terrestre, e risulta necessario conoscere il grado di riduzione apportato alle dimensioni reali. Il valore di riduzione apportata viene dato dalla scala, che ci dice di quante volte viene ridotta la superficie terrestre nella rappresentazione cartografica. Per scala si intende quindi il rapporto tra una distanza misurata sulla carta e la corrispondente distanza misurata sulla superficie terrestre. Le carte devono sempre riportare la scala, in entrambe o in una delle due forme possibili: numerica e grafica.
La scala di una carta viene rappresentata con una frazione, che ha al numeratore il valore unitario e al denominatore il numero che indica quante volte la lunghezza sulla carta viene contenuta nella corrispondente distanza sulla superficie; questa scala viene detta numerica. Per esempio, la scala 1:100.000 significa che 1 cm sulla carta equivale a 100.000 cm sul terreno, quindi a 1 km; una scala 1:25.000 significa che 1 cm sulla carta equivale a 25.000 cm sul terreno, quindi a 250 m (occorreranno quindi 4 cm sulla carta per coprire una distanza reale di 1 km).
In particolare, maggiormente risulta piccolo il denominatore della frazione, la scala risulta grande e, viceversa, il denominatore risulta grande, la scala diviene piccola. Quindi, quando si tratta di carte a grande scala si intendono carte nelle quali la scala ha denominatore molto piccolo. Viceversa, si parla di carte a piccola scala quando il denominatore della frazione risulta essere un numero molto grande, il che sta a indicare che la riduzione effettuata risulta essere molto forte. In pratica, una carta a grande scala rappresenta un territorio poco esteso, mentre una carta a piccola scala comprende un intero continente o un emisfero. Spesso, sulle carte geografiche, oltre alla scala numerica, viene riportata la scala grafica, in cui il rapporto tra la distanza sulla carta e la distanza reale viene rappresentato da una linea retta suddivisa in parti uguali, delle quali ciascuna corrisponde a una determinata distanza lineare nella natura, la scala grafica diviene utile per misure rapide: si misura infatti sulla carta la distanza fra due punti e si riporta il valore trovato sulla scala grafica. Si ha quindi subito il valore della distanza reale in chilometri o in metri.

Carte e contenuto

In base al contenuto specifico che intendono rappresentare, le carte si dicono tematiche. Esse rappresentano in modo sintetico, e tuttavia esauriente, la distribuzione e il valore di un fenomeno, in rapporto al territorio. La classificazione viene fatta rispetto al contenuto:
carte fisiche che rappresentano solo elementi orografici, idrografici e batimetrici della superficie terrestre
carte climatiche e della vegetazione
carte politiche che danno minor risalto agli elementi fisici indicando specialmente le divisioni politiche e le partizioni amministrative con i principali oggetti geografici di tipo umano, sociale ed economico (luoghi abitati, vie di comunicazione, porti, ecc.)
carte demografiche, che danno informazioni sulle caratteristiche culturali delle varie popolazioni e la loro composizione
economiche che esprimono le caratteristiche economiche di determinate regioni
geologiche e pedologiche che rappresentano tipi di rocce e di terreni, corrugamenti, vulcani e zone sismiche ecc.
Sono in pratica la somma di una carta topografica, corografica o geografica, con altre rappresentazioni grafiche, quali diagrammi, simboli, colori convenzionali, ecc. Con carte di questo tipo si possono rappresentare percorsi stradali, colture, precipitazioni e temperature, dati demografici, ecc., creando veri e propri sistemi d'informazioni, di grande uso nella pianificazione del territorio.






LA CARTOGRAFIA NELLA STORIA

Sembra che l'uomo abbia iniziato a rappresentare quello che osservava da soli 35.000 anni: fiumi, terre, zone di caccia, villaggi, isole, mari. Di queste antiche rappresentazioni rimangono solo frammenti, graffiti, tavolette di argilla, papiri, pietre incise, segni evidenti dell'importanza che l'uomo, soprattutto il potere di coloro che lo hanno nel tempo esercitato sui loro territori, sia politico che militare, ha sempre dato alla conoscenza e alla rappresentazione del proprio territorio, degli spazi che lo circondavano, dei territori dei popoli vicini e lontani, possibili alleati o nemici da combattere.
Per poter rappresentare quello che raccontavano i viaggiatori e i commercianti, il cartografo dei tempi antichi ha dovuto risolvere molti problemi:
ha dovuto determinare la dimensione del territorio da rappresentare
ha dovuto dare una forma alla Terra
ha dovuto trovare un sistema di riferimento per dividere in parti la superficie terrestre e collocare centri abitati, fiumi, monti
ha dovuto inventare un linguaggio figurato e simbolico
ha dovuto proteggere le proprie scoperte geografiche e cartografiche.
Le basi della cartografia si fondano oltre 3000 anni fa, di quell'epoca si conoscono alcune mappe incise sulle rocce, come la mappa di Bedolina della Valcamonica, e alcune tavolette babilonesi che sono probabilmente tra le molto antiche carte geografiche, propriamente solo mappe di determinati territori. Da allora astronomi, geografi-cartografi, filosofi e matematici si impegnarono per costruire delle basi scientifiche alle scoperte riportate da viaggiatori e naviganti.

mappa di Bedolina
ricostruzione mappa
Imago mundi babilonese
papiro
miniere d'oro

Le nostre radici remote nel campo della cartografia affondano nella cultura dell'antica Grecia in quanto si fonda sulla geografia razionale e scientifica che si origina in quell'epoca. Anche se i primi geografi ellenici, nelle loro rappresentazioni grafiche, partirono da una visione del Mondo molto simile a quella babilonese, nel tempo alcuni storici, filosofi, viaggiatori, astronomi e matematici greci sono alla fine giunti a sintetizzare conoscenze di origine molto diversa, fino a raggiungere un livello di perfezione cartografica che per secoli non fu eguagliata se non nel secolo XVI. Fu l'esplorazione del Mediterraneo, portata avanti a partire dalla cultura minoica e micenea (VIII-VII secolo a.C.) a rendere quei popoli del periodo arcaico consapevoli di trovarsi in un contesto spazialmente molto ampio, che superava i confini tracciati fino a quel momento dall'uomo, a cercare di rappresentare quel nuovo spazio e, alla fine, a fornire agli antichi greci conoscenze che permisero agli studiosi, ai matematici e ai filosofi della Grecia classica di compiere numerose investigazioni a proposito della forma della Terra. Nacquero in questo modo le prime forme geografiche e cartografiche che ebbero origine nella ionica Mileto nel VI secolo a.C. e culminarono nell'Alessandria di Eratostene (III secolo a.C.) e Tolomeo (II secolo d.C.). Quei popoli, a scopo commerciale o spinti a creare nuove colonie, si spinsero fino alle coste settentrionali dell'Egeo, a quelle meridionali della penisola italica, alle coste del Ponto Eusino, al Mediterraneo occidentale e alle coste africane, fino alle mitiche Colonne d'Ercole. Queste "spedizioni" richiedevano conoscenze superiori a quelle possedute di altre culture sulla morfologia, sull'estensione delle coste, sulla direzione dei venti.

Furono marinai e commercianti delle numerose isole egee e delle coste occidentali dell'Anatolia ad approfondire queste tematiche, a suscitare interesse su quelle terre, su popoli che parlavano altre lingue, credenze diverse, ma anche conoscenze nuove e, a Mileto, dove confluivano genti diverse e dove si scambiavano diverse idee, si origina una nuova forma di pensiero filosofico e scientifico che vuole spiegare i fenomeni della natura con argomenti comprovati e dati verificabili, piuttosto che fare riferimento al volere degli dei e alla mitologia per spiegare la natura. Fu un salto notevole nella storia del pensiero umano, quindi anche nella geografia, o descrizione della Terra, e nella cartografia, rappresentazione del Mondo.
Da quel momento ci si dedica a chiedersi quanto fosse grande la Terra, quale forma avesse, e come mai il firmamento notturno fosse punteggiato di luci che si muovevano lungo grandi cerchi, e come mai il sole si sposta nel firmamento solo di giorno e la luna si alterna di notte, e al centro dell'universo si pone la Terra e tutti i pianeti, compreso sole e luna, ruotano attorno? In un primo tempo, queste nuove visioni del mondo non si fondavano sull'osservazione diretta delle cose reali ma su premesse cosmologiche e filosofiche e la geometria fece capolino nella visione del mondo, dimostrando la perfezione delle figure geometriche, come il cerchio, nell'universo, nell'immagine della luna e del sole: quindi il pensiero che anche la Terra dovesse essere rotonda. La geografia e la cartografia geometriche dei greci osservavano forme regolari nella traiettoria degli astri, sempre circolari, e nei fenomeni terrestri; la mappatura di queste cose era dunque fondata su idee astratte e non sull'osservazione diretta dei fenomeni. Ecco il motivo per cui disegnare mappe fosse legata ai filosofi e non a geometri, agrimensori o viaggiatori. Anzi molti ridevano delle strane rappresentazioni cartografiche, prive per loro, intendiamo viaggiatori e commercianti, di un valore pratico per i loro affari.

Noi non abbiamo materialmente i primi prodotti cartografici degli antichi greci, ma solo commenti o descrizioni dei posteri, anche di molti secoli successivi; forse fu Talete di Mileto (625-546 a.C.) a disegnare la prima rappresentazione della Terra, ma quasi certamente fu un suo discepolo, il filosofo Anassimandro, a farlo, lui che, si dice, fosse un'astronomo di grande valore. Purtroppo anche la sua mappa non pervenne ma rimasero le descrizioni realizzate da importanti cronisti di quell'epoca. L'opera, a quanto scrissero, rappresentava la Terra, piatta e circolare, come altre mappe ioniche influenzate dalle rappresentazioni babilonesi: era oblunga, aveva il Mediterraneo per asse e poneva la Grecia al centro e Delfi, famosa per l'oracolo, al centro della Grecia, quindi al centro della Terra; secoli dopo i cristiani spostarono il centro a Gerusalemme, i mussulmani lo spostarono a La Mecca e i cinesi sulla loro capitale, la moderna Xi'An. Il nord era orientato in direzione della stella solare e tracciava una strana linea formata da due fiumi, il Phasis e il Nilo, che con il Mediterraneo dividevano la superficie terrestre in tre parti: Europa, Libia (Africa) e Asia (strano che la bibbia faccia questa divisione con i tre figli di Noé, Jafet per l'Europa, Sem per l'Asia e Cam per l'Africa). Ma tutta quella superficie rappresentata sulla mappa non era tutta abitata, per cui i greci classici usarono due termini ancora usati ai giorni nostri: ecumene, per la terra abitata e abitabile e anecumene, per i luoghi disabitati.

Pur essendo un faro per quell'epoca come filosofo, allievo di Platone e anche come tutore di Alessandro Aristotele (384-322 a.C.) entra nella nostra storia solo in quanto si era occupato anche di alcune importanti questioni geografiche in contrapposizione alle idee di Anassimandro: considerava la forma della Terra sferica e non circolare; l'ecumene doveva avere come confini, non solo il monndo greco, ma giungevano fino alle colonne d'Ercole e all'India, a oriente. Sulla base del suo approccio scientifico, Aristotele non si limitava a fare semplici dichiarazioni, ma le giustificava con osservazioni sperimentali ripetibili e verificabili, ad esempio basava le sue affermazioni riguardo al fatto che la Terra non fosse un disco piatto sulla prova che l'ombra di quest'ultima sulla Luna durante le eclissi fosse sempre circolare. Nel suo trattato "Meteorologica" commenta i principi della cartografia del suo tempo e mostra la distribuzione dei venti in uno schema che sarebbe stato impiegato fino a Rinascimento inoltrato, diciannove secoli dopo. In astronomia invece sostenne la tesi geocentrica, affermando che la sfera delle stelle fisse girava regolarmente sopra un asse che attraversava la Terra: anche il grande Aristotele poteva commettere errori!

Nel III sec. a. C. il greco Eratostene di Cirene (275-194 a.C.), impegnato come educatore del figlio di Tolomeo IV ad Alessandria, presso la celebre Biblioteca, convinto che la Terra fosse rotonda e che i raggi solari, vista la distanza, dovevano arrivare sulla terra paralleli tra loro, ne calcola la circonferenza, ottenendo un valore abbastanza vicino a quello reale. Disegna una celebre carta delle terre conosciute, usando anche un reticolo di linee, sette paralleli orizzontali (E - O) e sette meridiani verticali (N - S), e il meridiano zero passante per Alessandria, passanti per luoghi a lui noti, e separava il mondo in sette zone climatiche di differenti dimensioni, il che consentiva applicazioni teoriche e pratiche. Di questa carta antica si hanno solo copie fatte da altri cartografi sulle informazioni di Eratostene. Per poter disegnare la sua potenziale mappa, dovette anche immaginare di proiettare i vari punti della sfera terrestre sulla superficie di un cilindro tangente alla sfera in un punto dell'equatore, ruotando questo punto di contatto poteva ottenere una rete di meridiani e paralleli a intervalli uguali che, nelle aree vicine al punto di tangenza, rispettavano con sufficiente precisione la distanza esistente sulla sfera.
Furono proprio gli antichi a ricercare la possibile rappresentazione della superficie sferica della Terra sul piano di un foglio di papiro o di pergamena, mantenendo gli angoli (proiezione conforme o isogonica), le distanze (proiezione equidistante) o rispettando il rapporto tra le superfici anche se si modificano le forme (proiezione equivalente): bisognava scegliere quale caratteristica salvare, e una sola alla volta da privilegiare.
I dati acquisiti dai viaggiatori e dalle spedizioni militari macedoni furono comparati e sistematizzati razionalmente, e modellarono una conoscenza del Mondo dettagliata e pratica. Nello stesso tempo, ad Alessandria, lo studio dei movimenti dei pianeti progrediva, alimentando il desiderio di conoscere la grandezza del cosmo. La prima cosa che Eratostene si pose fu quella di determinare la misurazione della Terra, prima di giungere a misurare gli astri in cielo e la distanza tra questi. Lui fu, a tutti gli effetti, il primo grande cartografo della storia, lui filosofo, matematico, astronomo e direttore della biblioteca di Alessandria, lui misura correttamente le dimensioni della Terra, pur commettendo due piccoli errorri: Syene non si trova perfettamente sul Tropico e non si trova sullo stesso meridiano di Alessandria. Comunque, il giorno del solstizio estivo, quando il sole era perpendicolare a mezzogiorno a Siene, tanto da vederlo riflesso nell'acqua sul fondo di un grande pozzo, lui, che si trovava ad Alessandria, distante circa 5.000 stadi da Syene (l'attuale Assuan), misura l'angolo prodotto dall'ombra proiettata dal sole a terra: circa 7 gradi e 2 primi, misura che rappresenta 1/50-esimo della misura angolare del cerchio. Moltiplicando per 50 la distanza Syene-Alessandria (lo stadio egiziano equivale 157,5 metri, e 5.000 stadi sono pari a 787,5 km.), ottenne 250.000 stadi, quindi 39.375 km.; la misura polare risulta a noi oggi pari a 39.941 km. Con il suo contributo, fece progredire la cartografia come nessun altro prima di lui.
Il lavoro di Eratostene giunge a noi attraverso fonti indirette e i dettagli della sua misurazione del perimetro terrestre, probabilmente pubblicati in un libro, sono andati perduti; sono rimasti frammenti citati da Erone di Alessandria, Plinio il Vecchio, Strabone e Cleomede, e sono loro a raccontare come avvenne la famosa misurazione. Un'erronea correzione attuata da Posidonio di Rodi (135-50 a.C.) ridusse la misura calcolata da Eratostene a 32.400 km., generando un errore che si sarebbe perpetuato per oltre mille e cinquecento anni, ingannando anche Colombo e tutti coloro che, dopo la scoperta della costa americana, la ritennero quella orientale dell'Asia.

Nel tempo, Roma sostituisce Alessandria come capitale culturale del Mediterraneo e, alla fine, di tutto il mondo conosciuto, elevandosi, con Pergamo e Rodi, a importante centro del sapere. L'idea di cartografia dei romani si distanziava di molto da quella greca, per questo motivo non deve sorprendere il fatto che gli studiosi che maggiormente contribuirono allo sviluppo della cartografia tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. procedettero tutti entro la tradizione ellenica: Ipparco di Nicea, Cratete di Mallo, Polibio, Strabone e Claudio Tolomeo.
Se gli antichi greci misurarono la circonferenza terrestre, i romani scelsero di misurare la Terra abitata con pietre miliari, cippi segnalatori in pietra, disposti a ogni miglio lungo il ciglio delle strade. Se i primi partirono da considerazioni astronomiche e geometriche, i secondi furono guidati dallo spirito pratico e dall'esperienza. Nell'ambito della cartografia fu evidente il contrasto tra lo spirito teorico e scientifico greco e il pragmatismo dei romani. Il lavoro cartografico di taglio scientifico elaborato dai geografi di Alessandria cedette il passo all'osservazione diretta e dettata da scopi utilitaristici, con l'obiettivo primario di mappare i territori che Roma amministrava e quelli che intendeva conquistare.

Mentre nel mondo greco furono soprattutto i filosofi a dedicarsi nell'arte di descrivere le terre conosciute o ipotizzate, nel mondo romano furono gli agrimensori e i topografi a misurare i territori e a disegnare carte di ogni tipo, compreso quelle catastali, strumento indispensabile per i governarti nel momento in cui decidevano le imposte. Si produssero pianificazioni urbane, il percorso e i dislivelli degli acquedotti, il tracciato delle strade, le rotte commerciali, l'insediamento di colonie, la parcellizzazione del terreno in griglie regolari (come la centuriazione usata quale compenso per i legionari al termine del servizio militare): per questo lavoro, la Repubblica romana e poi l'Impero, ebbero bisogno di esperti in grado di realizzare i rilevi delle nuove terre conquistate per governarle e amministrarle. Per rappresentare queste terre indivise, i topografi sovrapponevano un reticolato per facilitare le misurazioni; da questo uso ne venne naturalmente il sistema della centuraiazione a partire dal IV secolo attorno a Roma e in altre aree laziali, a volte usando come base e direzione le grandi strade consolari. L'obiettivo finale era quello di garantire il controllo fiscale dei territori. Le nuove province erano abbligate a pagare un tributo sotto l'amministrazione di un magistrato con imperium, quindi un potere sovrano sul terrritorio di sua competenza, un pretore, e tale tributo serviva alla gestione del territorio, a costruire e mantenere strade e ambienti per l'amministrazione, per mantenere ed equipaggiare le legioni e i loro comandanti.
I bisogni della gestione amministrativa e il bisogno di difendere l'immagine della grandezza di Roma portarono Giulio Cesare (100-44 a.C.) a incaricare quattro cartografi greci di raccogliere materiale e realizzare le misurazioni necessarie per tracciare una mappa del Mondo, ma non vi sono tracce di tale lavoro. Certamente, invece, giunse a termine una mappa realizzata durante il regno di Augusto (27 a.C.- 14 d.C.) sotto la direzione del suo braccio destro, il generale con conoscenze geografiche, esperto architettoe astronomo, Marco Vipsanio Agrippa. La carta doveva rappresentare i vasti domini dell'Impero e il buon governo romano, con la costruzione e manutenzione del vasto sistema viario e delle molte costruzioni urbane, degli edifici amministrativi, dei servizi, quindi uno strumento di propaganda della Roma che avrebbe dominato il Mondo di allora. E Agrippa riesce nell'incarico e certamente la carta ebbe diverse versioni distribuite nei vari territori imperiali.
Dopo la morte di Augusto, la rappresentazione dell'Orbis terrae, fu riprodotta su pietra e dipinta, nota allora come Orbis pictus, un grande rettangolo alto 2/3 metri e una larghezza superiore, posto sotto un portico colonnato, il Porticus Vipsania, non lontano dal Campo Marzio, un'opera di Agrippa non giunta a noi, ma elogiata e testimoniata da importanti scrittori antichi che la ritennero la maggiore realizzazione romana nel campo della cartografia geografica.
Diversi anni dopo, il lavoro di Pomponio Mela, considerato il primo geografo romano, morto nel 45 d.C., migliora il lavoro di Agrippa nel suo lavoro, il compendio De chorographia che descrive le regioni conosciute ai tempi di Roma: Hispania, Gallia, Britannia, Germania, Africa, Asia e Arabia; non abbiamo l'originale di eventuale mappa dell'autore, ma abbiamo una ricostruzione.

Durante l'Impero romano vennero prodotte molte carte itinerarie di pratico uso per coloro che viaggiavano e per i comandanti delle Legioni: si ha una copia di tali carte del IV secolo, denominata Tabula peutingeriana, lunga 6,80 m e larga 34 cm, adatta ad essere arrotolata. La Tabula Peutingeriana che oggi possiamo vedere risulta essere una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie stradali dell'Impero romano, dalle isole britanniche alla regione mediterranea e dal Vicino Oriente alle Indie e all'Asia Centrale; la sua sezione occidentale risulta oggi mancante. Un Sera maior, talvolta interpretato come Impero cinese, appare all'estremo Oriente, senza tuttavia che siano segnati i corrispondenti territori.
La Tabula era probabilmente una copia di un modello di epoca carolingia, a sua volta risalente all'originale di una carta stradale romana. Risulta costruita come una rappresentazione schematica e le condizioni geografiche, ad eccezione di pochi dettagli, sono fortemente distorte. Tuttavia, forniva ai viaggiatori tutte le informazioni rilevanti sulla posizione delle aree abitate importanti e dei luoghi di sosta (mansio) della rete stradale dell'Impero romano, la serie delle tappe giornaliere sulle principali rotte di viaggio. I territori vengono rappresentati da fasce orizzontali, separate dal mar Mediterraneo e dall'Adriatico. Le aree urbane sono indicate con icone di edifici; alla grandezza del simbolo, corrisponde l'importante dell'area urbana. Le tappe giornaliere vengono raffigurate attraverso la segmentazione di linee rosse. Le indicazioni degli antichi toponimi e le distanze in miglia romane costituiscono il fondamento per la ricerca scientifica sulle strade romane. La carta viene oggi oggi considerata una importante fonte per la classificazione e l'identificazione degli antichi toponimi.

La carta porta il nome dell'umanista e antichista Konrad Peutinger che l'ha avuta dal suo amico Konrad Celtes, bibliotecario dell'imperatore Massimiliano I; Peutinger avrebbe voluto pubblicare la carta, ma scomparse prima. Viene conservata presso la Hofbibliothek di Vienna e per questo motivo viene detta anche Codex Vindobonensis. L'immagine mostra la costa meridionale dell'Inghilterra, la Francia, l'Italia, i Balcani, l'Adriatico con alcune isole, la Puglia, la Calabria, la Sicilia e la costa libica di fronte e alcuni luoghi significativi: Roma, Aquilea, Costantinopoli e Antiochia.
La Tavola doveva essere composta da 12 pergamene (ne sono rimaste 11), riunite in una striscia di 675 x 34 centimetri. Mostra 200.000 km di strade e la posizione di aree urbane, mari, fiumi, foreste, catene montuose. Il segmento originariamente al secondo posto rappresenta l'est delle Isole britanniche, i Paesi Bassi, il Belgio, una parte della Francia e l'ovest del Marocco. L'assenza della penisola iberica lascia supporre che un primo segmento, oggi mancante, rappresentasse la Spagna, il Portogallo e la parte occidentale delle isole britanniche. La carta stradale disegnata del IV secolo sembra essere l'unica nel suo genere, la quale venne conservata come Itinerarium pictum, in contrapposizione alla comune carta stradale in forma di libro (Itinerarium adnotatum). Inoltre, le distanze tra le tappe sono state indicate tra loro anche seguendo i tipi di misura locali, come nelle province germaniche in cui vi sono le leghe e una lega corrisponde a ca. 1500 piedi romani o circa 2,22 chilometri. I corsi d'acqua e i laghi rappresentati corrispondono solo raramente al vero e la stessa cosa vale anche per le catene montuose indicate.

I.Romano
schema
Tabula
Gallia
Francia
N.Italia
Lombardia
Sardegna
Emilia
M.Adriatico
Aquileia
Italia centr.
Roma
Roma
G.Napoli
Italia merid.
Sicilia
Costantinopoli
Costantinopoli
Grecia
Tessalonica
delta Nilo
Palestina
Palestina
Antiochia
Babilonia

Mentre i romani operavano in cartografia con sistemi e scopi pragmatici per controllare i loro territori, un gruppo di astronomi, matematici e filosofi greci continuarono a sviluppare e trasmettere il grande patrimonio culturale di tradizione ellenistica sul solco tracciato da Eratostene, quindi, tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C., Ipparco di Nicea, Cratete di Mallo, Strabone e Claudio Tolomeo diedero enormi contributi alla cartografia. Le prime innovazioni furono quelle di Ipparco (190-120 a.C.) che visse soprattutto a Rodi: corresse alcuni errori di Eratostene, divise la circonferenza terestre in trecentosessanta paralleli di latitudine con ogni parallelo separato da un grado, completa la griglia anche dei meridiani separati da un grado, criticando le scelte di Eratostene e della sua griglia irregolare, fece anche la scoperta della precessione degli equinozi, migliorando anche la misura tra Terra e Luna.
Cratete di Mallo fu direttore della biblioteca di Pergamo (fu qui che la pergamena o cartapecora fu introdotta sostituendo i papiri per la produzione di testi quando il sovrano Tolomeo V smise di esportare i papiri per contrasto con il re di Pergamo Eumene nel II secolo a.C.): era un filosofo, uno storico e un erudito e fece costruire un grande globo terrestre in forma sferica di tre metri di diametro, estendendo la superficie terrestre oltre il mondo conosciuto, con il reticolo descritto da Ipparco, con i 360 paralleli e meridiani, immaginando l'esistenza di altri tre continenti, chiamati "mondi", separati da oceani; nella sua immaginazione anticipa la futura scoperta di nuove terre come le Americhe e l'Oceania con l'Australia. Naturalmente Cratete ebbe pochi sostenitori, in quanto il pubblico non possedeva il livello di conoscenze necessario per assimilare i procedimenti matematici e astronomici prospettati da mappe come quelle dei due autori ricordati, senza riferimenti letterari e fantastici.
Anche Polibio (206-118 a.C.), famoso storico ed erudito greco del Peloponneso, combatte la tendenza di mescolare le cose reali della Terra con la fantasia nella geografia descrittiva, fu attivo in politica e difese la scelta neutrale della Grecia in occasione della guerra tra Roma e Macedonia, venne catturato dai romani nel 166 a.C. e con un migliaio di nobili, fu condotto a Roma, dove rimase per diciassette anni, divenendo un autore ammirato per un famoso trattato storico con grande rilievo alla descrizione geografica con informazioni di vario tipo, climatico, etnografico sui vari popoli, marittimo, ecc.
Ecumene rappresenta un concetto fondamentale per il pensiero geografico greco. Il grande storico e geografo Strabone (63 a.C.-23 d.C.), nato e morto nell'attuale Turchia, ad Amasya, in Cappadocia, autore di un famoso testo, "Geografia", scritto poi in patria dopo alcuni soggiorni a Roma, dove aveva studiato con filosofi e geografi, in gran parte greci, dopo aveva navigato lungo il Nilo e vissuto per alcuni anni ad Alessandria, frequentando la famosa biblioteca, poi un altro viaggio a Roma nel 7 a.C., per ritornare nella sua Amasya dove scisse ben 47 libri di una Storia universale e 17 libri della Geografia, opera arrivata quasi completa a noi, mentre si sono persi i libri storici. Per Strabone la definizione di ecumene era: "Chiamiamo ecumene il mondo che abitiamo e conosciamo". Strabone fu parzialmente dimenticato in epoca imperiale, ma dal VI secolo in poi divenne l'archetipo del geografo grazie alle sue descrizioni delle terre conosciute, delle popolazioni, della loro storia e cultura e questo impianto storico-antropologico della sua geografia ebbe molti seguaci anche in epoche moderne.

Strabone
Geographia di Strabone
mappa
mappa mondo
mappa
mappa
confronto mappe

Ad Alessandria d'Egitto, allora Prefettura d'Egitto dell'Impero Romano, nel II sec. d. C., opera il geografo, astronomo, astrologo greco Claudio Tolomeo (100-168 d.C.), che fu autore di importanti opere, la principale fu Almagesto, un trattato matematico-astronomico, ispirato dagli scritti di Ipparco di Nicea; la Terra, che ha la forma sferica, immobile si troverebbe al centro dell'universo e, intorno ad essa, all'interno di sfere concentriche, si muoverebbe il Sole e la Luna, mentre i pianeti si muoverebbero lungo orbite circolari, gli epicicli, il cui centro a sua volta si muoverebbe attorno alla Terra. Questa disposizione gli permise di spiegare il moto di tutti questi oggetti celesti in relazione con le stelle fisse, collocate nell'ultima sfera esterna. Questo sistema tolemaico rimase per secoli il riferimento del mondo occidentale, ma anche arabo, sino al tempo di Copernico (1473 - 1543), quando si impose il modello eliocentrico con il Sole al centro e la Terra che ruota attorno ad esso, precedentemente ipotizzato nell'antica Grecia da Aristarco di Samo.
Tolomeo scive anche un'altra opera di fondamentale importanza, Geographia, composta da 8 libri, il primo dei quali era dedicato alle regole per il disegno delle mappe delle regioni e del mondo conosciuto; l'opera contiene 8.000 coordinate di diverse luoghi del Mondo allora conosciuto e disegna una carta generale delle terre allora conosciute e diverse altre tavole di varie regioni, con linee di riferimento regolari, utilizzando la latitudine e la longitudine per localizzare le zone abitate e gli elementi del territorio, inventando una proiezione per dare l'idea della Terra rotonda, con i meridiani convergenti a nord e i paralleli curvi. Tolomeo, quindi, opta per una proiezione diversa da quella cilindrica, scegliendo proiezione conica o pseudoconica che rimane nella cartografia per secoli, abbinata al testo della Geographia e alle varie edizioni ristampate dopo la sua riscoperta, fino al 1569 quando viene disegnata la proiezione cilindrica conforme, quindi isogonica, di Mercatore.
In Tolomeo, la latitudine era misurata a partire dall'Equatore, mentre per le longitudini Tolomeo fissa il meridiano zero nel punto conosciuto maggiormente occcidentale, le Isole Fortunate, quindi le odierne isole Canarie, e tale indicazione rimase in cartografia sino al XIX secolo.

