L’EVOLUZIONE CLIMATICA DAL MEDIOEVO AD OGGI

Dopo la “rinfrescata” durante la quale sono fiorite le civiltà Greca, Etrusca, Persiana, Romana (repubblicana) e Maya, il nuovo riscaldamento del tadro periodo imperiale Romano causò lo spostamento di vari popoli dal Nord e dall’Est Europa verso le più fertili e ricche terre del bacino Mediterraneo; il dilagare nell’impero di varie etnie gotiche e longobarde portò non pochi problemi ad un territorio già consistentemente impoverito da guerre e carestie. In questo periodo, inoltre, l’espansione musulmana trovò la via dell’Europa attraverso la Spagna, che con i suoi fiumi, le sue foreste ed il suo clima più temperato appariva un vero paradiso per le genti provenienti dai deserti. Cordoba, Granada e Malaga divennero città ricche e bellissime; ancora oggi gli splendidi palazzi arabi con le loro fontane e giardini indicano che i costruttori cercavano un ideale di clima che per essi coincideva con un ricordo ancestrale di un paradiso perduto.



Nel centro Europa, privilegiato dalla presenza di acque abbondanti, fioriva l’impero Carolingio, pur insanguinato da guerre continue, da pestilenze e carestie che decimavano i popoli e le città. In Italia, il riscaldamento climatico protrattosi fino al primo secolo dopo il mille, fu accompagnato da un decremento della popolazione che permise il reinserimento della natura laddove le coltivazioni del periodo imperiale avevano sottratto foreste e paludi alla malaria.

Dopo alcuni secoli di clima “neutrale” di transizione ecco il nuovo (lieve) periodo di raffreddamento dal 1500 al 1900. Quello che è accaduto è storia nota e recente: il nuovo periodo di progresso è cominciato con il Rinascimento ed è terminato con l’era industriale. Dal punto di vista statistico conosciamo, tra l’altro, gli anni di massimo avanzamento dei ghiacciai svizzeri che nel 1750 raggiunsero i valori massimi dai tempi del medioevo; da dati fossili e storici sappiamo che i secoli più caldi (circa due gradi?) rispetto ad oggi furono il Quattrocento, l’Ottocento, il Milleduecento.



Stando alla sinusoidale delle oscillazioni climatiche post glaciali, attualmente dovremmo essere in fase di riscaldamento. I dati attualmente in nostro possesso ci dicono che le temperature aumentano mediamente più nell’emisfero Sud del pianeta che in quello Nord; ciò è in apparente contraddizione con la teoria dell’effetto serra che indica nelle emissioni di anidride carbonica la causa di ogni squilibrio climatico. Infatti nell'emisfero Nord sono concentrate le maggiori emissioni di gas e quindi si dovrebbero riscontrare i maggiori riscaldamenti. La realtà a mio parere, è che i problemi sono ben altri ed il biossidio di carbonio è solo in parte responsabile di eventuali problemi. Pochi ricordano che il pericolo maggiore per l’atmosfera è rappresentato dai composti solforici inquinanti emessi soprattutto dalle attività umane.

Studi molto approfonditi di scienziati come Charlson e Wigley (U.S.A.) hanno accertato che gli aerosol solforici respingono circa il 3% dell’irraggiamento solare terrestre (il che non è poco) e che i medesimi effetti hanno le varie polveri in sospensione; ciò controbilancia l’effetto serra dei vari gas ma gli effetti tossici per l’uomo, fanno presente gli scienziati, sono ancora peggiori del riscaldamento del pianeta.

A che cosa stiamo andando incontro? Sicuramente ad un periodo caldo come prevedibile dai cicli naturali, ma il vero problema è quello delle risorse idriche e naturali ormai agli sgoccioli che il nostro modello di sviluppo si ostina a depauperare ed inquinare. L’umanità è ad un bivio: dispone delle tecnologie per soddisfare le esigenze dei popoli nelle loro attuali nazioni ma ragioni economiche e politiche impediscono la globalizzazione della scienza, della tecnologia e della natura; il risultato della sola globalizzazione economica sarà la migrazione di milioni di persone verso i templi del benessere ovunque essi siano. Gli scenari possibili sono molti, ma il loro dato preoccupante e destabilizzante è quello demografico che oramai ha raggiunto il doppio del numero massimo di uomini sostenibili dal pianeta in base al modello di vita anni Ottanta.

DINAMICA DEL CLIMA

Da quanto esposto nei capitoli precedenti, appare chiaro che l’intero sistema chimico-fisico che regola il clima è qualcosa di ben più complesso rispetto agli schemi computerizzati assunti come autentici dogmi. Questo sistema rimane vivo e vitale grazie all’apporto energetico esogeno (irradiazione solare) ed endogeno (magnetismo terrestre, eruzioni vulcaniche e calore emesso dalla crosta terrestre).

Come tutti i sistemi chimico-fisici ha vari punti di equilibrio che tende a mantenere fino al limite di collasso o modificazione. È evidente che la dinamicità, ovvero l’oscillazione degli equilibri, fa parte integrante della “macchina” che alimenta le piogge, i venti, le nuvole e quant’altro. Tutto ciò che “turba” o tende a modificare il punto di equilibrio attorno al quale oscilla il sistema viene contrastato o “diluito” nei vari elementi del sistema stesso, finchè, oltre un certo limite, si supera il punto di collasso; in quel momento, allora, il sistema cerca (e trova) un nuovo equilibrio caricando o scaricando l’energia esuberante l’equilibrio precedente.

Affermando questo non solo confermo tutte le leggi fisiche applicate alla natura, ma posso anche disporre di un criterio di base che mi permetta di ipotizzare un modello climatico nel quale la temperatura diviene l’indicatore più fedele delle condizioni di salute del pianeta stesso: una volta stabilito il valore “normale medio” ed il “range di oscillazione naturale” è facile ed immediato (geologicamente… si intende) capire se vi sia in atto uno squilibrio eccessivo.L’unico fattore del tutto imprevedibile e per noi sconosciuto rimane il magnetismo terrestre ed il problema della sua inversione; quando, come, perché e con che conseguenze nessuno lo sa con certezza.Forse faremmo bene a cominciare a pensarci.