Click a Veveri

di Rita Garzetti Chianese

“Ehi, io sono ancora qui! Dove state andando? Aspettatemi!”
Ma il fungo verde-azzurro si stava già allontanando nel cielo buio.
Click era rimasto solo su quel pianeta sconosciuto in un campo di granturco.

Il vero nome di Click era ZY 22 e proveniva dal pianeta Iota 6 della galassia Beta Calliope. Con la sua classe stava andando in gita scolastica nel sistema solare ed erano scesi un momento sul Pianeta Azzurro, cioè la Terra, per fare la pipì. Solo che lui si era allontanato per guardare da vicino uno strano essere vivente con quattro zampe, le orecchie cascanti e la coda che lo fissava con curiosità dal cortile di una grande casa. Così tutti i suoi compagni erano risaliti sull’astronave e non si erano accorti che lui non c’era.
“Quello stupido di Flip avrà voluto farmi uno scherzo e non ha detto niente!” pensò con stizza al suo compagno di banco Delta 9 detto Flip che a scuola era famoso per i suoi scherzi di cattivo gusto. “Quando se ne accorgeranno saranno già nell’orbita di Giove e ci vorranno almeno trenta iotaore perché tornino a prendermi!”







Che cosa avrebbe fatto durante quel tempo? Click era un tipetto piccolo e mingherlino per la sua età, e questo per gli standard terrestri voleva dire veramente piccolo, ma sveglio, curioso e vivace. Ora il cielo alla sua destra stava cominciando a rischiararsi, segno che l’alba era vicina.
Un cancello verde poco più avanti a sinistra sulla strada si aprì e da esso uscì un veicolo. Click sapeva di che si trattava, anche su Iota 6 c’erano veicoli con ruote simili a quello, loro li chiamavano trasferisci-individui, trasfer per fare prima.
Alla guida del trasfer terrestre c’era un essere umano scuro di capelli e quindi Click si nascose in mezzo all’erba sul ciglio della strada. A scuola aveva studiato qualcosa dei terrestri, ma la materia era extra-galattica, cioè non obbligatoria e quindi non si ricordava un granchè. L’unica cosa che gli era rimasta in mente era che i terrestri erano esseri viventi non prevedibili e un po’ strani e che era meglio stare alla larga da loro.
Click però era attirato da quel luogo in cui era capitato, sembrava un bel posto, c’erano campi ben coltivati, prati e alberi e alcune abitazioni terrestri non molto grandi, ma curate ed accoglienti e, nonostante non fosse prudente avventurarsi in mezzo ai terrestri, egli era troppo curioso e si avviò dove più fitte erano le costruzioni.
Ora il sole era sorto e sulla strada altri trasfer e altri terrrestri uscivano dalle loro case e quindi ogni pochi passi Click era costretto a mettersi al riparo. Alla fine Click giunse ad una costruzione gialla e grigia, a due piani, con la facciata lunga e molte finestre alte. Tutto intorno c’era una cancellata grigiastra ed in mezzo ad essa si apriva un cancello attraverso cui entravano piccoli terrestri accompagnati da terrestri più grandi, vicino all’ingresso una targa diceva “Scuola Elementare Statale Sandro Pertini”.
Anche se non conosceva la lingua dei terrestri Click capì che doveva trattarsi di bambini terrestri che andavano a scuola e provò il desiderio irresistibile di entrare in una scuola della Terra. Improvvisamente vide anche il modo per farlo. Due piccoli terrestri stavano giocando a palla e avevano lasciato gli zaini a terra contro il muro, uno di questi era aperto e Click non perse tempo ad infilarcisi dentro, così sulle spalle di un bambino terrestre entrò in una classe del Pianeta Azzurro.




Ogni tanto Click sbirciava dallo zaino ed osservava i bambini nel loro banco e la maestra alla lavagna. Strana però quell’aula terrestre: non c’erano computer, non c’erano lavagne interattive e neppure schermi a neutroni eppure a Click non dispiaceva quel luogo.
C’erano tanti disegni colorati alle pareti, vasi di fiori alle finestre, strane costruzioni su un banco e anche i piccoli terrestri sembravano simpatici, ridevano e si alzavano per andare a mostrare dei pezzi di carta alla maestra.
Click decise che appena ne avrebbe avuto la possibilità si sarebbe fatto vedere da quel biondino all’ultimo banco che invece di scrivere stava giocando di nascosto con un piccolissimo trasfer.
Improvvisamente però il documento galattico automatico di Click comimciò ad emettere ultrasuoni, la maestra si era accorta della sua assenza e lo stava chiamando.
Dapprima Click non rispose, si trovava bene lì e poi voleva far conoscenza con i giovani terrestri, ma i segnali diventavo sempre più insistenti ed ad un tratto egli vide sul davanzale della finestra la signorina Kappa Lambda 19, la maestra di storia dei pianeti e delle galassie che gli stava facendo gesti allarmati.
Click fu tentato di far finta di niente, ma poi pensò a come sarebbero stati male i suoi genitori se lui non fosse tornato dalla gita scolastica e così a malincuore gettò un ultimo sguardo ai terrestri e comunicò alla signorina Lambda: “Arrivo subito!” poi gli venne in mente la sgridata che lo stava aspettando per essersi allontanato dall’astronave ed aggiunse: “Ho avuto tanta paura! Per fortuna mi avete ritrovato!”