Tolomeo presenta il primo quadro di tutte le nozioni geografiche fino ad allora conosciute, come la determinazione delle coordinate o la costruzione del reticolo, elementi fondamentali per la compilazione di una carta geografica. Il mondo secondo Tolomeo, in un planisfero del XV secolo, viene conservato alla Biblioteca marciana di Venezia: l'Oceano Indiano sembra un mare chiuso e l'Africa non sembra circumnavigabile.
L'opera ha grande importanza, per le molte cose nuove introdotte, ma riporta anche errori. Gli strumenti utilizzati per determinare soprattutto le longitudini non utilizzando le misurazioni astronomiche, ma riducendo in gradi le misure degli itinerari romani, dati usati anche per le distanze dei vari luoghi, ma soprattutto fece proprie le conclusioni di Posidonio di Rodi confermate da Marino di Tiro, secondo cui Eratostene aveva sbagliato i calcoli sulle dimensioni della Terra e quindi le avevano ridotte di un venti per cento e la Terra era quindi ridotta, misurando solo 31.500 km, con una riduzione effettiva di oltre 8.400 km. di circonferenza: questo errore accettato persino da Tolomeo e da tutti i cartografi successivi spinse nel 1492 Colombo a credere che la distanza tra Europa e l'Asia orientale fosse minore se si percorreva la rotta verso occidente; ma la Terra era maggiore e tra Europa e Asia vi era spazio per un altro doppio continente, America settentrionale e America meridionale.

Tolomeo
Tolomeo
Tolomeo
sistema tolemaico
sistema
schema merid.parall.
mappamondo
mappamondo
India
Grecia
mappamondo
1482 ediz.Ulm
ediz. 1541
ediz. 1552
1554 B.Agnese
nuovo mondo

La Geographia di Tolomeo, dopo essere caduta nell'oblio all'interno della cultura occidentale per tutto il Medioevo, sebbene fosse stata parzialmente conservata dagli Arabi, venne riscoperta nel 1295 dal monaco Massimo Planude che aveva trovato ad Istambul il libro dimenticato di Tolomeo, l'aveva portato in Europa e molti cartografi iniziarono a riprodurre le carte ivi contenute. Nel 1390 Manuele Crisolora lascia Costantinopoli in compagnia di un tomo della Geografia di Tolomeo e si trasferisce a Firenze per insegnare il greco. Traduce in latino il testo di Tolomeo scritto in greco solo verso il 1405 con l'aiuto di Jacopo d'Angelo. Questa traduzione apre la strada al recupero degli studi tolemaici e alle numerose copie illustrate che circolarono in Europa tra il XV e il XVI secolo. Solo nel 1477 a Bologna ne furono stampate 500 copie, seguite poi da altre edizioni. Entro il 1600 erano state pubblicate ben 31 edizioni latine o italiane. Tolomeo non intendeva rappresentare l'intero globo, ma solo quello che riteneva il mondo abitato (ecumene). Esso era compreso tra le latitudini di 63 gradi N (che per Tolomeo era il parallelo di Thule) e quello a 16 gradi 25' S; Tolomeo riteneva che l'ecumene si estendesse in longitudine per 180 gradi; il luogo al limite occidentale era costituito dalle Isole Fortunate (isole Canarie) e i luoghi orientali presi in considerazione appartenevano all'India e alla Cina.

Molti si chiesero se le carte contenute in quelle copie fossero state disegnate dallo stesso Tolomeo; in effetto Tolomeo, come altri autori di opere geografiche di quei secoli, descriveva luoghi, caratteri naturali delle varie terre, descriveva popoli e culture diverse, frutto di tanti incontri, racconti di viaggiatori, letture fatte nelle biblioteche, come la fornitissima di Alessandria (si diceva che conteneva 900 mila rotoli e testi su molti argomenti), facilmente preparava schizzi di quelle regioni, e poi faceva disegnare le carte, a volte a colori, da veri artisti.
Pietro del Massaio (1420-1480), noto pittore e copista di manoscritti cartografici in Firenze, ha disegnato e colorato molte mappe incluse nelle lussuose edizioni in latino della Geografia di Tolomeo diffuse tra i 1460 e il 1480, spesso destinate alle biblioteche dei principali palazzi d'Europa e un aiuto ebbe da un miniaturista, Ugo Comminelli, per le annotazioni toponimiche. Sappiamo che re e principi e i loro consulenti militari lo incaicarono di realizzare mappe di piazzeforti e regioni per organizzare piani di difesa o di attacco. Nicolo Germano (1420-1490) fu un'altro degli artisti che si incaricarono di dare forma grafica alle mappe descitte da Tolomeo, personalizzando il disegno delle varie caratteristiche geomorfologiche, profilo delle coste e i vari apparati decorativi.

Nel frattempo la cartografia aveva dimenticato i risultati della cultura greca antica, il suo spirito critico e il suo laicismo. Le rappresentazioni simboliche del Mondo prenderanno il sopravvento, sostituendo le descrizioni fisiche e i fini religiosi si imposero sul rigore scientifico. Due grandi tradizioni si imposero sulla cartografia medioevale e presero il nome dai loro maggiori esponenti: lo scrittore e grammatico Ambrogio Teodosio Macrobio (385-430), nato nell'Africa romana e pagano, da un lato, lo storico e teologo ispanico Paolo Orosio (375-420) e il vescovo Isidoro di Siviglia (560-636) dall'altro.
Macrobio difese la tradizione greco-romana, lasciando al Medioevo una mappa zonale molto semplice del mondo, non priva di intenzioni scientifiche. Egli aderisce alla teoria del cartografo greco Cratete di Mallo (circa III-II secolo a.C) secondo il quale la Terra era sferica e divisa in cinque fasce parallele che si differenziavano per il clima. Di queste fasce solo quella centrale era completamente occupata da un oceano da cui si sviluppavano alcuni bracci verso nord e verso sud, cingendo la superficie terrestre. La fascia centrale, ossia la zona equatoriale, e quelle superiore e inferiore, ovvero le zone polari, si caratterizzavano come territori non abitabili a causa delle loro temperature estreme, mentre solo nelle due fasce intermedie, corrispondenti alle zone temperate, vi erano le condizioni per lo sviluppo della vita. Macrobio sostenne questa teoria nei suoi scritti, compresa la semplice mappa zonale descritta. Tale opera di Macrobio diede origine a oltre cento copie fatte da ignari amanuensi che, inconsapevolmente, ricopiarono anche la sua mappa. Quando il dogma cristiano si impose come l'unica spiegazione per i fenomeni fisici della Terra, la concezione pagana di Macrobio dovette far fronte agli attacchi della Chiesa a proposito soprattutto della famosa fascia climatica meridionale abitata, secondo gli antichi greci, affermazione non concepibile dai Padri della chiesa, in quanto non potevano ammettere l'esistenza di esseri ummani non discendenti di Adamo.

Orosio e Isidoro partirono dalle grandi mappe romane e le adattarono in modo che aderissero agli insegnamenti della Bibbia, ponendo particolare attenzione alla Genesi e il risultato fu una mappa schematica, cristiana e tripartita, che divenne la base cartografica medievale per eccellenza: ideogrammi schematici dai tratti semplici che decoravano e illustravano copie dei testi classici e religiosi. Queste erano le prime mappe medievali in Occidente. Coloro che le realizzarono non erano cartografi, ma monaci amanuensi che copiavano i manoscritti illustrati all'interno degli scriptoria; avevano a disposizioni copie dei principali esemplari di carte romane, ma per quanto le osservassero non sapevano come ripeterle, non conoscendo i metodi che erano stati seguiti per la loro realizzazione, non conoscendo come ottenere le misurazioni, la longitudine e la latitudine di un luogo, e anche i Padri della Chiesa raccomandarono di non perdere tempo su simili questioni. La professione di cartografo si perdeva per nolti secoli. I modelli da copiare erano quelli di Orosio e di Isidoro: le mappe erano circolari di circa una decina di centimetri di diametro e servivano ad illustrare un passaggio biblico o una descrizione di un autore classico.
In particolare, Orosio nella sua opera Historiarum adversus paganos libri septem descrive il Mondo come una grande massa continentale orientata verso Est e circondata da un oceano che avvolge la superficie terrestre e che, talvolta, vi si immette, generando abissi e mari, tra cui spicca il Mediterraneo per la sua estensione smisurata. Nella massa continentale si distinguono tre blocchi principali identificati con l'Europa, l'Asia e l'Africa, e questa descrizione si riflette nella descrizione biblica. Con questo schema, il discepolo di sant'Agostino, diede origine alla divisione tripartita, precedentemente raffrigurata anche dagli antichi greci, che avrebbe dominato la cartografia medievale occidentale che venne sviluppata da Isidoro di Siviglia nelle sue Etymologiae e nei celebri Beatus.

esempi
icona
fasce clim.
zodiaco
Orosio
mappa mondo
cappella Isidoro
Isidoro
testo
mappa O-T
mappa O-T
mappa O-T
mappa O-T

Esistono anche carte romane eseguite con la tecnica del mosaico, ed ecco in Giordania, un mosaico "geografico", erede della cartografia romana, della Terra Santa nella chiesa di San Giorgio a Madaba, centro sorto sull'antico sito biblico di Medba o Medeba, da cui ha poi preso il nome. Si trova a circa 35 km a sud-ovest di Amman. Il centro sorge sulla Via Regia, una strada costruita cinquemila anni fa, a quasi 730 m s.l.m. Il celebre mosaico bizantino di Medeba fu scoperto verso il 1890 durante la costruzione della Chiesa di San Giorgio, sui resti di una preesistente chiesa bizantina, da parte di un gruppo di monaci greco-ortodossi. Questo mosaico fu chiamato Mappa di Terrasanta, in quanto raffigurava per la prima volta l'itinerario per raggiungere Gerusalemme attraverso oltre centocinquanta villaggi e regioni urbane. Il mosaico era corredato di 157 didascalie in greco, che segnano i principali siti biblici del medio Oriente, dall'Egitto alla Palestina. In origine il mosaico era molto grande, lungo dai 15 ai 25 metri, ma a noi rimane solo un terzo di quelle dimensioni. La presenza di alcuni edifici, come il Santo Sepolcro, costruito nel 543, hanno permesso di ipotizzare una datazione risalente al 560.

mosaico di Madaba


Durante il Medioevo la geografia tolemaica fu ignorata e la cartografia conobbe un periodo di decadenza e regressione mentre venne favorita una rappresentazione cristiana del Mondo: la Bibbia dettava le leggi cartografiche, con la Terra piatta, divisa in tre continenti per i 3 figli di Noe: l'Asia con Sem, l'Africa con Cham e l'Europa con Jafed. In molte carte il centro del Mondo diviene Gerusalemme, viene riportato il paradiso terrestre e altri elementi contemplati nella Bibbia come l'arca del diluvio e il Mar Rosso, colorato di rosso. In questo periodo le carte cristiane, prima del XV secolo, nella parte superiore hanno l'Est, in basso l'Ovest; in compenso, quelle islamiche avevano in alto il Sud e in basso il Nord. Il simbolismo cristiano permea la produzione delle mappe medievali sin dai primi momenti. Nel VII secolo, seguendo i precetti dei Padri della Chiesa, Isidoro di Siviglia concepisce una rappresentazione terrestre avvalendosi di una struttura tripartita, espressa attraverso un semplice disegno schematico. Il riferimento va alle mappe T-O (Orbis terrae), che sarebbero poi diventate il modello dominante fino al XVI secolo e la base strutturale di opere meravigliose dal punto di vista estetico ma con indicazioni geografiche miste a invenzioni o elementi riferibili a racconti biblici, come negli enormi mappamondi da abbazia. La carta riportava un Mondo plasmato da Dio.
Nel tempo, le mappe T-O hanno sviluppato e arricchito le loro forme schematiche. Uno dei punti di riferimento della cartografia dell'Alto Medioevo sono le mappe inserite come illustrazioni nei Beatus, nome dato all'insieme dei codici manoscritti del Commentario all'Apocalisse di san Giovanni, realizzati nell'VIII secolo dal monaco benedettino Beato di Liobana, in Cantabria. Basandosi sulle descrizioni fornite da Isidoro di Siviglia, sulle letture di Tolomeo e sulla sua grande conoscenza delle Sacre Scritture, egli disegna un mappamondo innovativo sotto vari punti di vista, che incluse nei suoi Commentari all'Apocalisse, l'originale non fu conservato. Il soggetto di questa mappa era l'evangelizzazione operata dagli apostoli per il mondo, motivo per riportare la posizione di molti centri con un dettaglio elevato per l'epoca, e farle coesistere con la diffusione del simbolismo religioso e alle mappe del periodo, di forma ovale e orientate verso est, includendo un quarto continente disabitato, o abitato dagli antipodi. queste mappe furono molto popolari e i Beatus proliferarono e i modelli orosiani disegnati con pochi tratti, nell'VIII secolo avevano dato origine a esemplari di mappamondo espressivi e illustrati.

Dopo tre secoli dal crollo dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), Karl (Carlo Magno), figlio di Pipino il Breve e Bertranda di Laon, divenne re nel 768 dei Franchi, re dei Longobardi, e, nel giorno di Natale dell'anno 800, il papa Leone III lo incorona imperatore dei Romani (Imperator Augustus). Riunisce gran parte del territorio europeo dell'impero romano e restaura il potere imperiale e rafforza la fusione tra potere secolare e temporale, suggellando un patto di reciproco riconoscimento con la Chiesa: l'asse politico-religioso tra Aquisgrana e Roma getta le basi per l'ascesa del cristianesimo. Da quel momento in poi, la dottrina cristiana si sarebbe imposta nella vita politica, economica, culturale e religiosa del tempo. L'incoronazione dell'imperatore per mano del papa aveva stabilito il fondamentale ruolo per la chiesa di mediatrice nel riconoscimento del potere politico attraverso il vassallaggio: da Dio discendeva il potere politico di governare la terra, la popolazione sottoposta, attraverso la mediazione del papa. E Carlo Magno divenne il braccio armato per favorire la supremazia della Chiesa d'Occidente contro i capi politico-religiosi di Costantinopoli, il legame tra cultura e religione cristiana romana, e la cultura poteva manifestarsi unicamente all'interno del pensiero cristiano, il ripudio dell'ellenismo e della cultura greca, quindi anche della scienza geografica e cartografica degli antichi greci, compreso Eratostene e Tolomeo, anche se un substrato della cultura classica rimase nelle abbazie che furono le principali depositarie e custodi grazie all'opera di conservazione che avveniva negli scriptoria, dove si realizzavano copie degli antichi scritti dei classici filosofi, astronomi, cartografi e geografi, derivazioni delle biblioteche dei primi monasteri benedettini. Certo ci fu la condanna all'oblio di quelle conoscenze in ottemperanza ai dogmi religiosi, soffocando ogni interpretazione del reale che poteva contraddire il racconto biblico. Il rinnovamento culturale promosso da Carlo Magno, lui analfabeta, fece in modo che gli amanuensi di ogni monastero contribuissero alla diffusione del pensiero religioso avallato dall'Impero: dovevano scrivere con uno stile pulito e chiaro, in modo che tutti potessero comprendere i testi che contenevano la sacra legge cristiana; peccato che il popolo fosse analfabeta.
Lo schema proposto da Orosio fu alla base della maggior parte delle mappe medievali. La Mappa mundi di Albi, inclusa in un manoscritto dell'VIII secolo proveniente dalla biblioteca capitolare della cattedrale di Sainte-Cecile di Albi, viene considerata una delle mappe orosiane magggiormente complete e il maggior documento antico conservato di una rappresentazione globale e non astratta del Mondo abitato allora. Il manoscritto che riporta la carta include 77 fogli di pergamena alti 27 cm e larghi circa 22; rappresenta 23 Paesi in 3 continenti e menziona alcune zone urbane, isole, fiumi e mari. Il mondo conosciuto viene rappresentato nella forma di un ferro di cavallo, che si apre a livello dello Stretto di Gibilterra, e che circonda il Mediterraneo, con il Medio Oriente in alto, l'Europa a sinistra e il Nord Africa a destra.
L'influsso di Orosio si avverte anche nella Mappa mundi di Hereford, disegnata su un singolo foglio di vellum, misura 158 x 133 cm, e viene considerata la maggiore mappa medievale conosciuta finora, fu dipinta nel 1285 da Richard di Haldingham e riproduce il mondo allora conosciuto, raffigura 420 civitas, 15 eventi biblici, 33 animali e piante, 32 persone, e cinque scene tratte dalla mitologia classica fondando la propria rappresentazione sulla base di nozioni storiche, bibliche, classiche e mitologiche, la mappa contenuta nel Salterio dell'Abbazia di Westminster (1250), presieduta da Cristo, la Mappa mundi di Ebstorf, molto decorata, del 1235, e nell'eccezionale Mappa mundi cottoniana, realizzata a Canterbury nell'XI secolo, una delle meraviglie cartografiche dell'Alto Medioevo in Occidente e comprende la prima rappresentazione delle isole britanniche, in basso a sinistra.

La parola "mappa" significa "tela", e questo termine divenne popolare nel Basso Medioevo, quando fiorirono i mappamondi da abbazia, grandi opere enciclopediche che pendevano dai muri e dalle navate delle chiese importanti, come le cattedrali, e ornavano i saloni di castelli e palazzi di principi e re. In questo modo le mappe uscirono dagli incunabili, con pagine ristrette e divennero opere che misuravano anche alcuni metri quadrati. Emersero i cartografi monastici inglesi: curarono il dettaglio estetico, aumentarono le informazioni, sia quelle bibliche, sia quelle fantastiche dei miti e delle leggende. Furono aggiunte le legende esplicative desunte dai testi classici, dai racconti di viaggiatori, dalle cronache popolari, inutili per il popolo analfabeta, ma la mappa divenne un'enciclopedia visiva esposta lungo le pareti delle chiese, a volte spiegata dal pulpito da solerti monaci e predicatori, ed era destinata all'educazione del buon credente. In queste mappe venivano fusi tre tipi di contenuti: i principali fatti storici e geografici raccontati dalla Bibbia, il simbolismo cristiano, il mondo leggendario e mitico menzionato nella Bibbia come il racconto di Gog e Magog, simboli del male e rinchiusi in una fortezza, l'arca di Noè, Adamo ed Eva nel giardino incantato, ecc., si inserivano i nomi di centri urbani famosi, Gerusalemme, Roma, Pergamo, Alessandria, Babilonia, Antiochia, Samarcanda, Olimpia, poi vennero quelli delle potenze commerciali, Venezia, Genova, Barcellona e Cadice, e i centri di pellegrinaggio, tra cui Santiago di Compostela. Furono inseriti in molte mappe i mostri nominati nei tempi antichi, compresi quelli nominati da Caio Plinio il Vecchio (23-79) e da Gaio Giulio Solino (210-258): basilischi, unicorni e cinocefali con la testa di cane, associati all'islam, e tutto uno strano mondo di esseri umanoidi che dovevano vivere agli antipodi.

mappa T-O
Mappa Albi
Beatus
m.Hereford
m.Cottoniana
m.Ebstorf
m.Ebstorf
m.Ebstorf
m.Ebstorf
m.Ebstorf
m.Westminster

A partire dal X secolo il cristianesimo si difffuse ovunque e la Chiesa si consolida come la confesssione che regola il mondo, l'ideologia alla base delle strutture politiche, ne sono prova le crociate. Nel 1095, papa nel Urbano II riesce a chiamare alle armi per liberare Gerusalemme, monarchi, cavalieri, persone di ogni estrazione sociale, tentando invano di ripristinare il dominio cristiano in Terra santa. Da quel momento sulle mappe doveva comparire al centro, quale ombelico del Mondo, Gerusalemme il centro del Mondo cristiano.
Dal punto di vista della scienza geografica e della sapienza cartografica nei tempi antichi del mondo greco era stato un traguardo importante fissare sulle mappe il reticolo delle latitudini e delle longitudini, sistema insostituibile per disegnare le carte, ubicando correttamente la posizione di ogni oggetto geografico, fossero fiumi, centri abitati, catene montuose, ecc. Ebbene, tutte le carte, le mappe e i mappamondi medievali sono assolutamente privi della griglia geografica, non vi sono scale per misurare le distanze, non vengono usate le proiezioni, tanto da pensare che gli esecutori dei monasteri fossero tutti convinti che la Terra fosse piatta, il che non corrisponde al vero.

Anche il mondo islamico continua in quei secoli a progredire nella scienza cartografica e, alle conoscenze dei bizantini, aggiunse la sua ricca letteratura geografica e di viaggio. A testimonianza di questa fase, nel 1154 il geografo arabo Abu Abd Muhammad (meglio conosciuto come Muhammad al-Idrisi che opera in Sicilia al soldo di re Ruggero), crea l'atlante maggiormente preciso del tempo, in cui una buona parte dell'Africa, dell'estremo Oriente allora conosciuto e dell'Oceano Indiano potevano essere osservati in dettaglio e con il quale la cartografia incomincia la sua avventura razionale e scientifica su conoscenze dirette e precise che sino ad allora si riducevano a concetti immaginari influenzati da convinzioni religiose.

mondo arabo X sec.
mondo al-Idrisi 1154
in alto il sud
carta totale
Sicilia

Lo sviluppo dei centri abitati medievali, alcuni divenuti vere e proprie potenze commerciali, l'ascesa della borghesia commerciale e un rinnovato interesse per la conoscenza del Mondo diedero vita al contesto ideale per la comparsa di un nuovo e rivoluzionario documento cartografico, il portolano, un documento che si occcupa di indicare lungo le coste, soprattutto del Mediterraneo, i porti di attraccco per le navi, da quelli maggiormente importanti per i traffici, a quelli secondari, senza curarsi delle regioni interne.
Il Medioevo, dal V al XV secolo, della cultura europea, fu un'epoca condizionata dai dogmi religiosi che influenzarono tutti gli ambiti del sapere; fino alla comparsa delle prime istituzioni universitarie, avvenuta nel XIII secolo, furono i monasteri a ospitare i principali centri di conoscenza e a garantire che nessuna linea di ricerca e studio si allontanasse da quanto era stato tramandato dalla Bibbia e disvelato dalla Chiesa. La cartografia non fece eccezione, tuttavia il grande sviluppo economico e demografico che coinvolse l'Europa occidentale tra l'XI e il XIII secolo mise in discussione il sistema politico e ideologico feudale, aprendo la strada a nuovi scenari che favorirono il progresso e lo sviluppo delle conoscenze. E questo avvenne in modo deciso a tal punto che la crisi economica, sociale e politica che giunge nel XIV secolo non pose un argine a quei cambiamenti che anzi accelerarono. All'inizio del Basso Medioevo, XI-XV secolo, i territori europei erano organizzati e governati in forma decentralizzata. Re e imperatori demandavano il proprio potere a nobili di rango minori che erano incaricati di amministrare la giustizia e riscuotere le tasse. Il sistema feudale sebbene fosse stato indebolito dal potere che i nuovi ricchi urbani andavano accumulando, era in ogni caso ancora predominante, qundo scoppia la crisi economica e finanziaria del Trecento
La popolazione aumentata sensibilmente in quel tempo, aveva perso potere d'acquisto anche a causa del cibo scarso e del suo forte aumento di prezzo, in anni di continue guerre e carestie tra il 1315 e il 1322, dovute a cattivi raccolti e alla peste che si era propagata in Europa, Asia e Nord Africa. Popolo e classe borghese emergente accusarono i nobili che governavano di non aver attuato alcun investimento produttivo negli anni di benessere, avendo seguito pesanti politiche economiche e impositive al solo scopo di aumentare il loro benessere. I nobili vennero visti come una pesante e inutile zavorra che ostacolava la realizzazione degli interessi dei ceti urbani emergenti. Rivolte e sommosse popolari scoppiarono in diversi Paesi, nelle campagne e nelle zone urbane. Furono soffocate con violenza ma la crisi politica era ormai iniziata. Il cambiamento politico che coinvolse l'Europa occidentale determina la fine del feudalesimo e il nascere di un nuovo sistema politico-economico con una monarchia nazionale centralizzata, basata sul capitalismo mercantile o commerciale, con un potere centrale su un territorio da confini ben definiti, con eserciti nazionali e corpi di funzionari professionisti che assunsero l'incarico dell'amministrazione della giustizia e della riscossione delle tasse, e in questo modo la monarchia si appoggia alla ricca ed emergente borghesia commerciale.

I cambiamenti prodotti dallo sconvolgimento sociale, politico e del potere feudale ebbe diverse risposte, compresa la ricerca di terre nuove da occupare per sfruttare le loro risorse, soprattutto dopo le vane guerre delle ultime crociate e la successiva caduta di Costantinopoli del 1453 e con essa la fine dell'impero bizantino e, dunque, la chiusura della navigazione verso il mar Nero e l'interruzione dei traffici commerciali tra Europa, attraverso soprattutto di Venezia, e l'Asia orientale, in particolare la Cina. Nell'animo dei nobili ritornati sconfitti da molte battaglie contro l'infedele crebbe il sogno di una rivincita in altre terre, vicine ai territori europei, in Africa, un mondo in gran parte sconosciuto ma dal quale giungevano ricchezze, e furono i portoghesi ad iniziare la conquista con la presa di Ceuta (1415) e ad iniziare diversi viaggi lungo la costa occidentale africana. Sulla scia del Portogallo, i re europei, spagnoli, olandesi, inglesi e francesi compresero che estendere i propri confini e domini oltremare non era solo fattibile via mare, ma si sarebbe rivelato di grande vantaggio dal punto di vista commerciale. In pochi anni il Mediterraneo perse il posto centrale nei traffici commerciali e il suo posto venne preso dall'Oceano Atlantico. Le informazioni su quei territori a noi europei in gran parte sconosciuti furono il frutto del contatto diretto e quotidiano tra europei e musulmani all'interno di alcuni territori, come l'Andalusia o la Sicilia, con lo scambio di conoscenze tra gli uni e gli altri, in particolare con i sapienti e studiosi arabi che avevano in Cordoba il loro fulcro e, grazie a loro, spagnoli, portoghesi e italiani entrarono in possesso di fondamentali conoscenze scientifiche, anche recuperando il sapere classico greco e romano che era andato perduto durante il Medioevo.
Il talento di alcuni, anche anonimi, europei, cristiani ed ebrei, permise di assimilare quelle conoscenze e seppero convertire quel sapere in applicazioni pratiche utili per raggiungere i propri obiettivi, in campo cartografico e in campo navale, tanto che le successive grandi esplorazioni oceaniche, dopo secoli rinchiusi nel Mediterraneo, non si sarebbero potute realizzare senza l'invenzione e lo sviluppo dei seguenti strumenti, necessari per la navigazione in mare aperto: le carte di navigazione, i portolani e le effemeridi, la moderna bussola che consentiva di orientarsi senza mantenersi vicino alla costa, l'astrolabio, il quadrante e la ballestriglia, utilizzata per determinare la latitudine; questi strumenti posero le basi delle prime scoperte europee e all'ascesa del commercio marittimo.

Stava sviluppandosi il commercio continentale con lo scambio tra le diverse regioni europee controllato dalle potenze marinare, la Lega Anseatica a nord, le Repubbliche marinare a sud. Le navi spostavano merci come la lana dalla Spagna alle Fiandre dove veniva lavorata, e i tessuti, le pelli e le spezie si vendevano nelle fiere, alcune famose dove convergevano i mercanti da ogni parte d'Europa. Guadagnavano i commercianti, si accumulavano patrimoni crescenti, trafficavano i banchieri e gli Stati incassavano le imposte e vendevano i salvacondotti ai commercianti, e tutto questo aumentava il commercio tardomedievale, ed essendo molte fiere ubicate presso importanti centri religiosi, con cattedrali che ponevano disporre di importanti reliquie, alimentavano l'afflusso di molti pellegrini e viaggiatori.
Ben presto ci si rese conto che per loro non serviva la semplice cartografia medievale fondata sulla Bibbia e sulle favole del passato, poco rappresentative delle caratteristiche fisiche delle varie regioni attraversate; ci volevano carte maggiormente aderenti alla natura fisica dei territori, a volte contenute nei racconti di viaggiatori precedenti disegnate in modo semplice. Ma anche i commercianti avevano bisogno di prodotti cartografici differenti da quelli prodotti dalle abbazie sparse in Europa e, dopo la conquista di Costantinopoli e la fine dell'Impero bizzantino, dopo il blocco operato dalle vittorie ottomane, bisognava trovare altre rotte per raggiungere le terre asiatiche orientali, le terre della seta e delle spezie. Carte pratiche, carte nautiche, ricche di informazioni sulle terre, sui mari e i loro pericoli, sui porti e attracchi sicuri; era tempo che fossero disegnati questi nuovi prodotti cartografici, i portolani, a volte indicati, in forma latina, cartula mappa mundi (citazione risalente al 1230 in un manoscritto).

