Veveri durante il Ventennio

Il 23 marzo 1919 il socialista Benito Mussolini dava vita ai “fasci di combattimento”. In circa tre anni gli aderenti crebbero rapidamente e i fasci si trasformarono in un vero partito, denominato Partito Nazionale Fascista. Nel mese di ottobre del 1922, dopo la marcia su Roma, Mussolini ottenne dal re l’incarico di formare il governo con lo scopo di mettere ordine in Italia, sconvolta da scioperi e disordini causati dalla depressione economica seguita alla grande guerra.
Il Partito Fascista fu inserito nell'ordinamento costituzionale dello Stato e ne divenne la struttura portante. In ogni Comune d’Italia fu costituito un Fascio di combattimento, con a capo un Segretario; i Fasci di una Provincia formavano la Federazione provinciale, con a capo il Segretario federale; i Segretari federali costituivano il Consiglio Nazionale, a capo del quale stava il Segretario del Partito; al di sopra del Segretario del Partito il DUCE, autorità suprema.
Il Partito e lo Stato si fusero: il Gran Consiglio del Fascismo era completato dai più alti dignitari dello Stato e del Partito, ed era un organo costituzionale centrale; il Segretario del Partito veniva nominato per decreto Reale, aveva funzioni ufficiali di vario genere, ed era un alto dignitario dello Stato; varie organizzazioni del Partito, come ad esempio, l'Opera Nazionale Balilla e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, erano alle dirette dipendenze dello Stato. Questa nuova struttura di fusione tra partito e stato partiva dalle organizzazioni giovanili.
Anche nel mondo della scuola si vide l’organizzazione e l’impronta fascista con la riforma Gentile del 1923 , che Mussolini definì come la più fascista delle riforme. Essa si poneva l’obiettivo di ridare dignità al ruolo del maestro e agli studi, assegnando alla scuola pubblica la funzione di controllo su tutto l’insegnamento medio, che aveva il compito di formare le menti delle nuove generazioni. Venne rafforzata la gerarchia all’interno degli istituti: a capo di essi vengono posti direttori, i presidi e i rettori. L’organizzazione scolastica vide l’istituzione delle scuole primarie ed elementari; delle scuole complementari per l’avviamento al lavoro; delle scuole medie, distinte in tre indirizzi: istituto tecnico professionale, ginnasio/liceo classico o scientifico e istituto magistrale.


Asilo di Veveri nel 1930

1929: giovani Balilla veveresi in tenuta ginnica


giovani Balilla veveresi della classe 1922 nella classica divisa

I coscritti del 1926 in divisa di Balilla, in quinta elementare presso la scuola di S. Andrea

Nel gruppo scolastico veverese si notano le diverse divise: Figli della Lupa, Balilla, Piccole italiane, Avanguardisti e Giovani italiane

1937, solenne cerimonia alle scuole di Veveri

L'Opera Nazionale Balilla fu un'istituzione fascista creata da Benito Mussolini, a carattere parascolastico, fondata nel 1926 e sciolta nel 1937, quando per ordine del duce confluì nella Gioventù italiana del littorio (GIL), alle dirette dipendenze del Partito Fascista. Il mondo giovanile fu inquadrato nelle seguenti organizzazioni: i bambini dai 6 agli 8 anni erano chiamati Figli della Lupa; i ragazzi dagli 8 ai 14 anni, Balilla; le ragazze dagli 8 ai 14, Piccole italiane; i ragazzi dagli 14 ai 18, Avanguardisti; le ragazze dai 14 ai 18, Giovani Italiane.
Tra i 18 e i 22 anni i giovani entravano nei "Fasci Giovanili di Combattimento" e nelle "Giovani fasciste" (gruppi esterni all'ONB). Gli studenti universitari e delle scuole superiori erano invece tenuti ad aderire ai GUF, Gruppi Universitari Fascisti.
L’abbigliamento dei Balilla richiamava l'impostazione paramilitare dell'ONB. Compagno fedele delle esercitazioni, il moschetto che era in versione giocattolo per i Figli della lupa. Oltre alle esercitazioni, che si tenevano dopo l’orario scolastico, e ai "sabati fascisti", l'Opera Nazionale mobilitava i suoi aderenti per adunate e campi scuola, come i "Campi Dux" che erano raduni nazionali dei migliori Balilla e Avanguardisti.
Il regime dette all'Opera Nazionale Balilla, prima e alla G.I.L., poi, il compito della preparazione sportiva, spirituale e premilitare delle nuove generazioni. Per i giovani curava ogni attitudine militare e ne curava una adeguata formazione; per la gioventù femminile si organizzavano corsi di preparazione alla vita domestica e al buon governo della casa.


1939: gruppo di Piccole e Giovani italiane a scuola

Molte aziende curane le vacanze dei figli dei dipendenti in colonia

1937: ragazze veveresi alla colonia elioterapica del Ticino

Grande risalto alle gare sportive

Carta d'identità nell'anno V dell'era fascista
A partire dal 1925 il regime fascista avviò un vasto programma di "nazionalizzazione" anche del tempo libero, dai divertimenti agli sport, e in quell’anno fu costituita l’Opera Nazionale Dopolavoro. La creazione dell’OND rese istituzionali molte iniziative già esistenti, come i circoli ricreativi nelle vecchie sedi e nei circoli socialisti. Si formarono così piccole Biblioteche popolari con i testi del fascismo, corsi di formazione professionale; si organizzarono gite e gare sportive; si svilupparono le filodrammatiche, cori e bande musicali, ecc. Alla fine degli anni Venti venne impostato un programma ricreativo femminile, che comprendeva corsi di pronto soccorso, di igiene ed economia domestica.
Dal giugno del 1935 Mussolini istituì il "sabato fascista", che interrompeva la giornata lavorativa del sabato alle ore tredici perchè il pomeriggio venisse dedicato all’istruzione di carattere pre e post militare. Il consenso al regime fascista fu rafforzato da grandiose feste, recuperando le antiche feste popolari, soprattutto quelle religiose. Le tradizionali sfilate, le processioni, le feste e i cortei venivano arricchiti da carri, canti popolari, gare sportive e, alla conclusione, da fuochi d’artificio.


1936: manifestazione nel cortile del Circolo di Veveri

Cerimonia con le autorità a Veveri

Tessera di membro della Milizia volontaria

Gruppo di veveresi ai campi annuali della Milizia volontaria

1942: foto ricordo per la famiglia prima di partire per il fronte
Sempre nel 1923 il Gran Consiglio del Fascismo fondò la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, un vero corpo militare nell'Italia fascista e, a causa del colore della camicia, i suoi membri erano noti come Camicie nere. Prima fu organizzata come milizia ad uso del Partito Nazionale Fascista poi finì col mescolarsi quasi del tutto con l'esercito organizzando insieme i campi e le esercitazioni.