Tra le colline moreniche del Garda

ovvero ...Solferino, Castellaro Lagusello e Borghetto sul Mincio

8 marzo 2014

Foto di Livio G. Rossetti e Anna M. Bojeri

Gita organizzata da Novarseti, con partenza da Novara e percorso in autostrada verso Desenzano, quindi la visita del sito di Solferino e poi, attraverso l'apparato morenico del Garda al piccolo borgo di Castellaro Lagusello, dove abbiamo pranzato, per raggiungere nel pomeriggio il piccolissimo Borghetto sul Mincio, i suoi mulini e le grandi opere Viscontee.

Solferino è conosciuto per la battaglia (24 giugno 1859) combattuta fra l'esercito austriaco e quello franco-piemontese che concluse la seconda guerra d'indipendenza. La battaglia si concluse con la presa della Rocca, più conosciuta come la "Spia d'Italia" per la sua posizione dominante. La Battaglia di Solferino insieme alla Battaglia di San Martino fu la più grande battaglia dopo quella di Lipsia del 1813, poichè hanno partecipato più di 234.000 soldati che si combatterono per circa 12-14 ore e che lasciò sul campo circa 29.000 uomini (14.000 austriaci e 15.000 franco-sardi) e circa 10.000 prigionieri. L'esercito piemontese, guidato da Vittorio Emanuele II, era composto da 5 divisioni per un totale di 90 battaglioni e 16 squadroni di cavalleria.

Dopo la sconfitta di Magenta, l'esercito austriaco si ritirò verso il "quadrilatero", inseguito dall'esercito franco-piemontese. Lo stesso Francesco Giuseppe venne in Italia per prendere il comando delle truppe, rimuovendo il generale Gyulai, considerato colpevole della sconfitta di Magenta. Il mattino del 23 giugno le armate austriache fecero dietro front per contrattaccare lungo il fiume Chiese. Napoleone III ordinò l'avanzata delle sue truppe e gli eserciti si scontrarono in luoghi del tutto imprevisti. Mentre a nord, sui colli di San Martino, le truppe piemontesi combattevano con l'ala destra dell'esercito austriaco, l'esercito francese si scontrò a sud, a Solferino, con le truppe nemiche. La battaglia si sviluppò lungo un fronte di 15 km, poi, nel primo pomeriggio, le truppe francesi sfondarono il centro di quelle austriache. I combattimenti proseguirono fino a sera. La battaglia di Solferino e San Martino fu la più sanguinosa combattuta per l'indipendenza e superò in proporzione le perdite della battaglia di Waterloo. Questa carneficina sembra aver indotto Napoleone III a firmare l'armistizio di Villafranca, concludendo la seconda guerra d'indipendenza.

Testimone d'eccezione della battaglia fu Henry Dunant ideatore e primo segretario della Croce Rossa. Dunant fu testimone della battaglia, rimanendo sconvolto dal numero impressionante di feriti e morti, ma soprattutto dal fatto che venissero abbandonati a se stessi. Dunant cercò invano medici, chirurghi e infermieri che potessero alleviare le sofferenze di tanti uomini; improvvisandosi infermiere, radunò uomini e donne, procurò acqua, cibo, biancheria e bende, ritornò sui campi di battaglia per raccogliere feriti. Anni dopo, insieme ad altri cittadini svizzeri creò il Comitato ginevrino di soccorso dei militari feriti, detto Comitato dei cinque, predecessore del Comitato Internazionale della Croce Rossa.
Tra i luoghi d'interesse la Rocca, alta 23 metri, eretta nel 1022, il Memoriale della Croce Rossa, del 1959 e l'Ossario di Solferino, del 1870.

la Rocca
la torre di San Martino
Memoriale della
Croce Rossa
l'Ossario

Castellaro Lagusello è una frazione di Monzambano. Il piccolo borgo sorge su una collina morenicanei pressi di un lago a forma di cuore. Il lago ed il castello, del 1100-1200, danno il nome al borgo che fa parte dell'associazione de "I borghi più belli d'Italia". Dal 2011 la località Fondo Tacoli, essendo un sito archeologico palafitticolo, è entrata a far parte dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. La costruzione del borgo fortificato dagli Scaligeri è del'XI-XII secolo. Il Castello è un'antica roccaforte risalente al XIII secolo situata nel centro del borgo che conserva l'originario impianto urbanistico, con alcuni edifici medievali, opere difensive, tra cui le quattro torri e le mura perimetrali. Era originariamente costituito da due parti distinte: la parte a nord, con torre quadrata e ponte levatoio a difesa e la parte a sud, verso il lago, come residenza castellata. Tra il XIV secolo ed il XV secolo la proprietà passò più volte dalle mani dei Visconti a quelle dei Gonzaga. Nella metà del XV secolo la Repubblica di Venezia si appropriò del borgo e lo mantenne sino agli inizi del XVII secolo quando il castello venne venduto ad una famiglia nobile che ne trasformò una parte a propria residenza.

Borghetto è il nome del primo abitato sorto nei pressi del guado del fiume presso Valeggio sul Mincio. La cosa più bella che offre è un paesaggio naturale di grande suggestione: le acque silenziose del fiume tra anse e canneti, che si imbiancano in piccole cascate, protette dagli imponenti resti del Ponte Visconteo. La storia di Borghetto è quella di un punto di passaggio importante e di una zona di confine contesa. Il guado del Mincio era il più comodo e sicuro a sud del Garda, e il fiume era una barriera naturale, tra le terre del mantovano e quelle del veronese, tra i Gonzaga, gli Scaligeri, i Visconti, la Serenissima, l´Austria, la Francia.

Borghetto è solo questo pugno di case, un antico villaggio di mulini quasi immersi nel fiume, il Ponte Visconteo, straordinaria diga fortificata, costruita nel 1393 per volere di Gian Galeazzo Visconti lungo 650 m. e largo 25, ultimato nel 1395. In alto il Castello Scaligero con due alte cortine merlate in un complesso fortificato che si estendeva per circa 16 km. Della sua parte più antica resta la torre Tonda risalente al XII sec., mentre il resto del complesso è databile al XIV sec.