Nel XIII secolo si sviluppano nel Mediterraneo alcune grandi scuole cartografiche di portolani, tra le quali spiccano la scuola spagnola, dipendente dalla corona di Aragona il cui centro principale era Palma di Maiorca, e scuola italiana, che aveva diversi centri in Sicilia, a Pisa e Firenze, ma nei quali emersero Genova e Venezia, la prima era libero comune e il potere politico ed economico era nelle mani delle famiglie patrizie (famosa fu quella dei Doria), proprietarie della flotta mercantile, mentre a Venezia, l'arsenale e la flotta di galee era nelle mani del governo aristocratico cittadino; le due potenze navali si scontrarono ripetutamente e alla fine vinse Venezia, che divenne una delle potenze commerciali tra le maggiormente ricche del continente europeo e uno dei principali centri di stampa: emerse qui un geografo e cartografo, Petrus Vesconte che datava e firmava le sue carte. La scuola italiana ha prodotto la Carta pisana, ritrovata in questo centro, Pisa, ma non si conosce la vera origine. Questo portolano riporta per la prima volta la scala grafica.
Poi entra nel mercato europeo la scuola di Sagres, in Portogallo, influenzato dalla scuola maiorchina, in gran parte gestita da ebrei, e da quella araba, in particolare di Cordoba. Fu l'infante del Portogallo, Enrico il Navigatore a portare Jehuda Cresques, figlio di Abraham, alla sua corte, creando un centro interdisciplinare, un'accademia, con i maggiori talenti del bacino mediterraneo, i migliori marinai, scienziati e tecnici specializzati nella navigazione oceanica, costruttori di strumenti nautici, cartografi. Lo scopo era organizzare spedizioni navali che potessero andare oltre la terra conosciuta, navigando lungo la costa africana oltre capo Bojador, sito di fronte alle Canarie, fino ad allora ultima terra esplorata da un europeo. I portolani di questo centro decisero di uscire dal Mediterraneo, per descrivere le coste atlantiche dell'Africa per trovare un passaggio verso l'Oceano Indiano, aggirando il blocco ottomano che, occupando Bisanzio, avevano posto il quel luogo strategico la loro Istambul.

monumento
alle scoperte
1258-90 Pisana
1325 Dalorto
1375 A.Catalano
Medoterraneo or.
G.Persico
VitaCristi
Italia
Mar Nero
Turchia
via d.seta
Remagi
planisfero
1380 Soler
portolano Soler

Alcuni di questi centri erano anche porti commerciali importanti, dove erano presenti navi, marinai, commercianti, viaggiatori, dove circolavano le informazioni, i racconti, diari di viaggio, schizzi di coste, isole, villaggi e popoli diversi, e queste informazioni erano usate dai cartografi per aggiornare le loro carte. Le scuole avevano alcuni aspetti distintivi: le mappe maiorchine avevano un particolare apparato decorativo e informazioni anche dell'entroterra, non solo delle coste, con bandiere e montagne e il disegno dei vari fiumi, rose dei venti, navi e mostri; nella scuola maiorchina aveva lavorato anche un genovese come Angelino Dalorto, la famiglia ebraica di Abraham Cresques, autore con il figlio del famoso Atlante Catalano, importanti cartografi come Guillem Soleri, Gabriel de Vallseca, anche lui ebreo; questa scuola decadde quando i Re Cattolici spagnoli, nel 1492, cacciarono dalla Spagna gli ebrei. Le mappe delle scuole italiane invece erano sobrie, pratiche e si occupavano delle coste con precisione, lasciando vuoto l'interno continentale, ma hanno colori vivaci e una grafia nitida.
Alcuni studiosi, in mancanza di informazioni certe sulla nascita di questi nuovi prodotti cartografici, hanno avanzato l'ipotesi dell'esistenza di un semplice portolano di base, sicuramente spagnolo, che prese forma a partire da dozzine di schizzi di marinai e che fu la base per le mappe successive.

I portolani sono un collegamento tra la cartografia religiosa della carte medievali T-O e le mappe scientifiche rinascimentali, rappresentando un progresso sorprendente nel mondo della cartografia, forse il maggiore momento di precisione nella storia della cartografia, un vero punto di svolta nella storia della cartografia, migliorando in modo significativo la navigazione marittima di altura, sino ad allora relegata a quella di piccolo cabotaggio, lungo le coste. Anche se fu un notevole progresso, tuttavia il disegno cartografico era molto approssimato basato su misurazioni effettuate attraverso stime, pur tuttavia il risultato raggiunto in molte carte viene considerato sorprendente se pensiamo al fatto che mancavano i mezzi, gli strumenti scientifici dei secoli successivi. I portolani furono le prime carte nautiche della storia e costituiscono uno dei primi contributi da parte del mondo occidentale alla navigazione, ponendo attenzione alla descrizione delle coste, pur usando un disegno semplice e ripetitivo, sempre superiore rispetto a quello delle mappe utilizzate per i viaggi terrestri dell'epoca, dei capi, dei golfi, degli scogli, delle foci, correnti e fondali, con la collocazione di migliaia di toponimi dei porti che non hanno precedenti, ma raramente i toponimi dei centri dell'entroterra che non servivano ai naviganti, ma che comparvero in quelli destinati alle classi dominanti.

Iniziarono a realizzare questi portolani nel XIII secolo, o almeno, quelli a noi pervenuti sono di tale secolo, come la Carta pisana (deve il suo nome al fatto di essere stata trovata a Pisa), elaborata tra il 1258 e il 1290: i portolani erano basati su un sistema di direzioni costanti, erano disegnati su pergamene e lo schema di base prevedeva la divisione dello spazio in due zone circolari tangenti al centro della pergamena, lungo le due circonferenze venivano individuati dei punti alla stessa distanza tanto da dividere la circonferenza in diverse parti, quasi sempre 16, poi si tracciavano delle rette da ogni punto verso gli altri che convergevano in centri o intersezioni, ottenendo un intricato disegno di segmenti usati per posizionare il disegno delle linee di costa dei territori da rappresentare.

Ci sono alcuni elementi comuni ai vari portolani, pure in mancanza di manuali di istruzione con regole condivise per la loro costruzione sino almeno il XVI secolo. Per esempio, nel 1492, per la prima volta, Jorge Aguiar utilizza un giglio per indicare il nord in alcune rose dei venti e altri autori lo adottarono da allora nelle loro mappe e la rosa dei venti rimane ancora oggi un segno distintivo delle mappe navali. Altra caratteristica che differenzia i portolani dalle mappe medievali e dai grandi planisferi delle abbazie, la mancanza di un testo di riferimento, non esisteva una "bibbia" da rispettare per questi cartografi: agli utilizzatori bastavano le linee tracciate nella mappa, dipendenti dalle rose dei venti e con quelle informazioni i navigatori potevano decidere la rotta da seguire.
Gran parte dei portolani usavano una pergamena, pregiata, qualitativamente buona, corrispondente alla pelle di un agnello o di un vitello, opportunamente trattata e disegnata a mano, con una scala di rappresentazione legata alla dimensione della pergamena, quindi una scala che era di 1: 6 o 7 milioni e, raramente, si univano altre pergamene se si voleva disegnare un intero planisfero con accentuato dettaglio. A volte le pergamene, per tenerle in tiro, venivano inchiodate su tavole di legno, oppure venivano unite diverse carte per configurare una raccolta, nominata tempo dopo atlante. I portolani fatti con maggior rigore sono quelli legati al Mediterraneo e, spesso, al Mar Nero, maggiormente approssimativi quelli che rappresentano le Americhe, l'Africa e le regioni orientali dell'Asia e quelle del Pacifico occidentale.

1409 Virga
1413 Mecia
1439 Vallseca
1450 copia
1466 Benincasa
1489 Albini d.Canepa
1490 c.Colombo
1490 Aguiar
1490 Vallseca
1489 Albini d.Canepa

Un'altra caratteristica comune a tutti i portolani risulta essere il reticolo delle rotte, detto anche linee di rotta o griglia dei venti che forma una vera e propria ragnatela. Le linee hanno origine dal centro dei punti d'intersezione e rappresentano le direzioni, quindi le rotte, convergono nei punti cardinali e si sovrappongono alle direzioni dei venti: le carte maggiormente precise indicano 8 venti principali, 8 mezzi venti e 16 quarte di vento, in totale 32 linee di rotta o direzioni di bussola, con linee dipinte con il rosso, azzurro e anche il verde per poterle distinguere. I punti di intersezione verranno indicati con le rose dei venti, a volte chiamate stelle dei venti.
I 4 punti cardinali sono Nord, Sud, Est, Ovest/W;
i 4 punti intercardinali sono: NE, SE, SO/SW, NO/NW;
gli 8 mezzi venti sono: NNE, ENE, ESE, SSE, SSO/SSW, OSO/WSW, ONO/WNW, NNO/NNW;
le 16 quarte di vento sono: nord da est NbE, nord-est da nord NEbN, nord-est da est NEbE, est da nord EbN, est da sud EbS, sud-est da est SEbE, sud-est da sud SEbS, sud da est SbE, sud da ovest SbW, sud-ovest da sud SWbS, sud-ovest da ovest SWbW, ovest da sud WbS, ovest da nord WbN, nord-est da ovest NWbW, nord-ovest da nord NWbN, nord da ovest NbW.

Visto che la funzione della rosa nautica era di indicare le direzioni dei venti determinate dai punti cardinali, nei portolani si usavano le seguenti lettere: T, G, L, S, O, L, P, M;
e corrispondono ai venti del Mediterraneo, Tramontana per il N, Grecale per NE, Levante per E, Scirocco per SE, Ostro per S, Libeccio per SW, Ponente per W, Maestrale per NW.

In alcuni portolani sono presenti anche diversi elementi terrestri, all'interno delle regioni o dei continenti, molte volte con disegni di centri abitati, spesso di fantasia, monti, fiumi, boschi e foreste, usi e costumi degli abitanti, troni e tende da campo, ecc. I toponimi dei centri abitanti seguono due regole: scritti perpendicolari alle linee di costa (stessa direzione di lettura dei porti), in inchiostro nero, e rosso per i principali porti e centri urbani. Un elemento che compare con i portolani, era una scala grafica che permetteva di valutare le distanze tra i vari porti, tra quello di partenza e quello di arrivo. Questo elemento compare dal XIV secolo come barre di scala e indicatori di direzione, mentre i toponimi aumentarono nel tempo e superarono ben presto il numero di 1.000/1.200, ed erano i naviganti e i commercianti a indicare l'importanza o meno dei centri portuali o urbani, con aggiornamenti continui. I mari avevano un fondo neutro sul quale si potevano distribuire disegni e nomi di isole, ma anche pericoli per la navigazione, come scogli o secche, ma raramente avevano legende per i vari simboli usati e sulle barre di scala non vi erano valori, come quello del miglio, che era diverso tra i vari Paesi, valori che comunque erano conosciuti e tramandati oralmente dai naviganti esperti.
Diverso era anche l'orientamento delle carte, i portolani, a partire dal XV secolo, vennero orientate verso nord in modo da collimare con la bussola; quelle terrestri prodotte dai conventi avevano l'est in alto, essendo Cristo nato ad est come pure il Paradiso terrestre era sempre disegnato in alto, ad est e, persino quando comparvero le rose dei venti, le carte europee dal XV secolo in poi disegnarono a nord un fiore stilizzato e indicavano l'est con una croce. I musulmani continuarono a porre in alto, nei loro planisferi, il sud.
Accanto ai portolani, nel periodo medievale vennero prodotte anche mappe terrestri, soprattutto per i viandanti e i pellegrini, visto anche il sorgere di mete religiose nel continente europeo come la chiesa di Santiago di Compostela e la stessa San Pietro a Roma. Tra i tesori di questo tipo viene considerata la mappa stradale inglese denominata Mappa di Gough, realizzata si presume nel 1360. L'importanza della mappa sta nel fatto che delinea con precisione la costa inglese e il territorio, il tutto orientato verso est, riporta le strade che collegavano i vari centri e ne vengono riportati ben 600, indicati da un edificio o da un gruppo di case per i maggiori centri abitati, mentre risulta maggiormente elaborata l'immagine di Londra nominata con lettere d'oro. Sono evidenziati ben 200 fiumi, sia pure con dimensioni eccessive e il famoso Vallo di Adriano e tutti i toponimi sono scritti in latino o gallese e con nomi inglesizzati nell'Inghilterra centrale, segno di successive modifiche. La mappa viene custodita ad Oxford nella bilioteca universitaria in lascito di Richard Gough, deceduto nel 1809, il quale l'aveva acquistata in un'asta nel 1774.

mappa di Gough
XIV-XV secolo
1505
1506 Caverio
1513 Houghton
1516 Maggiolo
1516
1524 Verrazano
1541 Maggiolo
1547

Esistevano due tipi di portolani, quelli realizzati per fini pratici, usati sulle navi dai navigatori e quelli pensati come oggetti preziosi. I primi, senza ornamenti, avevano un posto importante sulle navi. I secondi, eleganti ed accurati, contenevano ricche decorazioni ed erano considerati veri e propri oggetti di lusso che davano lustro alle biblioteche private. Oltre alla rosa dei venti, vi erano raffigurati i centri urbani maggiormente famosi del tempo, piante, navi e, a volte, creature fantastiche. La sezione grafica, inoltre, veniva talvolta completata con annotazioni scritte, dagli autori o da coloro che ne facevano uso. Ben presto i portolani, che per diverso tempo erano incentrati sul Mediterraneo, rappresentarono altre terre, il Nord dell'Europa, con le isole britanniche, il nord delle Fiandre e dei territori germanici, la Scandinavia, le terre dell'Impero romano o quelle descritte da Tolomeo, sino alla mitica Thule, oppure la costa mediterranea dell'Africa o le coste occidentali dell'Africa che, grazie alle scoperte portoghesi, si allungavano nel tempo sino al Golfo di Guinea. Erano in queste terre, in gran parte sconosciute, che i cartografi introducevano elementi ornamentali e creature mitiche e fantastiche: erano pur sempre fonti nuove di documentazione storica e di meraviglia della prima fase dell'era delle scoperte geografiche, a partire delle isole atlantiche al largo dell'Africa.

1529 Teixeira
1530 S.Pilestrina
1547 atlante
1550
1554 B.Agnese
1555 A.Freducci
1563 L.Luis
1565
1567 g.Guinea
1570
1570

I portolani erano tanto preziosi e apprezzati dai naviganti, considerati essenziali nella navigazione che, ad esempio, in una ordinanza del regno d'Aragona del 1354 si ordinava che ogni galera doveva sempre avere a bordo due carte nautiche, che erano dei portolani. I diversi Stati custodivano con ogni mezzo queste carte per non far conooscere agli altri governi i segreti che contenevano, rotte, passaggi, direzioni, ecc. Specialmente, dopo la scoperta portoghese del raggiungimento dell'Oceano Indiano o la scoperta dell'America, le carte nautiche divennero l'oggetto principale del desiderio di molte potenze dell'epoca, tanto che si hanno notizie di spie inglesi, italiane e francesi attorno alle varie scuole di cartografia dei secoli XIV e XV. Lo stesso Francis Drake, pirata e corsaro, poi ammiraglio della corona inglese, commerciante di schiavi, quando abbordava navi spagnole o portoghesi, oltre rapinarle degli averi e merci che trasportavano, si appropriava delle carte che trovava sulle navi, considerandole un pregiato bottino di straordinaria importanza strategica. Eppure erano carte con molti limiti: non vi era il tracciato geografico di linee longitudinali e dei paralleli di latitudine, non si usavano le proiezioni della superficie terrestre sulle carte piane, ma soprattutto il nord indicato sulle carte non era esatto, non tenendo conto della declinazione magnetica per cui nord magnetico e nord geografico non combaciavano. I naviganti comunque si segnavano le non coincidenze, gli errori che venivano presi in considerazione dai cartografi che riportavano continuamente correzioni e miglioramenti.

1570 D.Homem
1572 D.Homem
1570 Vaz Dourado
1571 Vaz Dourado
Vaz Dourado
1575 Vaz Dourado
Vaz Dourado
Vaz Dourado
1620 Blaeu
1580 Olive
1650 Olive
1662 Olive
1662 Olive
1759 Russonal

Contemporaneamente, tra il XIII e il XIV secolo i mappamondi attraggono nuovi lettori, mercanti, viaggiatori, navigatori, studiosi, amanti degli oggetti di lusso, accrescono le proprie funzioni e lentamente si distaccano dall'ambito prettamente religioso. Appaiono sul mercato molti artisti specializzati, come Ambrogio Lorenzetti (1290 - 1348) che decora su commissione con mappe ed arazzi i palazzi ducali e gli appartamenti papali, mentre nei manuali di viaggio, compaiono itinerari con piante di centri abitati, sia di profilo, sia con vedute dall'alto a volo d'uccello. Questi processi porteranno nei due secoli successivi ad una rinascita della cartografia, alla ripresa delle proiezioni e delle griglie delle latitudini e delle longitudini, in parte grazie alla riscoperta della Geographia di Tolomeo e al miglioramento dei portolani. Un sintomo del rinnovamento compare con le mappe tardomedievali come quelle di Fra Mauro (1400 - 1460). La Mappa mundi di Fra Mauro visualizza un planisfero databile attorno al 1450. Il grande planisfero circolare raffigura il mondo secondo le conoscenze geografiche che si avevano prima della scoperta dell'America. Viene iscritto in una circonferenza di quasi 2 m di diametro, a sua volta inserita in una cornice quadrata che reca quattro immagini, tra cui l'Eden, e iscrizioni diverse. Le dimensioni dell'insieme sono di 230 x 230 cm circa. Il disegno cartografico, composto di fogli di pergamena incollati su un supporto ligneo, risulta corredato da quasi 3.000 iscrizioni, che comprendono non soltanto toponimi, ma anche note storiche e geografiche assai importanti per l'interpretazione dell'opera.
Alla sua realizzazione contribuisce un altro cartografo veneziano, Andrea Bianco, noto per l'atlante del 1436 e per la carta nautica datata Londra 1448. Molteplici sono le fonti dalle quali Mauro trasse le informazioni geografiche necessarie alla realizzazione del mappamondo, Tolomeo, le carte che riportavano i risultati delle navigazioni portoghesi lungo le coste dell'Africa, alcuni disegni che gli erano stati affidati da religiosi africani convenuti in Italia in occasione del Concilio di Ferrara e Firenze del 1438-1439, contenenti tracce consistenti delle conoscenze geografiche degli Arabi dai quali si convinse che l'Africa era circondata dal mare, le notizie portate dai missionari di ritorno dall'Asia, informazioni di coloro che erano arrivati a Venezia dopo la caduta di Costantinopoli del 1453, testi quali il Milione di Marco Polo, oppure le testimonianze di anonimi viaggiatori di ritorno a Venezia dalle loro peregrinazioni religiose o mercantili. L'insieme costituisce una summa del sapere geografico dell'epoca, importante per le informazioni relative alla geografia africana, e per le caratteristiche di quest'opera, che rappresenta un punto di raccordo e di separazione fra la cultura medievale e quella rinascimentale. Stando alla tradizione in principio vi erano almeno due carte; una conservata da sempre a Venezia, l'altra, commissionata dalla corona portoghese, inviata nel 1459 a Lisbona, per Alfonso V re di Portogallo.

1364 Polychronicon
1436 A.Bianco
XV sec Fra Mauro
1450 Fra Mauro
Fra Mauro
Fra Mauro
Fra Mauro
Fra Mauro
Fra Mauro
Fra Mauro
Fra Mauro
Fra Mauro
Fra Mauro
Fra Mauro
Fra Mauro

Il lungo viaggio dal Portogallo all'India inizia nel 1415. Il mattino del 21 agosto di quell'anno, una flotta di duecento imbarcazioni lusitane si posiziona davanti alle mura di Ceuta, centro da anni in mano ai musulmani; prima viene bombardata intensamente, poi sbarcano i soldati sulla costa, guidati dal re Giovanni I e dai suoi figli, e alla sera sono padroni della piazza, nonostante i dubbi e l'opposizione dei consiglieri e nonostante l'epidemia di peste a Lisbona che aveva portato alla morte la stessa regina. Ma Enrico, che i posteri nomineranno il Navigatore, e anche Governatore del potentissimo Ordine del Cristo, e gli altri due figli maggiori erano desiderosi di impossessarsi di Ceuta, uno degli avanposti nordafricani del commercio transahariano. Quella conquista divenne l'inizio ufficiale delle soperte geografiche dei secoli successivi e dell'espanzione coloniale oltremare europea. E la supremazia di questa espansione spetta al Portogallo, quindi, anche la trasformazione della cartografia nautica e l'inizio della conoscenza delle regioni interne dei continenti, alla ricerca di risorse naturali e merci per i mercati nazionale ed europei in genere. Si rivolsero subito al continente africano, allora denominato genericamente Guinea, avendo come progetto la conferma di alcune mappe e raccconti che indicavano un passaggio che metteva in comunicazione le acque dell'Oceano Atlantico con quelle del mare "Indicum". Fu in questo modo che i naviganti portoghesi impararono ad osservare il cielo per andare in mare aperto.
Oltre alle cartas de marear, la cartografia portoghese inizia a produrre planisferi e atlanti realizzati ancora a mano da esperti cartografi che fino ad allora avevano dato precisi portolani, ornati da molte figure, ma che non avevano le coordinate geografiche. Emersero le famiglie Reinel (Pedro e Jorge), Homem (Lopo, Diogo e Andre) e Teixeira, come Fernando Vaz Dourado, Sebastian Lopes e Antonio Pereira.

L'Ordine Militare del Cristo (precedentemente Real Ordem dos Cavaleiros de Nosso Senhor Jesus Cristo) fu un ordine che derivava dall'Ordine dei Templari portoghesi insediatisi nel 1128 a Tomar, dopo che questi vennero soppressi nel 1312 dal re Filippo IV di Francia e dal papa Clemente V. Re Dionigi del Portogallo crea un ordine cavalleresco sostitutivo per mantenere lo spirito dei templare, fondandolo nel 1318 con il nome di Ordine del Cristo. Re Dionigi negozia poi con papa Giovanni XXII nel 1319 il riconoscimento del nuovo ordine, nella speranza di ottenere anche i possedimenti dei templari per il nuovo ordine, la qual cosa avviene nel 1323. Dopo il 1417, su richiesta del re Giovanni I al papa, il principe Enrico il Navigatore divenne Gran Maestro dell'Ordine (fino al 1460) e, con il denaro dell'Ordine, Enrico il Navigatore organizza la prima scuola per navigatori a Sagres, preparando la via alla supremazia marittima portoghese che porta alle grandi esplorazioni cinquecentesche.

Enrico
mon.Scoperte
Ennrico
Ennrico
Torre Belem
Sagres
Sagres
Sagres
caravella
Batalha
O.d.Cristo
C.Reale
C.Reale
C.Reale
Enrico

Nel grandioso Monastero di Batalha, nella cappella maggiore dell'enorme chiesa, riposano il re Giovanni I, la moglie e i figli, tra cui Enrico il Navigatore.
Molti famosi esploratori sono stati membri dell'Ordine, come Vasco da Gama, Bartolomeo Dias, Pedro Alvares Cabral e Ferdinando Magellano e molti reali portoghesi furono Gran Maestri dell'Ordine del Cristo; il patrimonio sotto la protezione dell'Ordine, era enorme e comprendeva il Convento dell'Ordine di Cristo, la Torre di Belem, 13 castelli, il centro di Sagres e San Paolo, in Brasile, fondata nel 1554, mantenendo questi privilegi e possedimenti sino al 1834, mentre l'Ordine venne abolito nel 1910, con la fine della monarchia.

I portoghesi non furono gli unici a navigare nell'Atlantico; i primi furono i veneziani, i genovesi e i maiorchini, e furono loro a portare in Europa le notizie sulle isole Fortunate, che poi furono chiamate Canarie, su Madera e, forse, sulle Azzorre. Alcuni riuscirono anche a doppiare il temuto capo Bojador, per molti un limite invalicabile del Mondo conosciuto: l'Atlante catalano del 1375 allude alla spedizione di Jaume Ferrer che nel 1346 era partito facendo rotta per Riu de l'Or, che si credeva essere la foce di un ramo del Nilo che sfociava a sud del capo Bojador, ed inserisce una imbarcazione con europei a bordo a sud delle Canarie. Ma non furono loro ad avviare l'espansione europea lungo le coste atlantiche dell'Africa, ma i navigatori dei due regni iberici, Castiglia e Portogallo. I castigliani, a partire dal 1402, iniziano la conquista delle Canarie, mentre i portoghesi iniziano dopo alcuni anni con la presa di Ceuta nel 1415, ma da quel primo passo parte l'esplorazione della costa africana e del mare al suo largo, con l'esplorazione di Madera nel 1419 e con la scoperta, o riscoperta, delle Azzorre nel 1432. Poi, nel 1434, l'esploratore Gil Eanes, spronato da Enrico il Navigatore, supera capo Bojador. Nel mezzo secolo seguente, fino al 1488, decine di spedizioni portoghesi partirono per esplorare la costa africana, passo dopo passo, comprese le isole del Capo Verde, fino a oltrepassare la linea dell'Equatore.
Gli sforzi portoghesi furono coronati dal successo quando Bartolomeo Diaz, con la spedizione del 1487 - 88, supera l'ultimo padrao (una croce di legno, o una colonna di pietra coronata da una croce, con le insegne portoghese) piantato dal suo predecessore, doppia la punta meridionale dell'Africa, puntando la prua a nord verso le Indie. Quel capo fu denominato da Diaz cabo de las Tormentas, ma fu presto cambiato in cabo de Buena Esperanza. Sempre nel 1487 parte un'altra spedizione destinta a raggiungere l'India via Mediterraneo che permise di ottenere informazioni sull'Oceano Indiano, probabilmente da navigatori arabi del Mar Rosso, e di avere contatti con l'Etiopia, identificando l'imperatore con il mitico Prete Gianni, rappresentato in molte carte, anche successive.

La Spagna punta invece verso occidente. Alla corte di Siviglia da anni si raccoglievano tutte le informazioni, le carte, i segreti delle nuove rotte, i migliori cartografi, pagati maggiormente dei portoghesi. Con Colombo, nel 1492 raggiunge le Americhe non sapendolo, anzi pensando di aver raggiunto la costa orientale dell'Asia.
Ma molti cartografi non erano convinti che la terra "scoperta" da Colombo potesse far parte dell'Asia come lui credeva, non erano le Indie sognate, ma quella terra rappresentava un ostacolo al raggiungimento delle agognate isole asiatiche delle spezie, quindi si doveva trovare un passaggio per raggiungere quell'oceano che tra il 1519 e il 1522 Magellano ed Elcano navigheranno per la prima volta. Quel passaggio a nord-ovest fu per molti esploratori un miraggio mai raggiunto. Alla sua ricerca nel 1497 il veneziano Giovanni Caboto, al servizio dell'Inghilterra, giunse sulle coste del Nord America, e non poteva immaginare che, molto tempo prima, altri provetti navigatori vichinghi avessero solcato quelle acque alla ricerca di terre fertili creando semplici insediamenti lungo le coste della Groenlandia e sull'isola di Terranova. Caboto stava inaugurando un'era di esplorazioni che porteranno il nuovo continente sulle mappe di ogni Paese, meglio dire, su quelle dei maggiori cartografi europei.
Il primo cartografo che rappresenta su di una mappa, meglio dire in un famoso portolano, le coste del Nuovo Mondo fu Juan de la Cosa nel 1500 che precisa "mare scoperto dagli inglesi" e "capo d'Inghilterra", in riferimento alla spedizione con a capo il Caboto del 1497. Ma a quei tempi altri cartografi erano convinti che le terre visitate da Colombo nei suoi diversi viaggi, in particolare il quarto, fosse proprio la costa orientale dell'Asia, questo abbaglio derivava anche dall'errore fatto da chi in passato aveva considerato errate le dimensioni del Pianeta indicate da Eratostene di Cirene (275 - 194 a.C.), che invece erano esatte, Posidonio di Rodi (135 - 50 a.C.) che ridusse la misura calcolata da Eratostene, 39.375 km, a 32.400 km., generando un errore che si sarebbe perpetuato per oltre mille e cinquecento anni. Tra questi cartografi convinti che la Terra fosse un poco ridotta rispetto a quella di Eratostene, vi erano coloro a cui credette Colombo, e che rispondono a Toscanelli, ma anche Alessandro Zorzi, Giovanni Matteo Contarini, nel 1506, e Ruysch del 1507/8 la pensavano come Posidonio, per cui non vi era posto per un altro continente o per un grande oceano come il Pacifico.
Juan de la Cosa e soprattutto Martin Waldseemuller, non solo pensarono ad una nuova terra, ma il secondo, per la prima volta, nel 1507, disegna la sua grande mappa dando il nome di America, in onore di Amerigo Vespucci, a quella lunga striscia di terra.

Alla fine del XV secolo, Henricus Martellus Germanus, fiorentino di origine tedesca noto anche come Enrico Martello, seguendo l'esempio di Buondelmonti, pubblica un volume dal titolo Insularium illustratum che illustra isole che si trovano anche fuori dall'area greca, nel Mediterraneo, ma anche nell'Atlantico e terre che non potevano mancare, come la Palestina con la distribuzione della antica suddivisione tribale del popolo ebraico secondo la Bibbia. Martello viene ricordato anche per i planisferi inseriti nella sua opera che mostrano, per la prima volta, il passaggio scoperto da Bartolomeo Diaz, con la spedizione del 1487-88, a sud del continente africano, che metteva in comunicazione le acque dell'Oceano occidentale con l'Oceano Indicus meridionale.

Martellus 1489
Martellus 1494
Europa occ.
Mediterraneo
Mar Nero
Bisanzio
Cipro
Italia
Italia N.
Sardegna
Sicilia
Chio
Paros
Atene
Rodi
Palestina
Inghilterra

Nel 1498, Vasco da Gama, apre l'agognata rotta marittima per l'India, la sua costa occidentale dove veniva prodotto il pepe e poi si dirige verso l'Indonesia, le Molucche, fino a raggiungere l'isola di Ternate, patria dei chiodi di garofano. Enrico il Navigatore non poteva assistere al suo trionfo, nonostante avesse organizzato decine di spedizioni dalla sua residenza di Lagos, nell'Algave, presso i cantieri navali portoghesi; era morto nel 1460, dopo aver fatto il possibile per garantire il possesso delle nuove terre scoperte, ottenendo anche le bolle papali che conferivano ai portoghesi il possesso di quelle regioni e l'esclusiva di navigazione a quelle latitudini. Dopo la sua morte, nel 1479, i Re Cattolici spagnoli firmarono il Trattato di Alcacovas che determinava il loro controllo delle Canarie, ma riconosceva il diritto esclusivo di esplorare e sfruttare la rotta per l'India ai portoghesi.
I portoghesi fondarono lungo le coste africane molti avamposti, insediamenti, attracchi per i rifornimenti delle navi, forti difensivi e nercati, assicurandosi il traffico d'oro, il pepe malagueta, gomma, avorio e schiavi di colore. Per gestire questi commerci venne creata un'istituzione, con sede a Lagos, poi a Lisbona, vicino al palazzo reale, denominata "Casa da Ceuta" e, dopo il viaggio di Vasco da Gama, "Casa da India", dove venivano emessi i certificati e le licenze, si equipaggiavano le flotte in partenza, ricevute quelle di ritorno, controllando il monopolio reale sulle spezie e si riscuotevano le imposte commerciali. Venivano anche raccolte le preziose informazioni sulle esperienze e notizie dei navigatori, comunicandole poi ad astronomi e cartografi per aggiornare le mappe e, dal 1500 l'Istituzione apposita consegnava le carte ai navigatori prima di ogni partenza e conservava la mappa base dell'Impero coloniale (Padrao Real). Le nuove carte riportavano il disegno delle latitudini e i navigatori impararono a fare il punto con strumenti perfezionati, per cui la navigazione divenne astronomica.

