LE VARIAZIONI CICLICHE DEL CLIMA TERRESTRE

Per comprendere meglio la natura occorre, prima, conoscerla meglio per quello che è realmente. Le ricerche geologiche sui sedimenti e le perforazioni delle calotte glaciali confermano, senza esitazioni, che l’attuale fase climatica della terra è da considerarsi più fredda rispetto alla media delle temperature degli ultimi 500 milioni di anni. Premesso ciò ed analizzando tempi molto più vicini a noi, possiamo asserire che, invece, siamo in un periodo più caldo considerando gli ultimi settecento anni. Scorrendo la storia di secolo in secolo e di millennio in millennio, attingendo ai vari reperti fossili, si scopre che nel medesimo sito la natura ha, più volte, ciclicamente modificato il clima in ogni suo aspetto, a testimonianza di un dinamismo che la gente normalmente ignora o dimentica.

Il nostro pianeta, attualmente, non ha un solo movimento semplice e regolare:


A tutti questi fattori periodici di variazione, occorre aggiungere gli eventi occasionali (ad esempio le grandi eruzioni vulcaniche e le cadute di meteoriti); tali eventi possono, in tempi brevissimi, alterare completamente uno più ecosistemi immettendo nell’atmosfera quantità di gas e polveri che l’uomo non potrebbe eguagliare nemmeno in molti anni di inquinamento insensato come attualmente riesce, purtroppo, a fare.


Escludendo, pertanto, questi eventi non prevedibili e limitandoci ai cicli periodici, legati ai fattori noti, le variazioni del clima terrestre si possono così sintetizzare:

Per quanto riguarda le grandi glaciazioni, bisogna precisare che queste iniziarono, con ritmi costanti, due milioni e mezzo di anni fa con cicli di 400.000 anni per poi ridurre tale lasso di tempo a 100.000 anni dopo l’inversione di polarità di 700.000 anni fa (non è certo una coincidenza).


Analizzando tempi preistorici e storici più vicini a noi, dati abbastanza precisi si sono ottenuti non solo dai fossili ma anche dallo studio dei ghiacciai della Groenlandia, dai manoscritti più antichi e dalle stesse vicende storiche spesso tramandate con dettagli geomorfologici utilissimi. Da questa grande messe di dati ogni scienziato ha fatto le sue considerazioni ma il minimo denominatore comune rimane la variazione del clima, del paesaggio e della stessa storia dei popoli.

Da una mia personale analisi di molti di questi dati ho tracciato una indicazione di variazione climatica del bacino del Mediterraneo e dell’Europa centrale che in gran parte conferma i grafici delle temperature medie da tempo elaborati dai più celebri studiosi in materia; in linea generale, pertanto, tenendo conto che le oscillazioni variano dal un massimo di 4°/5° e che la media climatica di riferimento è quella dei nostri anni Settanta (considerata “neutra”) si ottiene questa sequenza di periodi più caldi: 10.000, 7.500, 5.500, 3.500, 1.500 A. C.; 500, fine secolo XX d. C. (ovviamente il raggiungimento del massimo e la diminuzione seguente sono progressivi).

In conseguenza di quanto sopra appare evidente che tutta la natura è sottoposta dal clima a rimodellamenti, adattamenti e selezioni spesso rapidi ed improvvisi; tanto per fare un esempio, negli ultimi 500 milioni di anni vi sono state ben cinque estensioni di massa nelle quali sono scomparse la maggior parte delle specie viventi. Anche in tempi più recenti, la comparsa dell’Homo (erectus) circa due milioni e mezzo di anni fa ha coinciso con una brusca variazione climatica ed ambientale di tutto il pianeta registrata dai fossili: la risposta a questo collasso ambientale ha portato l’evoluzione umana ad uno stadio non molto dissimile dall’attuale completandola quasi del tutto con l’inversione di polarità di 700.000 anni fa.