Mancano notizie sui prodotti cartografici lusitani fino al 1443 e non si hanno carte prodotte prima del 1470, anche se sappiamo che dovevano esistere, ma molte, superate dalle nuove scoperte, venivano distrutte e, alla fine, essendo conservate a Lisbona nell'Istituzione apposita, furono tutte perse durante il disastroso terremoto del 1755. Visto che alcuni prodotti di primaria importanza e prestigio erano stati omaggiati o venduti a sovrani, nobili e ricchi mercanti europei, noi oggi possiamo esaminarli in collezioni private e pubbliche sparse in tutto il Mondo, ma anche in alcune carte che hanno copiato o usato per disegnare altre carte, come nel caso della mappa di Cantino. A sua volta la cartografia lusitana era migliorata entrando in contatto con quella maiorchina, nel 1420, grazie a maestri della scuola di Maiorca migrati in Portogallo ingaggiati da Enrico il Navigatore, e alle carte portate da Venezia dal fratello Pietro, compresa una copia de Il Milione di Marco Polo.

Il monastero dos Jeronimos ("dei Gerolamini") fu fatto costruire dal Re Manuele I per celebrare il ritorno del navigatore portoghese Vasco da Gama, ivi sepolto, dopo aver scoperto la rotta per l'India. Il monastero, insieme con la vicina Torre di Belem e il Monumento alle scoperte, sono una celebrazione del periodo storico importante della nazione portoghese. La leggenda narra che il complesso fu costruito dove esisteva la chiesetta nella quale il navigatore Vasco da Gama ed il suo equipaggio trascorsero in preghiera la notte precedente alla partenza per il viaggio che li avrebbe portatoi alla scoperta della rotta per l'India, rivelatasi poi fondamentale per la storia economica dell'Europa. Monumenti, ubicati nello stesso luogo per ricordare una storia di oltre 500 anni fa che permise ai popoli europei l'uscita dal piccolo mondo europeo e mediterraneo, per conoscere il resto del Mondo, altri popoli, altre culture, ma che l'egoismo di governi, commercianti, finanzieri e avventurieri videro solo nuove terre nelle quali sfruttare immense risorse.

Enrico il Navigatore visse nella sua rocca sul mare, prima a Lagos, poi a Sagres, una cittadella da lui creata in un luogo prima chiamato Terca Naval (darsena navale); in quel centro venne chiamato un cartografo, Jaume di Maiorca per creare una scuola navale, una vera accademia con tanto di osservatorio astronomico, un cantiere navale, gli arsenali, dove i navigatori, isapienti delle tre religioni, cristiani, arabi ed ebrei, lavorassero insieme, pianificando le spedizioni navali con l'aiuto di matematici, astronomi, progettisti navali, cartografi. Dai cantieri uscirono le caravelas, le imbarcazioni leggere con vele triangolari, adatte a navigare anche controvento e su bassi fondali.

I portoghesi fecero anche viaggi esplorativi a ponente per scoprire nuove terre e, tra il 1462 e il 1475, fu lanciata dal re del Portogallo quella idea con incentivi, ma inutilmente. Solo dal 1490 diversi navigatori esplorarono l'Atlantico settentrionale. Joavo Fernandes Lavrador e Pero de Barcelos solcarono quelle acque nel 1495 e giunsero in Groenlandia. Poco dopo, nel 1500, i fratelli Corte Real, ritornarono in Groenlandia e raggiunsero Terranova, la foce del San Lorenzo e la baia di Hudson e le carte disegnarono le bandierine del Portogallo, nostante quelle terre fossero poste ad est della linea di Tordesillas, come mostra la mappa di Cantino del 1502. L'euforia ebbe vita breve e il Portogallo non fece nulla per sfruttare quelle terre.
In Brasile i portoghesi ci arrivarono per errore o per caso. Chi lo fece fu Perdo Alvares Cabral, che sbarca nel 1500, reclamando quella terra per il Portogallo. Peccato che qualche mese prima fosse giunto in quel luogo Vicente Yanez Pinzon, reclamando per la Spagna le coste brasiliane. Cabral era partito da Lisbona sei mesi dopo il ritorno di Vasco da Gama e, il re Manuel I aveva organizzato il nuovo viaggio verso l'India per visitare le regioni che Gama non aveva raggiunto e stabilire un insediamento a Calicut sulla costa occidentale dell'India. I piloti di Cabral seguirono la rotta usata anche da Gama verso il sud dell'Africa prevedendo di navigare molto al largo delle coste africane all'altezza delle isole di Capo Verde, solo che o i calcoli o i venti deviarono troppo verso occidente, avvistando le coste brasiliane dove sbarcarono, credendo di essere giunti nell'isola di Vera Cruz. Cabral, euforico, invia a Lisbona una delle sue navi per portare la notizia al re, e con il resto della flotta punta verso la sua meta indiana. I portoghesi non sfruttarono i territori brasiliani se non dopo il 1530.

Agli albori del XVI secolo, Alberto Cantino, agente diplomatico e spia di Ercole I d'Este, duca di Ferrara, si impossessa di una preziosa mappa portoghese alla corte di Manuele I (1469 - 1521). La mappa era importante per qualunque governo europeo per le informazioni contenute e tenute segrete, sia per le coste africane e la circumnavigazione del continente verso l'India e le isole delle spezie, sia per l'ubicazione delle isole caraibiche e le coste sud-americane, soprattutto brasiliane. Cantino, al suo ritorno, consegna la mappa al duca di Ferrara, una mappa di autore sconosciuto, databile al 1502, che sembra essere la continuazione della carta realizzata nel 1500 da Juan de la Cosa e Andros de Morales. Cantino, per entrare in possesso della mappa, deve aver fatto atto di corruzione con l'anonimo esecutore della carta, copia delle mappe che maneggiava e che riportavano i progressi delle scoperte geografiche lusitane a fini commerciali; molti studiosi pensano che il vero autore della mappa sia Pedro Reinel, cartografo del re portoghese e autore di un famoso portolano del 1502.

1485 Reinel
globo Behaim
Martin Behaim
globo 1492
Africa 1492
1500 J.d.Cosa
1502 Cantino
Cantino
Cantino
Cantino
1504 Pedro Reinel
1507 Waldseemuller
1507
Homem 1519
Homem
Homem

La mappa riporta la linea divisoria del trattato di Tordesillas (1494) che separava i possedimenti portoghesi da quelli spagnoli, una parte del territorio costiero del Brasile sproporzionato nella dimensione se rapportato al continente africano, rimarca la comunicazione tra oceano Atlantico e quello Indiano, mostra le isole dei Caraibi e la costa occidentale dell'India con le isole Laccadive e Maldive e il disegno ricercato di due sole aree urbane, Venezia e Gerusalemme; tre linee rosse orizzontali mostrano l'equatore e i due tropici.
Il planisfero rimane per alcuni decenni nella biblioteca ducale di Ferrara, poi, forse ad opera del papa Clemente VIII (1592 - 1605), la mappa viene trasferita a Modena, ma, durante le sommosse del 1859, la mappa non venne ritrovata per molto tempo, anzi si pensava che fosse stata persa per sempre. Come tutti i racconti di scomparsa di oggetti di una certa importanza, si presenta a volte un curioso e incredibile risvolto, un evento inaspettato: nel 1868, il direttore della biblioteca estense di Modena ritrova la mappa che, con altri documenti antichi, veniva usata per avvolgere salumi e carne in una macelleria! Come fosse arrivata in quella bottega non si seppe mai, comunque il bibliotecario fortunato ritorna in possesso della mappa, forse comprandola, ma non si conoscono i risvolti del fatto, e la depone nuovamente tra gli altri storici documenti nella biblioteca estense di Modena.

La mappa di Piri Reis, un documento cartografico realizzato dall'ammiraglio turco Piri Reis (Gallipoli 1465/1470 - Il Cairo, 1553/4), nel 1513. La mappa pergamenacea si conserva nella Biblioteca del Palazzo di Topkapi di Istanbul, dove fu rinvenuta nel 1929: viene considerata una parte di un documento maggiormente ampio e rappresenta una porzione dell'Oceano Atlantico oltre alle coste dell'Europa, dell'Africa e del versante orientale dell'America meridionale. La mappa venne realizzata da Piri Reis per essere offerta al Sultano Solimano il Magnifico nel 1517. Essa fu redatta sulla scorta di diverse informazioni, ricavate da carte nautiche e da mappamondi precedenti, rendendo il tutto coerente. Oltre a quattro portolani portoghesi, l'ammiraglio si avvalse anche della cosiddetta "mappa di Colombo", come attesta lo stesso autore nella scritta autografa sulla sua Mappa. La mappa si ispira chiaramente ad altre mappe coeve portoghesi che non ci sono pervenute, ma di cui abbiamo alcune descrizioni. In particolare, l'ammiraglio potrebbe essere riuscito a mettere le mani sulle mappe realizzate nella spedizione del capitano portoghese Pedro Alvarez Cabral, che nel 1500 raggiunse il Sudamerica partendo dalla Guinea; oppure su quelle realizzate tra il 1501 e il 1504 da Vespucci, quando, al servizio del capitano portoghese Gonzalo Coelho, discese di molto le coste sudamericane, arrivando in Patagonia. Sebbene sia un frammento della carta originale, la mappa si dimostra di grande interesse per le molte annotazioni in arabo e per la rappresentazione del Continente americano. Sulla mappa sono rappresentati gli animali e gli uomini che vivono in diverse zone e mostra il profilo dell'Oceano Atlantico. Non solo ha disegnato i contorni del Sud America e dell'Antartide, ma ha anche disegnato i fiumi e le montagne di un continente non ancora esplorato. Le coste dell'Antartide furono scoperte solo da una spedizione russa del 1820 mentre l'ammiraglio le disegna prive di ghiacci come dovevano essere 6 mila anni fa.

1513 Piri Reis
1513 Piri Reis
1513 Piri Reis
1513 Piri Reis
1513 Piri Reis
1525 Piri Reis
1525 Piri Reis
1525 Piri Reis
1525 Piri Reis
1525 Piri Reis

Il Portogallo aveva lo sguardo e la mente rivolti ad Oriente; quelle terre ricche di spezie e non solo erano un mercato promettente e certo. Iniziarono a commerciare con i sultani mamelucchi dell'Egitto, poi fecero affari con Aden sul Mar Rosso, andarono a Calicut, sulla costa del Malabar indiano, giunsero a Malacca nella penisola malese e in molte regioni il commercio era dominato da mercanti musulmani con i quali era destino scontrarsi essendo inconciliabili e i portoghesi conquistarono di versi mercati con grandi battaglie navali. Nel 1510 conquistano Goa sulla costa del Malabar e la trasformano nella capitale del nuovo vicereame, colonia portoghese fino al 1961. Da Goa partirono diverse spedizioni, conquistando Malacca nel 1511, poi le Molucche, le Isole delle Spezie nel 1512 con la spedizione di Antonio de Abreu che si accorda con il sultano di Ternate, capitale del chiodo di garofano, dove costruiscono un forte per difendere la loro posizione commerciale dominante. Da tali territori conquistati nell'Oceano Indiano pongono le basi per una futura guerra commerciale con Cina e Giappone.
Durante questa spedizione ebbero accesso alla cartografia locale, fecero copie di mappe giavanesi del sud-est asiatico e dell'arcipelago malese, utilizzarono piloti locali che conoscevano molto bene quei mari e Francisco Rodrigues, che acccompagnava la stessa spedizione, realizza le prime mappe portoghesi della regione che include nel suo diario. Queste mappe non compariranno subito e saranno a lungo strettamente segrete, tanto che la mappa che visualizza la regione delle Molucche in dettaglio appare solo nel 1592 ad opera di un maestro come Petrus Plancius.

Mentre Lopo Homem e i Reinel realizzavano l'Atlante, voluto dal re portoghese, che oggi viene indicato come "atlante Miller", un gruppo di cartografi e navigatori lusitani, forse non del tutto ben ricompensati, passano alle dipendenze della Spagna e dell'Imperatore Calo V: tra loro Ferdinando Magellano (Fernao de Magalhaes) e Rui Faleiro che presentano a Carlo V la loro proposta di raggiungere quelle Isole delle Spezie navigando verso occidente, precisando che per loro esse ricadevano nel lato spagnolo. Quindi la spedizione che avrebbe circumnavigato il globo per la prima volta per mano di Magellano ed Elcano, pagata dalla Spagna, fu in grande misura pilotata e diretta da portoghesi! Tre cartografi lusitani, Pedro e Jorge Reinel e Diego Ribero, collaborano con Nuno Garcia de Toreno, cartografo spagnolo, alla realizzazione di mappe e strumenti nautici utili alla spedizione che salpa nel 1519. Juan Sebastian Elcano ritorna dal viaggio di circumnavigazione nel 1522 nel porto di Siviglia a bordo della Victoria, solo, in quanto Magellano era morto in una isola filippina durante uno scontro con gli abitanti. Antonio Pigafetta, uno dei superstiti, aveva annotato nel suo diario che l'isola di Tidore si trovava a 171 gradi di longitudine dalla linea di demarcazione, quindi le Molucche spettavano alla Spagna, affermazione sconfessata dal nuovo re portoghese Giovanni III che concorda con Carlo V di organizzare un consiglio di esperti che non arriva a nulla. Per il controllo delle Molucche a lungo entrarono in discordia Spagna e Portogallo e la vera causa fu la non certezza della longitudine di quel gruppo di isole, a chi spettassero in quanto nessuno poteva essere sicuro della loro posizione. Decise il Trattato di Saragozza del 1529: l'Imperatore Carlo V, per la Spagna, cedette le Molucche per 350.000 ducati d'oro al Portogallo.

Magellano
allegoria viaggio
ammutinamento
Victoria
Pigafetta
diario
disegni
canale M.
Pigafetta
carta del c.
carta del c.
carta del c.

Pigafetta, un vicentino, fu testimone della spedizione di Magellano; tiene un diario del lungo viaggio, disegna terre nuove e isole e fornisce informazioni sulle cinque navi alla partenza da Siviglia il 10 agosto 1519, la Trinidad capitanata da Magellano, la San Antonio con Juan de Cartagena, la Concepcion con Gaspar de Quesada, la Victoria con Luis de Mendoza e la Santiago con G. Serrano. Con i capitani partirono 234 uomini, 170 spagnoli, 40 portoghesi, 20 italiani tra cui Pigafetta e 4 interpreti indigeni. Juan Sebastian Elcano era un semplice nostromo della Concepcion e, dopo la morte di Magellano nelle Filippine del 27 aprile 1521, guida il resto della spedizione nel viaggio di ritorno con sole due navi, la Victoria e la Trinidad con 47 uomini. Per il tratto finale naviga con una sola nave, la Victoria e giunge in Spagna il 6 settembre 1522, dopo 3 anni dalla partenza con soli 17 uomini. Elcano muore di scorbuto nel 1526 in viaggio per le Molucche, mentre faceva la traversata del Pacifico.

1519 Jorge Reinel
1519 Jorge Reinel
Jorge Reinel
Jorge Reinel
Diego Ribero 1529
1523 G.de Toreno
1525 Diego Ribero
1505 Caverio
1526 G.Vespucci
andata
ritorno
stretto
Siviglia
Alcazar
Alcazar
B.Agnese 1554

I portoghesi si sono confrontati per la prima volta con la sfida tecnica di navigare in oceani e latitudini nuove, di produrre nuove mappe e di trasformare in modo decisivo la cartografia nautica, passando dai tradizionali portolani a carte che riportano indicazioni di latitudine, in modo da poter navigare in mare aperto, senza essere costretti ad avere sempre la vista della costa.

Il prodotto di maggiore interesse viene nominato Atlante Miller che prende il nome dell'ultimo proprietario, un collezionista, paleografo e specialista in codici B. Emmanuel Miller; alla sua morte, la vedova ha venduto, nel 1897, i cinque fogli dell'opera alla Biblioteca nazionale francese. Poi, nel 1930, il foglio con il mappamondo dell'opera comparve in un'asta londinese e fu comprata da uno storico di cartografia, M. Destombes che impose il nome di "Carta del Mondo". Fu il re portoghese Manuele I ad assegnare l'opera a cartografi lusitani di fama quali Lopo Homem, Pedro e Jorge Reinel, circa il 1519.
L'Atlante pervenuto manca di diverse parti andate perse nella peregrinazione tra Portogallo, Spagna e Francia, pensando che i cinque fogli rimasti vennero venduti da un libraio parigino nel 1855, dopo oltre trecento anni, mentre in origine l'opera, destinata alla famiglia regale portoghese, passa nel 1521 nelle mani della vedova di Manuele, Eleonora, sorella del futuro imperatore Carlo V d'Asburgo; Eleonora se lo porta ritornando in Spagna, ma poi sposa il re di Francia Francesco I nel 1530. Dopo la morte dei due regnanti, sale sul trono francese Enrico II, che sposa Caterina de' Medici, la quale (nel frontespizio viene aggiunto nel 1559 il suo stemma) entra in possesso dell'opera alla morte del marito. L'opera stupisce per i disegni e i colori usati, predominano il rosso e il blu, quelli della bandiera portoghese, e l'oro.

Homem
Atlante Miller
Europa set.
India
Insulindia
Malacca
golfo thai
Gange
Molucche
Malacca
Africa
Madagascar
Terranova
Atlante Miller
Sudamerica

Dopo la scoperta dell'America del 1492, e del passaggio a sud dell'Africa, i regni di Castiglia e del Portogallo spostarono i loroo interessi verso l'Oceano Atlantico e poi verso quello Indiano e i portolani, come le carte geografiche terrestri, ampliarono lo spazio terrestre: non esisteva solo l'Europa, ma si aprivano nuovi mondi e la cartografia scientifica diede i suoi frutti, via via migliori, maggiormenti completi e precisi del nostro Pianeta. Un Mondo ristretto per tanti secoli, divenne ampio, conosciuto, studiato e disegnato con competenza in soli tre secoli. Quindi le carte, le mappe furono sottoposte al controllo statale e per la loro realizzazione si stabilirono regole precise e i prodotti cartografici potevano circolare con il benestare del re, dei governi, dello Stato. I portolani erano custoditi sulle navi arrotolati, gli atlanti, che richiedevano maggior tempo di esecuzione e maggior denaro, erano eseguiti con perizia, raccoglievano diverse carte, molto curate nell'esecuzione, ed erano custoditi nelle biblioteche private, nelle cancellerie dei vari governi e potevano essere consultabili da poche persone qualificate. Furono questi portolani e questi atlanti tenuti in luoghi sicuri che sono arrivati sino a noi in un numero superiore ai semplici portolani usati sulle navi in quei secoli.
Quando nel 1520, il portoghese Magellano al servizio della Spagna, circumnaviga il globo, trovando quasi alla fine del subcontinente sudamericano meridionale il passaggio verso l'oceano Pacifico, molti pensarono che un tale passaggio potesse esserci anche a nord, in quei territori sconosciuti e alcuni cartografi erano talmente sicuri che quel passaggio a nord-ovest esistesse che lo disegnarono in alcune mappe con il nome di "Stretto di Anian", come in Mercatore o nel planisfero a cuore di Gerard de Jode del 1578, o nella mappa di A. Thevet, stretto in effetto esistente e oggi denominato "Bering": solo che tra questo stretto e i territori canadesi settentrionali vi era una grande distesa di ghiaccio polare, allora insuperabile dalle piccole navi di legno.

L'epoca delle scoperte fu un periodo di sviluppo degli strumenti di navigazione. La bussola, che nella sua forma primitiva fu probabilmente importata dall'Oriente, si era ormai diffusa. I marinai non avevano bisogno di riferirsi alle stelle per orientarsi. Ben presto ci si rese conto che non indicava il Nord geografico e, sebbene nessuno sospettasse ancora dell'esistenza di un Nord magnetico, si apportavano comunque delle correzioni approssimative.
A partire dalla fine del XIII secolo si comincia ad utilizzare l'astrolabio, che era peraltro noto fin dai tempi antichi, anche se la navigazione di piccolo cabotaggio (lungo le coste del Mediterraneo o dal Baltico) non lo rendeva necessario; viene ritenuto un antico strumento scientifico, utilizzato fin dal terzo secolo a.C. per determinare la posizione e l'altezza dei corpi celesti. Nel tardo Medio Evo divenne uno strumento di navigazione grazie all'aggiunta di tavole che riportavano la declinazione del sole, ovvero la distanza angolare a Nord o a Sud dell'equatore celeste. In questo modo i marinai potevano determinare la latitudine. Il disco, che in seguito divenne di metallo, riportava spesso una mappa delle stelle e, sull'altra faccia, i segni dello zodiaco, permettendo in questo modo di determinare anche l'ora. L'astrolabio fu successivamente sostituito dal sestante.
L'invenzione della bussola diede alla cartografia una nuova spinta, con i viaggi dei Genovesi e Veneziani e con gli Spagnoli e i Portoghesi. La maggior testimonianza di quell'epoca la ritroviamo nelle carte di Juan de la Cosa del 1500, di Pedro e Jorge Reinel del 1505, di D.Homem 1519 e con i mappamondi di Sebastiano Caboto del 1544.
La Mappa del mondo conosciuto del 1526 fu realizzata da Amerigo Vespucci su richiesta della Corona spagnola per rappresemtare le dimensioni dell'Impero di Carlo V, disegnando sulla mappa bandiere e stemmi spagnoli sulle terre del Nuovo Mondo.

Prima era stato Diaz, 1488, a navigare dall'Atlantico all'Indiano, poi Colombo, 1492, a raggiungere le nuove terre a occidente, poi Vasco da Gama, 1498, a giungere in India, Cabral, 1500, a sbarcare in Brasile, e da ultimo Magellano ed Elcano, 1522, a circumnavigare il Globo, attraversando il Pacifico per la prima volta: 34 anni per ridisegnare le nuove carte del Mondo per coloro che volevano essere informati, ed ecco nascere nuove scuole cartografiche specializzate nella rappresentazione delle ultime scoperte, delle nuove terre e dei grandi viaggi, specialmente in Italia, a Genova, a Venezia, in Francia, a Dieppe dal 1540 e poi in Olanda. In Italia, subito dopo i primi viaggi oceanici portoghesi e spagnoli, se ne occupa la scuola di Genova con Vesconte Maggiolo, mentre, per la scuola di Venezia, qualche anno dopo, Battista Agnese rispose al desiderio elitario di chi desiderava un prodotto esclusivo.

Mikolaj Kopernik (1473 - 1543), polacco, astronomo e matematico, laureato in diritto canonico presso l'Istituto Universitario degli Studi di Ferrara nel 1503, ha propugnato, difeso e promosso l'evidenza del sistema eliocentrico contro il sistema geocentrico fino ad allora sostenuto in Europa. Anche se non fu il primo a formulare tale teoria, fu lo scienziato che rigorosamente riesce a dimostrarla tramite procedimenti matematici. Copernico era madrelingua tedesco, conosceva anche il polacco e il latino e pur vivendo in Polonia si sentiva prussiano. Nel 1491 Copernico entra all'Istituto Universitario di Cracovia dove studia matematica, poi viene in Italia e studia diritto a Bologna, dove incontra Domenico Maria Novara, celebre astronomo, che lo prende come suo allievo e collaboratore. Qui fece le prime osservazioni astronomiche nel 1497, e quando lo zio viene nominato vescovo, mentre lui diventa canonico, Copernico si dirige a Roma, dove tiene lezioni di astronomia e di matematica. Studia a Padova e a Ferrara, impara il greco, per leggere in lingua originale le opere degli autori classici, in particolare quelle di Tolomeo.
Nel 1503 si laurea in diritto canonico a Ferrara e, leggendo gli scritti di Platone e di Cicerone circa le opinioni degli antichi sul movimento della Terra, incomincia a raccogliere le sue osservazioni e riflessioni che lo porteranno a formulare la sua teoria. Lasciata l'Italia, ritorna al suo Paese e inizia a enunciare alcuni principi. Nel castello di Olsztyn, dove passa alcuni anni durante i quali fa osservazioni importanti e scrive una parte del De Revolutionibus orbium coelestium, qui studia il moto apparente del Sole attorno alla Terra. Nel 1514 distribuisce ai suoi amici alcune copie del Commentariolus, breve trattato in cui presentava le sue teorie sulla struttura del cosmo e sul moto dei pianeti, della Luna e del Sole ed esplicitava i sette postulati su cui si fondava la sua teoria eliocentrica. L'opera ebbe immediata diffusione negli ambienti accademici europei. Da molte parti gli pervennero diversi inviti a pubblicare i suoi studi, ma Copernico, temeva la reazione che le sue idee avrebbero potuto suscitare. Effettivamente era incerto di darlo alle stampe in quanto era incompleto. Dal 1539, Giorgio Retico, professore a Wittenberg, stette due anni a contatto con Copernico come suo allievo, e nel 1540 pubblica in un suo testo l'essenza degli studi che Copernico andava sviluppando. Nel 1543 Retico pubblica con il nome di Copernico un trattato di trigonometria e insiste presso Copernico per la pubblicazione del suo lavoro. Copernico finalmente acconsente, e affida il testo ad un suo amico per consegnarlo a Retico, per farlo stampare a Norimberga. Purtroppo ebbe la prima copia del libello lo stesso giorno della sua morte, nel 1543.
Fu sepolto nella cattedrale di Frauenburg, in un punto per secoli non identificabile e solo nel 2008 i ricercatori hanno potuto affermare di aver rinvenuto il corpo dell'astronomo durante gli scavi sotto il pavimento della chiesa. Il 22 maggio 2010, Copernico fu solennemente sepolto nella cattedrale di Frombork. Una lapide lo identifica come il fondatore della teoria eliocentrica e reca una rappresentazione del modello copernicano del sistema solare. Il nucleo della teoria di Copernico, l'essere il Sole al centro delle orbite degli altri pianeti, e non la Terra, fu pubblicato nel libro De revolutionibus orbium coelestium l'anno della sua morte. Il libro contiene gli elementi principali della teoria astronomica dei nostri tempi, compresa la corretta definizione dell'ordine dei pianeti, della rotazione quotidiana della Terra intorno al proprio asse, e della precessione degli equinozi. Le teorie di Copernico non erano comunque senza difetti, e alcuni punti in seguito si rivelarono fallaci, come per esempio l'indicazione di movimenti circolari dei pianeti, invece che ellittici, e che fosse necessario accennare ai movimenti eccentrici e agli epicicli.
importanti astronomi per lungo tempo non riconobbero la teoria copernicana. Tuttavia la nuova teoria eliocentrica ebbe l'attenzione di scienziati come Galileo e Keplero, che sul modello di Copernico svilupparono correzioni ed estensioni della teoria. Fu l'osservazione galileiana delle fasi di Venere a fornire il primo riscontro scientifico delle intuizioni copernicane. Il sistema copernicano viene sintetizzato in sette assunti, che dovevano dare vita a una nuova astronomia:

  • Non esiste un unico punto, centro delle orbite celesti e delle sfere celesti.
  • Il centro della Terra non risulta il centro dell'Universo, ma solo il centro della massa terrestre e della sfera lunare.
  • Tutte le sfere ruotano attorno al Sole, che quindi risulta in mezzo a tutte, e il centro dell'Universo si trova vicino a esso.
  • Il rapporto della distanza tra il Sole e la Terra con l'altezza del firmamento, risulta tanto maggiormente piccolo di quello tra il raggio della Terra e la distanza di questa dal Sole, che, nei confronti dell'altezza del firmamento, tale distanza risulta impercettibile.
  • Qualsiasi movimento appaia nel firmamento non appartiene a esso, ma alla Terra; pertanto la Terra, con gli elementi contigui, compie in un giorno un intero giro attorno ai suoi poli fissi, mentre il firmamento resta immobile, inalterato con l'ultimo cielo.
  • Qualunque movimento ci appaia del Sole, non appartiene a esso, ma dipende dalla Terra e dalla nostra sfera, insieme alla quale noi ruotiamo intorno al Sole come qualsiasi altro pianeta, e in questo modo la Terra compie diversi movimenti.
  • Per i pianeti appare un moto retrogrado e un moto diretto; non dipende da loro, ma dalla Terra; pertanto, il moto di questa sola basta a spiegare tanti movimenti celesti irregolari.


Queste asserzioni rappresentavano l'esatto opposto di quanto affermava la teoria geocentrica, allora comunemente accettata. Esse mettevano quindi in discussione tutto il sistema di pensiero allora prevalente in filosofia e religione. Copernico fu molto attento a non assumere atteggiamenti rivoluzionari ma molti astronomi rilevarono inesattezze ed errori che solo con Keplero verranno corretti. Copernico sostituiva Tolomeo e migliorava l'Almagesto sul piano dei calcoli, ricorrendo a una raffinata matematica pitagorica e conservando il presupposto metafisico della perfetta forma circolare dei moti celesti. Non esiste traccia in Copernico di molti degli elementi a fondamento della "rivoluzione astronomica", ma il De revolutionibus, pur non presentandosi come un testo rivoluzionario, apriva questioni che fecero franare l'intero sistema tolemaico, a causa del suo instabile equilibrio.

Nel XVI secolo ormai esistevano diversi modi di rappresentare il Mondo con le terre abitate, e ogni rappresentazione aveva uno scopo preciso e fruitori specifici. Con le nuove scoperte e le esplorazioni oceaniche le classi dirigenti, re, imperatori, principi, nobili, banchieri, commercianti espressero il desiderio di conoscere come fossero le nuove terre, popoli diversi, costumi diversi, storie diverse e non bastavano le letture di quei viaggi, volevano vedere e conoscere il reale aspetto fisico del Mondo. Dopo secoli e secoli in cui gli europei pensavano di essere gli unici padroni del Mondo, e di un Mondo che coincideva con le loro terre, in soli 34 anni ebbero sentore che il Mondo era certamente tondo, una sfera che poteva essere navigata, che oltre ai tre continenti ce n'era un quarto e che le Indie occidentali erano invece l'America, un nuovo grande continente.

S. Munster
1532 planisfero
1544 planisfero
1545 Italia
1550 Francia
planisfero
1554 Asia
1554 Africa
1558
1570 Europa
1570 Lisbona
Svizzera
Grecia
Americhe

Nel 1527 il genovese Vesconte Maggiolo, volendo inserire nelle sue carte nautiche i risultati delle ultime scoperte fatte da vari esploratori, prepara questo planisfero, disegnato a Napoli dove si era trasferito, di cui fece anche una edizione del 1531, che rappresenta una tappa importante della cartografia per alcuni particolari: indica la baia dove venne poi costruita New York; viene rappresentata la spedizione di circumnavigazione di Magellano/Elcano e, con un disegno di tre navi sulle onde alla sinistra della costa nord-americana, riporta il mitico mare di Giovanni da Verrazzano che si supponeva unire gli Oceani Pacifico e Atlantico; disegna all'interno dell'Africa un piccolo globo terrestre che rappresenta i quattro continenti e alla fine indica con una linea rossa verticale il risultato del trattato tra Portogallo e Spagna per la spartizione delle rotte dell'Atlantico. Nel 1983 fu messa in vendita una edizione del 1531 di questa mappa lunga 170 centimetri che alla fine fu comprata dalla Library of Congress degli Stati Uniti per 10 milioni di dollari.

Le scuole cartografiche italiane furono tra le prime a sviluppare le carte nautiche, tanto che il portolano arrivato fino a noi fu la Carta pisana, che risale alla fine del XIII secolo, 1258-90 trovata a Pisa, ma non sappiamo con precisione dove fu disegnata. Quella scuola che tra le prime produsse portolani, quella di Genova, la ritroviamo nelle opere di Vesconte Maggiolo che, comunque, produsse agli inizi del 'Cinquecento delle immagini dell'Africa, continente circumnavigato dai portoghesi, con una proiezione particolare che diede l'idea della Terra come una sfera, in una visione polare, non sapendo ancora che le terre scoperte da Colombo appartenevano ad un nuovo continente, e quindi pensava ancora ad un pianeta con minore grandezza. Anche alcuni portolani del Mediterraneo, prodotti nel 1541 e in anni successivi, ricchi di elementi ornamentali, non erano carte per marinai, ma erano carte destinate a essere conservate nelle biblioteche private di facoltosi personaggi, amanti di cose belle e pregiate, fatte per pochi.

Maggiolo 1510
Africa 1511
Africa 1511
Mediterraneo 1513
Africa 1516
Africa
America
Mediterraneo 1541
portolano 1547

Il cartografo Battista Agnese nacque nel 1500 nella Repubblica di Genova, ma trascose buona parte della sua vita nella Repubblica di Venezia, lavorando da artigiano nella sua bottega come cartografo tra il 1536 il 1564, anno della sua morte. Viene considerato per i suoi planisferi inseriti negli atlanti, ben 71 tra almeno cento creati, sono giunti fino ad oggi, una delle figure maggiormente rilevanti del Rinascimento. Ogni committente riceveva un pezzo unico, diverso dagli altri, disegnato a mano, con aiutanti, miniaturisti e pitttori per colorare con acquerelli i vari disegni inseriti nelle mappe, eseguite con lo stile dei portolani, con le isole colorate in vari colori, compreso oro, rose dei venti, centri urbani, catene montuose, figurine che rappresentano i re e regine dei vari Paesi, compreso l'Imperatore del Sacro Romano Impero (lo stesso Carlo V richiese il manoscritto dell'atlante per mostrare al figlio, il futuro Filippo II, i domini spagnoli), alcuni alberi, caravelle e mostri nei mari, tende colorate per i Tartari, dipinge ancora di vermiglio il Mar Rosso e il golfo della California dove sfocia il fiume Colorado. Il planisfero trova applicazione ormai in disuso, quello tolemaico, con una immagine del Mondo ovale che offre una visione dell'espansione dello spazio mondiale portato avanti dall'Europa, rispetto a quella rappresentata nel secolo precedente. Il testo in latino, lingua delle persone colte, viene vergato con caratteri gotici tedeschi. Per mostrare l'estensione dei domini spagnoli, e quindi di Carlo V, Agnese crea un planisfero con l'immagine del Mondo conosciuto, ed evidenzia le principali rotte commerciali stabilite dalla Spagna, il viaggio di Magellano e il Camino Real, attraverso l'istmo di Panama, un percorso terrestre che collegava l'Oceano Pacifico al Mare dei Caraibi, e abbrevviava il tragitto dell'oro e argento peruviani verso Siviglia. Questa copia, attraverso vari passaggi, giunge nel 1943 a Washington, comprato dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, la maggiormente fornita di antiche carte geografiche prodotte in Europa. E vendeva anche bene in quanto, pur presentando qualitativamente opere concorrenziali con quelle stampate, costavano molto meno rispetto a opere olandesi o tedesche di pari valore.

1544 B.Agnese
Africa
America
Africa
Italia
mar Egeo
Mediterraneo
mar Nero
America
Egeo
p.iberica
nordEuropa
Mediterraneo
Scandinavia
delta Nilo
Eubea
Cipro
Creta
Chio
Rodi
Malta
Tartaria
Russia
Mosca
Palestina
1547 Atl.Vallard
Grande Giava?
Sudamerica
c.Magellano
Caraibi
Terranova
NW Africa
Atlantico
Insulindia
Europa
Vaz Dourado Sicilia

Nell'Atlante di Vallard del XVI secolo, formato da 15 tavole su pergamena, compare, secondo alcuni studiosi, una regione denominata Terra de Java che dovrebbe rappresentare l'Australia, in passato chiamata anche Giava la Grande, prima ancora che fosse scoperta. Queste tavole sono dichiarate essere del 1547 e sono state prodotte dalla scuola francese di Dieppe, ma le tavole sono colme di toponimi portoghesi, segno evidente che ci siano state esplorazioni portoghesi nelle isole dell'Arcipelago Malese dopo il viaggio di Vasco da Gama del 1498, rimaste segrete per diverso tempo. Forse rappresentano effettivamente le coste di nord-est di quel vasto spazio che appare in molti planisferi, in particolare di Mercatore, che nel 1569 lo disegna denominandolo Terra Australis, di Ortelio nel 1570, e solo nel 1635 Willem Janszoon Blaeu, nel suo grande planisfero, disegna in parte la costa occidentale dell'Australia, denominando quella terra Hollandia Nova e il figlio Joan Blaeu nel 1663 ripete il disegno della parte occidentale dell'isola denominandola nello stesso modo del padre.

Un cartografo importante nella seconda parte del 'Cinquecento opera a Messina e firma i suoi planisferi: Joan Martines. Le sue opere rappresentate qui appartengono ad anni diversi che vanno dal 1572 al 1587 con varie carte che vengono variate e aggiornate pur rappresentando le stesse regioni, specie per l'Africa e le Americhe. Messina era diventato un porto importante, ospitando per un certo tempo la flotta imperiale e quella di altri Paesi, flotte a dispsizione per difendere l'Europa dai pirati musulmani.

1572 planisfero
1587 planisfero
terzo modello
Africa
costa africana
prima versione
seconda versione
punta merid.
sudest asiatico
centramerica
sudamerica1
sudamerica2
sudamerica3
Brasile
stretto Magellano
Spagna
Italia
suditalia
Grecia
Bisanzio

Urbano Monti (1544 - 1613), famoso per il suo planisfero (1587), realizzato in tre copie, due a mano e una a stampa, in proiezione azimutale del polo nord; il veneziano Giacomo Gastaldi (1500 - 1565) e il fiorentino Francesco Rosselli (1447 - 1513) sono altri tre cartografi italiani che hanno operato in quegli anni, occupandosi anche di trovare delle proiezioni adeguate a rappresentare quelle nuove terre scoperte da portoghesi e spagnoli che stavano interessando nuovi elettori che richiedevano prodotti da tenere nelle proprie biblioteche. Altri autori stranieri si occuparono di rappresentare l'orbe terrestre con proiezioni dette a forma di cuore. La proiezione di Werner risulta essere una proiezione cartografica di area uguale, pseudoconica, a volte chiamata proiezione di Stabius-Werner. Come altre proiezioni a forma di cuore, viene anche classificata come proiezione cordiforme e fa riferimento a due ideatori: Johannes Werner (1466 - 1528), un parroco di Norimberga, che promosse questa proiezione che era stata sviluppata in precedenza da Johannes Stabius di Vienna intorno al 1500. Dopo che nel 1514 Werner la incluse nel libro Nova translatio primi libri geographiaae C. Ptolemaei, la proiezione fu ampiamente usata per le mappe del globo e per molte mappe continentali per tutto il XVI e XVII secolo. Fu utilizzata da Mercatore e Abraham Ortelius alla fine del XVI per le mappe dell'Asia e dell'Africa. Durante il XVIII secolo, la proiezione fu soppiantata dalla proiezione di Bonne.

1511 B.da Eboli
U.Monti 1587
Gastaldi 1548
Gastaldi 1556
Gastaldi 1561
Gastaldi 1561
Gastaldi 1569
Gastaldi 1574
Rosselli 1470
Rosselli 1506
Contarini-Rosselli
Rosselli 1508
I.Danti 1580
Peter Apia's 1544
1546

Furono almeno tre le ragioni che spinsero sovrani, esploratori, commercianti e marinai europei a cercare, non tanto nuove terre, quanto nuove rotte nei 100 anni compresi fra il 1450 e il 1550:
1 - il progressivo sgretolarsi dello sterminato Impero Mongolo, il che significava il venire meno della sicurezza per i mercanti lungo itinerari via terra verso l'estremo oriente, ovvero il Catai (Cina) e il Cipango (Giappone), visitati e descritti da Marco Polo nel tredicesimo secolo.
2 - il potere sempre crescente dei Turchi Ottomani nel Vicino Oriente. In quanto musulmani erano tradizionalmente ostili ai mercanti cristiani e impedivano l'accesso alle antiche rotte via mare e via terra verso l'Estremo Oriente come la via della seta.
3 - la formazione di nuovi Stati nazionali europei (quali Portogallo, Spagna e Inghilterra) che si affacciavano sull'Atlantico e che erano pronti a cercare scambi commerciali d'oltremare.

1547 planisfero
1550 planisfero
planisfero
Europa-Asia
Asia est
Africa sud
Caraibi
Brasile
Nordamerica
S.Lorenzo
Australia occ.
Munster 1552
1556 planisfero
modello T-O 1581
Napoli 1582
Petrus Plancius
planisfero
Italia
Plancius 1592
Africa
Africa
Terranova
1592L.J.Weghenaer
1584 Portogallo
1593 Hollandia
1593 Hollandia

Nonostante quei viaggi, quelle scoperte, le molte carte che iniziavano a riscrivere la forma delle terre emerse, nuovi continenti, demolendo le credenze medievali, vi erano ancora autori che disegnavano le mappe T-O con Europa, Asia e Africa, un mondo tripolare con al centro Gerusalemme e, in zone marginali, America, Inghilterra, Scandinavia, non previste nella cultura biblica medievale della vecchia Europa.

Spagnoli, portoghesi, francesi, inglesi e olandesi esplorarono, senza successo, grandi fiumi e baie, sperando che celassero il passaggio mitico verso il Pacifico, e tutti speravano veramente di trovarlo, ma tutte quelle osservazioni e spedizioni servirono a mappare quelle scoperte e uscirono molte carte, molte stampate in Olanda. Scoprirono certamente che la rotta poteva esistere, ma facevano da ostacolo le condizioni climatiche e le gelide e pericolose acque dell'Artico ghiacciato. Probabilmente i portoghesi, alla ricerca di ricche zone di pesca, furono i primi a navigare in mare aperto, ragggiungendo, e occupando, le Azzorre e, nel 1500, Gaspar Corte Real per i portoghesi giunse sulla costa orientale della Groenlandia e nel 1501 sulle coste del Labrador e di Terranova, imprese visualizzate dal Planisfero di Cantino del 1502. A parte tali viaggi, i portoghesi non rivendicarono quelle terre per cui gli inglesi si fecero vedere da quelle parti e, partendo da Terranova, nel 1509 Sebastiano Caboto, figlio di Giovanni, esplora le coste nordamericane. Gli inglesi, a fine secolo, esplorarono tra il 1577 e il 1580,la costa occidentale del continente, quello bagnato dal Pacifico, subito dopo la circumnavigazione di Francis Drake, arrivando fino a nord dell'isola di Vancouver.
La prima spedizione inglese in Nord America era stata quella dell'italiano Caboto, poi, a differenza dei francesi, gli inglesi impiegarono molto tempo per regolarizzare l'invio di navi verso quel Nuovo Mondo. Fu solo dopo la salita al trono di Elisabetta I nel gennaio 1559 che la monarchia torna ad interessarsi dei possibili sviluppi coloniali e commerciali in quelle terre in gran parte sconosciute. Allora solo i pescatori si dirigevano verso i Banchi di Terranova, ricchi di pesce, grazie alle fredde correnti oceaniche polari. Ma i pescatori non erano dei cartografi, per cui in Inghilterra circolavano solo portolani e mappe prodotte altrove, in Francia, a Venezia, in Portogallo, e poi ad Anversa e Amsterdam. Operavano in Inghilterra alcuni cartografi francesi e portoghesi che realizzarono le prime mappe inglese. Si svilupparono diverse spedizioni come quelle di Martin Frobisher (1576-78) la circumnavigazione di Francis Drake tra il 1577 e il 1580, geniale navigatore ma anche pirata e corsaro a nome della Corona, contro i vascelli spagnoli.

A partire dal 1580 gli inglesi tentano di fondare alcune colonie lungo la costa atlantica americana, con scarso successo; nel 1583 H. Gilbert guida una spedizione a Terranova, prende possesso dell'isola che poi, dopo un mese, abbandona. Spedizione identica viene ripetuta da W. Raleigh, suo fratellastro, tra il 1584 e il 1587 in vari tentativi, tutti falliti. Solo nel 1607 si costituisce un insediamento nella Baia di Chesapeake con la creazione di un primo abitato denominato Jamestown, il primo passo per la futura colonia della Virginia. Poi ci furono le spedizioni di H. Hudson, lungo il fiume che poi venne nominato con il nome dell'esploratore che successivamente naviga ancora molto a nord, scoprendo una baia molto ampia che porta il suo nome, la Baia di Hudson, ma di cui aveva esplorato solo le coste orientali. Le sue descrizioni sulle caratteristiche geografiche di quelle acque e delle sue correnti trae in inganno alcuni cartografi che pensano subito all'agognato passaggio di nord-ovest verso il Pacifico.

1527 V.Maggiolo
1547 Atl.Vallard
1550 P.Desceliers
1550 P.Desceliers
1570 Ortelio
1612 J.Smith
1630 W.Bleau
1636 J.Janssonius
1640 J.Bleau
1752 J.B.B.de Anville
1762 Atlas Moderne
1762 Atlas Moderne
1845/62 A.von Humboldt

Le mire sulle coste della futura colonia della Virginia e sulla possibile coltivazione di colture come tabacco e cotone porta, il 20 dicembre 1606, un avventuriero, esploratore e militare, il capitano John Smith, in America con tre vascelli e un centinaio di coloni che sbarcano nei pressi della Baia di Chesapeake all'inizio del 1607, e si stabiliscono su un isolotto del fiume James costruendo un forte denominato Jamestown. Tra il 1607 e il 1609 percorre circa 4 mila chilometri, prende appunti per disegnare una carta, entra in contatto con molti nativi, parlando la lingua algonchina, iserisce nella mappa ben 200 villaggi indigeni, molti nomi dei quali si conservano ancora, anche se trascritti con la fonetica inglese. I rapporti con i nativi sono, nei suoi racconti, avvolti nella leggenda, infatti in alto a sinistra della sua mappa, disegna il momento in cui il capo powhatan lo interroga e lo giudica. Secondo la leggenda fu una delle figlie del capo, la principessa Pocahontas, ad intercedere per il giovane e a ottenere che fosse liberato: e tale fatto sarebbe avvenuto all'inizio di gennaio del 1608. Questo avvenimento fu naturalmente sfruttato dall'industria del cinema americana dei giorni nostri.
in quei mesi del 1608 disegna una mappa che illustra i territori posti attorno alla Baia di Chesapeake e viene inviata a Londra nel 1608, poi prosegue nel 1609 le sue spedizioni, ma rimane ferito, fa ritorno a Londra, pubblica la mappa nel 1612 che diviene il manifesto per incentivare nuovi coloni a raggiungere quelle terre, una mappa copiata, modificata, ampliata da alcuni importanti cartografi, soprattutto olandesi.

Per gran parte del XVII secolo la carta di John Smith fu usata per descrivere il territorio della Virginia. Si contano almeno 9 versioni della carta, alcune con alcune modifiche, a volte marginali per dare idea di non copiatura. Jodocus Hondius il Giovane diffuse la carta di Smith nel 1618 in una versione. Dieci anni dopo la lastra di quella versione fu acquistata dal cartografo fiammingo Willem Janszoon Blaeu che apporta qualche modifica all'incisione come se fosse una nuova versione e la include nel suo Atlantis Appendix del 1630. Il figlio Joan Blaeu riedita la carta nel suo Atlas Novus o Theatrum Orbis Terrarum del 1640 dove il disegno dei nativi sono identici a quelli della mappa di Smith. Quando Jodocus Hondius nel 1629 muore, lui e suo fratello Hendrik stavano preparando l'Atlas Major, pur lavorando in due botteghe diverse. Hendrik nel 1630, dopo la vendita della lastra a Blaeu, il Vecchio, assunse degli incisori di Jodocus per stampare mappe, a partire anche da quella di Smith che era ormai di Blaeu, quindi gli incisori dovettero apportare piccole modifiche per distinguersi dalla mappa pubblicata da Blaeu.

Smith, senza mai ritornare in America, continua a pubblicare mappe e relazioni fino al giorno della sua morte nel 1631.
Con il tempo quelle famiglie che si insediarono su quelle coste per godere di migliori condizioni di vita, per godere di un clima libero di professare il proprio credo, e per molte altre ragioni, si spinsero a sud e verso ovest, attraversando i boscosi Appalachi e formando poco a poco le Tredici Colonie, nucleo dei futuri Stati Uniti d'America.

Gli spagnoli, precedentemente insediati in America centrale e Meridionale, si interessarono dei territori del nord e nel 1513 Juan Ponce de Leon scopre la grande penisola della Florida e altre spedizioni fecero incursioni a nord del Golfo del Messico alla vana ricerca di regni ricchi come quelli mesoamericani; altre spedizioni navigarono lungo le coste occidentali nel settentrione alla ricerca dello stretto di Anian, mapparono la baia di San Diego, le coste fino a Cabo Blanco, attualmente nell'Oregon, a nord della California; Fernando de Alarcon, al comando della flotta che nel 1540 costeggiava la California fu il primo europeo ad esplorare il fiume Colorado. Furono delusi non avendo trovato terre con risorse da sfruttare, ma lasciarono in tutta questa parte dell'America tutti i toponimi con nomi di santi, di angeli e di altri termini legati alla religione cristiana. Poi per due secoli smisero di navigare in quei paraggi; subentrarono invece i missionari che crearono numerosi insediamenti. Abbandonate le coste orientali e occidentali del continente, fecero invece delle spedizioni lungo il Rio Bravo, nel territorio attuale del Nuovo Mexico e del Colorado e lungo i fiumi Canadian e Arkansas, le cui acque terminano il loro percorso nel Mississippi, gettandosi attraverso un crescente delta nel Golfo del Messico.

Anche i francesi promossero diverse spedizioni nel subcontinente settentrionale, e anche questa volta fu un navigatore italiano a compiere le prime esplorazioni per conto della Francia.Tra il 1524 e il 1525, il toscano Giovanni da Verrazzano esplora la costa orientale, dall'attuale Carolina del Sud all'isola di Terranova e le informazioni raccolte furono visualizzate nel mappamondo del portoghese Diego Ribeiro, al servizio della Spagna. Negli anni 1530 - 1540 in diverse spedizioni il navigatore francese Jacques Cartier naviga lungo il fiume San Lorenzo ed esplora le regioni circostanti, sempre cercando il passaggio di nord-ovest. Dal 1663 Luigi XIV decide che la Corona deve occuparsi direttamente dei suoi insediamenti in territorio americano e da quel momento aumentano i coloni che occupano terre e il dominio francese si amplia rapidamente e fa fede anche il grande planisfero del veneziano Vincenzo Maria Coronelli del 1699.
Anche Svezia e Province Unite dei Paesi Bassi, attraverso la Compagnia delle Indie Occidentali, fondamo diverse colonie e insediamenti commerciali, in particolare nella Baia del Delaware. La spedizione di Henry Hudson per le Province Unite lugo il medesimo fiume si concluse con la nascita di Nuova Amsterdam, la futura New York, sull'isola di Manhattan, sul fiume che porta il nome dell'esploratore, fondata dal commerciante olandese Adriaen Block nel 1621: in circa cinquant'anni le Province Unite o vendettero o persero i loro possedimenti in Nord America, in gran parte a favore degli inglesi.
Dopo gli esploratori, alle dipendenze delle varie Nazioni europee, furono missionari gesuiti e francescani a penetrare nel terriitorio e poi di nuovo spedizioni con scopi commerciali o spedizioni scientifiche per completare la mappatura del territorio e, poco alla volta nella zona costiera orientale e nei territori delle prime fasce interne alle spalle della costa dominarono Francia, in particolare nel nord canadese, e Inghilterra, a sud del San Lorenzo.

Il XVIII secolo vede comparire nelle mappe un altra parte del Nord America, l'Alaska ma, essendo Inghilterra, Francia e Spagna coinvolti in numerosi conflitti, entra in gioco nelle esplorazioni la Russia, trasformata in un potenziale impero dallo zar Pietro I che stava osservando i movimenti espansivi delle potenze europee. Dal 1648, con la spedizione di S. Ivanovic Deznev, la Russia si rivolse ai territori siberiani orientali fino allo stretto che divideva l'Asia dall'America (Stretto di Bering). Nel 1732 Michail Gvozdev giunse nuovamente allo stretto; poi alcuni cacciatori, attirati dalle pelli di lontra e di foca iniziarono ad esplorare le coste e l'interno dell'Alaska. Negli stessi anni avvennero le spedizioni di Vitus Bering, un militare danese al servizio dell'Armata russa, nel 1728 e 1741, verso lo stretto, che ebbe poi il suo nome, e verso la penisola della Kamcatka, durante le quali venne tracciato il profilo della costa meridionale dell'Alaska, ma il naufragio della nave fu letale per diversi membri della spedizione e dello stesso Bering.
Nel 1771 l'inglese Samuel Hearne parte per raggiungere le coste settentrionali del continente americano con guide di un gruppo tribale locale con un percorso terrestre, trovato un fiume, lo segue sino alla foce, nell'Oceano Artico: era il primo europeo su quella costa: fu dimostrata la grande estensione del continente ma anche che non esistevano passaggi navigabili tra la Baia di Hudson e l'Oceano Artico e, come conseguenza, l'Oceano Pacifico. Lo stetto di Anian era solo frutto dell'immaginazione di molti cartografi e doveva sparire dalle mappe! Anche lo scozzese Alexander Mackenzie fece un altro tentativo, arrivando sulle sponde del grande fiume, precedentemente navigato da Hearne, giunse all'oceano ma, constatando che il passaggio di nord-ovest non esisteva, diede il nome di quel fiume Disappointment River e fu poi nominato Mackenzie River.
Molte furono le spedizioni nel nord-ovest del continente americano, ma quella ricordata maggiormente fu quella guidata dal capitano inglese James Cook del 1778 che, mentre cercava il famoso passaggio tra il Pacifico e l'Atlantico, traccia il primo contorno dell'Alaska fino ad una latitudine mai raggiunta prima. Prima della fine del secolo, un altro ufficiale della marina inglese, George Vancouver, che aveva navigato con Cook, mappa il sud-est dell'Alaska, costa e fiumi come lo Yukon e il Copper. Seguirono altre spedizioni di russi, che rivendicarono quel territorio, e di inglesi, poi statunitensi che, nel 1867 comprano l'Alaska dalla Russia.

Da questo momento alcune Nazioni europee presero di mira le nuove terre, i loro prodotti, le loro ricchezze; ebbe inizio la competizione per il loro possesso e il colonialismo europeo prese avvio nel XV secolo, ebbe il culmine nel XX secolo con il dominio dell'Europa, un dominio spagnolo, portoghese, olandese, francese, inglese, e poi belga, tedesco e italiano (e in Asia orientale quello giapponese), ma soprattutto statunitense, su gran parte del Pianeta e la cartografia divenne uno strumento di potere. Le mappe dei vari territori conquistati venivano continuamente aggiornati e lo furono per cinque secoli, testimoniando il valore commerciale, diplomatico, strategico che era loro attribuito dalle varie potenze. Si formarono in questo modo due tipi di imperi coloniali territoriali, frutto di conquiste militari, ne sono esempi quelli spagnolo e inglese, e imperi marittimi cmmerciali che presero origine da spedizioni per mare, come in gran parte quelli francese e olandese.

Il Mondo odierno in tutte le sue dimensioni, politiche, economiche, linguistiche, culturali, diviene da quei secoli un Mondo europeo, con le idee europee, le sue malattie e i suoi batteri sparsi nel Mondo, le sue ideologie politiche, i suoi modelli economici e sociali, le sue religioni, le sue classi sociali. Questo processo prese avvio poco alla volta nel XV secolo, accompagnato da repressioni e violenze nei confronti dei popoli e delle culture autoctone, del nord, del centro e del sud America, in gran parte dell'Africa e in Australia, Nuova Zelanda e in vari apparati insulari oceanici, dove sono migrate numerose popolazioni europee divenute dominanti e sottomettendo quelle locali.
Le numerose esplorazioni marittime e le varie conquiste compiute nel XV e XVI secolo ebbero come protagonisti maggiori portoghesi, spagnoli, olandesi, inglesi e francesi, mentre sul continente, a partire dal 1550, il principato di Mosca, liberato dal dominio mongolo nel 1480, supera la barriera rappresentata dai monti Urali e inizia a costruire un grande impero terrestre in Siberia, un nuovo mondo in gran parte sconosciuto. I primi cercavano l'oro, gli schiavi, le spezie, l'argento e la seta; i secondi gli animali da pelliccia e altre risorse.
Francesi e inglesi gettarono le fondamenta dei loro imperi marittimi alla fine del XVI secolo. Nel 1670 i primi erano insediati in Canada, i secondi avevano colonie sulla costa orientale del Nord-America, insediamenti a Giamaica, Bermuda, Honduras e Nuova Scozia. Gli olandesi crearono colonie in Nord-America, edificando Nuova Amsterdam (che poi gli inglesi se la prendono e diviene New York) e nella Guayana, dopo essere stati espulsi dal Brasile. Ma trovarono maggiormente remunerativi i traffici commerciali con il Sud-Est asiatico e con le spezie di quelle numerose isole. Qui la Compagnia Olandese delle Indie Orientali spotesta i portoghesi, ma in breve tempo arriva anche la Compagnia Britannica delle Indie Orientali che ottenne privilegi commerciali dagli imperatori mongoli.

La vera innovazione nella cartografia inizia nel 1569 ad opera del fiammingo Gerhard Kremer, in italiano Gerardo Mercatore, un famoso cartografo del tempo. Gerhard Kremer, latinizzato in Gerardus Mercator (1512 - 1594), nacque poco distante da Anversa. La famiglia era tedesca e si era trasferita nelle Fiandre poco prima della sua nascita. Dal 1527 frequenta una scuola religiosa, dove riceve una formazione classica nelle arti liberali. Nel 1530 si iscrive all'Istituto universitario di Lovanio e all'epoca latinizza il proprio nome dal tedesco Kramer a Mercator. Presso il Collegium Trilingue Lovaniense (si insegnavano latino, greco ed ebraico), segue le lezioni del matematico Gemma Frisio. Conclude gli studi nel 1532. A Lovanio, grazie alla frequentazione di Gemma Frisio e di Gaspard van der Heyden, orafo e incisore, Mercatore specializza le proprie conoscenze in diversi ambiti, quali geografia, astronomia, cartografia e nei rilevamenti agrimensori; diviene costruttore di strumenti in ottone per l'astronomia e per l'agrimensura e si dedica all'incisione su ottone e rame e alla calligrafia con scrittura corsiva. Tra il 1535 e il 1537 realizza le incisioni in rame per il globo terrestre e di quello celeste realizzati da Gemma Frisio e stampati da van der Heyden; nelle incisioni Mercatore utilizza il carattere corsivo, scelta che influenza i cartografi successivi. Nel 1537 inizia a pubblicare autonomamente alcune carte: la descrizione della Terra Santa, una piccola mappa del globo terrestre, una mappa delle Fiandre nel 1540, un breve manuale sulla grafia corsiva e fu il primo a usare sulle mappe geografiche il carattere corsivo, migliorandone la lettura. Nel 1541 e nel 1551 realizza due globi complementari, uno terrestre e uno celeste, oggi custoditi nel Palazzo Ducale di Urbania nelle Marche.
Nel febbraio 1544 a Lovanio viene ordinato l'arresto di alcune persone per sospetto di eresia luterana. Nell'elenco viene incluso Mercatore, all'epoca assente; considerato fuggitivo, viene imprigionato nel castello di Rupelmonde, nelle Fiandre Orientali, sulla Schelda e vi rimane per alcuni mesi, nonostante fosse difeso dai professori universitari di Lovanio. Dopo la scarcerazione fu libero di continuare gli studi e ottere un privilegio per la pubblicazione di libri. Nel 1552 Mercatore si trasferisce con la famiglia a Duisburg. La motivazione non fu solo la maggiore tolleranza religiosa rispetto ai territori sotto dominio spagnolo, ma sperava di insegnare in un istituto universitario del duca Guglielmo. Anche se tale evento non venne realizzato, Mercatore rimase a Duisburg, continuando la propria professione e per tre anni, dal 1559 al 1562, insegna geometria, matematica e cosmologia presso il locale ginnasio; nel 1564 viene nominato Cosmografo ducale.

mappa base
finale
1607 fronte
planisfero
1595 planisfero
Europa
Asia
Africa
America
Italia
Lazio
Scandinavia
Abissinia
Giappone
Inghilterra
Belgio
Olanda
Gibilterra
G.Guinea
N.Africa
Turchia
Monferrato
Romagna
Caraibi
1607 planisfero
Svizzera
Pedemontana
Ducato Milano
1638 Novarese
Tuscia
Tuscia
1633 planisfero
1609 Insulindia
Globo 1541

Nel 1569 Mercatore, per la prima volta, adottando procedimenti scientifico-matematici, applica la proiezione cilindrica isogona a latitudini crescenti che trasforma la rotta lossodromica in linea retta; una carta del globo terrestre con una nuova proiezione, sottolineandone fin dal titolo che serve per la navigazione: Nova et aucta orbis terrae descriptio ad usum navigantium emendata accomodata. Tramite la proiezione introdotta da Mercatore, infatti, si ottiene una mappa conforme che mantiene gli angoli del globo terrestre, ideale per la navigazione tramite bussola. La carta ottenuta si caratterizza per una notevole deformazione della latitudine allontanandosi dall'equatore; i poli geografici, proiettati a una distanza infinita, non sono rappresentabili. Nel 1585 Mercatore inizia la pubblicazione del proprio Atlas con la distribuzione delle carte relative a Francia, Paesi Bassi e Germania. La seconda parte, relativa a Italia, Grecia e penisola balcanica, vede la luce nel 1589. Nonostante la malattia, prosegue i lavori per le carte della terza parte, che non riusce a pubblicare in quanto muore nel 1594, e il figlio Rumold pubblica un anno dopo la terza parte, ristampando anche le prime due parti, con l'aggiunta di una biografia di Mercatore. Il mitologico Atlante, impegnato a sorreggere la sfera celeste, era raffigurato nel frontespizio e il suo nome in seguito passa a indicare tutte le successive raccolte cartografiche in ogni parte del Mondo. Un'edizione del 1613 dell'Atlante si trova al Palazzo Campana di Osimo, custodito nella biblioteca dell'Istituto Campana; questa nuova proiezione fu chiamata proiezione di Mercatore e, pur essendo stata disegnata per un uso pratico per la navigazione, divenne la proiezione amata dagli europei in qunto mostrava grande la superficie del nord del Mondo e piccola quella dei Paesi del Sud del Mondo.
La proiezione ha come punto di riferimento il centro di un globo che rappresenta la Terra che viene proiettata su un cilindro che circonda la stessa terra, toccandola all'altezza dell'Equatore. I meridiani sono spaziati a intervalli costanti e diventano linee parallele verticali rispetto all'Equatore, i paralleli (che indicano la latitudine) sono linee parallele orizzontali, la distanza fra le quali va progressivamente aumentando man mano che ci si allontana dall'Equatore. Questa proiezione risolveva un problema fino ad allora irrisolto, permettendo ai naviganti di seguire una rotta su lunghe distanze tracciando linee dritte, senza dover operare continui aggiustamenti con la bussola.

Jodocus Hondius (1563 - 1612), incisore, cartografo, editore, ha continuato l'opera di Mercatore. Visse a lungo a Gand, poi a Londra dove apprese l'arte cartografica, poi fece ritorno in Olanda, ad Amsterdam. Nel 1604 acquista dal nipote di Mercatore le lastre dell'Atlas sive cosmographicae meditationes de fabrica mundi; ristampa nel 1607 l'Atlante di Mercatore con 36 tavole aggiuntive sue, firmandosi solo come editore, e questa riedizione ebbe un grande successo. Dopo la morte, la sua opera fu continuata dalla moglie e dai figli, quell'Atlante fece la loro fortuna e Amsterdam divenne nel XVII secolo il maggiore centro della cartografia europea.

mappamondo
planisfero 1602
Europa
Lussemburgo
Americhe
Guiana
Messico
Panama
Sudamerica
Paraguay
canale M.
Asia
Sudest asiatico
Asia insulare
Giappone
Palestina
Africa
G.Guinea
Abissinia
1612 J.Smith Virginia

Quella di Johannes Janssonius, insieme alla famiglia Hondius e alla famiglia Blaeu sono i veri dominatori nella produzione cartografica di mappe, globi, carte nautiche e atlanti che da Amsterdam si sono diffusi nel continente. In particolare l'atlante di Janssonius contiene sia mappe di tipo storico che visualizzano antichi imperi e capitali di tali imperi, sia carte che visualizzano nuove terre di colonizzazione e regioni fornitrici di prodotti richieste dal mercato europeo, ma anche riedizioni di mappe disegnate da precedenti maestri. Caratteristiche le ricche cornici con personaggi storici e numerose aree urbane, personaggi nei costumi locali dei vari Paesi.

J.Janssonius
1632 mappa mundi
rosa dei venti
I.Carlomagno
Africa
Africa sud
Noramerica
Sudamerica
canale M.
Insulindia
antico Egitto
Bisanzio
Olanda
Danimarca
ducato Milano
Maremma

Le diserzioni portoghesi (famose quelle del cartografo Omem e del navigatore Magellano) favorirono Spagna e altre Nazioni europee. Mentre lo spagnolo Cortes conquista l'America centrale ponendo fine alle culture Azteca, Inca e Maja, nel 1570 il belga Abraham Ortelius dedica la sua opera Theatro de la Tierra a Filippo II di Spagna che allora regnava anche sui Paesi Bassi.
Abramo Ortelio (latinizzato Abrahamus Ortelius, dal fiammingo, Abraham Oertel), nasce e vive ad Anversa (1527 - 1598), innovativo cartografo e geografo fu con Mercatore il grande fondatore della cartografia fiamminga, e viene ricordato per aver pubblicato il primo atlante moderno. La famiglia era originaria di Augusta e, rimasto orfano di padre a dieci anni, dopo alcuni anni di studi umanistici e storici, trova lavoro in un laboratorio cartografico, dove viene iniziato agli studi geografici. Dal 1550 circa inizia a viaggiare, specie a Parigi e a Francoforte, la cui fiera aveva importanza sia per la ricerca sia per lo smercio delle carte, e dove nel 1554 conosce il celebre Gerardo Mercatore. Nel 1560 lo segue in Francia; negli anni precedenti aveva visitato diverse volte l'Italia, dove aveva allacciato amicizie e corrispondenze. Sin dal 1558 era entrato in relazione con Christophe Plantin, celebre editore di Anversa, del quale divenne intimo amico. Seguendo l'esempio di Mercatore si dedica alla elaborazione di carte geografiche. Nel 1564 termina il suo mappamondo, Typus Orbis Terrarum, per il quale egli, non esperto di matematica, imita la proiezione ovale di Benedetto Bordone; nel 1565 pubblica una carta dell'Egitto, nel 1567 una grande carta dell'Asia, attinta in parte a quella di Giacomo Gastaldi.

Ma in quegli anni Ortelio stava lavorando al suo grande lavoro, cui si era dedicato su consiglio del suo amico Jan Rademaker: un atlante moderno, che appare nel 1570 col titolo di Theatrum Orbis Terrarum in 70 carte (su 53 fogli) incise dal pittore tedesco Frans Hogenberg. In esso, come nelle precedenti raccolte italiane, sono eliminate le carte tolemaiche e incluse soltanto carte di autori contemporanei, dei quali quasi sempre indica il nome su ciascuna carta; le carte fatte dallo stesso Ortelio, all'infuori del mappamondo, sono pochissime. A differenza delle raccolte italiane, le carte sono ridotte tutte a formato uniforme e organicamente coordinate. Questo basta ad assicurare il successo dell'opera, la cui richiesta fu tale che l'anno stesso essa si viene ristampata. Non meno di 25 edizioni si sono susseguite nei vari Paesi europei, vivente l'autore, e molte di esse sono integrate da 17 carte nuove nell'edizione 1573; 26 nell'edizione 1580; 24 in quella del 1590, mentre non di rado carte vecchie furono sostituite da nuove migliori. Anche dopo la morte dell'autore furono pubblicate fino al 1612 altre edizioni ampliate; un'edizione italiana fu curata da Filippo Pigafetta.
Il primo vero atlante moderno, con 70 carte, inteso come raccolta di carte geografiche compilate sistematicamente, vede la luce ad opera di Ortelio con la collaborazione della maggior parte dei geografi dell'epoca tra cui molti italiani che compilano le carte in base alle conoscenze e ai risultati delle ultime esplorazioni.

Ortelius
Ortelius
Ortelius
Atlante
planisfero
Europa
Asia
Africa
Abissinia
America
Is.Inglesi
Islanda
Danimarca
Germania
Olanda
Portogallo
Spagna
Andalusia
Francia
Grecia
Palestina
Asia occ.
Persia
Indocina
Caraibi
Zelandia
Siviglia
Fiandre
Fiandre
Boemia
Ungheria
Russia
Stretto di Bering
Africa cent.
1589 Oc.Pacifico
I.Romano
Italia
It.ovest
Piemonte
Como-Roma
Cremona
Verona
It.merid
Sicilia
Venezia
Toscana
Maremma
Friuli

La Stanza del Mappamondo si trova nel Palazzo Farnese a Caprarola, a pochi chilometri da Roma, costruita per la famiglia Farnese molto legata al Vaticano dove le stanze della reisidenza papale furono affrescate da un vero atlante geografico dipinto. La decorazione del salone risale al 1574: nel soffitto venne decorato con una mappa celeste, sulle pareti sono affrescati un grande planisfero con vario ornamento tra cui spiccano quattro donne, tra cui una di colore, che rappresentano le personificazione delle quattro parti del Mondo, una mappa dell'Europa, una dell'Africa, del'Asia, delle Americhe, e sulla parete opposta al mappamondo, le mappe della Giudea e dell'Italia. Alle carte sulle pareti si alternano allegorie e i ritratti di Marco Polo, Colombo, Amerigo Vespucci e Magellano.
Nel XVI secolo ad Anversa i mercanti fiamminghi furono i promotori della produzione di atlanti, con mappe nuove, in un formato maneggevole rispetto alle singole mappe di grandi proporzioni, possibilmente corredate da informazioni aggiornate sui vari Paesi. Vi sono tre cartografi legati alla nascita degli atlanti: i fiamminghi Abramo Ortelio (1527 - 1598), autore del Theatrum orbis terrarum del 1570; Gerardo Mercatore (1512 - 1594) che tra il 1585 e il 1595 pubblica l'Atlante sive cosmographicae meditazione de fabrica mundi et fabricati; e l'olandese Gerard de Jode (1511 - 1591), autore dello Speculum orbis terrarum, un atlante pubblicato ad Anversa nel 1578. In una prima fase Ortelio e de Jode fecero lavori in comune e nel 1564 de Jode collabora con Ortelio per la creazione di una mappa del Mondo murale, poi si separarono e de Jode, nel 1573, decise di pubblicare il suo atlante tre anni dopo Ortelio, il quale fece di tutto per far ritardare la concessione del permesso reale per la pubblicazione dello Speculum che, pur essendo per alcuni aspetti superiori a quelli di Ortelio, non ebbe fortuna.

1574 mappamondo
Europa
Africa
Americhe
Africca sett.
Africa merid.
1578 G.de Jode
1578 G.de Jode
1589 G.de Jode
1593 G.de Jode
1593 G.de Jode

Il planisfero di Ruysch, disegnato da Johann Ruysch verso il 1507 - 1508, fu una delle prime carte stampate raffiguranti il Nuovo Mondo, e il primo vero aggiornamento della carta di Tolomeo. Presente in migliaia di copie all'interno della Geografia aggiornata di Tolomeo, questo planisfero ebbe un forte impatto sulla percezione geografica degli europei. Il planisfero, inciso su lastre di rame e stampato su due fogli, misura 40,5 per 53,5 centimetri. Il titolo viene indicato all'interno di una banderuola, che tradotto significa: Carta del Mondo conosciuto, realizzata a partire da recenti scoperte. Come il planisfero Contarini, da cui forse deriva, utilizza una proiezione conica regolare, in cui i paralleli sono cerchi concentrici e i meridiani delle linee che hanno origine al polo nord. Il meridiano zero separa i due fogli e attraversa le isole. Il planisfero mostra una piccola porzione dell'America del Sud, una parte delle Antille e una porzione dell'America del Nord esplorata dai portoghesi, ma sono indicati come prosecuzione dell'Asia. Si pensa possibile che Johann Ruysch abbia accompagnato dei marinai di Bristol in un viaggio verso i Grandi Banchi di Terranova, forse lo stesso Giovanni Caboto nel 1497. Il planisfero si trova in alcune ristampe della cosiddetta della Geografia di Tolomeo realizzata nel 1507, e in tutte le stampe del 1508, il che suggerisce che sia stato disegnato prima del 1507. Contrariamente ai planisferi di Contarini e Waldseemuller, di cui sopravvive solo una copia conosciuta, della versione originale del planisfero di Ruysch esistono numerose copie.
Tra gli atlanti del XVI e XVII secolo compare anche un'opera di John Speed, un'inglese, che pubblica nel 1627 il primo atlante geografico del Paese usando, in un mappamondo in due emisferi che aprono l'opera, la proiezione stereografica azimutale che si proietta da un punto della superficie terrestre su un piano tangente nel punto della terra diametralmente opposto rispetto al punto di proiezione. Questo tipo di proiezione era stata ideata molto tempo prima da Apollonio di Perga (III secolo a.C.) e da Ipparco di Nicea (II secolo a.C.). La stereografica prevede diversi punti di partenza: polare, equatoriale, obliqua, e sono tutte conformi, quindi conservano gli angoli esistenti sulla sfera.

Ruysch
John Speed
I.Romano
Italia
Inghilterra
Oxford
I.Turco
India
Insulindia
Cina
Africa
Canaan

Nel corso del XVII secolo Amsterdam divenne il centro editoriale per la pubblicazione degli atlanti anche grazie al sostegno economico da parte della Compagnia delle Indie Orientali, e della Compagnia delle Indie Occidentali. Con l'opera di Ortelio inizia il dominio cartografico e navale degli olandesi la cui espressione massima saranno gli atlanti di Willem Janszoon Blaeu (Amsterdam, 1571 - 1638), un cartografo, navigatore ed editore olandese. Figlio di un commerciante, fu autore, stampatore ed editore di carte geografiche e globi, che firma fino al 1621 col nome di Guljelmus Caesius. Tra il 1594 e il 1596 diventa allievo e amico di Tycho Brahe (1546-1601), dal quale apprende le conoscenze astronomiche che applica ai propri lavori. Blaeu era solito ricorrere al contributo di scienziati e geografi che rilevavano per lui carte originali. Pur dotato di una vasta cultura, egli non era sempre in grado, dipendendo spesso da informazioni registrate in relazioni di viaggio incomplete e imprecise, di giudicare l'esattezza delle sue carte. Nel 1633 viene nominato cartografo ufficiale della Compagnia Olandese delle Indie Orientali e, possedendo gli strumenti tipografici, riusciva a produrre regolarmente mappe nazionali in un formato da atlante, alcune delle quali apparvero, nell'Atlas Novus pubblicato nel 1634/5. Tra le sue opere, oltre ai numerosi e fortunati globi celesti e terrestri, vanno ricordati il Theatrum mundi, un grande atlante geografico alla cui pubblicazione attese, dopo la sua morte nel 1638, tra il 1663 e il 1667, il figlio Joan Blaeu, e una Istruzione astronomica per l'uso dei globi e delle sfere celesti e terrestri (Amsterdam, 1642). Le opere dei Blaeu, in particolare l'Atlas Maior del 1664, sono da considerarsi dei veri e propri capolavori che costituirono uno standard di perfezione destinato a restare a lungo inarrivabile.

W.Blaeu
planisfero
Europa
Europa
Asia
Africa
Africa
Etiopia
America
Americhe
Russia
Polo Nord
India
Francia
Fiandre
Olanda
Olanda
Olanda
Francoforte
Veneto
Ischia
Globo


J. Blaeu
planisfero
Europa
Europa
Russia
Africa
a.Breda
Breda
Amsterdam
Anversa
Anversa
Rotterdam
Francia
Firenze
Milano
Lomellina
Laghi
Vercelli
Siena
Maremma
Napoli
Sicilia
Venezia
Novi Belgii
Giappone
costa Australia

Nel XVII secolo la Repubblica delle Sette Province Unite, l'attuale Olanda detta anche Paesi Bassi, vissero un periodo di dominio culturale, economico, commerciale e di ricchezza denominato Epoca d'oro. Fu una egemonia navale e commerciale che si riflesse nel campo scientifico, artistico e culturale e la cartografia conobbe un progresso tecnico e artistico senza precedenti; le botteghe di Anversa prima e poi di Amsterdam dominarono la produzione di carte, mappe e atlanti in tutta Europa; possedere un atlante di Mercatore, Jodocus Hondius, Ortelius, Willem Janszoon Blaeu o Joan Blaeu era un privilegio della borghesia olandese che si diffuse nel resto del continente. Era tale l'attrattiva della geografia e delle carte che il pittore maggiormente rappresentativo dell'arte olandese, Johannes Vermeer (1632 - 1675), diventa famoso per alcuni quadri dove, sempre presentei, dominano carte del territorio olandese, come ne "L'allegoria della pittura" del 1666, "L'astronomo" del 1668, "Donna con brocca" del 1664, "Il geografo" del 1669, "Soldato con ragazza sorridente" del 1658, "Donna con liuto" del 1662 e "Donna che riceve una lettera" del 1664, ma famosa risulta anche "Veduta di Delf" del 1661. Anche i grandi quadri del Museo di Amsterdam, come Rembrandt, la ronda di notte e i sei sindaci dei drappieri, o Van der Helst, autore di banchetto della guardia civica, sottolineano la ricchezza della borghesia olandese del "Secolo d'oro".

1669 Vermeer
1660 Vermeer
1666 Vermeer
1660 Vermeer
1662 Vermeer
1658 Vermeer
1664 Vermeer
1661 Vermeer
Van der Helst
Banchetto d.guardie
Rembrandt 6 sindaci
Ronda di notte

Nei sessant'anni compresi tra il 1602 e il 1672, la Repubblica delle Sette Province Unite, sotto la guida dell'Olanda, visse un periodo di splendore in ogni campo e divenne una potenza europea, anche nel campo della cartografia, e questo avvenne anche grazie a due compagnie, la Compagnia Olandese delle Indie Orientali, fondata nel 1602, e la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, vent'anni dopo, con capitali privati, quindi risparmi dei cittadini raccolti tramite azioni emesse dallo Stato, tramite banche, tra cui importante fu il Banco di cambio di Amsterdam, fondata nel 1609, ispirata a quella di Venezia. In questo modo la Repubblica delle Sette Province Unite divennero la prima potenza mercantile d'Europa. Importavano merci da vari territori, soprattutto asiatici e dell'Insulindia, da quelli africani e le distribuivano in tutta Europa, grazie ad una flotta invidiabile di molte centinaie di navi di ogni tipo e grandezza; la sola Olanda nella seconda parte del Cinquecento possedeva circa 1800 navi registrate, sei volte maggiori di quelle veneziane nel loro apice. E tali quantitativi di imbarcazioni, come i fluyt adatti ai trasporti oceanici con carichi pesanti era possibile grazie al molto legname a disposizione nei territori baltici in esclusiva. La ricchezza degli olandesi fece aumentare i consumi, e tra questi quelli culturali pittorici e cartografici. Con il thea, il cotone, lo zucchero e le spezie, gli olandesi esportarono anche le mappe e gli atlanti che furono tradotti e fatti su misura per le diverse lingue e i diversi Paesi (vedi il Novus Atlas dell'Italia di Joan Blaeu del 1647). Batavia, l'attuale Giacarta, sulla grande isola di Giava divenne in centro nevralgico di questo commercio globale operato dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali.
E gli olandesi si sintivano talmenti potenti da tentare spedizioni verso la Terra Australis incognita che riempiva gran parte del sud delle mappe di quei secoli; Abel Janszoon Tasman (1603 - 1659) fu l'esploratore incaricato per quell'avventura dalla Compagnia, lui che aveva raggiunto la Nuova Olanda ritenuta uan parte di quella terra e nel 1642 scopre quella terra che oggi porta il suo nome, la Tasmania, la Nuova Zelanda, parte delle isole Tonga e Figi e di parte della costa della Nuova Guinea. Tutto questo fervore per le carte che rappresentavano le nuove scoperte produsse una vera guerra per il predominio cartografico tra le varie botteghe che diede vita aspionaggio, furti e acquisto di lastre di opere precedenti, aggiornate e abbellite con l'aiuto di artisti, tipo Vermeer, per creare vere opere d'arte. Anche Willem Janszoon Blaeu con il figlio Joan acquistano una quarantina di lastre di rame dell'Atlas di Mercatore e iniziano la loro avventura con una sessantina di mappe vecchie aggiornate e nuove, entrando in concorrenza con Jodocus Hondius, proprietario delle lastre di Mercatore. Osservando alcuni particolari si possono notare le reciproche copiature, soprattutto nell'Atlas Novus del 1634 con 150 mappe e nei due volumi successivi del 1635 che avevano oltre 200 mappe. Dopo la morte del padre, Joan produsse il primo volume dell'Atlas maior nel 1662.
Seguirono altri cartografi come Claes Janszoon Visscher che ripresentarono opere ricavate da lastre dei grandi cartografi e tra questi si distinse Frederik Hendriksz che cambia il suo nome in Frederik de Wit (1630 - 1706), nome derivato dalla tipografia comprata ad Amsterdam, Wittle Pascaert (Carta bianca): pubblica mappe di luoghi importanti e un primo atlante nel 1662, poi nel 1665 con innovativi planisferi, divenendo uno dei maggiori esponenti della fine del Secolo d'oro della cartografia olandese.

planisf.1662
planisf.1665
Hollandia
Belgio
Amsderdam
Ostenda
Anversa
Italia
Asia
Americhe


Gerritsz 1622
Guaiana
Russia
Teixeira 1634
Tasman
Australia 1644
disegni
C.J.Visscher
Mondo 1652
Leo Belgicus
2 globi
Americhe
Anversa
Amsterdam
darsena
porto
N.Amsterdam
Brasile
Prussia
Palestina
Gerusalemme
J.Seller 1672
Insulindia
La Manica
Is.Britanniche
C.Buona Sper.
Sudamerica
Caraibi
m. del Nord
Jamaica
N.Africa
Atlantico
M.Nord
VanSchagen 1689
S.Dunn 1794

Nel XVII secolo, nel mondo olandese, i prodotti cartografici disponibili erano vari, e si potevano comprare mappe urbane, vedute panoramiche di aree urbane, guide nautiche, diari di viaggio con mappe, carte nautiche, mappe regionali, globi celesti e terrestri, mappe murali di enormi dimensioni sontuosamente decorate, e di estetica eccelsa. L'idea di Jodocus Hondius di realizzare cornici illustrate con personaggi vestiti dei costumi tipici e di vedute di centri urbani ebbe in molti autori successivi, come i Blaeu, John Speed, Frederik de Wit, largo seguito.

Nel 1987 il direttore della sezione dedicata alle mappe antiche della biblioteca universitaria di Breslavia (Polonia) riesce ad acquistare l'unica copia rimasta della prima mappa della Russia, eseguita nel 1562 circa da un cartografo e viaggiatore inglese, Anthony Jenkinson (1525 - 1611), che lavorava per conto della Muscovy Company e della regina Elisabetta I, infatti fece almeno quattro spedizioni su commissione, tra il 1558 e il 1561 e, nel 1560, dopo la prima spedizione nella Russia orientale, a Londra disegna la mappa che nel 1562 viene stampata in grande formato, dipinta con acquarelli, in un formato adatto ad essere appeso al muro. Della copia primaria si persero poi le informazioni, ma poco dopo la sua stampa, Abramo Ortelio, che stava preparando il suo grande atlante, si fece fare una copia dallo stampatore che venne usata da Ortelio nel suo atlante del 1570, e tale rappresentazione rimase su altri prodotti cartografici per almeno un secolo.

1562 mappa generale
particolare
particolare
1593 Russia occ.
copia di Ortelio

Sin dalla fine del XVI secolo alcune spedizioni cosacche al servizio dei mercanti di pelli del Granducato di Mosca avevano iniziato ad esplorare i territori ubicati oltre la catena dei Monti Urali e verso la seconda parte del secolo seguente i russi percorrevano in canoa le acque dei fiumi siberiani sino al Pacifico nella breve stagione estiva quando si scioglievano i ghiacci che ricoprivano molti fiumi. Nei primi anni del XVIII secolo, lo zar Pietro il Grande, che aveva fatto da giovane tirocinio nei cantieri navali, aveva imparato ad usare il sestante e voleva creare una vera flotta navale e marinai che sapessero navigare, che aveva studiato geografia e aveva avuto contatti co artigiani tedeschi e olandesi, giunto al potere, nel 1701 organizza una grande spedizione nel nord destinata ad esplorare e mappare per la prima volta pianure, fiumi e coste siberiane. Lo storico e geografo Semyon Remezov prese il comando della spedizione e produsse le prime mappe del territorio siberiano nel 1701.

m.Remezov
m.Remezov
quaderno mappe
Irkutsk
L.Bajkal
f.Angara
Angara in Bajkal

Tra il 1724 e il 1725 si sviluppa la spedizione del nnavigante ed esploratore Vitus Bering nella Siberia settentrionale che viene mappata, per la prima volta in quella mappa appare il disegno della grande penisola della Kamtschatka e il braccio di mare che separa la Siberia dal continente americano che poi prende il nome di Stretto di Bering. Nel 1728-29 segue un'altra spedizione di Bering nel Kamtschatka per la quale viene realizzata una mappa da Pjotre Tschaplin.

Vitus Bering
Cirikov e Bering
spedizione
spedizione
stretto Bering
stretto
mappa spedizione
stretto
stretto
spedizione
mappa

Tra il XVII e il XVIII secolo tutta una serie di nuovi reticoli di proiezione videro la luce ad opera di grandi cartografi, incominciarono a comparire, oltre alle carte nautiche, anche le carte generali del globo. Le carte sono precise nel determinare longitudini e latitudini grazie ai perfezionamenti del telescopio e degli orologi di precisione.
Tra XVIII e XIX secolo l'Europa viene interessata da conflitti tra Francia e Inghilterra, tra Inghilterra e colonie americane, poi scoppia la Rivoluzione francese, arriva Napoleone e le sue ripetute guerre contro tutti, compreso i russi e nel frattempo Inghilterra, Spagna e Portogallo perdono quasi tutte le colonie americane, grazie a rivoluzioni organizzate dai discendenti dei primi colonizzatori o dagli schiavi africani a Santo Domingo contro i francesi. Si salvarono gli inglesi ma nell'Africa meridionale, in India e poi in Australia. Nel 1884 - 85 la Conferenza di Berlino si occupa dell'Africa e 13 Paesi europei e gli USA si spartiscono il continente sotto il controllo del cancelliere Bismarck.
In tutto questo periodo la cartografia ebbe una grande importanza, dovendo produrre mappe dei territori occupati, aggiornarle e fornire informazioni ai naviganti. In questo modo la cartografia si lega maggiormente con il potere e con le varie Compagnie commerciali. Ma le carte in mano ai vari governi furono usate per rivendicare i loro possedimenti coloniali, quindi divennero vere armi dell'imperialismo di alcune nazioni euroopee. Anzi, fecero bordare con i loro colori anche terre incognitae prima ancora di averle scoperte, esplorate, conquistate e popolate. I governi si impadronivano delle terre sulla carta geografica ancor prima di occuparle realmente, e usarono quindi far dividere geometricamente il territorio rivendicato, e questo vezzo fu alla base di molti confini disegnati alla Conferenza di Berlino.

1762 Atlas Moderne
Europa
Stati
Piemonte
Alpi
Belgio-Olanda
Olanda
Asia
Insulindia
America
Americhe
costa Am.Nord
Caraibi
Africa
meridiano 0

Ben presto segue lo sviluppo di nuovi strumenti ottici che permettono l'utilizzazione di procedimenti di triangolazione e la misura della lunghezza di un grado a differenti latitudini. Da qui inizia la costruzione di un tipo di carta moderna dove la gran parte dei punti principali vengono rilevati geometricamente. Fu la grande innovazione cartografica introdotta nel 1682 da Cassini: ebbe l'incarico di misurare l'estensione del regno di Francia con il sistema della triangolazione, un rilevamento trigonometrico che permette di realizzare carte precise al centimetro. Con questo metodo, usando un teodolite e una catena di acciaio lunga 100 piedi, nel 1802 gli inglesi iniziarono a misurare l'India, da Est (Madras) a Ovest (Mangalore), da Sud a Nord, fino alla catena dell'Himalaya, opera che ebbe una durata di oltre vent'anni e che fu guidata da Everest per molti anni.

1797 Cassini
triangolazione
NO Francia
Parigi 1818
1682 Parigi
triang. India
1662 planisfero
1663 Cina
1682 planisfero
1783 planisfero
1794 I. Romano
1764 It.romana
1794
1784 Asia
1734 Cina
1737 Cina
1797 Cina
1794 Italia
1749 Africa
1763 Africa
1752 N.America
America set.
1795 America merid.

Nel XV seclo gli europei avevano iniziato ad esplorare il continente africano, partendo dalle coste, e i portoghesi resero possibile la sua circumnavigazione, risolvendo il mistero geografico rimasto intatto per oltre una ventina di secoli. Ma l'interno, quello dei deserti, delle savane e delle foreste era sempre rimasto sconosciuto e inaccessibile a causa di un ambiente ostile e credenze secondo le quali, andando verso le regioni meridionali del globo, dove il sole si avvicinava alla Terra, il pianeta doveva essere inabitabile e il mare potesse ribollire per le alte temperature. Poi, sia per motivi religiosi, portare il cristianesimo alle popolazioni di colore e combattere i musulmani, sia per motivi economici, trarre vantaggio dal commercio di oro in Africa occidentale e delle spezie delle regioni equatoriali, soprattutto delle coste orientali africane o da quelle indiane dalle quali provenivano quelle commerciate dagli arabi, spinsero i portoghesi a superare Capo Bojador, oltre le Canarie, con le caravelle, spingendosi in mare aperto seguendo le correnti oceaniche e i venti costanti come gli Alisei. I successi portoghesi risvegliarono altre potenze navali, Spagna, Francia, Inghilterra e Olanda, e le loro avide mire sulle merci preziose, oro, avorio, pepe, gomma e schiavi. Quindi, accanto alle basi commerciali portoghesi anche altre Nazioni stabilirono approdi e basi commerciali lungo le coste africane, non tutti importanti come quello creato nella regione del Capo di Buona Speranza dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, con trasferimento di gruppi di contadini denominati "boeri".

Seguendo il corso di alcuni fiumi, i portoghesi iniziarono ad esplorare le regioni interne, entrando in contatto con quelle popolazioni, ma con scarsi risultati, tanto da rimanere inerte per oltre un secolo, e le carte dell'interno dell'Africa rimasero a lungo vuote o con indicazioni errate come quelle delle sorgenti del Nilo dalle Montagne della Luna ripartate per circa 1650 anni fino alla seconda parte del 1700 in molte carte e atlanti europei.

Nel XVIII secolo nasce in alcuni Paesi, soprattutto in Inghilterra, una particolare attrazione per l'esotico in generale e per l'Africa in particolare, tanto che a Londra, nel 1788 viene fondata l'Associazione per la promozione della scoperta dell'Africa centrale, l'African Association, presieduta dal presidente della Royal Society, l'antica organizzazione scientifica inglese, il botanico Joseph Banks che aveva partecipato alla prima spedizione nel Pacifico di James Cook. Inizialmente si interessarono di Timbuktu e del fiume Niger e promossero viaggi sui fiumi Gambia, Senegal, Niger. Nel 1831 l'Associazione si fuse con la Royal Geographic Society, organizzando altre spedizioni in Africa, a partire dal 1850, con R.F. Burton, J.H. Speke, Mungo Park e dei coniugi Baker alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Anche alcuni missionari iniziarono a viaggiare all'interno dell'Africa, e tra questi divenne famoso il medico e missionario scozzese David Livingstone che ricevette, come gli altri, il sostegno dell'Associazione. lui esplora negli anni vaste regioni dell'Africa centrale e meridionale. Nel 1820 i britannici W. Oudney, H. Clapperton e D. Denham iniziarono come primi europei ad attraversare il Sahara da nord a sud, scoprendo il lago Ciad. Nel medesimo periodo A. Laing giunse nella leggendaria Timbuktu, nel deserto dell'attuale Mali, lungo il fiume Niger, altro mistero per gli europei: alcuni pensavano che sfociasse presso le coste occidentali dell'Africa, altri che fosse diretto verso oriente e che potesse essere affluente del Nilo. Anche alcuni esploratori tedeschi, come H. Barth, percorsero molti chilometri nel deserto e lungo il Niger e un altro tedesco, il cartografo ed editore A. Petermann, attraverso relazioni con diversi esploratori, sulla sua rivista geografica nata nel 1855, diffuse le conoscenze sulle terre da loro visitate, comprese mappe relative a tali scoperte.

carta Sahara
F.Niger
Niger satellite
Niger satellite
Timbuktu
Timbuktu
Timbuktu
Grande Moschea
Grande Moschea
F.Niger
F.Niger
sale

Altri importanti esploratori, R.F. Burton e J.Hanning Speke, scoprirono il lago Tanganica e il lago Vittoria (poi denominato in quel modo da Livingstone), considerato la principale sorgente del Nilo, scoperta confermata dopo anche da Stanley, ed era un altro mistero che veniva risolto dopo molti secoli e, finalmente, gli atlanti successivi corressero anche questo errore che, si diceva, dovuto a Tolomeo e ripetuto da tutti i maggiori cartografi.

Ma sicuramente i viaggi di Livingstone e il suo racconto furono considerati l'evento mondiale, tanto da interessare anche il Nuovo Mondo. Nel 1841, a 28 anni, come missionario sbarca nella colonia di Cape Town e rimane in Africa per 32 anni in totale con due brevi rientri in patria. In Africa si sposa nel 1845 con la figlia di un altro missionario, e da loro sono nati 6 figli. Sognava di viaggiare all'interno del continente e di scoprire vie navigabili che avrebbero favorita la penetrazione di quelle terre sconosciute, la conoscenza delle popolazioni indigene da difendere dallo schiavismo e dallo sfruttamento da parte dei boeri. Viene inviato alla base missionaria di Kuruman, 800 chilometri a nord di Cape Town, e iniziano i suoi viaggi esplorativi insieme a W. Cotton Oswell, raggiungendo il lago Ngami dopo aver attraversato il Kalahari, dove sente parlare di un grande fiume, lo Zamdesi che viene raggiunto nel 1851, poi si dirige ad ovest, raggiungendo l'Atlantico, dopo il deserto del Namib e poi ritorna indietro e, tra 1854 e 1856 attraversa l'Africa da ovest verso est, e nel mezzo di tale percorso si trova davanti al fumo che tuona, il Mosi-oa-tunya, la cascata lunga un chilometro che lui nomina Victoria Falls, poi raggiunge i Mozambico, presso l'estuario dello Zambesi. Nel 1856 ritorna in Inghilterra e viene onorato dalla Soc. Geografica per le sue scoperte, e poi pubblica le sue memorie che incontrano molto interesse, tiene conferenze e discorsi per stimolare un intervento britannico in Africa per civilizzare, cristianizzare e commerciare con quelle popolazioni. Nel 1858 ritorna in Africa, verso lo Zambesi, sperando vanamente sulla sua navigazione. Poi decise di risolvere la questione delle sorgenti del Nilo per dimostrare che la scoperta di Speke del lago Vittoria come sorgente del fiume sia un errore. Esplora il percorso del fiume Lualaba, partendo dal lago Tanganica, fino ad incrociare il fiume Congo, nella regione dove si praticava il traffico di schiavi e in quel luogo rimane isolato per molti mesi fino al 1871, quando assiste alla mattanza perpetrata da negrieri arabo-swahili contro la popolazione locale che lo convinse che era necessario abolire tale pratica schiavista; decide quindi di ritornare sui suoi passi fino a Ujiji per riprendersi. In quel luogo lo raggiunge il giornalista americano Henry Morton Stanley, inviato dal suo giornale alla ricerca dell'esploratore del quale non si avevano notizie da troppo tempo: era novembre del 1871, e davanti ad una capanna i due si salutano. Poi, insieme, esplorano il nord del Tanganica fino a dividersi: Stanley fece ritorno in Europa, Livingstonevolle rimanere per cercare vanamente la vera sorgente del Nilo, ma visse per poco, morendo il primo maggio 1873 nella regione a sud del Tanganica che divenne poi lo Zambia. Nell'aprile del 1874 il suo corpo imbalsamato giunge in nave in Inghilterra e viene sepolto nell'abbazia di Westminster.
1570 Africa
1595 Africa
1604 Africa
1617 Africa
1630 Africa
1630 Africa
1631 Africa
1676 Africa
1749 Africa
1762 Africa
1763 Africa
1843 Africa
1855 Africa
1857 Africa
1857 N.Africa
1862 Africa
1874 Livingstone
1890

Dopo queste e altre esplorazioni e la pubblicazione delle mappe aggiornate, verso il 1870 i vari misteri africani erano stati svelati, in particolare quello delle sorgemti del Nilo che aveva assillato geografi e cartografi per quasi due mila anni, ma gli europei erano presenti in piccoli insediamenti, punti appoggio per le navi e per i rifornimenti presso le coste o nelle immediate vicinanze. Ma, avendo carte maggiormente dettagliate dell'interno, mezzi moderni e finanziamenti adeguati per lo sfruttamento delle risorse, soprattutto minerarie, il continente si apprestava alla corsa per accaparrarsi i vari territori, il che avvenne e ntro il 1912, e con questo iniziarono anche i contrasti tra gli stati, i sotterfugi, le speculazioni, il doppio gioco, l'uso delle armi e, in alcuni casi, sanguinose guerre, tra europei (come le guerre boere), o tra europei e africani (come gli italiani per l'occupazione dell'Abissinia, guerra finita con la disfatta italiana). Divennero rivali Belgio, Francia e Portogallo appoggiato dall'Inghilterra, per il controllo del Congo; le mire dei tedeschi, fino ad allora rimasti alla finestra, per l'Africa centrale; i desideri imperiali anche di noi poveri italiani, impegnati a conquistare i vari staterelli sotto i Savoia e rimasti quindi senza terre oltremare, lasciavano intravedere tempestose nubi all'orizzonte.

Il primo a muoversi fu il piccolo Belgio: nel 1876 re Leopoldo II organizza subdolamente una conferenza pseudo-geografica; poi nel 1877 prende contatti con l'esploratore britannico Stanley; nel 1878 fonda il "Comitato di studi dell'alto corso del fiume Congo", incaricando Stanley di raggiungere ed esplorare il fiume. Nel 1880 stipula i primi trattati commerciali di sfruttamento della zona. Questo fatto innesca contrasti con la Francia e il Portogallo. Di fronte ai vantaggi che poteva ricavarne la Francia, anche l'Inghilterra scende in campo appoggiando le rivendicazioni portoghesi, ma con scarsi risultati. Subito la Germania entra nell'affare e il Cancelliere Bismarck, nel 1884, decide di riconoscere come colonie tutti i territori in cui erano presenti insediamenti commerciali tedeschi e non erano ancora stati rivendicati da altre potenze. Nello stesso tempo, Bismarck si mette in contatto con Parigi per lanciare l'idea di una conferenza internazionale. Avutone buona accoglienza, interpella anche Londra e Lisbona. La conferenza avrebbe dovuto occuparsi del libero commercio nel bacino e nella foce del Congo, della libera navigazione sul Congo e sul Niger e definire le regole per la presa di possesso di colonie sulle coste africane. Ottenuto il consenso dei Paesi interpellati, Bismarck invita i Paesi che avevano interessi in quei territori: Gran Bretagna, Francia, Germania, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Spagna e Stati Uniti e, come osservatori, l'Austria-Ungheria, la Svezia-Norvegia, la Danimarca, l'Italia, l'Impero ottomano e la Russia.

Bismarck apre la Conferenza di Berlino il 15 novembre 1884. Stanley, presente alla conferenza come inviato degli Stati Uniti ma, di fatto, agente di Leopoldo, propone di estendere l'area di libero commercio ove possibile, dall'Oceano Atlantico fino all'Oceano Indiano. Si giunge, dopo discussioni infinite al compromesso di fissare due aree di commercio libero. La prima si doveva estende dall'Oceano Atlantico fino ai Grandi Laghi; la seconda, dai Grandi Laghi all'Oceano Indiano. Analogamente al Congo, si stabilisce la libera navigazione anche per il fiume Niger. Le missioni religiose e scientifiche saranno poste sotto protezione e viene confermato il divieto di tratta degli schiavi. Quanto ai territori, l'atto finale della conferenza definisce che la potenza che avesse preso possesso di un tratto di costa, per considerarlo propria colonia, doveva metterne a conoscenza gli altri firmatari. Il 26 febbraio 1885, la conferenza chiude i lavori. Gli Atti del Congo stabilirono che lo Stato Libero del Congo dovesse rimane al re Leopoldo II del Belgio come unico proprietario, e in questo modo il Congo divenne una colonia chiamata Congo Belga. I 14 signatari del trattato avrebbero avuto diritto al libero commercio nel bacino del Congo, nel lago Niassa e ad est di quest'ultimo; i fiumi Niger e Congo sarebbero diventati liberamente navigabili per il trasporto delle merci; venne firmato un divieto internazionale della tratta degli schiavi e si decise che il possesso di una colonia sarebbe dipeso dall'effettiva occupazione coloniale; dato che sia Germania, sia Italia non possedevano sino a quel momento delle terre in Africa, fu loro permesso di partecipare alla spartizione delle terre africale. Uno dei risultati geografici vistoso sulle mappe furono i confini tracciati sulla carta con il righello, in mancanza di elementi geografici conosciuti come quelli usati per i confini europei.



Oltre alle decisioni sullo Stato Libero del Congo, la conferenza di Berlino si limita a sancire regole commerciali, umanitarie e, solo riguardo alle coste, il diritto di colonizzazione. Tuttavia si faranno strada in diplomazia concetti come la "sfera di influenza da consolidare", per cui una potenza con rivendicazioni sulla costa aveva diritto di espandere verso l'interno tale occupazione. Entro il 1902, il 90% della terra africana era sotto il controllo europeo. Gran parte del Sahara era francese, mentre il Sudan resta fermamente sotto il controllo congiunto di Gran Bretagna ed Egitto. Gli stati Boeri saranno conquistati dalla Gran Bretagna con le guerre dal 1899 al 1902. Il Marocco viene diviso tra francesi e spagnoli nel 1911. La Libia viene conquistata dagli italiani nel 1912. L'annessione ufficiale dell'Egitto da parte della Gran Bretagna, nel 1914, conclude la spartizione coloniale dell'Africa. A questo punto, ad eccezione della Liberia e dell'Etiopia, l'intero continente si trovava sotto la dominazione europea.

Anche l'interno del continente asiatico non era molto conosciuto dall'Europa che rappresentava nelle carte soprattutto le regioni occidentali del continente che si affacciano sul Mediterraneo. In quasi tutte le produzioni cartografiche, da quelle medievali a quelle dei secoli d'oro della cartografia europea, l'attenzione era focalizzata sulla Palestina, una terra dove, a partire dalle Crociate, la valenza religiosa era molto forte. Invece le aree urbane islamiche, in particolare quelle della penisola araba, erano inaccessibili e pericolose per coloro che non professavano la fede maomettana. Ludovico de Varthema fu il primo europeo a giungere a La Mecca e a Medina al principio del XVI secolo. Il bolognese pubblica nel 1510 a Roma e racconta che il suo viaggio era passato dall'Arabia alla Persia ed era proseguito sino all'India. Ma le sue scarse indicazioni sulla reale posizione geografica delle zone visitate impedisce di aggiornare e completare le carte pubblicate a quei tempi, ma la lettura del suo racconto certamente ha spronato altri avventurieri.

Esiste anche una produzione cartografica fatta in alcuni Paesi asiatici, soprattutto in Cina, Corea, Giappone e India, a lungo sconosciuta agli europei che dimostravano per molto tempo di inserire nelle mappe visioni poco oggettive di quelle terre. Solo nel Basso Medioevo, dopo i viaggi di alcuni mercanti europei, come il veneziano Marco Polo, lungo la Via della Seta, quei territori iniziarono ad attirare l'attenzione dell'Europa e l'immaginario e la ricerca di un po' di esotico nella grigia cultura di casa nostra impregnata di pregiudizi religiosi dovuti anche alla dominante inquisizione cristiana. Dalle poche carte pervenute si evince che la loro concezione del Mondo era nettamente diversa da quella europea: il centro del Mondo era evidentemente l'Impero Centrale, quindi l'Impero cinese; in alcuni casi, nel mondo buddista, il centro del Mondo era un luogo sacro, quello del vortice dove il loro centro divino era asceso all'immenso cielo. Questa grande regione del Pianeta era ritenuta una terra omogenea dal punto di vista culturale, esotica, misteriosa, per cui abbiamo mescolato l'Asia occidentale, quindi in Vicino Oriente islamico, assimilabile con il Medio Oriente, incentrato in quel subcontinente indiano, dominato dall'India, il secondo Paese per popolazione (oggi 1.372 milioni di ab.) che aveva originato altre quattro grandi famiglie culturali e religiose: l'induismo, il giainismoo, il sikhismo e il buddhismo, assai diverse dall'islamismo. Poi l'Estremo Oriente o Asia Orientale, dominato dalla Cina (confucianesimo e taoismo), primo Paese al Mondo per popolazione (oggi 1.395 milioni di ab.), dal Giappone (shintoismo) e dalle Coree; dal Sud-est asiatico, diviso in Indocina continentale e in una parte insulare o arcipelago malese composto da circa 25 mila isole, tra cui quelle indonesiane, filippine e malesi; in fine l'Estremo oriente siberiano e le numerose isole e arcipelaghi dell'Oceano Pacifico.

Da Ming hun Yi tu 1389
1402 Kangnido
Kangnido
Kangnido confr.
Zheng He 1418
Zheng He
Zheng He
map.Selden 1624
1663 Cina
nave cinese

Da Ming Hun Yi Tu, ovvero Carta unificata dei grandi Ming, risulta essere un mappamondo disegnato in Cina durante la dinastia Ming. Si tratta di un dipinto a colori su seta, le scritte sono in cinese classico, cui sono state sovrapposte le traduzioni in mancese. Viene considerato uno dei primi antichi mappamondi dell'Estremo Oriente che ci siano pervenuti. La data esatta di redazione, tuttavia, non risulta nota. Rappresenta il Vecchio Mondo, con al centro la Cina e si estende fino alla Mongolia, fino a Giava, al Giappone e all'Africa e all'Europa. I nomi dei luoghi cinesi riflettono la situazione politica del 1389, quando la dinastia Ming fece redigere la carta. Fino ai primi anni del XIV secolo l'Impero Mongolo che si estendeva su molta parte dell'Eurasia aveva creato le condizioni favorevoli per i rapporti fra Occidente e Oriente, e di conseguenza i Cinesi vennero a conoscenza della cartografia islamica, relativa anche all'Europa e all'Africa. Quindi i cartografi cinesi poterono creare mappamondi che contenessero le nuove informazioni. Gli studiosi ritengono che la Da Ming Hunyi Tu fosse basata su di un mappamondo oggi perduto disegnato da Li Zemin durante il periodo mongolo. Sul mappamondo di Li si baserebbero anche altri mappamondi successivi, come il coreano Kangnido (1402), che fanno parte dell'atlante del 1555. La rappresentazione delle varie regioni venne influenzata dalla dipendenza da fonti straniere. In particolare la rappresentazione dell'Europa, basata sui portolani, per cui vengono evidenziati i mari Mediterraneo e Nero e poco il continente.

Honil Gangni Yeokdae Gukdo Ji Do (Mappa delle terre e delle regioni integrate dei paesi e delle capitali storiche), conosciuta come Kangnido risulta essere un antico mappamondo del Sud-est asiatico e visualizza il risultato delle antiche esplorazioni realizzate dalla flotta navale dell'impero cinese in luoghi remoti come le coste orientali africane fino a contemplare l'oceano dopo il capo di Buona Speranza, molto prima dei portoghesi. Questa carta fu realizzata nel 1402 in Corea da Kim Sa-hyeong, Yi Mu e Yi Hoe, a partire da un rapporto cinese sulle varie spedizioni realizzate dalla flotta imperiale e da mappamondi cinesi giunti in Corea intorno al 1368. L'originale fu perso, ma vi sono copie tra cui quella del 1470 conservata a Kyoto, dipinta su carta che misura 158x163 centimetri. Rappresenta la Cina e la Corea con una grande immagine rispetto alle altre terre rappresentate, Africa, Arabia ed Europa (sono indicati i porti di Marsiglia e Siviglia nel Mediterraneo), ad ovest e Giappone ad est. Mentre sono poco reali nella forma le regioni poste ad ovest, quindi Europa e Africa, sono invece rappresentati in modo dettagliato la Corea, il Giappone e l'Impero cinese, pur unito nella stessa immagine con l'India, di cui vengono illustrati tutti gli elementi geografici, isole, capi e promontori, giumi, monti, Grande Muraglia in una carta visione del Mondo dal punto di vista della Cina, essendo una mappa sinocentrica, l'Impero cinese viene posto al centro, con una dimensione di gran lunga grande rispetto alle altre regioni rappresentate.

Dal 1405 al 1433 i viaggi, meglio dire le spedizioni della Flotta del Tesoro, formata da oltre 300 navi, guidate dall'ammiraglio Zheng He; non era un Han, un cinese, ma era dello Yunnan, ai piedi dell'Himalaya, ed era di fede islamica, era stato catturato dai Ming, introdotto nella corte imperiale, amico del principe Zhu Di che divenne imperatore nel 1402 con il nome di Yongle. Nel 1403, Zheng He, che si era distinto combattendo al fianco di Yongle, viene nominato ammiraglio della flotta che doveva essere costruita e, al comando della Flotta del Tesoro, fece ben 7 spedizioni con gruppi diversi di navi tra le 300 a disposizioni e 27.000 tra marinai e soldati, portando la flotta nei luoghi remoti del Mondo, visitando l'atttuale Vietnam del sud, il Siam, la Cambogia, il Laos, la Thailandia, Malacca e Malesia, Giava e Sumatra, Indonesia, Ceylon, India, Filippine, Golfo Persico, Arabia Saudita dove visita La Mecca da buon musulmano, raggiunse l'Africa orientale, l'Egitto e l'Africa meridionale sino alla punta e, secondo la mappa del 1418 (quella visibile risulta una copia del 1763) attribuita all'ammiraglio, raggiunse forse l'America o comunque ci dice che i cinesi conoscevano il continente molto prima che ci arrivasse Colombo.
Le spedizioni di quella immensa flotta dimostrano anche che i cinesi sapevano praticare la navigazione in mare aperto (mentre gli europei praticavano ancora la navigazione costiera), e praticavano la navigazione oceanica di giorno e di notte, usando la bussola, carte nautiche, conoscevano le correnti, il sorgere e il tramontare del sole legato ai punti cardinali, l'altezza delle stelle di notte per misurare le distanze, partendo dalla stella polare con una serie di tavole quadrate di legno diverse di lato, a partire da 24 cm. e scendendo di 2 cm. per le altre minori e un blocchetto di avorio di 3,3 cm. di avorio, tavole impugnate con la mano sinistra e il braccio teso, formando un piano perpendicolare alla linea dell'orizzonte e con questi semplici strumenti calcolavano l'altezza della stella osservata e la misura angolare, trovando la latitudine del luogo. Usavano con perizia la bussola a 24 settori indicando direzioni, quindi rotte, ognuna di 15 gradi, in mano a piloti preparati e ad altri specialisti nel calcolare le distanze, i venti e le caratteristiche delle acque.

1710 giapponese
1853 giapponese
XV sec.
Province 1903
Impero 1918


La Mappa della Cina Selden risulta essere una mappa dell'Asia orientale dell'inizio del XVII secolo, posseduta da John Selden, giudice, parlamentare e collezionista che l'aveva comprata nel 1653. Mostra un sistema di rotte di navigazione che provengono da un punto vicino alle aree urbane di Quanzhou e Zhangzhou, da cui una rotta principale va a nord-est verso Nagasaki e sud-ovest verso Hoi An, e poi a Pahang, e poi con un altra rotta oltre Penghu verso un punto a nord-ovest di Manila. La mappa, in gran parte dimenticata dal XVIII secolo, fu riscoperta nel 2008 dallo storico Robert Batchelor che ha riconosciuto il significato del sistema di percorsi raffigurato sulla mappa mercantile cinese dell'Asia orientale sopravvissuta.

Tra i vari Paesi islamici dell'Asia fu a quel tempo la Persia (sciita) che accolse visitatori europei e viaggiatori, considerandoli, in quanto rivali degli ottomani (sunniti), certamente non loro alleati. In questo modo nel secoli XVI e XVII gli europei che visitarono la Persia contribuirono a migliorare la conoscenza di quelle terre e a completare le mappe di quel Paese, tanto che la Persia divenne la parte dell'Asia con il maggior numero di toponimi.
Nell'estremo Oriente era maggiormente presente per toponimi e descrizione del territorio la parte insulare, quindi quella delle isole delle spezie, raggiunte dai portoghesi e poi dagli olandesi, poi divenne dal 1513 anche la Cina che per alcuni poteva coincidere con il Catai descritto da Marco Polo. Poi alcuni viaggiatori confermarono che, in effetto, Catai e Cina erano la stessa regione. Questo avvenne dopo il 1550 quando arrivarono, partendo dal presidio commerciale portoghese di Macao, i primi missionari gesuiti, come Matteo Ricci che fonda una missione a Pechino nel 1601.
La mappa predisposta da M. Ricci viene considerata la prima mappa della Cina disegnata nello stile cartografico europeo e viene conosciuta con il nome di Kunyu Wanguo Quanntu: colloca la Cina al centro del Mondo con Europa e Africa a sinistra, e colloca a destra il continente americano che compare per la prima volta in una carta cinese, il tutto in una proiezione pseudo-cilindrica centrata sul Pacifico. La mappa era stata formata in sei pannelli uniti per una dimensione di oltre 3 metri e mezzo di lunghezza e circa un metro e mezzo in altezza. L'originale risulta andato perso e si conservano solo due copie coplete e ben conservate delle numerose fatte: una viene conservata a Bologna, al Museo della Specola. Furono loro a raccogliere molte informazioni sulla regione, sulle caratteristiche geografiche, sulle usanze di quelle popolazioni e sulla loro cultura e queste notizie apparvero nel XVII secolo nelle mappe europee che riportarono l'ubicazione dei maggiori fiumi, i toponimi delle province cinesi e delle regioni urbane ed anche della Grande Muraglia e il tutto fu rappresentato da padre Martino Martini nel suo atlante pubblicato nel 1655 da Joan Blaeu.

Asia di Ortelio
Persia di Ortelio
Asia di W.Blaeu
M.Martini
1655 Atl.Blaeau
A.della Cina
1734 Cina
viaggio M.Ricci
1602 mappa Ricci

Un'altra parte del continente asiatico era ancora poco conosciuto, a parte le zone costiere dove i portoghesi erano arrivati per primi e si erano acccomodati a Goa; ma poche carte avevano rappresentato correttamente il percorso dei grandi fiumi e delle catene montuose, tra cui quella imponenete dell'Himalaya. In risposta al controllo del commercio delle varie spezie da parte degli olandesi e dei Paesi Bassi, gli inglesi scelgono di indagare il territorio indiano che all'interno dovevano, grazie al clima, produrre molte spezie. Negli anni successivi al 1580 diversi inglesi iniziarono a viaggiare in quelle contrade e raccontarono poi che le spezie erano presenti in grandi quantitativi, quindi anche l'Inghilterra nel 1600 fonda, a sua volta, di una Compagnia commerciale come avevano fatto portoghesi, spagnoli e soprattutto gli olandesi, denominandola Compagnia Britannica delle Indie Orientali, grazie alla quale e ai suoi maneggi, poco alla volta configura il controllo commerciale di vaste regioni che il tempo trasforma nel potere coloniale britannico che per oltre due secoli, alimentando con prodotti come il cotone le nascenti industrie tessili inglesi facendo alla fine del Settecento dell'Inghilterra il primo Paese ad intraprendere la "Rivoluzione industriale".

Nel 1802 il governo inglese, che ormai controlla un vasto territorio comprendente il territorio odierno del Pakistan, dell'India, dell'isola di Ceylon e delle terre del Bangladesh, organizza un gruppo di tecnici di geodesia, matematica, astronomia, geografi per una missione che deve durare molti anni, per misurare correttamete con metodo scientifico tutte quelle terre. Diverse missioni si sono succedute negli anni, infatti il Great Trigonometrical Survey dovette lavorare a questo compito fino al 1871, quindi per quasi settanta anni e, dal 1830 al 1843, fu diretto da Sir George Everest con grande diligenza, per cui, quando con le misure del servizio geodetico riuscirono a misurare l'altezza del monte, simbolo della imponenete catena montuosa che segnava il confine settentrionale dell'Impero coloniale inglese, i membri autorevoli del Survey diedero il nome del compianto Everest a quella cima imponente.

Sir Everest
triangolazione India
linea base a Calcutta
teodolite
teodolite
H.de Saussure
mon. Chamonix
disegni scalata
imm.sat.M.Bianco


Anni prima, alla ricerca della conferma ad alcune storie, nel 1624 un gesuita portoghese, Antonio de Andrade, giunge alle fonti del Gange, entra in contatto con monaci buddisti tibetani per la prima volta; poi John Cabral entra a Katmandu, attuale capitale del Nepal; tra il 1714 e il 1721 i gesuiti Emmanuel Freyre e Ippolito Desideri trovano le fonti del fiume Indo e arrivano nella capitale del Tibet, Lhasa. Dopo il 1820 i capi religiosi del Tibet, per evitare l'afflusso disordinato e chiassoso di molti visitatori, decisero il divieto di ingresso a qualsiasi straniero e tale divieto rimase per circa un secolo e i primi scalatori europei giunsero solo nel decennio del 1920.

Tra le molte regioni che allora non erano state mappate accuratamente e misurate per posizionarle con precisione sulle mappe vi erano le maggiori catene montuose della terra, comprese anche quelle europee. Fino a poco tempo prima, l'interesse cartografico maggiore nell'arco alpino e nella Cordillera de los Andes era quello di localizzare i principali valichi, passi di montagna, i sentieri e le mulattiere che permettessero il transito alle persone e alle merci. Poi, a partire dalla fine del Settecento, l'idea di raggiungere le vette inizia a diventare attraente anche come conseguenza del crescente interesse per la natura nell'epoca dell'Illuminismo. Fu questo a spingere lo svizzero Horace de Saussure a offrire una ricompensa a colui che avesse raggiunto la vetta del Monte Bianco che era la maggiore in altezza delle Alpi occidentali. La vinsero nel 1786 un cacciatore, Jacques Balmat, e un medico, Michel Paccard, e lo stesso Saussure ripete l'anno dopo la scalata: in questo modo nasce la storia dell'alpinismo, termine che prende il nome dalla catena che venne scalata per prima, le Alpi. Da quell'avventura nasce anche la mappatura delle maggiori vette, lo studio delle catene montuose o dei singoli sistemi montuosi di ogni tipo e la cartografia inizia a disegnare tutto quello che era attinente alle montagne.

Ebbero luogo diverse spedizioni anche nell'America Meridionale per l'attrattiva degli "alti picchi" (Andes in lingua quechua), da cui Cordillera de los Andes, in spagnolo o Cordillheira dos Andes in portoghese. L'interesse maggiore di molte spedizioni erano indirizzate alla ricerca di metalli preziosi sin dalla seconda parte del XVI secolo e solo nel XIX secolo il geografo e naturalista Alexander von Humboldt (la corrente fredda che lambisce le coste de Sudamerica porta il suo nome) e A. Bonpland cercarono nelle loro spedizioni di ascendere sul Chimborazo (6.310 metri) che allora era creduta la vetta maggiore del Pianeta: non riuscirono nell'impresa ma, furono i primi europei ad avvicinarsi ai 6.000 metri di altitudine: era il 23 giugno 1802. Humboldt in quei tre anni attraversa la grande catena montuosa in Equador e in Peru per cinque volte, studiando i vulcani che, prendendo il nome dalla catena, vengono detti "andesitici". Il racconto delle loro spedizioni attirarono numerosi alpinisti: l'inglese E. Whymper giunse in vetta Chimborazo nel 1880; lo svizzero M. Zurbriggen nel 1897 scala l'Aconcagua (6.960 m.), mentre nel 1911 lo storico statunitense H. Bingham scopre il centro inca di Machu Picchu. Dopo queste vicende gli alpinisti di tutto il Mondo iniziano ad interessarsi dell'Himalaya.
Humboldt
studio berlinese
sped.Chimborazo
2 planisferi
catene montuose
carta geologica
geologia/ere in Europa
geolog.Eurpa centr.
vulcani
fiumi
laghi/mari interni
atolli/barr.coralline
morfol.Eur.centr.
morfol.Eur.occid.
morfol.It.Balcani
morfol.Asia
morfol.NordAmerica
morfol.Messsico
morfol.SudAmerica
mofol.Africa
monti/vulcani/Mondo
sez.crosta terrr.
vegetaz/altitud.
distrib.vegetali
scoperte geo.

Ma come mai coloro che vissero negli anni di Humboldt lo consideravano un personaggio famoso, al pari di Napoleone? Alexander von Humboldt (1769 - 1859) un berlinese amante della natura, della botanica e soprattutto della geografia, dopo i suoi studi, a trenta anni, con il suo compagno salpa su di una nave colma di sestanti, quadranti,telescopi, cronometri, teodoliti, igrometri, barometri e termometri da La Coruna, diretto in Sudamerica. Nel giugno 1802 arriva, dopo varie fermate, a Quito, inizia a studiare la Cordillera de los Andes e i suoi alti vulcani, tenta di salire sulla cima del Chimborazo ma prova il malore di montagna a ausa della rarefazione dell'ossigeno. Poi visita diversi Paesi e alla fine va anche negli Stati Uniti dove viene ricevuto dal Presidente Thomas Jefferson, riconoscendo il valore dei suoi studi di carattere geografico, geologico, botanico, etnografico sul territorio e sulla storia dei vari popoli vissuti prima dell'avvento europeo.
Nel 1804 ritorna in Europa dopo aver fatto un viaggio di oltre 9650 chilometri a piedi, a cavallo o in canoa, aver fissato meridiani e paralleli di tutte le regioni visitate, studiato i vulcani andini, dimostrando che le rocce che formavano gli apparati vulcanici erano un prodotto dei vulcani stessi e non erano materiali sedimentari alluvionali, disegnato decine di mappe geografiche. Per circa venti anni visse nella capitale culturale d'Europa, Parigi, lavorando con incisori di rame ed editori per pubblicare le memorie del suo viaggio e preparare le tavole con le carte incise su rame, pronte per le stampe: tra il 1807 e il 1833 pubblica 34 volumi sulla spedizione e sui risultati ottenuti; gli ultimi volumi usciranno quando Humboldt era ormai tornato, nel 1827, a Berlino, dopo aver svolto anche il ruolo di rappresentante per la Prussia al Congresso di Vienna dopo la caduta di Napoleone (1814 - 1815).
Nel 1829, quando aveva sessant'anni, viene chiamato in Russia dallo zar Nicola I per svolgere uno studio approfondito geografico, geologico e antropologico sui vasti territori siberiani della Russia. Lui, date le distanze e ormai avanti negli anni, viaggia in carrozza, visita gli Urali, scopre una miniera di diamanti, poi studia la catena degli Altai e si reca ai confini della Cina, studia le acque del Mar Caspio. Nel 1844 pubblica Asie centrale con la descrizione delle terre e genti visitate. Negli ultimi 25 anni di vita, muore a 90 anni, si dedica a scivere la sua opera geografica maggiormente conosciuta, Kosmos, una descrizione fisica del Mondo con decine di carte sui vari fenomeni geografici, le prime che compaiono in un'opera geografica dedicata ai vari aspetti naturali del Pianeta, dal punto di vista geologico, idrografico, climatico, morfologico in 5 volumi; il primo volume esce nel 1845, l'ultimo, postumo, nel 1862, a tre anni dalla sua morte. Le mappe sopra riprodotte sono tratte da Atlas Kosmos 1851, pubblicato a Stuttgart da Krais e Hoffmann.

Sandford Fleming (1827 - 1915) era un inventore e ingegnere canadese che proprio nei tempi della Conferenza di Berlino propose lo Standard Time in una riunione del Royal Canadian Institute nel 1879. Fleming comunque non era il primo a proporre il tempo universale e fusi orari standard per tutto il Mondo: i fusi orari sono stati infatti concepiti 21 anni prima dal matematico italiano Quirico Filopanti in un suo libro pubblicato nel 1858. I suoi sforzi furono determinanti nella convocazione (1884) della Conferenza internazionale del primo meridiano a Washington, in cui fu adottato l'attuale sistema di fusi orari standard accettato a livello internazionale.
Considerando la Terra come un Geoide, e considerando che la rotazione terrestre si compie in circa 24 ore, dividendo i 360 gradi della rotazione per 24, la superficie sferica viene divisa in 24 fusi orari di 15 gradi l'uno e in tutto il fuso si prevede l'ora del meridiano centrale che taglia il fuso in due parti uguali; i confini delle zone di fuso orario risultano irregolari, in quanto seguono solitamente i confini degli Stati. Tutti i fusi orari sono definiti relativamente al Tempo Coordinato Universale (UTC). Il riferimento per i fusi orari diviene il meridiano primo (longitudine 000) che passa attraverso l'Osservatorio di Greenwich, a Londra.

Nel XIX e XX secolo la cartografia, soprattutto della scuola tedesca, produce Atlanti completi, di grandi dimensioni, con un testo informativo di alto livello, con carte molto dettagliate, che riportano maggiori informazioni e un apparato simbolico con le relative legende, a volte con una sezione storica o, in molti casi, con veri atlanti storici specializzati, non solo riguardante le regioni europee, ma anche dei vari continenti. Nel XX secolo gli atlanti riportano anche carte che rappresentano le maggiori caratteristiche fisiche del Pianeta, come il clima e la struttura geologica della superficie terrestre.

1862 Planisfero
1852 Planisfero
1873 planisfero
1852 Planisfero
1873 Planisfero
1862 Europa f.
Europa c.f.
1843 G.Cadice
Italia romana
1857 R.Sardegna
Russia
1855 Asia
1875 India
1843 Insulindia
Asia centrale
Bukara
Samarcanda
L.Vittoria
L.Vittoria
Kilimanjaro
L.Alberto-Edo.
img sat.
F.Congo
Cairo
Stati Uniti
Hawaii
1862 Sud Am.
costa cilena
Oceania
Oc.Atlantico
Mar Sargassi
B. Suez
Etnie amer
c.geologica
1843 I.Cinese
Alessandro M.
Imperi orient.
1880 C.Vienna
1886 I.Inglese
1899 Africa
1853 mappa giapp.
1853 pieg.
1918 Koppen
1921 m.trigon.
carta geologica
Dorsale A.
Dorsali P.
Dorsali I.

Si pensava, allora, che la catena maggiormente imponente nel Mondo fosse la Cordillera andina per l'altezza delle sue vette ritenute le maggiori della Terra. Non si avevano conoscenze delle cime della catena asiatica, era difficile visitare la regione sottoposta a forti divieti di ingresso. Durante i lavori del Great Trigonometrical Survey, nel 1856, misurando l'altezza del Chomolungma tibetano, i tecnici inglesi ottennero una misura di 8.840 metri (oggi 8.872): era la maggiore vetta mondiale e la chiamarono Everest, in onore del defunto cartografo generale dell'India. A partire dal 1920 si sono svolte numerose spedizioni per raggiungere la vetta, ma solo il 29 maggio 1953 il neozelandese Edmund Hillary con lo sherpa nepalese Tenzing Norgay riuscirono ad arrivare sul tetto del Mondo, supportati da una spedizione inglese. Dopo vent'anni, arriva in vetta anche una donna giapponese, Junko Tabei, con una spedizione di sole donne e alcuni portatori nepalesi.

Chimborazo
Aconcagua
1858 triang.Himalaja
1921 spedizione
1921 foto Everest
mappa Everest
carta geologica
im.satellite
foto Everest

Poco alla volta, quasi tutti gli ambienti della Terra si potevano dire esplorati e riportati sulle carte geografiche; mancavano ancora due regioni ancora poco esplorati, soprattutto per le proibitive condizioni climatiche che rendevano difficoltose esplorazioni dettagliate, erano le due zone polari, la distesa di mare ghiacciato attorno al Polo Nord e il continente quasi completamente ricoperto da diversi chilometri di spessore da una enorme calotta di ghiaccio, l'Antartide, nella regione del Polo Sud. In entrambi questi due ambienti pochi esploratori si cimentarono agli inizi del Novecento: uno su tutti, un norvegese, si distinse: Roald Engelbregt Gravning Amundsen (1872 – 1928), famoso esploratore delle regioni polari, che dette prova del suo valore guidando la spedizione che nel 1905/1906, a bordo della nave Gjoa, compie la prima traversata del passaggio a nord-ovest, dalla baia di Baffin allo stretto di Bering. La missione ottenne anche un altro risultato scientifico, riuscendo a determinare la posizione del polo magnetico boreale.

Amundsen
Amundsen sulla Gjoa
la nave Gjoa
percorso
nave Maud

Amundsen, dopo aver confermato l'esistenza del passaggio a nord-ovest, organizza una spedizione con lo scopo di arrivare per primo al Polo nord. Quando Frederick Cook e Robert Peary reclamarono la vittoria nella competizione artica, Amundsen decise di rivolgere le sue attenzioni al Polo sud, ancora inviolato. Nell'agosto del 1910 salpa a bordo della Fram dalla Norvegia per raggiungere Madeira nell'Oceano Atlantico, dove comunica all'equipaggio il cambiamento dei piani: non si va al Polo Nord, come aveva annunciato a tutti, ma al Polo Sud. L'annuncio sorprende i membri della spedizione, ma nessuno decide di tirarsi indietro. Amundsen annuncia pubblicamente il cambio di programma, e la notizia fa molto scalpore, sia in Norvegia che nel Regno Unito che si apprestava a seguire la spedizione di Robert Scott, dove la notizia fu male accolta e aspramente criticata.
La Fram raggiunge la Baia delle Balene, al limite della zona ghiacciata del Mare di Ross, zona scoperta da James Clark Ross 70 anni prima, nel 1841, la Barriera di Ross, ed entro la fine di gennaio 1911 l'equipaggio termina la costruzione della base della spedizione. Nelle settimane seguenti inizia il lavoro di esplorazione e collocamento dei depositi di cibo lungo il tragitto verso il Polo, a 80, 81 e 82 gradi di latitudine sud, ma quei viaggi divengono anche un test generale degli equipaggiamenti, in particolare gli sci ed i cani da slitta sembrarono comportarsi molto bene nell'ambiente antartico. L'operazione consisteva nel caricare le slitte con viveri e strumentazioni, viaggiare per diversi chilometri lungo la Barriera di Ross, lasciando il materiale, in modo da poter avere basi di appoggio per ogni evenienza. Una volta completata la costruzione dei rifugi con il cibo e i vari strumenti, l'attenzione si sposta al campo base dove il gruppo si affretta a sbarcare i materiali rimanenti dalla Fram, cacciare foche e pinguini per procurarsi cibo ed assemblare un rifugio in legno costruito allo scopo in Norvegia. Alla fine delle operazioni la Fram prende il mare per far ritorno nell'anno successivo.

nave Fram
Fram alla barriera
Terra Nova e Fram
campo base
laboratorio
slitta
slitta
percorso
slitta
carta
ghiacciaio
slitta
Amundsen
slitta
campo
slitta
misure
Polo Sud
capanna
ritorno
Scott al Polo

Gli uomini rimasti con Amundsen durante l'inverno, utilizzano il tempo in preparazione della spedizione della primavera successiva. In particolare si occupano delle tende e degli scarponi che vengono modificati, e delle slitte, dello stesso modello di quelle utilizzate da Scott che pesavano 75 kg e che vengono ridotte da Olav Bjaaland a soli 22 kg, mantenendo la resistenza e rimanendo contemporaneamente elastiche. Il 4 febbraio 1911 alcuni membri della spedizione Terra Nova di Scott fanno visita al campo base di Amundsen.

Dopo il primo tentativo dell'8 settembre 1911, fermato dal cambiamento climatico molto rigido, con temperature di - 51 gradi, dopo aver raggiunto il primo deposito e lasciati alcuni materiali, fanno ritorno al campo. La spedizione finale parte il 19 ottobre con quattro slitte e 52 cani. Dopo circa un mese di viaggio a tappe forzate, il gruppo raggiunge il margine della Barriera e inizia ad affrontare l'attraversamento dei monti Transantartici, la catena montuosa che divide l'Antartide occidentale da quella orientale con elevazione massima oltre i 4.500 metri. Raggiungono una cresta del ghiacciaio Axel Heiberga 3.200 metri dopo quattro giorni di scalata, raggiungendo il plateau antartico e si preparano per l'ultima fase del tragitto verso il Polo Sud, uccidendo e cibandosi di una parte dei cani. Attraverso tempeste di neve iniziano il percorso tra diversi crepacci e il 7 dicembre arrivano a 88 gradi 23 primi di latitudine sud, a soli 180 km dalla meta.
Amundsen, Bjaaland, Hanssen, Hassel e Wisting, con 16 cani, arrivano al Polo Sud il 14 dicembre 1911, 35 giorni prima della spedizione guidata da Scott. Amundsen chiama il campo che erigono casa del Polo e ribattezza il plateau antartico come plateau re Haakon VII. Al momento di tornare al campo base, che avviene il 25 gennaio 1912, con 11 cani, viene lasciata una piccola tenda ed una lettera che rivendica l'impresa, per testimoniare l'avvenimento anche in caso di morte nel viaggio di ritorno; Il viaggio era durato 99 giorni, e la distanza complessivamente percorsa ha superato i 3 000 chilometri. Il successo di Amundsen viene reso pubblico soltanto il 7 marzo 1912 quando la Fram raggiunge il porto di Hobart, in Tasmania, ed Amundsen ha accesso ad una linea telegrafica.
La spedizione di Scott arriva al Polo 35 giorni dopo, avendo percorso 100 chilometri oltre il percorso del norvegese e, sul percorso di ritorno, uno dopo l'altro perse i suoi compagni. Il 19 marzo, gli ultimi tre sopravvissuti piantarono il loro ultimo campo. Non riuscirono ad avanzare oltre per il tempo avverso. Scott scrisse le sue ultime parole sul suo diario e delle lettere per i suoi familiari. Si presume sia stato l'ultimo a morire il 29 marzo del 1912. La tenda con i tre corpi congelati venne ritrovata ad ottobre da una squadra di soccorso, venne ricoperta di neve e fu piantata una croce.

Molti anni dopo, nell'area denominata Baia Terra Nova, vicino alla zona del campo base di Scott, sopra una roccia granitica nella costa di Scott, l'Italia ha costruito la sua base antartica permanente, alla latitudine di 74 gradi 41' 42" Sud, e una longitudine di 164 gradi 7' 23" Est, denominata Base Mario Zucchelli, prima conosciuta come BTN (Baia Terra Nova), operativa dal 1985, e situata in una zona extraterritoriale senza alcuna rivendicazione nazionale; dal punto di vista amministrativo-diplomatico ricade nella competenza dell'ambasciata italiana in Nuova Zelanda. Nel 2004 venne intitolata all'ingegnere Zucchelli, deceduto nel 2003, che fu a capo del progetto Antartide dell'ENEA. La stazione diviene operativa nei mesi primaverili ed estivi dell'emisfero australe, ma fu progettata anche per una permanenza in inverno e offre alloggi e servizi fino a 90 persone. L'edificio principale risulta costituito da 110 moduli prefabbricati disposti su delle palafitte metalliche e ospita anche la sala operativa. I dormitori sono costituiti da una serie di moduli, in un'altra ala si trova l'infermeria, mentre nella parte opposta si trovano i locali per il tempo libero, la mensa, la cucina e la lavanderia. Al primo piano si trovano numerosi laboratori, mentre al secondo, oltre alla biblioteca e sala riunioni, sono ubicati i vari uffici. La sala operativa si trova nella parte alta della stazione ed viene costantemente presidiata da operatori e meteorologi per seguire l'insieme di operazioni interne ed esterne alla stazione e provvedere ad eventuali situazioni di emergenza.

Diversi tentativi per raggiungere il Polo Nord in volo erano stati compiuti a partire dal 1897. Roald Amundsen aveva provato a raggiungere il Polo con due idrovolanti nel giugno 1925 senza successo. Dopo questo ennesimo fallimento Umberto Nobile, sempre più convinto che il suo dirigibile potesse essere il mezzo adatto per una simile esplorazione, incontra Amundsen a Oslo convincendolo a ritentare l'impresa con il dirigibile italiano. Amundsen, dopo trattative con il governo italiano, ottiene di far comprare dai norvegesi il dirigibile italiano N-1, denominandolo Norge. Il 10 aprile 1926 il dirigibile Norge partiva per un lungo viaggio a tappe che l'avrebbe portato sino alla Baia del Re, nelle isole Svalbard, dove era stato approntato un hangar a cielo aperto e, l'11 maggio 1926, il Norge si leva in volo dall'isola di Spitsbergen, nelle Svalbard: a bordo vi sono: Amundsen, Ellsworth e Umberto Nobile, il progettista e pilota del dirigibile e 5 meccanici italiani, 8 marinai norvegesi. Il giorno successivo, il gruppo lascia cadere sul Polo Nord le bandiere dei loro Stati di appartenenza, Norvegia, USA e Italia e il 14 maggio, giungono nel piccolo villaggio di Teller, in Alaska, dopo aver percorso 5.426 km in circa 72 ore. Furono i primi a compiere un volo dall'Europa all'America Settentrionale. Il Norge rimase danneggiato, fu quindi venduto e smantellato poi in loco.

dir. Norge
11 maggio 1926
12 maggio
ricordo impresa
19 maggio 1928
Baia del Re
l'Italia parte
radiotelegrafista
23 maggio


Ci furono forse screzi tra Amundsen e Nobile che volle realizzare un'esplorazione approfondita dell'Artide e organizzare una successiva spedizione con l'N-4, denominato dirigibile Italia, costruito allo Stabilimento Costruzioni Aeronautiche di Roma e completato nell'ottobre del 1927 su progetto di Umberto Nobile che aveva previsto una cupola d'osservazione e una speciale catena di palle di bronzo del peso di circa 400 kg che poteva essere utilizzata come ancora. Nobile infatti sperava di poter fermare il dirigibile in posizione sopra il Polo e di far scendere due esploratori tramite un verricello. La spedizione poteva contare su un sistema organizzativo tutto italiano che aveva i suoi punti di forza su una nave appoggio con circa 200 persone a bordo, un sistema di collegamenti radiotelegrafici a grande distanza, e su una base operativa a Ny Alesund, piccolo centro minerario della Baia del Re, nell'isola di Spitsbergen, nell'Arcipelago delle isole Svalbard. Il dirigibile lascia l'hangar di Ciampino il 19 marzo 1928 per partire poi il 15 aprile dall'hangar di Baggio.

Il 6 maggio giunge alla Baia del Re e nei giorni seguenti opera due voli per svolgere diverse osservazioni sui territori artici. Il 23 maggio, si parte per il terzo volo e nella notte tra il 23 e il 24 giunge sul Polo, dopo averlo raggiunto peggiora il tempo e, non potendo scendere come previsto, vengono lanciati sul Polo una bandiera italiana, il gonfalone di Milano, la croce lignea donata da papa Pio XI, e si decide di tornare alla base in un turbinio che crea problemi grossi alla navigazione: siamo nella mattina del 25 maggio. Prima la poppa del dirigibile e poi la navicella di comando del dirigibile precipita sul pack. La navicella si sfascia nell'impatto sul lato destro, mentre l'involucro del dirigibile resiste. Nello schianto vengono sbalzati a terra dieci uomini. I restanti sei membri dell'equipaggio rimasero intrappolati nell'involucro del dirigibile, il quale, alleggerito, lentamente riprese quota e scomparve alla vista. Dei sei uomini e del dirigibile non fu mai ritrovato. Con l'impatto della navicella di comando, si era sparso sul pack parte del materiale, tra cui una tenda da campo dove i naufraghi trovarono riparo, la stazione radio campale, strumenti per la misurazione delle coordinate di posizione e i rifornimenti che erano stati preparati per gli esploratori che si sarebbero dovuti fermare al polo: tutto questo consente agli uomini di sopravvivere sui ghiacci fino all'arrivo dei soccorsi.
nave appoggio
la Tenda Rossa
soccorsi
il Krassin
Lundborg
28 maggio muore
Amundsen
ricordo caduti


I naufraghi si trovavano su di un lastrone di ghiaccio alla deriva che si spostava continuamente. Solo il 9 giugno la stazione radio della nave appoggio intercetta le coordinate dei naufraghi. Quel giorno, sulla tenda venne tracciato un reticolo di colore rosso con l'anilina, ma la luce continua dell'estate artica fece svanire il colore in pochi giorni, ma l'appellativo di Tenda Rossa rimase nella storia. Dal 27 maggio si erano mobilitati i soccorsi con mezzi navali e aerei provenienti da diversi Paesi, ma gli sforzi internazionali, poco coordinati tra loro, divennero efficaci solo dopo l'intercettazione delle coordinate della posizione dei naufraghi. Ci vollero 48 giorni prima che tutti i superstiti e alcuni dei soccorritori che non erano riusciti a far ritorno alle loro basi venissero salvati. Nove soccorritori perirono nelle loro ricerche, e tra questi anche Roald Amundsen, che il 28 maggio del 1928 muore in un incidente aereo avvenuto sopra i cieli del Mare Glaciale Artico, nelle acque del mare di Barents. Dopo esser stato informato dell'incidente del dirigibile Italia, era andato in soccorso dell'esploratore italiano e del suo equipaggio, ma l'idrovolante francese Latham 47 su cui era salito scomparve in mare il 18 giugno, senza mai essere ritrovato.
Dal Dirigibile Italia e dalla spedizione di Nobile del 1928 prende il nome la Base artica Dirigibile Italia, stazione di ricerca italiana situata a Ny-Alesund.

Dalla fine dell'Ottocento e, soprattutto nel secolo scorso, con il progressivo sviluppo della scolarizzazione della borghesia, prima, e poi della popolazione in generale, molti editori iniziarono a pubblicare atlanti di dimensioni ridotte e a prezzo molto basso se paragonato con quello dei grandi e famosi atlanti antichi, ma anche ottocenteschi, adatti a rimanere nelle biblioteche e non ad essere usati per lo studio della geografia e portati anche in classe.

Cortambert 1885
Hugues 1896
G.De Agostini 1910
Schulatlas 1912
Schulaylas 1912
IGDA 1922
IGDA 1922
IGDA 1922
Atlas Hachette
Atlas Larousse
Atlas Hatier
Atlas Vox
Diercke Westermann
Diercke Westermann


Dei presidi commerciali una volta portoghesi rimangono le Azzorre, Madeira e Macao, mentre Goa, sulla costa indiana, dal 1961 ha visto terminare il lungo controllo portoghese. Chi ha mantenuto qualche isola nelle Piccole Antille sono gli olandesi (Curacao e Bonaire sono le maggiori), mentre Aruba e altre e la Guayana Olandese sono indipendenti, la Guayana dal 1975 con il nome di Suriname; rimangono spagnole le Canarie, Ceuta e Melilla sulla costa del Marocco, mentre in passato gli spagnoli, per sfruttare i grandi giacimenti di argento in Messico e nel territorio boliviano di Potosi, e l'oro degli Inca, erano riusciti a creare un vasto impero coloniale territoriale.
Francesi, inglesi e americani mantengono vari possedimenti insulari nei tre oceani con uno scopo in gran parte militare e di controllo delle rotte marittime: sono francesi la Guayana F. Guadalupa, Martinica, Riunione, i terrotori d'oltremare Nuova Caledonia, Wallis e Futuna, la Polinesia Fr.con Papete e Tahiti, Mayotte, Saint-Pierre e Miquelon, le isole del Canale del Mozambico e le Terre Australi e Antartiche francesi; sono inglesi Gibilterra, le Falkland, Anguilla, Antigua e Barbuda, Bermuda, le Isole del Canale, Cayman, Montserrat, Pitcairn, Sant'Elena con Ascension e Tristan da Cunha, le isole Chagos, Diego Garcia, Turks e Caicos, le Isole Vergini Britanniche, mentre Hong Kong, colonia inglese dal 1842, dal 1997 appartiene alla Cina; Gli americani, nati da un territorio coloniale inglese, sono divenuti a loro volta un popolo coloniale e mantengono il controllo di Puerto Rico, le Isole Vergini americane, la Baia di Guantanamo a Cuba, e la vicina isola Navassa, Guam, le Marianne sett., Midway, Samoa americane, Palau e altre isole nella Polinesia americana, tutte nell'Oceano Pacifico.

La storia della cartografia, lunga diversi secoli, a partire dalle idee di Eratostene, circa il 190 a.C., per giungere alla fine del XIX secolo, quando entrano nelle scuole i primi Atlanti scolastici, e poi al secolo scorso, con la diffusione di vari tipi di strumenti cartografici, ai Grandi Atlanti, agli atlanti stradali, ai primi atlanti elettronici e alle diversificate mappe satellitari, pur essendo un percorso lungo, dove mancano molti documenti cartacei distrutti da eventi bellici, incendi, distruzione di archivi, potrebbe essere esemplificata riguardando i documenti a noi giunti, e riferiti ad un continente che, pur essendo abbastanza vicino a noi europei, e soprattutto a noi italiani, rimase a lungo a noi sconosciuto, tanto da essere un vasto territorio lasciato vuoto per secoli, e mi riferisco all'Africa che, attraverso solo 36 carte, mostra il lavoro di centinaia di filosofi, matematici, astronomi, geografi, viaggiatori, navigatori, cartografi, pittori, miniaturisti, produttori di strumenti scientifici, quali bussole, sestanti, binocoli, cannocchiali, ecc. e di numerose scuole cartografiche, ci permette di rivivere l'evoluzione dei contenuti geografici, delle conoscenze umane, delle scoperte, della consapevolezza delle differenze delle varie parti del nostro Pianeta, ma ci permette anche di prendere consapevolezza dei progressi fatti nei confronti del tempo e delle distanze, nella semplice considerazione di quanti mesi, e a volte anni, duravano i viaggi di piccole caravelle per navigare i tre oceani e girare attorno al Mondo per portare la notizia dell'impresa.


Nel 1858, Nadar, per primo mostra le prime foto della Terra prese da un pallone, poi, durante la prima guerra mondiale, si inizia a sorvolare e a fotografare tutte le terre, anche sconosciute, per ridisegnare e aggiornare le carte, mentre oggi le aggiorniamo con l'aiuto di foto stereoscopiche.
Un notevole impulso alla moderna cartografia viene dato dall'uso del radar e dall'impiego dei satelliti. Il primo ha permesso di disegnare mappe fotografiche del territorio e di quello che la vegetazione e l'acqua degli oceani nascondevano, con i secondi si passa all'uso di un analizzatore digitale elettronico in grado di operare oltre le lunghezze d'onda visibili all'occhio umano. Nelle carte satellitari si possono ricreare i colori simili a quelli reali, ma in alcuni casi il colore viene utilizzato per sottolineare le caratteristiche del territorio, della geologia, della vegetazione, delle temperature delle acque e dell'atmosfera, ecc.
Inoltre il satellite (uno famoso agli inizi fu il Landsat che viaggiava ad un'altezza di 570 miglia) mostra cosa sta accadendo sul Pianeta, quali influenze hanno sull'ambiente le opere umane, permette di vedere la direzione degli uragani, di ricostruire su scala globale ogni fenomeno. Indispensabili nella elaborazione delle informazioni satellitari sono i computers, i modelli matematici, l'uso delle proiezioni dei fenomeni nel futuro e una grande numero di dati. L'Atlante moderno viene oggi visualizzato sul nostro PC in Google Earth; le carte del futuro saranno tridimensionali e in movimento. Oggi possiamo avere carte elettroniche in auto, mappe digitalizzate che ci guidano nel traffico anche sul nostro smartphone.

Italia
Alpi occ.
mt Rosa
1990 Novara
2021 Novara
Novara QT.Nord
logistica
risaie
5 Terre
Toscana
Lecco
L.Garda
Venezia
Roma
Napoli
Sicilia
Tokyo
Beijng
Washington
Washington
Kyiv
notturno
Via seta
Via seta
Sahara
Str. di Hormuz
L.Vittoria
Damasco
G.Persico
mt Ararat
mt.S.Helens
San Francisco
Nrw York
Boston
California
ciclone

Molte immagini sono tratte da Wikimedia Commons; i testi sono tratti da Geografia generale ed economica, Landini-Fabris, vol. V, Diciannovesima edizione interamente rifatta con la collaborazione del prof. L. Rossetti, 1987, Lattes; I beni della Terra, di J. Semjonow, Londra 1958; dalla collana "Grandi mappe della storia", Hachette, 2020-21.





La seconda parte viene dedicata all'ecosistema terrestre: "ecosistema terrestre"